Scrivo, ascolto e penso a lei.

E’ domenica, piove a dirotto e così mi è venuto in mente di riprendere il mio secondo racconto. L’ho lasciato da parte per dedicarmi all’invio del primo a vari editori,  piccoli e grandi, isolani e continentali, ma niente da fare, il mio racconto non sa da pubblicare. In Italia si pubblica di tutto e il suo contrario, oltre 60.000 libri all’anno, ma non c’è posto per un racconto di un esordiente. Provvederò in seguito a pubblicarlo in questo mio diario, quando avrò tempo e voglia di farlo; nel frattempo riprendo dalla undicesima pagina del nuovo racconto, ascoltando musica sinfonica su Radio Rai Diffusione 5 e pensando a chi so io.

Gentleman.

Gentile Signore,

abbiamo ricevuto la Sua cortese proposta e La ringraziamo. Non ci pare, tuttavia, che essa abbia i requisiti per rientrare fra le nostre scelte. La preghiamo di gradire ugualmente i nostri più cordiali saluti.

Il giorno dopo.

Quando ho ricevuto una telefonata l’altro giorno ed ho capito che era un vecchio amico di famiglia, mi ha fatto piacere anche se sapevo che cercava mio padre. Ho fatto in tempo a chiedere come stava, che mi ha subito informato che sua moglie se n’era andata per sempre, dopo una lunga malattia. La telefonata è stata breve, molto breve. Lui è un ex compagno d’armi di mio padre e con la moglie e i suoi due figli, abbiamo passato molte estati. Sia loro che i miei genitori hanno sempre avuto la passione per il campeggio. Per molti estati stavamo gli uni affianco agli altri. La cosa che mi ha sempre meravigliato di questa coppia di amici e anche affascinato, la loro unione direi perfetta. Mai una discussione, un ragionamento sopra le righe, una coppia che erano sempre felici e di buon umore. Una di quelle coppie che rimangono innamorati anche dopo 20-30 anni di matrimonio. Chiunque, anche chi non li conosceva affatto, capivano che erano due persone fatte l’uno per l’altra, si amavano tanto come tanto amavano i loro due figli. Mi è molto dispiaciuto di apprendere questa notizia ed ho subito pensato a cosa sarebbe significato per lui, il giorno dopo, il giorno dopo il funerale, in quella casa che per quasi una vita ha passato con lei e adesso non c’è più. Questa notizia mi ha fatto venire in mente una anziana signora che avevo conosciuto tempo fa, una nobildonna sarda che mi confidò una volta, che ogni anno quando arrivava il giorno dell’anniversario di matrimonio, come tutti gli anni, lei si alzava presto e in cucina preparava dei biscotti per il marito e una torta, la preferita di lui. Mi confidò in più, che tutto questo lo continuava a fare ogni anno, anche se il marito non c’era più da 11 anni. Credo che solo le donne possano fare una cosa del genere. Gli uomini, anche se non tutti, non solo dimenticano il giorno dell’anniversario, ma decidono di cancellare dalla loro mente anche le domeniche, il giorno di Pasqua e il Santo Natale, per loro non fa più differenza tra il lunedì e la domenica, tra il giorno e la notte, non esistono più settimane, mesi e stagioni, perché lei non c’è più, la loro moglie è morta, punto fine della storia. Così, il giorno dopo è un giorno lungo mesi, anni, fino a quando lui non raggiunge la sua sposa, per l’eternità. Non so se sarà così per questo vecchio amico di famiglia, ma sono certo che sarebbe così per me se io fossi al suo posto. Ma fino ad oggi tale privilegio non mi è stato ancora concesso e non credo che mi verrà concesso in futuro.