Chiuso per ferie.
Da oggi Liberalblog è in ferie. Ci si risente a Settembre.
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Il tribunale fallimentare di Roma ha sentenziato che la Tirrenia è insolvente, e così verrà sottoposta ad Amministrazione Straordinaria (Prodi Bis docet). Speriamo che fallisca e che finalmente sarà assegnata la libera concorrenza nelle autorità portuali italiane e soprattutto in quella di Cagliari.
In autunno andremo a votare, ma non ci saranno sorprese. Vincerà il PDL di Silvio Berlusconi con la Lega Nord di Umberto Bossi. Non ce ne sarà per nessuno: per i Finiani che prenderanno una sonora sconfitta; per i cattolici di Casini che rischieranno di non entrare in Parlamento e naturalmente per la Sinistra del PD con Dipietristi a seguito. E tutto questo perché? Perché Fini dopo lo scandalo di Montecarlo non si è dimesso; perché il PD non ha ancora deciso cosa fare da grande e perché nessuno si è preso la briga di tagliare la lingua a Di Pietro, il quale a furia di attaccare e offendere il Presidente del Consiglio, non ha ancora capito che gli sta facendo un grande favore.
Momenti assai difficili per l’italiano che più di qualsiasi altro ha incarnato il potere politico e impersonato il concetto stesso di Repubblica Italiana. Con lui se ne andrà un enorme pezzo della storia italiana dal dopoguerra ad oggi.
Duecento anni fa nasceva dal Marchese Michele Benso di Cavour e la Contessa Adele di Sellon, colui che fece l’Italia ma che il destino non gli diede sufficiente tempo per fare gli italiani.
Quando sento qualcuno che dice … entro cinque anni succede questo o quello … non so perché ma mi viene voglia di correre in bagno a fare la pipì.
L’ennesimo scontro tra un liberale (Della Vedova) e un conservatore (Binetti), permette di tornare a ragionare sul valore di appartenenza dei liberali in politica. Della Vedova, non è che l’ultimo caso di un liberale che nel PDL prima e tra i finiani oggi, si ritrova a stare perennemente dentro un grande partito pseudoliberale e di starci dentro la più inutile delle minoranze interne. Prima era Forza Italia, nata nel 1994, dove aderirono una sparuta comunità di liberali di vecchio pelo (Martino, Biondi, Costa) che non hanno influito di una virgola nelle scelte programmatiche di quel partito e tanto meno, sono riusciti dopo circa 15 anni di attività politica di creare un proprio vivaio tra le nuove generazioni di liberali dentro il Centro-Destra. Con l’avvento del PDL, le cose sono peggiorate fino ad arrivare ad oggi, con la rottura tra Berlusconi e Fini, dove la neonata idea politica Futuro e Libertà, non ha ancora chiarito se dentro i finiani c’è la convinzione seria e onesta di ricostruire la Destra Liberale oppure, se dovremmo fare i conti, ancora, con la destra sociale. E l’idea di aprire un dialogo con i cattolici di Casini, con il gruppo di Rutelli e l’eventuale ingresso nel Club antiberlusconiano di Montezemolo, non fa venire in mente nient’altro che per noi liberali, non è finita la stagione della perenne opposizione dentro dei partiti conservatori o comunque liberali solo a parole.
Per la prima volta nella storia repubblicana, un Presidente della Camera dei Deputati (terza carica istituzionale del Paese) è avvolto in una faccenda poco chiara che lo riguarda molto da vicino. I partiti politici, che sono degli enti morali con una particolare attività anche di carattere patrimoniale, alla pari di altri enti associativi incluse le fondazioni, dovrebbero avere uno statuto interno che regoli senza se e senza ma, i criteri di gestione e amministrazione di beni mobili e/o immobili che possiedono o per donazioni volontarie esterne o per donazioni volontarie di chi fa già parte del partito. In tutta questa faccenda dell’immobile monegasco donato da una simpatizzante del partito e poi rivenduta ad un prezzo inferiore di mercato e casualmente, usufruito dietro affitto ad un parente molto stretto dell’attuale compagna del Presidente della Camera dei Deputati, nonché Presidente del partito ex proprietario del bene, fa apparire la storia dell’appartamento del Ministro Scajola, robetta da dilettanti.
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