Ripresa lenta.
Il tenutario di questo blog è tornato dal soggiorno ospedaliero, ma la ripresa dei post sarà lenta. Anche perché, quando si passa un mese e mezzo dentro un ospedale, si tende a scrivere cose che con la mission di questo blog hanno poco da spartire.
Assenza giustificata
Chiedo scusa a tutti i miei cari frequentatori di questo Blog, ma ho avuto un guaio di salute che mi ha costretto al ricovero urgente in ospedale. Ne avro’ per almeno altre due settimane. Soltanto ora ho avuto modo di scrivere queste poche righe dal mio Blackberry. Non so come apparira’ sul Blog questo post, ma più di cosi non so cosa fare. Spero di uscire presto e tornare a postare normalmente dalla tastiera del computer, anche perche’scrivere lettera per lettera dal Curve non è il massimo della vita. A presto
Se il Presidente del Consiglio fosse …
Se il Presidente del Consiglio fosse americano, farebbe parte di quel 24% di studenti che non hanno la più pallida idea di quale sia la Capitale della loro nazione. Se il Presidente del Consiglio fosse un politico di Washington D.C. non riuscirebbe a distinguere il Campidoglio dalla Casa Bianca. Il Presidente del Consiglio, con molta probabilità, non ha la più pallida idea di chi sia il Professor Michael Gallagher, l’accademico europeo che più di qualsiasi altro suo collega ha studiato attentamente i sistemi elettorali. Secondo Gallagher (tralasciamo i suoi famosi indici che delineano i principi di sproporzionalità dei principali sistemi elettorali che ci sono in Occidente), il ramo parlamentare che più potere legislativo (cioé la Camera Bassa), per rappresentare equamente gli elettori, dovrebbe essere composto da un numero di parlamentari pari alla radice cubica dell’intera popolazione, in questo caso a Montecitorio ci dovrebbero essere 393 Deputati e non 630, mentre in America nella Camera dei Rappresentanti ce ne dovrebbero essere 630 anziché 435. Infine, bisogna dire al Presidente del Consiglio, che è il Senato Americano ad avere 100 Membri, visto che ogni Stato ne elegge 2 e visto che essendoci in America un sistema parlamentare con bicameralismo imperfetto, non è necessario che nella Camera Alta federale si adotti lo stesso sistema di rappresentanza della Camera Bassa. Riepilogando e concludendo, in Italia ci dovrebbe essere un parlamento formato da 393 Deputati e da 60 Senatori ( tre per ogni Regione).
PLI: un morto che sospira.
Il vano tentativo di far risorgere lo storico partito liberale italiano di Benedetto Croce, da parte di un piccolo gruppo di compagni di merenda nel 2004, è rimasto vano tutt’oggi dopo ben 5 anni da quella presunta ricostruzione campata in aria più da vecchi schemi della politica, piuttosto che da reali convinzioni organizzative e programmatiche. In tutti questi anni, è stato messo alla guida del PLI un exdeputato forzista, che ha dimostrato tutta la sua inadeguata capacità politica e gestionale nel riportare il partito liberale nell’arco costituzionale dalla porta principale, cioé riportare dei parlamentari a Montecitorio o a Palazzo Madama, oppure conquistando anche una sola amministrazione locale (Comune o Provincia) e tanto meno riuscire a posizionare un solo consigliere regionale in uno delle 20 assemblee regionali. Un segretario nazionale che tralaltro, non per le sue mansioni interne al partito, ma per attività imprenditoriali proprie, è stato condannato a 6 mesi di reclusione per Mobbing nel processo di I Grado, e che fino ad oggi non ha pensato minimamente di rimettere il suo incarico. Non solo, essendo l’ultima persona dentro il PLI ha dare giudizi morali, ha pensato bene dopo il vergognoso epilogo dell’ultimo congresso nazionale di espellere alcuni iscritti e dirigenti del partito, senza che questi abbiano in alcun modo compiuto atti che contravvengono allo statuto del partito, oppure che abbiano svolto comportamenti considerati contro il codice etico del partito (codice etico che ancora non esiste), e comunque che abbiano conseguito azioni individuali o collegiali che abbiano messo in discussione l’integrità di immagine e quella morale del partito. Nonostante tra queste espulsioni, vi siano persone di cui io non nutro una esagerata stima, inquadro in tutta questa squallida vicenda che non c’è assolutamente nessun partito liberale italiano in questo Paese. Senza poi considerare il fatto di come, la segreteria nazionale abbia voluto fare un accordo per le elezioni europee con una lista socialista, trovando un ospitalità di quart’ordine, senza che il simbolo di questa componente socialista abbia un minimo riferimento alla presenza al suo interno di candidati liberali. Aspettiamo l’esito delle elezioni europee che saranno una tragedia e non solo per la lista socialista e poi si vedrà cosa si vuol fare di questo partito defunto che ogni tanto ha degli spasmi che possono sembrare dei sospiri, ma sono soltanto degli spasmi muscolari involontari, perché il morto è morto e basta. Vorrei capire cosa tutti quei giovani, trentenni e quarantenni, che ci sono nel PLI vogliono fare per il futuro del partito e se vorranno prendersi le responsabilità di fare quello che va fatto. Perché credo, che se questi giovani liberali non sono in grado di prendersi la segreteria nazionale di un partito che rappresenta lo 0,3% dell’elettorato nazionale, allora è meglio che lasciano perdere, escano dal partito e decidano di costruire qualcosa di nuovo e di migliore di questo PLI.
63 Anni dopo.
Il 9 Maggio 1946, dopo l’abdicazione del padre Re Vittorio Emanuele III, S.A.R. Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria Di Savoia Principe di Piemonte, sale al trono del Regno d’Italia diventando il 4° Sovrano del popolo italiano. Il Trono di Re Umberto II durerà 34 giorni, concludendosi il 12 Maggio e per questo, verrà sopranominato “Re di Maggio”. Nonostante il suo Trono sarà breve, non mancherà di adempiere al suo dovere di Capo di Stato.
La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito politico. E’ un Istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli Uomini, Sudditi e Principi, incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o è nulla.
Tra la notte del 12 e 13 Giugno, con un autentico Colpo di Stato bianco, il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Alcide De Gasperi si autoproclama Capo di Stato provvisorio senza aspettare che la Corte Suprema di Cassazione dichiari i dati definitivi del Referendum Istituzionale. Re Umberto II nel pomeriggio del giorno 13 lascia il Quirinale con la famiglia e si dirige nel primo pomeriggio all’Aeroporto di Ciampino l’aspetta un aeroplano dell’Aeronautica Militare che lo porterà ad Oporto in Portogallo, dopo aver fatto scalo a Madrid. Il Re, visti i fatti tragici di Napoli all’indomani del Referendum, decide per amore dell’Italia e dell’intero Popolo italiano, di non permettere altre sofferenze e decide di andare nello stesso posto che decise Re Carlo Alberto Di Savoia, penultimo Re di Sardegna, di adottare per il suo esilio.
Federalismo e dintorni.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali: attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. (Art. 5 Costituzione Italiana)
Il Senato della Repubblica ha approvato l’ennesima porcata legislativa, firmata come al solito da Calderoli; dopo la porcata della Legge Elettorale Nazionale, arriva quella del Federalismo Fiscale. In realtà, con l’approvazione di Palazzo Madama, non cambia molto, perché ci vorranno molti anni (circa 6) per vedere realizzato un tale scempio amministrativo, che con il Federalismo ed in particolare con quello fiscale hanno poco da spartire. In realtà, un certo federalismo fiscale o autonomia di decentramento finanziario (io preferisco chiamarlo così) esiste già e la troviamo in Trentino Alto-Adige. Sarebbe bastato applicare come impianto-campione quello e forse ci saremo risparmiati tutto questo volgare teatrino politico e soprattutto non staremo ancora a parlare della Lega Nord e dei suoi mentecatti programmi idioti di secessione, padania, parlamento del Nord e via via di seguito tutto il resto. Ma invece no, dobbiamo sopportare sempre questi scempi legislativi inutili, che non daranno più autonomia alle regioni italiane, che non diminuiranno i costi dei servizi pubblici e quindi, non è vero che col tempo si abbasseranno le tasse dei cittadini, ma soprattutto non è vero che tutto questo porcile finanziario-politico servirà a risollevare le sorti economiche e sociali del Meridione, ma anzi gli metteranno definitivamente il cappio al collo. Il Federalismo, quello vero e tout-court (non solo quello fiscale) è una cosa seria, una questione che fu trattata ampiamente all’alba dell’Unità d’Italia da persone di una certa intelligenza e cultura politica, come Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo. Ma le cose andarono diversamente, l’Unità d’Italia la fece Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, e con loro l’Italia nacque Unitaria, adottando la Costituzione e le leggi che provenivano dall’Ordinamento piemontese del Regno di Sardegna. Il Federalismo e l’istituzione repubblicana non potevano in alcun modo attecchire in quell’Italia che per secoli fu invasa, colonizzata e schiavizzata in lungo e in largo da potenze straniere, ed in particolare dai Borbone al Sud, dagli Austriaci al Nord e dallo Stato Pontificio al Centro Italia. C’era da armonizzare troppe cose: dai codici di commercio ai tributi, da una moneta comune al Diritto Privato e lo Stato Unitario era l’unica strada da percorrere. Certo i buontemponi dell’Italia di oggi, ovvero gli storici e i costituzionalisti della domenica, non fanno altro che raccontare le loro divertenti teorie federaliste ed in particolare quelle fiscali, ma ripeto sono solo dei buontemponi, abituati a fare ragionamenti da osteria e i conti della serva. Certo, con il senno di poi pure io potrei dire che in realtà sotto la monarchia sabauda post-risorgimentale poteva svilupparsi un sistema confederale (quello che Gianfranco Miglio chiamava le macro regioni), ma come sappiamo i sistemi confederali non esistono più, sono solo una fase embrionale di uno stato federale, dove non è detto che risolva il problema genetico dello Stato Parassita, dello Stato Oppressore, dello Stato Etico e Sociale. Gli Stati Uniti d’America non sono più uno Stato Confederale, lo furono in principio e per poco tempo; la Svizzera è conosciuta come la Confederazione Elvetica, ma dal 1848 è uno Stato Federale a tutti gli effetti; la Germania lo stesso, dal 1866 smise di essere una confederazione ed è oggi una Repubblica Federale come lo è l’Austria e il Belgio. Per farla breve, la confederazione di Stati non è altro che un unione di Stati indipendenti, i quali per provvedere meglio ai propri interessi, si associano tramite un Trattato, creando un organo collegiale comune, che è formato da delegati dei singoli stati, e contrariamente agli Stati federali, non danno vita ad uno Stato superiore agli Stati membri: ciascuno degli Stati che fanno parte della confederazione conserva la propria personalità internazionale. Si può dire che sotto certi aspetti, l’unica confederazione di Stati indipendenti è proprio l’Unione Europea, anche se una confederazione alquanto disorganizzata. Ma ritornando all’Unità d’Italia, possiamo persino prevedere che i nostri patriotti potevano tentare la strada dell’Unione Monarchica, cioé delle Unioni di Stati i quali hanno in comune la persona del Re. Ora le Unioni Monarchiche possono essere di due tipi: quelle Personali, o quelle Reali. Le prime sono delle Unioni di Stati monarchici che hanno in comune la sola persona del Re: pensiamo all’Unione tra Inghilterra e Hannover (1714-1837) che si sciolse quando alla morte di Re Guglielmo IV, la Regina Vittoria non poté assumere che il trono d’Inghilterra, a causa della legge salica vigente nell’Hannover; le Unioni Reali, invece, sono Unioni di Stati i quali, in conseguenza di un Trattato, hanno in comune la persona del Re ed alcuni degli altri organi più importanti, come ad esempio il Ministro degli Esteri, quello della Difesa e quello delle Finanze. Fra questo tipo di Unione Reale, ricordiamo quello tra l’Italia e l’Albania (1939-1943); quello dell’Impero Austo-Ungarico che si sciolse nel 1918, in seguito alla sconfitta bellica del 1915-18; a quello tra la Danimarca e l’Islanda, venuta meno dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’Italia poteva nel 1861 tentare questa strada, l’Unione Reale tra il Regno Di Sardegna, l’Impero Austro-Ungarico e il Regno delle Due Sicilie. Ma naturalmente stiamo parlando di fantapolitica, e poi oggi credo che queste considerazioni siano a dir poco fuori luogo. Tornando a ragionamenti pratici e reali (cioè pratici), un’altro passo verso l’unitarismo centralista arriva con il Fascismo, e poi viene ereditato dall’avvento della Repubblica Italiana nel 1948. Nonostante l’introduzione delle Regioni e nonostante la nuova normativa riservate alle Provincie, ci ritroviamo in Italia un decentramento chiuso su se stesso, che non ha fatto altro che ingigantire gli aspetti più negativi della società repubblicana: la corruzione, il clientelismo e il parassitismo. Cardini queste della società italiana post bellica, e che in realtà, con l’introduzione di un sistema federale moderno e responsabile, difficilmente riusciremo a toglierci come per incanto per sempre. In Europa e nel resto dell’Occidente democratico non vi sono solo Stati federali, non vi sono soltanto nazioni che applicano un federalismo fiscale, eppure in queste nazioni non c’è alcuna traccia dei problemi che vi sono in Italia, e questo significa che non è soltanto un problema di federalismo si o federalismo no. Il problema siamo noi italiani.
Il Presidente e la Castellana.
Come è capitato in un’altra occasione, i giornali italiani e i Media in genere, si sono buttati a capofitto subito dopo le nuove esternazioni della First Lady italiana, Veronica Lario, moglie del Presidente del Consiglio. Ma chissà perché, il passaggio più importante del suo sfogo (ogni tanto le castellane devono pur farlo), non è stato evidenziato e così lo faccio io, perché ritengo che sia il più importante di tutti, oltre che il più intelligente. La Signora Lario dice che suo marito non è un dittatore ma che lui vuole emulare Napoleone, ma nel fare questo sta aprendo le porte ad una dittatura. Infatti, continuando a distruggere in questo modo quel minimo di stabilità democratica e parlamentare che c’era fino a ieri, nasce il problema di cosa succederà in Italia dopo che Berlusconi lascerà la politica o quando non ci sarà più. Infatti, proprio dopo di lui, l’Italia sarà in pericolo di una deriva dittatoriale, proprio perché si sta facendo tabula rasa di quel minimo di garanzia democratica che la nostra costituzione e le leggi dello Stato avevano comunque garantito con una certa sufficienza. Io questo lo credo veramente, ed è per questo che più che a Napoleone il Presidente del Consiglio mi ricorda il Conte di Cavour. Infatti, Cavour ebbe il merito (o il demerito) di costruire non solo l’Italia, ma anche la figura di Primo Ministro sul modello inglese, una figura che possiamo considerare come un abito confezionato a misura e ad arte per Cavour. Con la sua prematura scomparsa, nessuno fu alla sua altezza istituzionale e politica, persino quelli che furono fianco a fianco con il Conte nel suo gabinetto, e che gli storici definirono i “generali di Alessandro”. Nessuno di loro riuscì a governare l’Italia bene e a lungo come Cavour, e così misero mano lentamente all’agonia irreversibile dello Stato Liberale che c’era e che lo Statuto Albertino rivendicava, ma sminuito quasi totalmente da delle Leggi scellerate e da governati mediocri, si arrivò poi al tracollo definitivo con l’avvento del Fascismo negli Anni Venti. Così adesso, Silvio Berlusconi sta confezionando un abito su misura per lui e quando non ci sarà più, quell’abito non sarà indossato bene dai suoi generali, che si chiamano Fini, Tremonti o altri e così, un bel giorno uscirà un novello Mussolini, un vero populista che porterà l’Italia chissà dove e chissà per quanto. L’anno prossimo ricade il bicentenario della nascita di Cavour, e vorrei tanto che il Presidente del Consiglio lasciasse perdere definitivamente Napoleone Bonaparte e incominciasse a dedicare del suo tempo alla lettura di Cavour. Vorrei che si ravvedesse sulla legge elettorale, e si rinnamorasse del Maggioritario, che poi è il sistema elettorale che gli ha permesso di governare per cinque anni dal 2001 al 2006. Vorrei che lui, visto che il 25 Aprile, ha citato persino il Risorgimento, avviasse una fase costituente vera e magari convincesse la maggioranza degli italiani che il ritorno della Monarchia sarebbe la cosa più importante per il futuro di molte generazioni di italiani. Vorrei che il Presidente del Consiglio, capisse che un vero statista non si preoccupa di quello che scrivono nei giornali o che dicono su di lui in televisione, ma quello che incideranno un giorno sulla sua lapide, e quello che penseranno gli italiani fra Cent’anni. E tutto questo, può succedere soltanto se il Presidente del Consiglio cercherà di ascoltare di più sua moglie, anche perché così, la First Lady non avrebbe né tempo e né voglia di sfogarsi sui giornali italiani.
Crisi economica = Pandemia.
Le crisi economiche su scala internazionale, in comune non hanno soltanto gli ovvi effetti devestanti sulle economie nazionali e su quelle dei cittadini, ma un’altra ancora più curiosa, ma nel contempo maledettamente tragica: malattie con elevati casi di decessi su vari aree continentali. Siamo ancora in piena crisi economica e finanziaria, partita l’anno scorso dagli Stati Uniti e da molti mesi è in Europa e in Asia, e proprio dal continente americano in quest’ultima settimana è saltata fuori una strana malattia infettiva che è stata chiamata “febbre suina”, di cui non si conoscono con certezza il numero dei malatti, ma già si contano le prime vittime. Pochi giorni sono passati dal primo caso, e già sono saltati fuori i primi casi in Europa. Proprio Ottant’anni fa scoppiava la crisi economica del 1929 in America, e che poi ebbe uno strascico devastante nel resto del mondo. L’anno dopo, nel 1930, scoppio una malattia conosciuta come Pellagra che infettò oltre 250.000 americani e ne uccise ben 7.146. Si pensava all’inizio che questa malattia fosse relazionata al consumo smisurato nelle tavole degli americani de Mais e dei suoi derivati, poi la malattia sbarcò in Europa (soprattutto in Germania e Spagna) e in Cina, luoghi dove l’uso del Mais in quegl’anni era praticamente sconosciuto. Si capì che dipendeva da un altro fattore: la malattia era dovuta alla carenza dell’amide dell’acido nicotinico e grazie a degli scienziati americani fu sintetizzata una vitamina del gruppo B che fu chiamata PP, che significava Pellagra Preventive). Nella giornata di ieri una Dottoressa Cinese, Direttore Generale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha chiesto ufficialmente alle Nazioni Unite di passare al livello 6 (il livello massimo) di allerta sanitaria, in quando secondo la Dottoressa siamo già all’inizio di una Pandemia. Ma questa febbre suina non ha nulla a che vedere con la Pellagra, e quindi dubito che per debbellarla sarà sufficiente sintetizzare una nuova vitamina in laboratorio, ma ciò non toglie che mieterà vittime su vittime proprio come la malattia degli Anni Trenta.
Ad Edgardo Sogno e a Gimmy Curreno.
Si ripresenta puntuale il 25 Aprile, giornata dell’Anniversario di Liberazione. Giorno che ricorda la liberazione della città di Milano e con essa il riscatto di un intero Paese dopo una dittatura e una sconfitta bellica, le cui ferite emotive e storiche non si sono ancora chiuse definitivamente. Tornano così, anche le polemiche da una parte e dall’altra, polemiche e le solite retoriche ideologiche dei vincitori e degli sconfitti. Ma non mi interessa scendere in questa squallida diatriba tra la Sinistra e la Destra italiana. Vorrei piuttosto toccare un tasto che difficilmente avete mai sentito toccare con onestà e criterio storico: mi riferisco alla questione della Guerra di Liberazione e il rapporto con quest’ultima da parte della Monarchia. La Monarchia è sempre stata accusata di non aver contribuito alla Guerra di Liberazione, cioé alla lotta contro i nazisti e i nazifascisti della Repubblica Sociale Italiana. Tale accusa, naturalmente, è priva di ogni fondamento; i fatti storici dicono l’esatto opposto. Basandosi sul giuramento di fedeltà al Re e sul contenuto degli ordini dati, si fece di tutto per reagire contro l’aggressione tedesca, grazie all’apporto delle Forze Armate e delle formazioni partigiane monarchiche, delle organizzazioni monarchiche clandestine (tra cui spiccava la Franchi di Edgardo Sogno, la Otto del Professor Balduzzi e il Centro Militare dal Colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, per non parlare di Amedeo Guillet e Giorgio Perlasca), nonché del Quartiere Generale di Brindisi che, alle dirette dipendenze del Re, in contatto con gli Alleati governò tutte le attività di resistenza, da quelle dei gruppi clandestini a quelle delle formazioni regolari nei campi di battaglia. Nel Meridione d’Italia, il Regio Esercito ebbe il primo scontro con i tedeschi a Monte Lungo, dove nelle due battaglie partecipò agli scontri armati, distinguendosi per valore e coraggio, S.A.R. il Principe Ereditario Umberto Di Savoia. Il Regio Esercito continuò fino alla fine del conflitto, liberando molte città italiane e ricevendo dai massimi gradi militari delle Forze anglo-americane elogi sinceri e motivati. Fuori dalla Penisola, e in particolare in Sardegna, in Corsica, nei Balcani e nelle isole dell’Egeo, la resistenza delle Forze Armate italiane fu a dir poco eroica. Decine di migliaia i militari e i monarchici, che furono catturati dai tedeschi, deportati in campi di concentramento, rifiutarono di collaborare con i nazisti, di tradire il Re e la Patria. Oltre 70.000 uomini pagarono con la morte per tale amore e fedeltà. Ad Edgardo Sogno voglio dedicare questo 25 Aprile e ad Edgardo Sogno oggi a Torino diversi movimenti di fede monarchica decideranno di partecipare con una manifestazione pubblica. E proprio a Torino, il più giovane martire nella Guerra di Liberazione: si chiamava Gimmy Curreno, aveva soltanto 16 anni ed era monarchico. Prima di morire disse “Viva il Re!!”.
Volgarità.
Ho sempre considerato Vauro Senesi un vignettista un pò volgaruccio, da buon toscano verace (=toscanaccio). Invece, ieri sera guardando OttoeMezzo su La7, grazie alla presenza di Daniela Santanchè (scusate se non la chiamo Signora od Onorevole, ma proprio non ci riesco) ho capito cosa sia la vera volgarità, ossia il carattere distintivo della plebaglia (potete chiamarlo anche popolo bue, è uguale).
Sudditi di Sua Maestà per un giorno.
La fonte della notizia è il quotidiano cagliaritano L’Unione Sarda. In occasione della Festa di Sant’Efisio il prossimo 1° Maggio, in città verrà in visita la famiglia Reale inglese, insieme alla famiglia Reale saudita. Il rapporto tra l’Isola e i Windsor o meglio per i Reali Inglesi non è una novità, non può essere inquadrata come una cosa strana o particolare. La relazione tra il Trono d’Inghilterra e la Sardegna incomincia quando scoppia la guerra anglo-spagnola nel 1585, conosciuta anche come la Guerra dei 20 anni, dove il Regno d’Inghilterra riuscirà a sconfiggere l’invincibile “Armada” spagnola ed obbligando il Regno di Spagna (che deteneva il dominio sulla Sardegna) a firmare il trattato di pace di Londra nel 1604 (Conferenza di Somerset House). Purtroppo l’Inghilterra non riuscirà a mettere le mani sul Mediterraneo, ma arriverà ad un accordo bipartisan con gli spagnoli: all’Inghilterra si lascia piena libertà nel Mar del Nord e nel Nord America, alla Spagna non viene toccata la sua influenza in Sud America e nel Mar Mediterraneo. Passeranno poco più di un Secolo e la Spagna perderà nella guerra alla successione del Trono la Sardegna, così prima che venga assegnata definitivamente ai Savoia nel 1720, Londra si vedrà assegnare il protettorato dell’Isola tra il 1718 e 1720, protettorato che condividerà con un’altra grande Potenza europea, l’Olanda. Gli inglesi vedono sfumare così l’opportunità più ghiotta per prendere posizione nel Mar Mediterraneo centrale, posizione che l’avrebbe messa in una posizione completamente diversa durante le guerre napoleoniche (1803-1815), nelle quali proprio il Regno di Sardegna sarà uno degli Stati della coalizione che poi riuscirà ad avere la meglio sulla potenza militare e politica del tiranno francese. Nel secolo successivo (’900) è difficile capire esattamente quanto ci sia di vero nelle storie che sono sempre circolate tra il Primo Ministro Churchill e Mussolini. Non furono mai ritrovati i carteggi dei due, né furono mai ritrovati i diari personali del secondo. L’unica cosa certa, è che gli inglesi in cambio della neutralità italiana nella Seconda Guerra Mondiale avrebbe messo sul piatto la restituzione della Corsica, del Nizzardo e avrebbe aggiunto la Tunisia che sarebbe andata ad aumentare i territori coloniali del Regno d’Italia. In cambio di cosa, oltre alla neutralità, non si sa. Le cose andarono diversamente e si parlò tanto che tra le varie responsabilità che l’Italia sconfitta doveva prendersi era per l’appunto quella di perdere le sue isole maggiori: la Sicilia agli americani e la Sardegna agli inglesi. Ma anche qui, le cose andarono diversamente, soprattutto per via di Parigi che non avrebbe gradito un dirimpetaio sotto la Corsica così scomodo e nemmeno Mosca che oramai influente quanto basta su tutto il fronte balcanico non avrebbe sopraseduto sapendo di una Sicilia a “stelle e striscie”. Arrivando ai giorni nostri, a Buckingham Palace c’è molta Sardegna: uno degli assistenti più fidati di Elisabetta II è sardo, la stessa Regina si fa inviare da molti anni regolamente prodotti agroalimentari sardi, il pane “Carasau” in primis, ma anche formaggi e dolci di ogni tipo. E’ una visita gradita questa dei Windsor a Cagliari, se verrà confermata. Sarà gradita ai Reali inglesi e anche per noi cagliaritani, dove la maggioranza di noi siamo rimasti tutt’oggi nonostante siano passate davanti diverse generazioni, una comunità “Conservatrice e profondamente monarchica”. Idealmente e solamente per 24 ore, proveremo l’ebrezza di appartenere al Commonwealth dell’Impero Britannico, e sarà comunque una bella cosa, almeno per il tenutario di questo Blog.

