Gentilissime amiche e carissimi amici,
uno degli strumenti più importanti in una nazione democratica, è certamente quello del sistema elettorale, il quale permette tramite le libere elezioni di permettere al proprio popolo, di farsi rappresentare dai propri delegati e così poter permettere l’esercizio della politica in piena e totale tradizione di uno Stato liberale. L’Italia, oltre a presentare ben altri deficit democratici, ha sempre avuto delle leggi elettorali mediocri che non le hanno permesso di costruire una democrazia compiuta, uno Stato Liberale maturo, ma soprattutto un’adeguata classe dirigente nella vita politica nazionale e locale. Nel 1993 Mario Segni, insieme a molti amici referendari di ispirazione liberale, lanciò un segnale forte in Italia, un segnale forte che fu recepito dalla stragrande maggioranza degli italiani con altrettanta forza e determinazione: l’Italia democratica e liberale scelse di introdurre il sistema maggioritario e mandare in soffitta definitivamente la cultura proporzionalistica. Ma purtroppo in sede parlamentare, all’interno di una maggioranza di governo di Centro-Sinistra, l’Italia conservatrice e illiberale decise di storpiare quella straordinaria vittoria referendaria, introducendo una modifica normativa e così dar vita al mostro elettorale del “Matarellum”, che stabilì di eleggere i rappresentanti parlamentari al 75% con il sistema maggioritario e al 25% con il redivivo sistema proporzionale. Neanche un anno fa, sempre il sede parlamentare, con maggioranza del Centro-Destra, i conservatori illiberali di ogni parte politica, decisero di abolire definitivamente il sistema maggioritario per reintrodurre un sistema proporzionale, ma non più su candidature aperte e quindi dove gli elettori potessero scegliere direttamente i propri Deputati e Senatori, ma delle liste chiuse stilate dai partiti politici e quindi così facendo, eleggere un parlamento non più formato da rappresentanti del popolo, ma piuttosto da delegati dei partiti. Ora Mario Segni si è messo nuovamente in moto con i soliti amici referendari per poter chiedere nuovamente agli italiani come vogliono farsi rappresentare, ma a contrario del 1993, i liberaldemocratici pare abbiano modificato il loro pensiero antico sul sistema maggioritario ed hanno intenzione di sostituire l’attuale Legge truffa del Senatore Calderoli, con una truffa legislativa peggiore.
La mia opinione è che l’Italia non può che esser un Paese democratico fondato all’interno di una Società politica, economica e civile profondamente liberale, ed in quanto tale non può che sposare il sistema maggioritario. Per far questo, deve impostare l’architettura della nuova legge elettorale, suddividendo le singole circoscrizioni elettorali per un numero di collegi uninominali pari a due terzi del totale dei seggi parlamentari assegnati a tali circoscrizioni elettorali. Il restante un terzo di seggi mancanti essere assegnati, pescando sulla lista dei primi non eletti su base circoscrizionale e non di collegio. Inoltre, introdurre la norma che la carica di Deputato e di Senatore è incompatibile con qualsiasi carica pubblica e/o privata e la norma che i candidati possono candidarsi soltanto in un collegio e che in quel collegio, essi siano residenti da almeno cinque anni. Faccio un piccolo esempio, per cercare di essere più chiaro: prendiamo
la Sardegna; in Sardegna vi è una circoscrizione elettorale unica, per via del suo basso numero di abitanti (circa 1.600.000 residenti). L’isola manda alla Camera dei Deputati 18 rappresentanti e 9 al Senato della Repubblica. Con la mia proposta,
la Sardegna verrebbe divisa in 12 collegi uninominali per
la Camera e in 6 per il Senato. Verrebbero eletti, quindi i candidati che risulteranno più votati in ogni collegio e quindi 12 Deputati e 6 Senatori, e verrebbero pescati i rimanenti parlamentari da mandare a Roma (6 Deputati e 3 Senatori), dalla lista dei primi non eletti in tutti i collegi e quindi i 6 Deputati e i 3 Senatori, che non sono riusciti a vincere nel proprio collegio, ma che sono risultati comunque i più votati dagli elettori sardi, dopo i candidati primi in ogni collegio, verranno assegnati ai rimanenti seggi parlamentari mancanti. In questo modo, non vi sarà bisogno di nessun sbarramento minimo per poter essere eletti nelle file dei singoli schieramenti politici e soprattutto si potrà evitare qualsiasi inclinazione proporzionalistica, introducendo un sistema maggioritario non puro (all’americana), ma bensì corretto per un terzo senza rinunciare alla sua natura maggioritaristica uninominale.