Il 2006 lo stiamo mandando in soffita una volta per tutte e stiamo per accogliere il nuovo anno, con le solite attese, le solite speranze, di poter vedere in Italia un cambiamento radicale nella politica come nell’economia. La realtà ci spinge a non illuderci troppo, dopo i vari fallimenti che quest’ultimo anno ci ha riservato. Parlo di una mancata riforma istituzionale, di cui oggi nessuno ne parla più; della mancata azione politica verso un ridimensionamento della presenza dello Stato nell’economia produttiva e dei servizi; della totale assenza da parte dello Stato di liberalizzare e privatizzare tutti quei settori che aspettano di poter operare finalmente in una reale piattaforma concorrenziale e soprattutto svincolata da qualsiasi ingerenza politica e da qualsiasi incentivo monopolistico o duopolistico che sia. Ancora una volta, ci ritroviamo un governo nazionale che privo di qualsiasi progetto originale, non è capace nemmeno di copiare da altre realtà europee e non. Un’ennesima mancanza di programmazione reale, che non sia fatta di parole e basta, ma anche di azioni coraggiose per il futuro del Paese. Su questa realtà triste, ribattutta oggi sul quotidiano di Torino da Luca Ricolfi, ci auguriamo comunque che il 2007 non possa essere perlomeno peggiore del 2006 e già questo sarà un gran passo avanti.