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Il 7 Marzo scorso (2007), il Consiglio della Regione Sarda ha approvato a maggioranza assoluta la Legge Statutaria. La Legge che dopo la sua promulgazione, andrà a modificare lo Statuto Regionale. Non avendo raggiunto l’approvazione dei due terzi, dicianove Consiglieri hanno chiesto – così come è previsto dall’Articolo 15 dello Statuto – che la Legge Statutaria venisse sottoposta a Referendum. Così il prossimo 21 Ottobre, tutti gli elettori sardi verranno chiamati dentro la cabina elettorale, per decidere con un SI o con un NO la loro opinione sulla Legge Statutaria. Il 21 Ottobre, io deciderò di votare SI, ma il mio SI è una scelta personale rivolta a punire lo Statuto ancora vigente, più che a premiare quello nuovo che verrà introdotto se i risultati referendari premieranno i SI. Con questo, voglio sottolineare di come ci siano punti importanti, che è giusto introdurre nella costituzione regionale, ma anche di come ci siano punti che invece non mi piacciono affatto. Ma vediamo, nel dettaglio come la Legge Statutaria andrà a modificare l’attuale ordinamento vigente:

  1. L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

  2. L’ELENCO DELLE COMPETENZE

  3. IL CONSIGLIO REGIONALE PIU’ FORTE

  4. IL DIVIETO DEL TERZO MANDATO

  5. LA RIDUZIONE DEGLI ASSESSORI

  6. LE PARI OPPORTUNITA’ IN GIUNTA

  7. IL CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE LOCALI

  8. LA DISCIPLINA DI INCOMPATIBILITA’

  9. LA DISCIPLINA DEL CONFLITTO DI INTERESSI

  10. I REFERENDUM

Con la Legge Statutaria, in Sardegna il Presidente della Regione (a capo della Giunta Regionale) potrà essere finalmente essere eletto direttamente dai sardi. Un sistema di democrazia diretta, che non potrà che responsabilizzare maggiormente gli elettori dell’isola, prendendosi per l’appunto la responsabilità di scegliere il candidato e il programma di governo che il candidato presenterà alle elezioni. Nella Legge Statutaria, ci sarà anche in modo chiaro e trasparente quelle che saranno le competenze della Giunta e del Consiglio. In modo, che i sardi sappiano chi fa cosa e perché. Il Consiglio Regionale ne esce rafforzato da questa Legge Statutaria: infatti potrà verificare se il programma del Presidente e della sua Giunta viene realmente attuato e in caso contrario potrà sfiduciare e censurare sia il Presidente e sia i singoli Assessori. Il Presidente non potrà candidarsi per un terzo mandato e questo è un pilastro fondamentale della figura del Presidente, cosa che invece non possiamo dire dei Presidenti di altre regioni, basti pensare alla Lombardia e al Veneto. Ma la Legge Elettorale si occuperò anche di ridimensionare i costi della politica, tanto di modo in questo periodo. Infatti, porterà da dieci a otto il numero di assessorati minimi consentiti. Chiaramente dietro questo valore minimo, si nasconde la possibilità di un Presidente di costituirne di più. Forse era meglio oltre al numero minimo, inserire anche il numero massimo di assessorati consentiti. Anche le Pari Opportunità vengono investite e consinderate a dovere nella Legge Statutaria, imponendo per legge almeno il 40% di presenza femminile nella Giunta Regionale. Non è bene chiaro, se questo particolare sarà esteso anche all’interno del Consiglio Regionale, come quando in campo nazionale si era parlato di “quote rosa” in Parlamento, ma io sono completamente, totalmente ostile a simili introduzioni. I Liberali d’Italia non condividono affatto che una legge regionale o nazionale imponga una presenza femminile minima dentro le istituzioni. La selezione deve farla la campagna elettorale. Non è aumentando la presenza femminile nelle assemblee e nei governi, che si migliora il valore politico delle singole istituzioni e questo lo vediamo chiaramente nel Parlamento italiano; oggi ci sono più donne Deputato e Senatore di quante ce ne fossero 30-40 anni fa, ma la qualità il valore delle donne in politica d’oggi, non è pari nemmento al 10% del valore politico delle donne che ci sono state in passato. La Legge Statutaria ha pensato anche alle realtà istituzionali minori, e così ha introdotto il Consiglio delle Autonomie Locali, dove sia i Comuni e sia le Provincie verranno coinvolte maggiormente nelle scelte della Giunta Regionale, soprattutto in quelle fondamentali. Viene introdotta anche la disciplina in materia di incompatibilità e ineleggibilità di chi si candiderà alle elezioni regionali. Non ci sarà più la sovrapposizione tra più incarichi pubblici, ma non c’è alcun riferimento se chi farà il Consigliere Regionale potrà continuare a fare anche l’Assessore o comunque se potrà conservare l’esercizio di una carica professionale privata e questo è un vero peccato che la Legge Statutaria non abbia previsto la separazione reale tra l’organo legislativo e quello di governo. Quello che ha invece previsto, è la disciplina in materia di Conflitto d’Interessi. La Sardegna sarà la prima in Italia ad introdurre tale disposizione: non c’è alcun caso nel resto del Paese, nè in campo nazionale e né in campo locale. Il Presidente, gli Assessori e i Consiglieri saranno obbligati a rendere pubblici i propri interessi privati, ma da questo non si capisce cosa potranno o cosa non potranno fare, sotto incarico pubblico. Infine, la Legge Statutaria porterà per la prima volta anche un’altra novità: l’introduzione dell’istituto referendario non più soltanto con la veste abrogativa, ma anche propositiva e consultiva. Infatti, la Costituzione Italiana prevede soltanto la forma abrogativa. Ma anche qui, c’è un piccolo punto interrogativo. Nella Legge Statutaria è vero che parla della possibilità da parte dei sardi di costituire comitati referendari per abrogare una legge, proporne una nuova, così come avviare un referendum consultivo, però non specifica su quali materie i sardi possono democraticamente avviare una istanza referendaria. Anche in questo caso, mi allaccio alla Costituzione Italiana, che oltre a prevedere soltanto il referendum abrogativo, prevede che tale strumento non possa essere portato avanti in materia fiscale e tributaria e cioé che gli italiani non possono abrogare una tassa o un tributo, se lo ritengono ingiusto. Così mi chiedo, se i sardi dopo la promulgazione di questa Legge Statutaria, potranno (democraticamente) costituire un comitato referendario, per abrogare (un esempio a caso) la Tassa sul lusso che tanto a fatto discuttere e che ancora fa discuttere in Sardegna e fuori dall’isola. Così, mi chiedo se si potrà istituire il comitato referendario per abrogare le Provincie o il Piano che vieta costruzioni entro i tre chilometri dalla costa. In tutti questi punti, che riassumono la Legge Statutaria, non vi è poi alcun riferimento sulla Legge Elettorale; se rimarrà quella attuale che è proporzionale oppure se sarà previsto anche un cambiamento in senso maggioritario anche dei membri del Consiglio Regionale. Se questo non accadrà, sarà veramente curioso assistere ad una elezione diretta del Presidente, ma non quella dei singoli Consiglieri regionali. Possiamo concludere, nel dire che questa Legge Statutaria è piena di buoni propositi, ma anche di molte ombre. E’ questo ne fa una Legge Statutaria che non si può condivere totalmente, così come non la si può abiurare totalmente e questo mi fa pensare che il risultato referendario, non sarà così scontato né verso il SI e né verso il NO.