L’istituto referendario in Sardegna non ha mai avuto un gran successo. Se escludiamo, per ovvi motivi, quello del 1946, quello sul Divorzio e quello sull’Aborto, tutti e tre referendum a livello nazionale, l’unica volta che gli elettori sardi andarono con una certa determinazione ad un referendum, fu negli Anni Ottanta, quando furono chiamati a decidere se introdurre il Nucleare in Sardegna. Dopo quegli anni, c’è stato il referendum del 1993 di Mario Segni per introdurre il sistema maggioritario nella legge elettorale, e presto sempre con Mario Segni, dovremmo tornare per la stessa identica questione. Ma tornando ai referendum regionali, mai i sardi hanno aderito con affluenza e determinazione. Ieri, era il giorno del referendum statutario, ma i sardi che sono andati a votare fino a mezzogiorno erano soltanto il 3% degli aventi il diritto di voto. Molto lontani dal quorum, che è stato stabilito al 33%. Qualunque sia il risultato, che ovviamente non conosceremo mai, visto che non si è raggiunto il quorum, i sardi si sono visti sfumare, anzi bruciare, 9 Milioni di Euro dei loro soldi per nulla. Tanto è costato questo referendum: 18 Miliardi del vecchio conio. C’è, inoltre, una piccola sottolineatura da fare: il Centro-Destra sardo, colui che è artefice dell’attuale sistema istituzionale regionale, ha disertato le urne; quel Centro-Destra che da 15 anni anni, non fa altro che definirsi moderato, liberale, riformista e chissà cos’altro. Alla prima occasione di dimostrare quanto sia riformista, è andato contro questa legge statutaria, soltanto perché è stata presentata dallo schieramento opposto. Prendiamo atto, noi liberali, di questa ennesima pagina di politica cialtrona e dilettantesca.
Il referendum fantasma.
22 lunedì ott 2007
Posted in Politica Italiana