Archive for Dicembre 2007
Chiusura per le Festività Natalizie.
Liberalblog si concede una pausa, per le imminenti Festività di Natale e Capodanno. Riprenderanno regolarmente le pubblicazioni e gli aggiornamenti, a partire dal prossimo 7 Gennaio.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti, nella speranza che tutto ciò che abbiamo dovuto sopportare nel 2007, non si ripeta nel 2008.
La bozza statutaria: verso la bocciatura quasi definitiva.
Per due sere consecutive mi sono sentito con Mario, per parlare della mia bozza statutaria. Nella giornata di oggi, infatti, ci sarà l’incontro con Gabriele per mostrargli l’idea di riforma statutaria del movimento. Mario, che conosce molto bene Gabriele da molti anni, mi ha detto che era inutile presentargli il mio lavoro (31 pagine), ma piuttosto era preferibile mettergli davanti qualcosa di più schematico, per capire i concetti di base. Quindi, Mario mi ha illustrato una piccola presentazione in Powerpoint, due slide semplici dove per diagrammi venivano evidenziati i passaggi chiave del contenuto della mia bozza. In realtà, a parte l’evidenziatura del doppio ruolo all’interno del movimento da me proposto, che è la vera novità per un partito politico: ovvero, la suddivisione tra la guida organizzativa del partito e la guida politica, parte delle mie proposte sono state accantonate, o per lo meno denominate in modo diverso da come le avevo identificate io, per esempio la questione dei Circoli, come base strutturale dell’intera organizzazione del partito. Aspetterò, quindi, l’esito dell’incontro di oggi, per vedere come avrà reagito Gabriele alla presentazione di Mario.
Link: statuto-dli.doc
Presidenziali 2008: calendario e previsioni nelle Primarie del Partito Democratico.
Il Partito Democratico è stato il primo partito americano ad aver introdotto il sistema pre-elettivo delle Primarie: era il 1842, ma bisognerà aspettare il Secolo XIX per vedere le Primarie diventare un’istituzione politica diffusa in campo nazionale. In queste prossime Presidenziali, il partito democratico si gioca molto se non tutto, visto che alle passate elezioni di Middle-Terms è riuscitò a portar via al partito repubblicano la maggioranza nel Congresso Federale. I giochi verso il Novembre 2008 sembrano fatti, e la sfida finale sarà giocata tra Hillary R. Clinton e Barack Obama. Le Primarie per il partito democratico, escludendo l’Endorsement, saranno articolate in cinque fasi.
Fase Uno. La prima fase delle primarie democratiche si consumerà nel mese di Gennaio; il 3 in Iowa (Caucus), l’8 in New Hampshire, il 15 in Michigan, il 19 in Nevada (Caucus), il 26 in South Carolina e il 29 in Florida.
Fase Due. La seconda fase sarà disputata il 5 Febbraio nel giorno del Super Tuesday, nei seguenti Stati:
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Alabama
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Alaska (Caucus)
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Arizona
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Arkansas
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California
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Colorado (Caucus)
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Connecticut
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Delaware
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Georgia
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Idaho (Caucus)
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Illinois
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Kansas (Caucus)
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Massachusetts
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Minnesota (Caucus)
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Missouri
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New Jersey
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New Mexico (Caucus)
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New York
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North Dakota (Caucus)
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Oklahoma
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Tennessee
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Utah
Fase 3. La terza fase si celebra nel resto del mese di Febbraio: il 9 in Louisiana, Nebraska (Caucus) e Whashington (Caucus); il 10 nel Maine (Caucus); il 12 nel District of Columbia, Maryland, Virginia, Wisconsin e Hawaii.
Fase 4. La quarta fase si celebra nel mese di Marzo. American Samoa, Democrats Abroad, Guam e U.S. Virgin Island, la data non è stata ancora fissata; il 4 in Ohio, Rhode Island, Vermont e Texas; l’8 in Wyoming (Caucus); l’11 nel Mississippi.
Fase 5. La quinta fase si celebrerà nei successivi tre mesi: Aprile, Maggio e Giugno. Il 22 Aprile in Pennsylvania, il 6 Maggio in Indiana e North Carolina, il 13 Maggio nel West Virginia, il 20 Maggio in Kentucky e Oregon, il Primo Giugno in Puerto Rico e il 3 Giugno in Montana e South Dakota.
Previsioni. Nel momento in cui stiamo scrivendo questo Post, la supremazia di Hillary Rodman Clinton non è solamente scontata, ma anche imbarazzante nei confronti del suo avversario di partito più vicino: Barack Obama. Nonostante gli Stati indecisi, mettono in palio niente meno che il 40% dei Delegati totali alla Convention Finale.
Punto 7. Semplificazione burocratica e “Impresa in un giorno”.
Così Daniele Capezzone:
Apertura immediata delle nuove imprese ed ulteriori sburocratizzazioni.
In questo punto, c’è uno dei maggiori problemi economici italiani: ovvero, la difficoltà burocratica di dar vita ad un’azienda imprenditoriale per via della gravosa e assoluta rigidità burocratica, che poi si estende nel prosegua della vita aziendale. Vediamo cosa succede in Italia: nel nostro Paese per dar vita ad un’azienda, bisogna recarsi prima di tutto da un Notaio per costituire la società, che può essere individuale, società di persone (a sua volta suddivisa in società in nome collettivo oppure società in accomandita semplice) e società di capitali (che può essere società a responsabilità limitata, società per azioni e società in accomandita per azioni). Tralasciando i vari tipi di società, cerchiamo di tracciare una società medio piccola: dicevo, che la prima cosa da fare è costituire la società giuridicamente, quindi depositare l’atto costitutivo presso un notaio; a seconda del tipo di società e del capitale sociale che si intende assegnare in fase costitutiva alla neonascente impresa, si paga un onorario (poco onorevole) al Notaio, oltre ad aver già versato i 3/10 del capitale in un conto corrente bancario e il restante 7/10 da versare nel giro dei successivi 10 giorni dalla costituzione societaria. Bisogna inoltre rivolgersi al distretto finanziario più vicino per farsi assegnare la Partita Iva; dopo, ci si deve recare alla Camera di Commercio per registrarsi nel registro delle imprese. Tutto questo ha già dei costi di non poco conto. Dopo di ché, bisogna sostenere l’apporto finanziario di avvio d’attività: fitti per i locali aziendali, allacci per la telefonia e l’energia elettrica, arredi e strumenti vari per poter avviare l’impresa, senza i quali è impossibile lavorare, per non parlare di tutti gli altri costi generali come l’assunzione di personale e via via discorrendo. In poche parole, per poter avviare un’azienda di piccole dimensioni, inserita nel settore artigianale o nel commercio, non sono sufficienti dai 30 a 50 Mila Euro nella ipotesi più ottimistica. In più consideriamo che sin dal primo anno, non vi è alcun beneficio di riduzione della pressione fiscale, sia localmente (ICI, Tosap etc…) e sia a livello nazionale. E se per esempio, il potenziale imprenditore non ha fondi propri per avviare l’impresa, ma per esempio una buona idea imprenditoriale da presentare per trovare finanziamenti bancari? E’ meglio che lasci perdere, e abbandoni definitivamente l’idea di diventare imprenditore. Negli altri Paesi europei cosa succede? In Germania, ci si presenta presso la Camera di Commercio e compilando un modulo e con il pagamento di 1 Euro (avete letto bene: un Euro) si può dar vita ad un’azienda a livello embrionale. Si registra il nome dell’azienda, si assegna d’ufficio la partita Iva, si registrano i dati di colui che presenta la domanda, il quale lascia una copia del Business Plan dell’idea imprenditoriale, che può essere semplicemente anche l’apertura di una pizzeria o di un negozio in franchising di scarpe e vestiti. La Camera di Commercio tedesca, trasmette a tutti gli Istituti Bancari affiliati il Business Plan, per vedere chi sia disposto a finanziare quell’idea d’impresa. In un tempo massimo di 15 giorni, la Banca che decide di aderire a quel progetto d’impresa, viene ufficializzata la nascita dell’Impresa, vengono erogati due fonti di finanziamento: uno per avviare l’impresa (Seed Capital) ed una per ottemperare all’avvio della produzione (di beni o di servizi) dell’impresa. Dal momento che l’impresa viene avviata, verrà esonerata dal pagare le imposte nazionali e locali per i primi tre anni e inizierà a pagare le rate del finanziamento a partire dal secondo anno di attività. In Spagna, stessa identica cosa, con qualche particolare differenza, ma la sostanza è sempre quella. C’è da aggiungere, che in questi Paesi europei che ho citato, ci sono le pene più alte d’Europa verso i reati economici, finanziari e societari, come per esempio: Falso in Bilancio, Emissione di Fatture False, Bancarotta, Insider Trading, Aggiotaggio, False Comunicazioni Societarie, Emissione Assegni a Vuoto, Protesti di Titoli di Credito (Cambiali e altro), Evasione Fiscale etc…
A Gennaio la svolta della Destra Liberale Italiana.
Nella conferenza audio su Skype di ieri sera, eravamo solo in quattro: io, Mario Caputi, Mario Masala e Stefano. Si è parlato prima di tutto della bozza statutaria presentata da me e si è deciso di ridiscuterla stasera con Mario C. e poi presentarla a Gabriele come la proposta di tutto il gruppo di lavoro. Si è parlato anche del fatto di come sia necessario allargare i componenti dell’Ufficio Politico Nazionale, proponendo a me e a Mario M. di essere disponibili ad entrare come rappresentanti della Sardegna. Infine, la questione della Convention costituente del nuovo soggetto politico della Destra Liberale: da Liberali per l’Italia – Destra Liberale a Destra Liberale Italiana. Su questo punto, sembra che il dado è tratto; Gabriele ha deciso di oltrepassare il Rubicone e intende organizzare la Convention nel mese di Gennaio, dove si presume voglia invitare degli esponenti politici nazionali di gran rilievo che fanno parte dell’Opposizione (Centro-Destra) e che questa Convention, avrà un richiamo mediatico nazionale, per poter quindi dare al nuovo movimento la giusta immagine nella Stampa e in Televisione. Ora non rimane che la conferenza di stasera con Mario C. e poi ritireremo i remi in barca per le imminenti festività. Ai primi di Gennaio si saprà in modo quasi definitivo le date del nuovo percorso politico della Destra Liberale.
Se a Milano si starnuta, a Roma hanno la bronchite.
A Roma la cronaca politica è devastante, ignobile, dire di uno squallore mai visto. E’ divertente notare come dei giornalisti italiani esaltino in negativo l’affondo del New York Times sul nostro Paese, durante la visita americana del Presidente Napolitano, ma non citano l’ancora più imbarazzante critica mossa dal Washington Post. E’ tragicomico, notare come lo stesso giornale (e definirlo giornale è il re degli eufemismi) attacca il Generale Speciale andando a sfrugugliare sull’uso dei mezzi di trasporto della Guardia di Finanza per scopi non proprio di servizio; se quel giornale andasse a guardare come usano tali mezzi i signori politici, allora si che ci sarebbe da scrivere una nuova Divina Commedia. Ma se a Roma se la passano male, anche noi nel nostro piccolo non ce la passiamo tanto bene. All’ultima conferenza su Skype non ho potuto partecipare per problemi al computer; ho ricevuto però la telefonata di Mario, che mi ha annunciato che Gabriele, a proposito della riunione di sabato scorso, ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per allargare l’incontro anche con la mia presenza e quella di Masala via computer e così la riunione si è tenuta a tre: Gabriele, Mario e Alberto. Da un contatto con Masala, sono venuto a sapere che la riunione non è andata male, ma poteva andare peggio (parole testuali di Mario). Nella riunione si è parlato della modifica dello Statuto e pare che Gabriele sia d’accordo, anche se non è bene chiaro in che senso vorrebbe cambiarlo e con quale strumento rinnovare lo statuto del movimento. Non si sa bene se si vorrà proseguire seguendo la mia bozza oppure un’altra; un’altra cosa importante, è che Gabriele è disposto ad allargare l’ufficio politico nazionale, ma non si sa in che termini; una cosa certa è il restyling del Sito Web che sta andando avanti. A Milano è già arrivato il preventivo della società che dovrà modificarlo. Domani c’è una nuova conferenza audio su Skype e dovremmo essere presenti tutti del solito gruppo di incontro: io, Mario Masala da Oristano, Mario da Milano, Piero da La Spezia, Claudio da Treviso e forse ci sarà anche Massimiliano. Sarà l’ultima conferenza di quest’anno, riordineremo le idee e poi ci lascieremo scambiandoci gli auguri per le feste. Con molta probabilità ci sentiremo a Gennaio, nella speranza che qualcosa si muovi e questa volta su base più concrete di quelle viste fino ad oggi. L’idea che io porto avanti, è comunque quella che la bozza statutaria non dovrebbe essere rivoluzionata troppo da come l’ho impostata io; seconda cosa, che il cambiamento dello Statuto dovrebbe avvenire all’interno di un Congresso Costituente, magari nella primavera prossima, ma domani vedremo cosa ne pensa il resto del gruppo.
Alto Adige: la XXI Regione d’Italia.
Da tempo si parla in Italia di riorganizzare l’assetto territoriale dell’Italia. Da molto più tempo noi liberali sosteniamo di come il nostro Paese dovrebbe fare a meno dell’Ente Provincia e che quindi, la sua abrogazione non potrebbe che migliorare la burocrazia e il servizio ai cittadini dello Stato Italiano. Ma abolire le Provincie, significherebbe due cose: la prima, trovare un ente sostitutivo; la seconda, cercare di risolvere la questione delle provincie autonome di Bolzano e Trento, inserite nella Regione a Statuto Speciale del Trentino-Alto Adige. Per la prima questione, noi liberali sosteniamo di sostituire le Provincie con i “Distretti Amministrativi”, i quali sono delle aeree territoriali più ridotte rispetto alle Provincie e che trovano nel Capoluogo principale di quell’area il riferimento organico amministrativo. Cioé, noi siamo propensi a trasferire tutte le funzioni amministrative che sono attualmente di competenza delle Provincie, per 1/3 all’amministrazione regionale e per i restanti 2/3 ai Comuni che all’interno di quell’area rappresentano il Capoluogo principale e più rappresentativo dal punto di vista politico ed economico. Cosicchè, il distretto amministrativo prenderebbe la natura giuridica di un’area metropolitana e il suo capoluogo, di una Municipalità metropolitana, avendo al suo interno un Assemblea Civica (Consiglio Comunale) che per 2/3 verrà rappresentata da membri degli elettori cittadini e per 1/3 degli elettori del resto della comunità distrettuale. In questo modo, verrebbe ridotta e di molto la spesa pubblica corrente, grazie all’abolizione delle Giunte Provinciali, dei Consigli Provinciali e di tutta l’organizzazione che ogni Ente Provincia deve sostenere. Ora, però, si deve toccare un nervo scoperto e cioé l’Alto Adige. Nervo scoperto perché, nonostante nel dopoguerra si arrivò all’accordo tra Governo Italiano e comunità altoatesina, con il cosiddetto accordo De Gasperi-Gruber, i rapporti tra la comunità di cultura tedesca trentina e Roma sono sempre stati particolarmente deboli, debolezza che a cavallo degli anni Sessanta sono sfocciati in periodi di terrorismo irredentista da parte altoatesina, con attentati a stazioni dei Carabinieri, ripetitori radiotelevisivi e tralicci elettrici. Oggi le cose sono certamente migliorate, ma nonostante questo netto miglioramento, ogni tanto in Alto Adige si manifestano delle sofferenze che intimano il Governo Italiano di maggior attenzione verso l’Alto Adige, altrimenti chiederebbero di essere messi sotto tutela dal governo austriaco, cosa gia intimata in epoca molto recente, e questo ha dato adito ad altre realtà non trentine, come il comune di Cortina che è sotto il confine del Veneto, di avviare un referendum per chiedere di essere trasferiti all’interno dei confini del Trentino e non fare più parte della regione veneta. Questo perché, la realtà italiana e quindi le realtà regionali del nostro Paese, conservano in modo chiara e indubbio, caratteri culturali, idiomatici e sociali ben distinti, che vanno tutelati e quei pochi articoli costituzionali che legittimano tale sacrosanto diritto di legittimità identitaria, non sono mai serviti a salvagurdare tali diritti. Ecco perché, nell’eventualità che le Provincie dovessero essere abrogate, deve avanzare l’ipotesi da parte del Governo Italiano di permettere all’Alto Adige di diventare una regione a se, regione naturalmente a statuto speciale, come la Sardegna, la Sicilia, la Valle d’Aosta, lo stesso Trentino e il Friuli-Venezia Giulia. All’interno di questa scelta, bisognerebbe lavorare per andare oltre l’accordo De Gasperi-Gruber, e quindi assegnare all’Alto Adige non solo le stesse prerogative che oggi vengono tutelate in quanto provincia autonoma, ma anche qualcosa di più. L’Alto Adige era un territorio dell’Impero Austro-Ungarico inserito nella regione del Tirolo ed è per questo motivo, che gli altoatesini lo chiamano Sudtirol. Con la fine della I Guerra Mondiale, vinta dall’Italia sconfiggendo l’Austria, il Sudtirol fu ceduto all’Italia nel 1919. Con l’avvento del fascismo, gli altoatesini dovettero sopportare diverse angherie di ogni tipo, per colpa della forza nazionalista e dittatoriale del regime fascista. Angherie che si allungarono per tutta la II Guerra Mondiale. In periodo repubblicano, le cose andarono meglio ma non troppo, visto che quasi tutto il primo decennio, l’Italia fu governata da un Presidente del Consiglio trentino (De Gasperi) che visse la situazione opposta. Nacque e subì la sua esperienza di trentino quanto era sotto occupazione austriaca. Nonostante le diversità tra l’Alto Adige e il resto d’Italia, nonostante le falsità e menzogne che si raccontano sugli altoatesini, l’Alto Adige e i suoi abitanti sono fedelmente inseriti nel contesto italiano, si sentono più italiani di noi, ma non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro cultura, alle loro origini, alla loro memoria storica e civile. Ed è per questo, che l’Alto Adige merita di divenire Regione autonoma, la 21° Regione d’Italia.
Presidenziali 2008: calendario e previsioni nelle Primarie del Partito Repubblicano.
Negli Stati Uniti tutto è pronto per l’inizio delle Primarie, il sistema elettorale interno ai partiti che dovrà stabilire chi sarà il candidato alla Presidenza alle Elezioni di Novembre 2008. Le Primarie iniziano il 3 Gennaio, e voglio iniziare a parlare del partito che detiene l’Amministrazione attuale e cioé il Partito Repubblicano, conosciuto anche come il G.O.P., acronimo di Great Old Party, il “Grande Vecchio Partito”, ovvero il partito “antischiavista” che grazie ad Abram Lincoln divenne, per l’appunto, il partito Repubblicano. Le Primarie del partito Repubblicano si articoleranno in tre fasi, escluso il Endorsement, ovvero la convention che stabilisce i “superdelegati”; si tratta di una Convention dove tutti i membri repubblicani del Congresso (Camera dei Rappresentanti e Senato), tutti i Governatori repubblicani degli Stati e tutti i membri dei partito (Republican National Commitee) sono automaticamente delegati alla Convention nazionale del partito repubblicano. Dicevo, che le Primarie si articoleranno in tre fasi:
Fase Uno. In questa fase, si decideranno i delegati di otto Stati: il 3 Gennaio sarà il turno dell’Iowa (Caucus); il 5 Gennaio il Wyoming (Convention); l’8 Gennaio il New Hampshire; il 15 Gennaio Michigan; il 19 Gennaio il Nevada (Caucus) e la Carolina del Sud; il 29 Gennaio la Florida e il 2 Febbraio il Maine (Caucus).
Fase Due. La seconda fase è contraddistinta del “Super Tuesday”, ovvero il Grande Martedi, questo perché la seconda fase si articolerà in un solo giorno, il 5 Febbraio che sarà per l’appunto di Martedì, dove contemporaneamente si svolgeranno le Primarie in 21 Stati:
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Alabama
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Alaska (Convention)
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Arizona
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Arkansas
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California
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Colorado (Caucus)
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Connecticut
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Delaware
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Georgia
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Illinois
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Massachusetts
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Minnesota (Caucus)
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Missouri
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Montana (Caucus)
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New Jersey
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New York
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Nord Dakota (Caucus)
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Oklahoma
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Tennessee
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Utah
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West Virginia (Convention)
Fase tre. Nella fase tre si svolgono le Primarie negli Stati rimanenti: il 9 Febbraio in Kansas, Louisiana e Washington (tutte e tre sono Caucus); il 12 Febbraio nel Distretto di Columbia, nel Maryland e in Virginia; il 19 Febbraio nel Wisconsin e nello Stato di Washington; il 2 Marzo alle Hawaii (Caucus); il 4 Marzo nell’Ohio, a Rhode Island, Texas e Vermont; l’11 Marzo nel Mississippi; il 22 Aprile in Pennsylvania; il 6 Maggio nell’Indiana e nella Carolina del Nord; il 10 Maggio nel Wyoming (Convention); il 13 Maggio nel Nebraska e West Virginia; il 20 Maggio nel Kentucky e nell’Oregon; il 27 Maggio nell’Idaho ed infine il 3 Giugno nel Sud Dakota e nel New Mexico.
Ogni Stato mette a disposizione un certo numero di delegati che poi andranno alla Convention Nazionale. I delegati sono di norma pari al numero di rappresentanti e senatori che ogni Stato elegge al Congresso Federale. Ma in realtà, non è così: infatti le Primarie sono formate da tre diversi tipi: Primary, Caucus e Convention. In base al tipo di Primarie e ai regolamenti di ogni Stato il numero dei delegati può variare: per esempio, lo Stato dell’Iowa assegna 40 Delegati, il Wyoming ne assegna tra 12 e 28. Ai delegati scelti tramite le Primarie vanno aggiunti i cosidetti grandi delegati dell’Endorsement.
Previsioni di voto.
La cartina è abbastanza eloquente: il candidato alla Presidenza per il Partito Repubblicano, esclusi sorprese e fuori programma, sarà Rudy Giuliani, l’ex Sindaco di New York.
Un uomo piccolo, piccolo, piccolo.
Quando un giornalista, ex diplomatico, editorialista del principale quotidiano italiano, storico e saggista, ricevendo la seguente Email di un lettore:
mi pare che in un’Italia che affonda economicamente e in preda a una grave crisi di valori politici e sociali non avevamo proprio bisogno di nuovi personaggi interessati ad alimentare le polemiche nazionali. Forse meritava Umberto di rientrare almeno per morirci, per dignità dimostrata, per l’educazione e la riservatezza dimostrate in tanti anni di esilio. Ma questi due suoi eredi non gli fanno onore. Gettano ulteriori ombre sulla Casa Savoia. Non rispettano gli impegni presi con l’Italia. Anche se non scritti vanno mantenuti. La parola spesa è sempre mantenuta dagli uomini d’onore. Ma perché non promuoviamo uno di quei bei referendum all’italiana per ricacciarli da dove li abbiamo richiamati? Per dimenticarli per sempre.
l’unica cosa che è capace di rispondere è la seguente:
Tra le sue proposte quella più civile e saggia è: dimenticarli.
Allora siamo in presenza di un uomo piccolo, piccolo, piccolo.
Link: Polemiche nazionali
Il nuovo Statuto con annesso il Codice Etico.
I Liberali per l’Italia Destra-Liberale sono in procinto di fare il grande passo, e passare da associazione politica a movimento politico. Il 15 Dicembre ci sarà un incontro importante a Milano, dove parteciperanno tutti i membri del direttivo e le principali sentinelle presenti nelle varie regioni, tranne io e Mario Masala che non possiamo spostarci dalla Sardegna in questo momento e che ci collegheremo via Skype. Nell’ultima conferenza audio, che si è tenuta su Skype martedì scorso e che è durata più di due ore, abbiamo parlato soprattutto del nuovo statuto che il movimento si darà; inviai alcuni giorni prima una mia bozza, due paginette senza alcun impegno e alcune cose contenute in quella mia bozza sono sembrate praticabili, così mi è stato dato l’incarico di occuparmi personalmente della stesura di uno statuto che poi sarà girato a Gabriele Pagliuzzi, il quale leggerà e deciderà se si dovrà partire dalla mia proposta oppure seguire un’altra strada. L’unico statuto esistente e registrato a nome dei LpI-DL è oramai fuori tempo, strutturato come i soliti partiti politici italiani, per idea dello stesso Pagliuzzi è tempo di dare un netto restyling organizzativo e strutturale alla Destra Liberale. Ho iniziato da oggi ad impostare lo statuto: ho deciso di inquadrarlo in 12 articoli al massimo, con un preambolo introduttivo. Inoltre ho pensato ad affiancare in coda allo statuto, anche un codice etico, anch’esso non troppo corposo, con 7 articoli al massimo e un’introduzione che delinei in termini generali il perché di un codice etico. Il movimento politico Destra Liberale Italiana (D.L.I.) sarà il primo partito politico italiano che avrà al suo interno un codice di comportamento che sarà indirizzato non solo a chi svolgerà funzioni all’interno del partito, ma soprattutto a chi si indirizzerà all’azione politica (elezioni locali e nazionali). Tra domani e domenica riuscirò a completare il tutto e inviarlo per Email al gruppo di lavoro, che poi predisporrà la prossima conferenza audio che precederà l’incontro di sabato 15 dicembre.
L’ingresso della Moneta europea e il difetto tecnico-monetaristico della Lira italiana.
Il Primo Gennaio del 2002 è entrata in circolazione la Divisa Monetaria comunitaria “Euro”, che è andata a sostituire le Divise Monetarie nazionali dei 12 Paesi aderenti ad Eurolandia, tra cui l’Italia. Ma l’Italia, contrariamente ai suoi 11 partner continentali ha dovuto penare per farne parte, visto che la sua situazione economico-finanziaria non rientrava nei parametri sufficienti per tale ingresso e così, il Governo Prodi I (1996-1998) decise di mettere le mani nelle tasche degli italiani, per poter così riuscire ad entrare nel gruppo dei 12. Fu fissata una Tantum in base al reddito dei singoli contribuenti, che poi sarebbe stata restituita, ma così non fu, tutt’oggi gli italiani stanno aspettando di vedersi restituire dallo Stato la Tassa sull’ingresso dell’Euro. Appena l’Euro entrò in circolazione, già dalle primissime settimane, si incominciò a notare un problema ben evidente: il costo della vita subì un’impennata e cioé la conversione monetaria dalla Lira Italiana all’Euro, aveva creato uno scompenso reale e non percepito o virtuale come dicono gli Economisti che difendono l’operato dei governi passati, sul cambio monetario nel nostro Paese. Questo scompenso si è verificato soltanto in Italia e in nessun’altra Nazione di Eurolandia. Di chi è la colpa? Del Governo o dell’Euro? Degli italiani o dell’Unione Europea? Molto probabilmente di nessuno di questi soggetti, nonostante che il governo in carica durante l’ingresso dell’Euro (Governo Berlusconi II), non è che abbia fatto molto per controllare quello che stava capitando in Italia, e comunque, anche se avesse fatto a fondo il suo dovere, non credo che le cose sarebbero migliorate di molto. Allora, cos’è che non ha funzionato in Italia e che invece ha funzionato in tutti gli altri Paesi europei? La risposta è semplice: l’Italia a contrario degli altri Paesi, si portava dietro dagli Anni Sessanta, un difetto nella propria Divisa Monetaria che nessuna Nazione europea (ma presumo del Mondo) non possiede e cioé, la Lira Italiana era una Moneta Debole. Cosa significa Moneta Debole? La Moneta si divide principalmente in due classi: Moneta Forte e Moneta Debole; la Moneta Forte è quella il cui valore legale è inferiore al valore intrinseco. Con essa, quindi, si può acquistare sul mercato un quantitativo di merce minore di quello acquistabile col metallo in essa contenuto. Mentre la Moneta Debole è quella il cui valore legale è superiore al valore intrinseco, e quindi si può acquistare sul mercato un quantitativo di merce maggiore di quello acquistabile col metallo in essa contenuto. Ora queste definizioni, che fanno parte della letteratura economica, riguardano effettivamente la classificazione delle monete metalliche e cioé quelle d’oro e d’argento. Oramai, non esiste più in nessun Paese il medio circolante composto da metalli nobili, ma da metalli cosiddetti “Vili” e cioé di scarsissimo valore intrinseco. Ma nonostante questo, viene usata ancora oggi questa definizione per individuare un’altra diversità, non più il rapporto di acquisto di mercato tra il valore legale e quello intrinseco, ma piuttosto l’individuazione della classificazione della singola Moneta come circolante e cioè il suo taglio, sia nella componente in carta e sia quella in moneta (spiccioli). Infatti, nella pratica economica si intende Moneta Forte (o Pesante) quella Divisa Monetaria che ha l’unità monetaria di riferimento realmente in circolazione e i suoi multipli e i suoi sottomultipli. Faccio un esempio pratico: il Dollaro Americano è la Divisa degli Stati Uniti, si chiama così ed è realmente in circolazione Un Dollaro, sia in moneta e sia in carta e poi ha i multipli (10, 20, 50, 100, etc…) e i sottomultipli espressi in centesimi e circolanti soltanto in moneta (spicciolo). Nel Mercato del Cambio, la moneta americana viene convertita riferendosi alla sua Unità e cioé al Dollaro. Così fanno tutte le Divise Monetarie di tutto il mondo e così faceva la Lira Italiana, fino agli Anni Cinquanta, quando aveva l’unità che era per l’appunto Una Lira, aveva i centesimi (sottomultipli) e aveva i multipli in carta (2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 e 1.000 Lire). Negli Anni Sessanta, l’Italia decise di passare da Moneta Forte a Moneta Debole; si continuò a chiamare Lira, ma l’unità non era più in circolazione e nel mercato di cambio, la moneta di riferimento non era più Una Lira ma le Mille Lire. Se qualcuno, si trova una copia del Sole 24 Ore antecedente il 2002, va a controllarsi i listini di cambio valuta e vedrà che le principali monete internazionale riporteranno il controvalore riferendosi alle Mille Lire e non ad Una Lira. Questo particolare che aveva la nostra ex Divisa nazionale, non sono riuscito ad individuarlo in nessuna Moneta estera. Già negli Anni Ottanta, sotto il Governo Craxi, qualcuno cerco di evidenziare questa anomalia monetaria e consigliò di ritornare alla Moneta Forte, ma non se ne fece nulla. Proprio in quegli anni, la Comunità Europea decise di far emettere dai vari Stati-Membri, dei Titoli di Stato (BOT, CTT, etc..) in una moneta europea convenzionale, si chiama E.C.U. (European Currenty Unit); in tutti i Paesi dove furono collocati tali Titoli, fu un buon investimento per i risparmiatori europei, in Italia fu un fallimento e decretò il primo crack finanziario dei risparmiatori italiani. Arrivarono gli Anni Novanta, nel 2002 nella città olandese di Maastricht si firmò il Trattato Europeo che tra i 6 punti focali, si prefiggeva la nascita della moneta unica europea (Euro) e la nascita della Banca Centrale Europea. Nessun governo italiano di allora, che vide come Presidente del Consiglio un ex Governatore della Banca d’Italia, un ex Dirigente del Fondo Monetario Internazionale, gli venne in mente di passare da Moneta Debole a Moneta Forte e avere dieci anni esatti per far abituare gli italiani ai centesimi e così, nel 2002 l’Italia non avrebbe dovuto subire tale disparità che ancora oggi è ben evidente e che oramai non vedo alcun rimedio. La conversione della Lira Italiana con l’Euro, sarebbe stato molto più accomodante per il sistema economico-finanziario nazionale e sicuramente più sereno per le tasche degli italiani, ma di tutto questo nessuno ne parla. Ogni volta, che i politici vanno in Televisione o alla Radio e si mettono a parlare dell’Euro e dello strascico drammatico che ha portato dentro l’economia familiare del nostro Paese, non citano mai quel difetto tecnico-monetaristico che c’è a monte. Preferiscono dare la colpa all’Euro (Centro-Destra) o al Governo Berlusconi II (Centro-Sinistra), perché così entrambi gli schieramenti se ne lavano le mani, mentre le tasche degli italiani sono sempre più vuote.
La nuova legge elettorale tra menzogne ideologiche e ignoranza giuridica.
Un Paese democratico, che fonda le sue radici sulla rappresentanza parlamentale come avviene nelle principali democrazie (monarchiche e repubblicane), dovrebbe condurre la rappresentanza con una legge elettorale che rappresenti al meglio i propri cittadini, e questo deve annullare qualsiasi forzatura che riguardano gli interessi politici dei partiti. Nell’Aprile del 1993, un Referendum votato da oltre il 65% degli italiani, indrodusse il sistema maggioritario, ma il Parlamento riuscì ad annaquare tale scelta democratica dei cittadini, storpiando tale sistema elettorale introducendo in Italia un sistema misto, che non serviva a tutelare la scelta libera e sovrana degli italiani di poter eleggere un proprio rappresentante, ma piuttosto quella di far sopravvivere tutti quei piccoli partiti senza arte e ne parte, e salvaguardare quei grandi partiti che per loro natura sono sempre stati partiti di massa e che quindi, con il sistema proporzionale potevano essere presenti molto di più che non con il sistema maggioritario, che invece premia l’individuo, il singolo candidato, per capacità propria e non perché rappresenta un pensiero politico in particolare. Chi è per il proporzionale, non ha una visione democratica della politica, ma piuttosto è uno che vuole che vinca il partito in se e non i suoi candidati, e questo perché ritiene che il pensiero politico – più dell’intelligenza del singolo – sia l’unico strumento d’azione politica che celandosi nella falsa veste di risolutore dei mali del Paese e quindi dei problemi degli italiani, vuole solo sopravvivere nella politica italiana e quindi continuare ad amministrare il potere politico, per soddisfare gli interessi di chi rappresenta, e che certo tra quest’ultimi c’è ben poco spazio per i cittadini italiani. Nonostante tutto questo, la Legge Mattarella riuscì comunque a fare il suo dovere, garantendo dal 2001 al 2006 una legislatura stabile per la prima volta in sessant’anni di repubblica. E se non avessero deciso di cambiarla, avrebbe fatto vincere uno dei due schieramenti (molto probabilmente quello del Centro-Destra), che avrebbe governato altresì per 5 anni ininterrotti, senza dover far precipare l’Italia nelle condizioni in cui si trova oggi, di grande instabilità politica, economica e con gravi ripercussioni sociali, che non si vedevano dagli Anni Settanta. Adesso, la maggioranza e l’opposizione stanno iniziando una serie d’incontri per cercare di trovare una soluzione di ripiego, che permetta da una parte di far cadere il Governo Prodi e tornare alle elezioni (anticipate), e dall’altra di interrompere l’iter finale del referendum elettorale, che dovrebbe portare nella primavera del 2008 gli italiani alle urne, per ripetere il grande successo elettorale e politico del 1993. Quindi, ancora una volta la politica mette i propri interessi di bottega sugli interessi dei cittadini, affidando al Professor Vassallo, di lavorare su una traccia che possa accontentare tutte le principali segreterie nazionali dei partiti, e quindi lavorare ad una bozza che possa unire quei due sistemi elettorali che più l’attuale classe politica italiana predilige: il Sistema Spagnolo e il Sistema Tedesco. Tutto questo, alla faccia della democrazia e della sovranità del popolo italiano. Anche questa volta, come la volta della Legge Mattarella, non si fa nessun accenno alla riforma parlamentare che deve passare pari passo a quella elettorale; non c’è alcun cenno se si deve abbandonare il sistema bicamerale perfetto; non si fa cenno al ridimensionamento dei seggi parlamentari ed in particolare a quello della Camera dei Deputati; non si fa cenno di introdurre il principio di incompatibilità della funzione di parlamentare con qualsiasi altra carica pubblica e/o privata; non si fa cenno che gli emolumenti dei parlamentari devono essere decisi da una tesoreria esterna al parlamento stesso, e che l’Italia è l’unico paese occidentale dove il parlamento può aumentarsi lo stipendio ogni volta che gli salta in mente di farlo. Tutto questo, ed altro ancora, bisognerebbe discuttere, ma la nostra classe politica da quell’orecchio non ci sente proprio. Quindi aspettiamoci il più fedele e volgare dei gattopardismi storici: il cambiamento di una legge elettorale per non cambiare assolutamente nulla, a parte la ferma e inchiodata dittatura della “Casta” politica di questa repubblica. Noi liberali un’idea ce l’abbiamo e più passa il tempo e più pensiamo che sia l’unica strada percorribile.

