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Legge Elettorale, Maggioritario, Mattarellum, Proporzionale, Riforma Parlamentare, Sistema Spagnolo, Sistema Tedesco, Vassallum
Un Paese democratico, che fonda le sue radici sulla rappresentanza parlamentale come avviene nelle principali democrazie (monarchiche e repubblicane), dovrebbe condurre la rappresentanza con una legge elettorale che rappresenti al meglio i propri cittadini, e questo deve annullare qualsiasi forzatura che riguardano gli interessi politici dei partiti. Nell’Aprile del 1993, un Referendum votato da oltre il 65% degli italiani, indrodusse il sistema maggioritario, ma il Parlamento riuscì ad annaquare tale scelta democratica dei cittadini, storpiando tale sistema elettorale introducendo in Italia un sistema misto, che non serviva a tutelare la scelta libera e sovrana degli italiani di poter eleggere un proprio rappresentante, ma piuttosto quella di far sopravvivere tutti quei piccoli partiti senza arte e ne parte, e salvaguardare quei grandi partiti che per loro natura sono sempre stati partiti di massa e che quindi, con il sistema proporzionale potevano essere presenti molto di più che non con il sistema maggioritario, che invece premia l’individuo, il singolo candidato, per capacità propria e non perché rappresenta un pensiero politico in particolare. Chi è per il proporzionale, non ha una visione democratica della politica, ma piuttosto è uno che vuole che vinca il partito in se e non i suoi candidati, e questo perché ritiene che il pensiero politico – più dell’intelligenza del singolo – sia l’unico strumento d’azione politica che celandosi nella falsa veste di risolutore dei mali del Paese e quindi dei problemi degli italiani, vuole solo sopravvivere nella politica italiana e quindi continuare ad amministrare il potere politico, per soddisfare gli interessi di chi rappresenta, e che certo tra quest’ultimi c’è ben poco spazio per i cittadini italiani. Nonostante tutto questo, la Legge Mattarella riuscì comunque a fare il suo dovere, garantendo dal 2001 al 2006 una legislatura stabile per la prima volta in sessant’anni di repubblica. E se non avessero deciso di cambiarla, avrebbe fatto vincere uno dei due schieramenti (molto probabilmente quello del Centro-Destra), che avrebbe governato altresì per 5 anni ininterrotti, senza dover far precipare l’Italia nelle condizioni in cui si trova oggi, di grande instabilità politica, economica e con gravi ripercussioni sociali, che non si vedevano dagli Anni Settanta. Adesso, la maggioranza e l’opposizione stanno iniziando una serie d’incontri per cercare di trovare una soluzione di ripiego, che permetta da una parte di far cadere il Governo Prodi e tornare alle elezioni (anticipate), e dall’altra di interrompere l’iter finale del referendum elettorale, che dovrebbe portare nella primavera del 2008 gli italiani alle urne, per ripetere il grande successo elettorale e politico del 1993. Quindi, ancora una volta la politica mette i propri interessi di bottega sugli interessi dei cittadini, affidando al Professor Vassallo, di lavorare su una traccia che possa accontentare tutte le principali segreterie nazionali dei partiti, e quindi lavorare ad una bozza che possa unire quei due sistemi elettorali che più l’attuale classe politica italiana predilige: il Sistema Spagnolo e il Sistema Tedesco. Tutto questo, alla faccia della democrazia e della sovranità del popolo italiano. Anche questa volta, come la volta della Legge Mattarella, non si fa nessun accenno alla riforma parlamentare che deve passare pari passo a quella elettorale; non c’è alcun cenno se si deve abbandonare il sistema bicamerale perfetto; non si fa cenno al ridimensionamento dei seggi parlamentari ed in particolare a quello della Camera dei Deputati; non si fa cenno di introdurre il principio di incompatibilità della funzione di parlamentare con qualsiasi altra carica pubblica e/o privata; non si fa cenno che gli emolumenti dei parlamentari devono essere decisi da una tesoreria esterna al parlamento stesso, e che l’Italia è l’unico paese occidentale dove il parlamento può aumentarsi lo stipendio ogni volta che gli salta in mente di farlo. Tutto questo, ed altro ancora, bisognerebbe discuttere, ma la nostra classe politica da quell’orecchio non ci sente proprio. Quindi aspettiamoci il più fedele e volgare dei gattopardismi storici: il cambiamento di una legge elettorale per non cambiare assolutamente nulla, a parte la ferma e inchiodata dittatura della “Casta” politica di questa repubblica. Noi liberali un’idea ce l’abbiamo e più passa il tempo e più pensiamo che sia l’unica strada percorribile.