Il Primo Gennaio del 2002 è entrata in circolazione la Divisa Monetaria comunitaria “Euro”, che è andata a sostituire le Divise Monetarie nazionali dei 12 Paesi aderenti ad Eurolandia, tra cui l’Italia. Ma l’Italia, contrariamente ai suoi 11 partner continentali ha dovuto penare per farne parte, visto che la sua situazione economico-finanziaria non rientrava nei parametri sufficienti per tale ingresso e così, il Governo Prodi I (1996-1998) decise di mettere le mani nelle tasche degli italiani, per poter così riuscire ad entrare nel gruppo dei 12. Fu fissata una Tantum in base al reddito dei singoli contribuenti, che poi sarebbe stata restituita, ma così non fu, tutt’oggi gli italiani stanno aspettando di vedersi restituire dallo Stato la Tassa sull’ingresso dell’Euro. Appena l’Euro entrò in circolazione, già dalle primissime settimane, si incominciò a notare un problema ben evidente: il costo della vita subì un’impennata e cioé la conversione monetaria dalla Lira Italiana all’Euro, aveva creato uno scompenso reale e non percepito o virtuale come dicono gli Economisti che difendono l’operato dei governi passati, sul cambio monetario nel nostro Paese. Questo scompenso si è verificato soltanto in Italia e in nessun’altra Nazione di Eurolandia. Di chi è la colpa? Del Governo o dell’Euro? Degli italiani o dell’Unione Europea? Molto probabilmente di nessuno di questi soggetti, nonostante che il governo in carica durante l’ingresso dell’Euro (Governo Berlusconi II), non è che abbia fatto molto per controllare quello che stava capitando in Italia, e comunque, anche se avesse fatto a fondo il suo dovere, non credo che le cose sarebbero migliorate di molto. Allora, cos’è che non ha funzionato in Italia e che invece ha funzionato in tutti gli altri Paesi europei? La risposta è semplice: l’Italia a contrario degli altri Paesi, si portava dietro dagli Anni Sessanta, un difetto nella propria Divisa Monetaria che nessuna Nazione europea (ma presumo del Mondo) non possiede e cioé, la Lira Italiana era una Moneta Debole. Cosa significa Moneta Debole? La Moneta si divide principalmente in due classi: Moneta Forte e Moneta Debole; la Moneta Forte è quella il cui valore legale è inferiore al valore intrinseco. Con essa, quindi, si può acquistare sul mercato un quantitativo di merce minore di quello acquistabile col metallo in essa contenuto. Mentre la Moneta Debole è quella il cui valore legale è superiore al valore intrinseco, e quindi si può acquistare sul mercato un quantitativo di merce maggiore di quello acquistabile col metallo in essa contenuto. Ora queste definizioni, che fanno parte della letteratura economica, riguardano effettivamente la classificazione delle monete metalliche e cioé quelle d’oro e d’argento. Oramai, non esiste più in nessun Paese il medio circolante composto da metalli nobili, ma da metalli cosiddetti “Vili” e cioé di scarsissimo valore intrinseco. Ma nonostante questo, viene usata ancora oggi questa definizione per individuare un’altra diversità, non più il rapporto di acquisto di mercato tra il valore legale e quello intrinseco, ma piuttosto l’individuazione della classificazione della singola Moneta come circolante e cioè il suo taglio, sia nella componente in carta e sia quella in moneta (spiccioli). Infatti, nella pratica economica si intende Moneta Forte (o Pesante) quella Divisa Monetaria che ha l’unità monetaria di riferimento realmente in circolazione e i suoi multipli e i suoi sottomultipli. Faccio un esempio pratico: il Dollaro Americano è la Divisa degli Stati Uniti, si chiama così ed è realmente in circolazione Un Dollaro, sia in moneta e sia in carta e poi ha i multipli (10, 20, 50, 100, etc…) e i sottomultipli espressi in centesimi e circolanti soltanto in moneta (spicciolo). Nel Mercato del Cambio, la moneta americana viene convertita riferendosi alla sua Unità e cioé al Dollaro. Così fanno tutte le Divise Monetarie di tutto il mondo e così faceva la Lira Italiana, fino agli Anni Cinquanta, quando aveva l’unità che era per l’appunto Una Lira, aveva i centesimi (sottomultipli) e aveva i multipli in carta (2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 e 1.000 Lire). Negli Anni Sessanta, l’Italia decise di passare da Moneta Forte a Moneta Debole; si continuò a chiamare Lira, ma l’unità non era più in circolazione e nel mercato di cambio, la moneta di riferimento non era più Una Lira ma le Mille Lire. Se qualcuno, si trova una copia del Sole 24 Ore antecedente il 2002, va a controllarsi i listini di cambio valuta e vedrà che le principali monete internazionale riporteranno il controvalore riferendosi alle Mille Lire e non ad Una Lira. Questo particolare che aveva la nostra ex Divisa nazionale, non sono riuscito ad individuarlo in nessuna Moneta estera. Già negli Anni Ottanta, sotto il Governo Craxi, qualcuno cerco di evidenziare questa anomalia monetaria e consigliò di ritornare alla Moneta Forte, ma non se ne fece nulla. Proprio in quegli anni, la Comunità Europea decise di far emettere dai vari Stati-Membri, dei Titoli di Stato (BOT, CTT, etc..) in una moneta europea convenzionale, si chiama E.C.U. (European Currenty Unit); in tutti i Paesi dove furono collocati tali Titoli, fu un buon investimento per i risparmiatori europei, in Italia fu un fallimento e decretò il primo crack finanziario dei risparmiatori italiani. Arrivarono gli Anni Novanta, nel 2002 nella città olandese di Maastricht si firmò il Trattato Europeo che tra i 6 punti focali, si prefiggeva la nascita della moneta unica europea (Euro) e la nascita della Banca Centrale Europea. Nessun governo italiano di allora, che vide come Presidente del Consiglio un ex Governatore della Banca d’Italia, un ex Dirigente del Fondo Monetario Internazionale, gli venne in mente di passare da Moneta Debole a Moneta Forte e avere dieci anni esatti per far abituare gli italiani ai centesimi e così, nel 2002 l’Italia non avrebbe dovuto subire tale disparità che ancora oggi è ben evidente e che oramai non vedo alcun rimedio. La conversione della Lira Italiana con l’Euro, sarebbe stato molto più accomodante per il sistema economico-finanziario nazionale e sicuramente più sereno per le tasche degli italiani, ma di tutto questo nessuno ne parla. Ogni volta, che i politici vanno in Televisione o alla Radio e si mettono a parlare dell’Euro e dello strascico drammatico che ha portato dentro l’economia familiare del nostro Paese, non citano mai quel difetto tecnico-monetaristico che c’è a monte. Preferiscono dare la colpa all’Euro (Centro-Destra) o al Governo Berlusconi II (Centro-Sinistra), perché così entrambi gli schieramenti se ne lavano le mani, mentre le tasche degli italiani sono sempre più vuote.
L’ingresso della Moneta europea e il difetto tecnico-monetaristico della Lira italiana.
05 mercoledì dic 2007
Posted in Economia e Finanza, Politica Italiana, Unione Europea