Siamo oramai vicini al Super Tuesday, che per i candidati dei due grandi partiti americani, significa ricevere i Delegati di circa 20 Stati, trai i più importanti dell’intera confederazione. Nei due partiti le scelte si sono ridotti a due, per quanto riguarda il partito Democratico e a tre per quanto riguarda il partito Repubblicano. Per il primo, sono rimasti in gara Barack Obama, Senatore dell’Illinois, politico di colore e appartenente alla comunità islamica, e Hillary Clinton, l’ex First Lady per ben otto anni, essendo moglie di Bill Clinton, Senatrice uscente per lo Stato di New York. Nel partito repubblicano, tre candidati: John McCain, l’anziano Senatore ed ex reduce del Viet-Nam, Mitt Romney Governatore del Massachusetts e Mike Huckabee Governatore dell’Arkansas.

La prima domanda che mi sono posto in queste settimane, è stata soprattutto quella sul partito politico. Dovevo fare una scelta verso i Democratici o verso i Repubblicani? La prima scelta che mi sono posto, in realtà era verso il partito Democratico. Dopo due mandati di guida repubblicana, era giusto tendere le orecchie verso l’altra parte politica che in questi otto anni era stata minoranza nel Paese, perché in fondo è giusto cambiare radicalmente guida dopo il ritiro di George W. Bush. Ma ho visto di come, all’indomani delle Elezioni di “Midterms”, raggiungendo la maggioranza al Congresso di Washington, i Democratici sono stati capaci di portare avanti la loro nuova visione politica dell’America, con un unica costante: attaccare l’Amministrazione Bush in ogni parte, anche dove aveva fatto bene, e rinnegando se stessi, perché buona parte di loro dentro il Congresso votarono favorevolmente alle principali azioni politiche che l’Amministrazione Bush presentò in questi otto anni di leadership: dall’intervento in Afghanistan a quello in Iraq, dagli investimenti mirati per promuovere la guerra al terrorismo islamico, dai piani per rilanciare l’economia, e via via il resto della politica repubblicana targata George W. Bush.

Nelle elezioni di Midterms, i democratici hanno raggiunto la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, portando i propri seggi da 202 nel 2004 a 233 nel 2006, guadagnando così ben 31 Congressisti. All’inverso i repubblicani ne hanno perso 30, passando da 232 a 202 Congressisti. Al Senato invece i due partiti raggiungono la parità: 49 Senatori i democratici, 49 i Senatori repubblicani, più 2 Senatori indipendenti. In questi due anni di maggioranza al Congresso, ma non al Senato (eppure in America non c’è quella porcata di legge elettorale che abbiamo in Italia), i democratici da una parte continuavano a sostenere la loro politica distruttiva a 360 gradi nei riguardi dell’Amministrazione Bush, dentro il Congresso continuavano a votare a favore della Casa Bianca e in questo balletto ridicolo, i democratici non hanno mai avuto una precisa, chiara e lineare posizione su le materie più importanti della politica americana, a partire dalla politica estera. Tutto questo mi ha fatto pensare inevitabilmente all’Italia, dove un Centro-Sinistra che ha vinto le elezioni (vinte per modo di dire) nel 2006, con una maggioranza certa a Montecitorio e una situazione imbarazzante al Senato, non ha certamente governato come avrebbe dovuto ed ha portato l’Italia ad una situazione veramente disastrosa.

Mi sono chiesto così, se fossi americano permetterei che negli Stati Uniti possa accadere una cosa simile? Se la maggioranza degli americani vuole veramente cambiare registro, cambiare politica, lo deve fare scegliendo un candidato dell’altro partito? Oppure, continuare a dare fiducia al partito Repubblicano che nonostante gli errori (?) che ha commesso in questi otto anni, può veramente tracciare una nuova strada, un nuovo futuro all’America e all’intero Occidente? La mia risposta è stata proprio questa: se l’America vuole cambiare in meglio e non commettere certi errori (?) che sono stati commessi sotto l’Amministrazione Bush Jr. deve continuare a dare il massimo appoggio al partito Repubblicano e non al partito Democratico.

Tra i tre candidati repubblicani quello che più mi piace è senza dubbio Mike Huckabee. John McCain lo trovo troppo avanti negli anni, e poi si è presentato con il solito vecchio stile conservatore, con i video di quando lui era in Viet-Nam, dove fu ferito, insomma il solito canone del Cow-Boy del Sud, tutto Dio-Patria-Famiglia. L’America ha certamente bisogno di ben altro, in caso uscisse lui vincente dalle Primarie, concordo in pieno l’opinione di Anne Coulter che si dice pronta ad appoggiare Hillary Clinton. Passiamo ora a Mitt Romney: è il candidato che ha avuto più degli altri due possibilità finanziarie; è figlio di un ex Governatore del Michigan, che tentò alla fine degli Anni Sessanta la corsa verso la Casa Bianca. Mitt è conosciuto non solo come politico, fino al 7 Gennaio scorso era Governatore del Massachusetts, ma soprattuto come imprenditore di successo. Fondò il Fondo Finanziario “Private Equity Bain Capital” e nel 2002 fu a capo dell’Organizzazione della XIX Olimpiade Giochi Invernali che si svolse a Salt Lake City nello Stato dello Utah. Un candidato, insomma, che potrebbe portare alla Casa Bianca interessi personali o comunque di gente molto vicina a lui e che in questi mesi a speso parecchio per la sua campagna elettorale e che sarebbero disposti a spenderne molto di più, se sarà lui il vincitore delle Primarie repubblicane.

Mike Huckabee è, invece, in assoluto il politico nuovo. Politico e Pastore della comunità battista. Si laureò infatti in Teologia con Lode. Si candidò al Senato nel 1992, ma non riuscì a farsi eleggere. Quattro anni dopo, divenne Governatore dell’Arkansas (lo Stato di Bill Clinton). Nel 2002 fu riconfermato  con il 53% di consensi. Compierà 53 anni il prossimo 24 Agosto, fino ad oggi non ha avuto molte possibilità finanziarie e nemmeno grandi testimonial, a parte l’attore Chuck Norris. Ma si presenta alle Primarie di domani a testa alta, sapendo che la vittoria alla Convention Finale è ancora tutta da conquistare.

In bocca al lupo Reverendo!!