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Candidature, Centro-Destra, Elezioni Anticipate, Politiche 2008, Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi ha aperto la campagna elettorale delle prossime elezioni politiche da Milano. Dal Teatro Nuovo di San Babila in occasione dell’incontro dei Circoli della Libertà di Maria Vittoria Brambilla, Berlusconi ha dato inizio ad una campagna elettorale che non sarà per niente soft e serena. Ha iniziato nell’elogiare il matrimonio tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. Ha ringraziato Umberto Bossi per l’amicizia e la fedeltà che gli ha riservato in questi anni. Ha tenuto aperta la porta a Mastella e al suo Udeur ed ha tenuto uno spiraglio per l’eventuale dietro-front di Casini, che ora come ora non ha ancora deciso, se correre da solo con il suo UDC oppure aggregarsi o con Berlusconi o con gli amici de La Rosa Bianca. Ma Berlusconi ha ripreso le sue invettive contro Romano Prodi, contro l’estrema sinistra formata da Comunisti e Verdi, non ha perso tempo nell’iniziare una campagna denigratoria verso Bruno Tabacci ed ha coniato anche per questa campagna elettorale uno slogan: “Rialzati Italia!”. Partiamo ora dalla cosa basilare e cioé dalle alleanze politiche di questo soggetto elettorale (perché così si deve definire) che si presenterà alle elezioni politiche. Il Sistema Bipolare non esiste più e quindi non esistono più le coalizioni elettorali così come le abbiamo conosciute dalle Politiche 1994 alle Politiche 2006. Il PdL sarà una lista unitaria con Berlusconi candidato Premier, che convoglierà non solo le candidature dei principali politici di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche dei cosidetti partiti minori che sono sempre orbitati dentro la coalizione di Centro-Destra, e che hanno sempre avuto problemi organizzativi e logistici per poter avere qualche chance di portare in Parlamento dei propri eletti. Sono i partitini come il PLI di De Luca, i PRI di La Malfa, la lista di Alessandra Mussolini, La Destra di Francesco Storace, forse anche l’Udeur di Mastella e i Liberaldemocratici di Lamberto Dini. Discorso a parte per la Lega Nord, che dovrebbe presentarsi con una propria lista soltanto nelle regioni del nord Italia e solamente nelle circoscrizioni elettorali dove è molto radicata e forte. A tutti quei piccoli partiti o partitini offrirà un posto nelle liste sia per la Camera dei Deputati e sia al Senato; nel caso non dovessero essere eletti, dopo la vittoria quasi certa di Berlusconi, ci potrà essere la possibilità per alcuni di loro di accedere in Parlamento tramite un posto in Tribuna, ovvero tramite i seggi che verranno assegnati alla lista vincente (premio di maggioranza). Infatti, l’attuale legge elettorale prevede che se nessuna delle liste o coalizioni raggiungano con il calcolo dei seggi quota 340 (pari al 55%) dei seggi disponibili, si dispone che la lista o coalizione che avrà raggiunto il miglior risultato elettorale nazionale (maggioranza relativa) gli verrà assegnato i 340 seggi ed i restanti 277 seggi verrranno ripartiti a tutte le altre liste; ultimeranno l’assegnazione dei seggi della Camera dei Deputati i 12 seggi da attribuire alle circoscrizioni Estero e il seggio da assegnare alla Regione Valle d’Aosta che adotta il sistema maggioritario. Stessa identica cosa per il Senato, anche se nella Camera Alta, conterà soprattutto il risultato su base Regionale e non Nazionale. Questo significa, che la lista di Berlusconi (come del resto nessuna altra lista elettorale) è capace di raggiungere il 55% di voti e quindi, più incamera partiti e partitini e più possibilità avrà di raggiungere un risultato elettorale maggiore dell’avversario principale, e cioè il Partito Democratico. Tutti questi partitini non faranno altro che gli “Acquaioli” di Berlusconi e Fini, in cambio di un ipotetico posto al sole. Passiamo ora, a Silvio Berlusconi come persona prima di parlare del suo Programma Elettorale: si è candidato per la prima volta nel 1994, vinse le elezioni ma governò poco e male; nel 1996 alle elezioni anticipate di Aprile perse contro Romano Prodi, leader dell’Ulivo. Si presentò nel 2001 nuovamente come candidato Premier, vinse le elezioni grazie alla legge elettorale maggioritaria (Mattarellum); governò per cinque anni ininterroti con una buona maggioranza in entrambe le Camere, ma nelle elezioni del 2006 uscì sconfitto da Romano Prodi leader dell’Unione di Centro-Sinistra; si ripresenta per la quinta volta alle elezioni politiche come candidato alla Presidenza del Consiglio, ha superato i 70 anni già da diversi anni, continua ad addottare lo stesso lessico populista e demagogico contro una sinistra che in realtà è una minoranza politica e sociale di nessun rilievo elettorale, continua ad aggredire gli altri candidati alla Presidenza e in questi 14 anni che fa politica non si è mai permesso di prendere in seria considerazione la necessità di risolvere i conflitti d’interesse che continua a difendere con parsimonia e aggiungerei anche con una decisa e diabolica arroganza. Sul lato umano è un candidato Premier da non votare, anzi bisogna augurarsi che queste elezioni politiche anticipate segnino la sua definitiva morte politica e che all’indomani della sconfitta sua e del Popolo della Libertà, si metta da parte, se ne vada in pensione perché l’Italia è in una situazione grave ma non disperata al punto da rimandare a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi, anche se solo per tre anni, ma visto il fallimento di Romano Prodi in soli due anni, immaginiamoci cosa potrà combinare uno come Berlusconi stando tre anni alla guida del Paese. Ora passiamo al programma elettorale del Popolo della Libertà: Berlusconi ha tirato fuori la solità grammatica che lo ha contraddistinto in questi anni, e cioé quella di abbinare i soliti pilastri populisti che hanno un effetto dirompente sui simpatizzanti del Centro-Destra, come le Intercettazioni, la Magistratura Rossa, le Tasse, l’Immigrazione, la Criminalità. Insomma il programma elettorale che tirò fuori sia nel 1994 e sia nel 2001. La chicca di quest’anno è stata però l’annuncio di un esercito di volontari da mandare ai Seggi, quindi si apre quella squallida ferita dei brogli elettorali delle elezioni 2006, pronta ad essere tirata fuori nuovamente in caso di sconfitta e questo significa, che da parte di Berlusconi non c’è tutta questa sicura e ferma convinzione di vincere le elezioni ad Aprile. Lui è cosciente che l’Italia, nonostante sia in parte contro Prodi e in parte delusa dal governo di Centro-Sinistra, rimane comunque spaccata in due. Questa netta divisione di credo politico, non si manifesterà nella Camera dei Deputati, ma piuttosto nel Senato, e anche se nessuno lo dice, ma molti lo pensano, si potrebbe verificare alle prossime elezioni, che il Centro-Destra abbia la maggioranza a Montecitorio, ma non a Palazzo Madama. Non è colpa soltanto della legge elettorale; è un problema sociale, anzi sociopolitico oltre che culturale. Infatti, anche se viviamo in un sistema parlamentare bicamerale “perfetto”, le due Camere presentano caratteristiche molto diverse tra loro. Iniziamo, dal corpo elettorale: alla Camera dei Deputati si vota per la prima volta a 18 anni, mentre al Senato bisogna aver compiuto 25 anni; è risaputo che nei giovanissimi c’è una propensione di votare per il Centro-Destra e non per la parte opposta; inoltre, tra i giovanissimi c’è una percentuale di astensionismo assai più basso rispetto alle altre fasce di età; al Aprile si presenteranno a votare un esercito di neo-elettori, quelli che nel 2006 avevano tra i 16 e i 17 anni e che voteranno certamente per Berlusconi; al Senato è diverso: bisogna avere 25 anni, gli elettori hanno già votato diverse volte, eccetto coloro che non avevano votato al Senato nel 2006 perché avevano un’età tra i 18 e i 24 anni, ma avevano comunque già votato per la Camera dei Deputati; dai 25 anni in su si ha più maturità, ma soprattutto un’idea della politica meno astratta e idealista dei diciottenni, e questo porta a votare di più a partiti con una certa solidità culturale e intellettuale, ai partiti cattolici, a quelli di Sinistra, ai Radicali, e cosi via. Passiamo ora ai Candidati: per candidarsi alla Camera dei Deputati bisogna avere 25 anni, mentre per il Senato bisogna avere 40 anni; differenze queste che pesano, anche se con la legge elettorale attuale, gli elettori non hanno la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti, ma di fatto tutte queste differenze pesano e continueranno a pesare, all’interno di una società drasticamente suddivisa in due visioni politiche. L’abbiamo visto anche in America, dove non c’è una legge elettorale proporzionale, che anche li gli elettori si dividono in due realtà politiche (Democratici e Repubblicani), e che alle elezioni di “Midterm” del 2006, i democratici hanno vinto prendendosi una buona maggioranza nella Camera Bassa, ma ritrovandosi lo stesso numero di Senatori dei repubblicani (49 a 49), più due Senatori indipendenti. E questo perché, i Congressisti vengono eletti nei vari Stati in base alla densità di popolazione, mentre i Senatori vengono eletti nel numero di 2 per ogni Stato, a prescindere dalla grandezza e dalla demografia che hanno. Cosa simile in Italia, dove i Deputati vengono eletti in rapporto alla popolazione su base nazionale, mentre i Senatori sempre in rapporto alla popolazione, ma su base regionale. In più, c’è da aggiungere che al Senato incombe la presenza dei Senatori a Vita, che hanno sempre avuto un’inclinazione a dare manforte ai governi del Centro-Sinistra, ma soprattutto che in Italia a contrario dell’America, non vi è una cultura politica, un carattere etico, che permettano di oltrepassare le divergenze politiche con accordi bipartisan. Qui in Italia, è ancora tutto troppo ideologizzato, e soltanto in parte è colpa della frammentazione partitica e del sistema elettorale. Silvio Berlusconi di tutto questo ne è cosciente e questo è certamente un buono anzi un ottimo motivo per non votare il 13 e il 14 Aprile, per il Popolo della Libertà.