L’Europa ha detto SI alla nascita di uno Stato indipendente nel Kosovo, regione balcanica che comprende ben 5 distretti amministrativi (su 29 totali) della repubblica serba. La Serbia, come il resto delle regioni balcaniche, faceva parte del vecchio Impero Ottomano, con le due Guerre Mondiali del Novecento fu inserita nella Repubblica Federale Socialista della Jugoslavia del dittatore militare Tito. Con lo smembramento dell’ex-Jugoslavia, la Serbia fu inserita in uno Stato autonomo insieme al Montenegro fino a quando, il 5 Giugno 2006, proclamò la sua definitiva indipendenza. Ma è negli Anni Ottanta che la Serbia inizia a tracciare un futuro pieno di incertezze e tragedie civili, non solo al suo popolo. E’ la dittatura di Slobodan Miloševic, Presidente della Repubblica jugoslava e poi di quella serba. Portò prima il proprio popolo in una sanguinaria guerra civile (guerra civile bosniaca), per poi macchiarsi di gravi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, tra i quali una atroce e sistematica pulizia etnica contro i musulmani balcanici oltre ad un spaventoso stupro etnico verso le donne in Kosovo, in Bosnia e Croazia. La Serbia, in maggioranza cristiana ortodossa, viene così relegata come il nuovo mostro, per tutta la comunità internazionale. Nelle ultime elezioni dei mesi scorsi, viene sventato il pericolo della vittoria elettorale da parte del leader dei nazionalisti. Vince il candidato democratico, filo-europeo e filo-americano e anche se per pochi istanti, da parte dell’Europa, si è pensato che la risoluzione del Kosovo potesse arrivare presto, ma la dichiarazione d’indipendenza prevista per oggi nella regione che si trova ancora sotto l’amministrazione delle Nazioni Unite, mette tutti d’accordo: si accende nuovamente un fuoco di cui non si è in grado di stabilire quanto saranno alte le sue fiamme e soprattutto in che direzione si propagheranno. Intanto arriva la bocciatura da parte di Mosca, che ha sempre tenuto conto della regione balcanica, sia per i suoi interessi stragegici (nei Balcani passono pipeline di petrolio e di gas) e sia interessi storici e culturali, per una comunità russofona presente, ma soprattutto una comunità ortodossa (la confessione principale della Russia); arrivano anche le bocciature da parte di Spagna e Grecia, che hanno paura che l’indipendenza del Kosovo possa generare nuovi focolai in Patria (la Regione Basca e la Macedonia). Ci si avvia così ad un braccio di ferro di proporzioni incalcolabili e di risvolti a medio-lungo termine inimmaginabili. Sta di fatto che in questo modo, la comunità internazionale si mette alle spalle definitivamente sia Dayton e sia la Risoluzione 1244. Si dà il bene placido alla nascita di uno Stato musulmano nel cuore dei Balcani, cioé quella regione che è sempre stata considerata per noi italiani ed europei occidentali il “nostro Oriente”. Un Kosovo indipendente, di maggioranza albanese e con la religione islamica predominante, con al suo interno (nel Nord) una comunità cristiana serba minoritaria e nel restante territorio (circa 10.000 Km²) con 2 Milioni di abitanti, una comunità di cultura albanese retta dai contingenti europei, che ancora non sono riusciti a controllare a pieno il territorio per colpa delle numerose famiglie Clan, che gestiscono in quella regione, il traffico di droga, di armi, di organi umani, ma soprattutto di schiavitù (donne e bambini al fine dello sfruttamento per la prostituzione). Il governo serbo è da anni che mette in guardia l’Europa e il resto della comunità internazionale sulle conseguenze che potrebbero arrivare dopo la nascita del Kosovo come stato sovrano e indipendente, ma da Roma, Parigi, Berlino e Londra, tutto questo non è stato considerato per nulla. E’ un errore per l’Italia aver aderito a questo progetto indipendentista. La Serbia così come il Montenegro (a contrario della Croazia e della Slovenia) non sono mai stati “italofobici” ma soltanto “italofilici”, e se l’Italia voleva cercare di ricostruire un suo progetto strategico nei Balcani ad ampio respiro, cercando così di rimettere nella propria agenda politica il Mare Adriatico alla stregua del Mediterraneo orientale e occidentale, e del Mar Nero che grazie ai buoni rapporti di partnership con il Cremlino, siamo entrati a pieno titolo in commesse importanti nelle costruzioni di pipeline petrolifere e gasdotti, dovevamo cercare di indicare un’altra soluzione per il Kosovo. Si prenda atto di questo, perché quando arriveranno i problemi (e arriveranno anche se non a breve), coloro che hanno governato l’Italia in questi anni, non vengano poi a dire che loro non ne sapevano nulla o che non potevano prevedere ciò che irrimediabilmente succederà negli anni a venire.
Balcani: venti di Libertà e di Guerra.
17 domenica feb 2008
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