I principali manuali di Storia, recitano così:
Maccartismo è termine dell’uso politico statunitense, e sta per indicare un atteggiamento di anticomunismo assoluto che si concreta in una visione politica manichea e in una vera e propria persecuzione di uomini e istituzioni dichiarati antiamericani in quanto comunisti. Storicamente rappresenta il culmine della Guerra Fredda nella politica interna degli Stati Uniti e coincide con gli anni 1950-54 in cui si consuma la parabola del Senatore repubblicano del Winsconsin Joseph McCarty (1907-57). E’ il momento di più esasperato anticomunismo del secondo dopoguerra, che dà luogo a una serie di purghe politiche a ogni livello e in ogni campo – ma soprattutto in quello intellettuale -, in un clima da caccia alle streghe più intenso della sia pur durissima lotta al comunismo di altri periodi.
Il Maccartismo fu senza dubbio uno dei periodi più bui della storia americana dello scorso Secolo. Ma per capire la deriva antiliberale maccartista occorre tenere presente diversi fatti che coincisero a cavallo di quel periodo: la rivoluzione cinese, lo scoppio della prima bomba atomica sovietica, la guerra di Corea e altri avvenimenti ancora. Negli Stati Uniti, patria di una concezione molto forte di libertà e di libero mercato, l’ideologia comunista non aveva mai avuto una tradizione radicata e di fatto, il Maccartismo della prima metà degli Anni Cinquanta è preparato da due precedenti passaggi risalenti al 1947, durante il mandato del presidente democratico Harry Truman. La formulazione della “Dottrina Truman” per il contenimento del comunismo e dell’espansione sovietica in tutto il mondo, e una inchiesta per verificare i trascorsi politici degli impiegati del governo federale. Se con la politica del “contenimento” gli Stati Uniti decidono di assumere su di sé la responsabilità della tutela dell’ordine democratico nel mondo, accantonando definitivamente ogni tentazione isolazionista, con l’inchiesta sulla “fedeltà” dei propri funzionari fanno propri i metodi adottati dal nemico. Di fronte al pericolo comunista la democrazia americana sceglie di restringere pian piano gli spazi di libertà di cui era sempre andata fiera. La paura, unita alla consapevolezza della propria forza – politica, militare, economica – daranno vita a quel clima di arroganza e di intimidazione politica che sfocerà tra il 1950 e il 1954 nel Maccartismo. Ma ora veniamo a noi italiani. Il nostro Paese guidato da un governo liberal-conservatore (Governo Berlusconi) tra il 2001 e il 2006, si ritrovò al centro di un cataclisma internazionale, dopo gli attentati americani dell’11 Settembre a New York e Washington D.C. . Il cosidetto Centro-Destra, incominciò a rafforzare il suo appoggio intelletuale alla politica dell’Amministrazione Bush, considerandola l’unica valida per rafforzare all’estero la propria immagine e in patria per passare come la forza democratica e liberale, difensore dell’Occidente libero. Così si incominciò a rafforzare una linea fortemente conservatrice e illiberale, tanto che molti esponenti di spicco della cultura e della politica italiana, che provenivano da una educazione liberale e laica hanno cominciato a manifestare pubblicamente per concezioni fuori logica storica, fino a quel giorno, per la nostra comunità laica e liberale. Politici, filosofi, accademici, incominciarono ad accodarsi nella dottrina Bush, ma soprattutto nel principio dello “scontro di civiltà” e in quello delle “radici giudaico-cristiane” dell’Europa. Da Hutchinson alla stessa Oriana Fallaci, tutto sembrava che andasse in una direzione, fino a quando dall’Afghanistan e dall’Iraq incominciarono ad arrivare i primi sentori del fallimento politico e militare della Casa Bianca, la morte del Pontefice Giovanni Paolo II e della sconfitta repubblicana alle elezioni di Midterms nel novembre 2006, hanno fatto il resto. La comunità liberal-conservatrice italiana ha incominciato a sentirsi orfana di qualcosa e così spinti da un’improvvisa catalizzazione mediatica da parte di ambienti ecclesiastici ed in particolare della Cei, i conservatori cattolici hanno incominciato a deviare il rafforzamento della loro politica contro le forze laiche e liberali dello schieramento opposto (Centro-Sinistra). Fallisce il referendum sulla legge 40, che rafforza le tesi fino ad allora perseguite, ma arriva anche un grande macigno e arriva proprio dagli Stati Uniti: nel partito democratico, si iscrive alle Primarie un senatore dell’Illinois, Barack Hussain Obama, appartenente alla comunità afro-americana e di religione musulmana. All’avvio delle primarie, Obama diventa la nuova icona americana per la Sinistra italiana ed in particolare per il neonato PD (che si chiama proprio come il partito americano di Obama). Cresce la febbre per questo giovane candidato nero, tanto che in questo preciso momento, è in vantaggio su Hillary Clinton. Questo naturalmente per la forza politica guidata da Berlusconi non è un bene, tanto che i sondaggi attualmente accreditati sulle prossime elezioni politiche italiane dicono che il PdL non è così in vantaggio come vogliono farci credere. Bisogna escogitare qualcosa, e a questo proposito arriva un aiutino proprio dalla Capitale italiana: scoppia il caso Sapienza; la storica Università romana, fondata da un Pontefice circa 7 secoli fa, si ribella contro il rettorato, per aver deciso di invitare il Pontefice Benedetto XVI in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico. Poteva il quotidano Il Foglio, farsi perdere questa occasione ghiotta per sostenere ciò che sostiene da quasi un decennio, direi proprio di no. Il direttore Giuliano Ferrara sposa la crociata anti-abortista, lui proveniente dalla cultura atea e comunista, lui che durante i fatti nel 1968 a Valle Giulia fu immortalato mentre lanciava pietre e spranghe di ferro contro le Forze dell’Ordine, lui che è sempre stato difensore di quella poca e misera laicità che la nascita della Repubblica Italiana ci aveva sempre garantito, lui si erge definitivamente come il nuovo Savonarola dei politici cattolici e decide di costituire una lista elettorale “anti-aborto”. Giuliano Ferrara si appresta così a dare una mano al Pdl soprattutto al Senato, dove lo schieramento di Berlusconi avrà seri problemi di maggioranza. Giuliano Ferrara sarà presto Senatore della Repubblica, e inizierà il suo Maccartismo made in Italy, ovvero i prossimi tre anni sarà portata avanti un’autentica caccia alle streghe contro le donne, contro l’aborto, contro il testamento biologico e chissà cos’altro. Se vincerà il Pdl e se al Senato riuscirà ad avere una maggioranza anche se molto lieve, dovremmo preparci a passare i prossimi tre anni in uno Stato che storpierà il più possibile quel minimo di laicità e di libertà che abbiamo raggiunto negli ultimi tre decenni. Inizierà il Ferrarismo, che segnerà dal punto di vista dei Diritti Civili, certamente il periodo più buio di tutta la storia repubblicana.