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Autonomismo, Elezioni Anticipate, Indipendentismo, Politiche 2008, Regionali 2009, Sardismo, Secessione
Mentre nella penisola non passa giorno, senza che i Media ci informino dei grandi movimenti che i partiti politici stanno facendo per accappararsi i candidati più famosi e più in vista per accrescere la potenziale vittoria finale alle prossime elezioni politiche, qui in Sardegna tutto tace. La Sardegna porta in Parlamento 18 Deputati e 9 Senatori: i due maggiori partiti (PdL e PD) sono in gran spolvero, ma è indubbio che nell’Isola i problemi siano maggiori rispetto ad altre regioni. Il PdL o Popolo della Libertà è la fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale; il Partito Democratico, invece, la fusione tra La Margherita e i Democratici di Sinistra. I posti disponibili quindi sono di gran lunga inferiori alla dirigenza dei partiti in questione; questo presuppone che ci siano le condizioni per un vero capovolgimento, se non addirittura di una vera e propria epurazione. Tale epurazione, però, sarà soggetta non tanto alla politica delle candidature per queste elezioni politiche, ma anche in riferimento a le elezioni che i sardi stanno aspettando con maggiore ansia e speranza: le Elezioni Regionali del 2009. Infatti, sara proprio in base agli accordi che dentro i partiti faranno in relazione alle due elezioni (politiche e regionali), nel senso che se per esempio, il candidato governatore alle regionali sarà vicino a Forza Italia, Alleanza Nazionale premerà per avere maggior credito nelle candidature delle Politiche, e viceversa; stessa cosa per il PD: se verrà confermato Renato Soru (che ancora non ho capito bene, se è più vicino ai DS o a La Margherita) allora le candidature alle Politiche avranno un percorso completamente diverso, da quello che prenderebbe se Soru venisse messo alla porta, per un altro candidato. In tutto questo, non possiamo che notare di come la Sardegna si trova in mezzo a delle logiche “continentali” che non hanno nulla a che fare con essa; si trova in mezzo a due giganti italiani, rappresentati da quattro vecchi partiti italiani, che non solo hanno già governato l’Italia nell’ultimo decennio per ben due volte ognuno; ma hanno già governato la Sardegna con esiti ancora più fallimentari di quelli ottenuti in campo nazionale. Per i sardi, già dal prossimo 13 e 14 Aprile, dovrebbe aprirsi la volontà di cambiare radicalmente appartenenza politica; l’obbligo dei sardi dovrà essere quello di votare in massa per i partiti autonomistici e indipendentisti sardi, perché l’importanza primaria dei sardi è a questo punto, quella di manifestare in modo così emblematico e drastico la loro sofferenza e rabbia per l’attuale situazione politica, economica e sociale che l’Isola vive da oramai troppi anni. Poter dare un voto come questo appena citato, non è soltanto un voto di protesta, ma bensì un voto dal significato politico evidente e significativo: è un voto che servirà a rammentare allo Stato Italiano, che i partiti autonomistici e indipendentisti hanno comunque una loro ragione storica e culturale, e che se dopo le elezioni politiche, chiunque vincerà – Berlusconi o Veltroni – non deciderà di prendere seriamente la questione Sardegna, l’anno successivo quei partiti autonomisti e indipendentisti, saranno in grado di presentarsi alle Elezioni Regionali con una forza elettorale talmente ampia che potrebbero vincere le elezioni in modo così netto, che nemmeno il Partito Sardo D’Azione degli Anni Ottanta, avrebbe mai potuto sognare di fare. E dare le Sardegna in mano agli autonomisti e indipendentisti sardi, significa soprattutto una cosa: o lo Stato Italiano si decide a dare alla Sardegna quello che gli spetta (ne più e ne meno di quello che gli spetta), oppure sarà la volta buona che il popolo sardo avvierà l’indipendenza e quindi la secessione dalla Repubblica Italiana. In Sardegna oramai si è raggiunto un tale malessere, una tale sofferenza in ogni ordine e grado, che i sardi senza accorgersene hanno abbandonato per sempre la vecchia cultura sardista. Il sardismo così come si radicò nel dopoguerra, un sardismo di puro stampo socialista è morto, non esiste più. Il vecchio sardismo, radicato nell’entroterra, nella società contadina, nei ceti bassi, il sardismo dove contava difendere “Sa Limba” e il folclore, è morto e sepolto. Oggi il sardismo è oramai radicato nel ceto medio, e nella borghesia isolana e persino nei sardi d’adozione che in Sardegna lavorano e vivono. E’ un sardismo nuovo, che coniuga la tradizione ultramillenaria della Sardegna con la modernità della società contemporanea che i sardi hanno acquisito alla pari del resto degli italiani. Alle Elezioni Politiche è importante andare a votare e non astenersi dal voto, oppure votare scheda bianca, ma votare per i partiti autonomistici e indipendentisti, nella speranza che si presentino da soli. Tanto votare per loro o non votare o votare scheda bianca o votare per Berlusconi o per Veltroni, significa comunque far vincere Berlusconi o Veltroni, allora tanto vale votare per un vero movimento dei sardi, con candidati sardi, che da sempre sono in prima linea per i diritti e gli interessi della Sardegna. A giorni scade il termine della presentazione dei simboli alle elezioni politiche, mentre per le candidature dovremmo aspettare ancora una settimana; ancora sette giorni e così sapremmo chi votare. Liberalblog è intenzionato ad appoggiare gli autonomisti e indipendentisti sardi.