Il Nepal è una regione dell’Asia Meridionale, situata all’estremità settentrionale del Subcontinente indiano, confinando a Nord con la Cina e a Est, Ovest e Sud con l’India. Il Nepal è un Paese simbolico ed emblematico, al punto da essere meta di turisti provenienti da tutto il mondo “Occidentale”, non tanto per il cosidetto “turismo di massa”, ma piuttosto perché attratti da interessi ben diversi. Il Nepal è comunque il simbolo di due ricchezze indiscutibili: la prima è certamente la catena montuoso dell’Himalaya, che ospita la cima più alta del mondo e cioè l’Everest; la seconda ricchezza è la presenza del Dalai Lama, la massima figura spirituale del Buddismo, con i numerevoli templi dei monaci buddisti, e delle monumentali statue di enormi dimensioni del Principe Siddartha al secolo Il Budda. Qui, la consueta ignoranza di noi occidentali, ci spinge a considerare il Nepal, la terra dei buddisti o comunque lo Stato che li rappresenta, ma non è vero. Infatti, meno del 10% della popolazione tibetana appartiene alla religione buddiste, contro un 80% circa di induisti e un 4% circa di musulmani. Il Nepal è così, l’anello di congiunzione di due storie e culture giganti: quella indiana e quella cinese. Nel bene o nel male, l’unica colpa del Nepal, è proprio quella di trovarsi in mezzo alle due potenze asiatiche e di venire schiacciata soltanto dall’idea di poter percorrere una strada diversa da quella che è sempre stata portata avanti dalle due superpotenze, tra l’altro potenze nucleari del continente asiatico. Tutta la storia del Nepal sin dalle sue origini, non fa altro che intersecarsi con la storia politica, culturale e strategica della Cina e dell’India, e di questo nessuno è in grado di fare nulla e non a caso, la comunità nepalese che più delle altre alla fine ci deve sempre rimettere, è guarda caso la minoranza religiosa ed etnica del Nepal: i monaci buddisti. Le notizie che arrivano da giorni dal Nepal, sono drammatiche, ancora di più di quelle che apprendemmo mesi a dietro dalla Birmania. E nonostante ci sia da parte nostra la massima solidarietà per i monaci, chi ci governa non decide di prendere le dovute azioni diplomatiche e politiche, per le quali possa nascere finalmente in tutta la comunità internazionale la decisione di fare ciò che sarebbe dovuto succedere già da tempo. Non vedo perché noi tutti dovremmo accettare di mandare i nostri atleti a Pechino per le Olimpiadi, a casa della più grande dittatura esistente nel mondo in questo momento. E pensando, nel nostro piccolo e cioè all’Italia, dell’atteggiamento osceno e dilettantistico del Presidente Prodi nel non ricevere ufficialmente il Dalai Lama quando venne in Italia, per non fare indispettire il governo cinese, nascondendosi così nella Ragion di Stato e cioè nel fatto che l’Italia ha interessi economici in Cina, ovvero i nostri imprenditori vanno a costruire scarpe e vestiti di lusso facendo lavorare bambini e donne senza alcuna garanzia sindacale per pochi euro e così, continuare a venderli per gli stessi prezzi nelle boutique occidentali e aumentare non di poco i loro utili aziendali. Insomma prima viene l’economia e poi i diritti civili, prima la politica e dopo se ci rimane tempo l’etica. Le decine di morti in Nepal di questi ultimi giorni, sono da imputare quasi totalmente all’esercito cinese e quindi al governo di Pechino, ma i governanti occidentali a partire da Prodi che non hanno voluto comportarsi come avrebbero dovuto, di certo non possono affermare di avere le mani sporche di sangue, meno dei cinesi.