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I Governi liberali non esistono e per quanto mi riguarda, non sono mai esistiti. I governi devono difendere gli interessi dello Stato, i quali interessi chissà perché non vanno mai pari passo con gli interessi della gente. Quindi, i governi operano tendenzialmente per non dare maggior libertà al proprio popolo, in virtù del principio di tutela del buon padre di famiglia, e quindi di limitare loro “per il loro bene”, e dove possono fanno di tutto anche per limitare quella libertà e quei diritti che sono già acquisiti, o perlomeno così si reputa. I governi diventano liberali soltanto quando sono costretti dalla gente, quando l’indignazione, la rabbia, la sofferenza di un popolo e talmente evidente, che il governo non può fare a meno di attuare determinate scelte politiche ed economiche, che possano determinare un ridimensionamento di quella indignazione, rabbia e sofferenza che viene dalla società civile. E’ stato così sempre, e continuerà ad essere così anche in futuro. Nel dopoguerra il movimento politico, che si pose il problema di combattere questa storpiatura culturale tra i bisogni della gente e gli interessi dei governi, è stato il Partito Radicale, ovvero la costola del PLI che si staccò nel 1955 per intraprendere una propria strada: liberale, liberista e libertaria. Ma il partito dei radicali, sin dal suo esordio portò avanti dei lati incomprensibili, lati nei quali si accentuavano i caratteri di anticlericalismo (ancora oggi presenti), di antimilitarismo, di pacifismo, con iniziative a dir poco spettacolari. I lati positivi di questo movimento si allinearono con la nascita del movimento femminista e con la difesa dei diritti degli omosessuali. La vittoria referendaria sul Divorzio e sull’Aborto, rappresentarono il culmine del successo politico di quel determinato movimento libertario e fu proprio in quegli anni così movimentati che i Radicali misero piede per la prima volta in Parlamento (1976), ma proprio quell’entrare nell’arco costituzionale, è stato l’inizio del declino di quel movimento, declino lento e irreversibile. Questo perché se da una parte i Radicali perseguivano battagli lodevoli e condivisibili, come la guerra contro la partitocrazia, dall’altra non facevano che far parte di quel mostro politico che dicevano di voler abbattere; inoltre la presenza impetuosa e padronistica di alcuni leader nazionali, hanno ostacolato la nascita di nuovi e giovani leader, che si sono visti schiacciare da tale presenza e il movimento piano piano perdeva elementi che invece, avrebbero rinsaldato la causa liberale dei Radicali. Le intenzioni in origine erano buone, come buone furono quelle dei loro predecessori. Infatti, i Radicali non nascono nel 1955, ma nel 1880, quando dall’Estrema (la Sinistra mazziniana e garibaldina) si stacca per l’appunto il Partito Radicale, grazie all’illuminante azione di personaggi come Cavallotti, Bertani, Bissolati ed altri. Ma anche il primo partito radicale si perderà nei meandri delle istituzioni, dopo aver assaggiato il vero potere dello Stato, tralasciando quello che era il vero mandato di rappresentanza popolare e piano piano scomparire definitivamente dalla scena politica italiana. Stessa sorte ai radicali di oggi, che sono riusciti a piazzare 9 parlamentari grazie al buon cuore di Walter Veltroni. Ma nel Paese c’è un movimento che sta prendendo piede soprattutto nella società civile, ed è il movimento d’opinione che si rispecchia con l’azione civile e politica di Beppe Grillo, che grazie alla Rete e alla Blogosfera ha trovato il terreno più fertile per sollecitare la coscienza degli italiani, dinanzi a questo sfracelo che è davanti agli occhi di tutti. Beppe Grillo o il Grillismo rappresentano in tutto e per tutto il nuovo movimento radicale italiano, i nuovi liberali, liberisti e libertari. A differenza dei Radicali non hanno nessuna intenzione di trasformarsi in movimento politico, anche se hanno dato vita a delle Liste Civiche per le Politiche dello scorso 13 Aprile. Anch’essi propongono delle iniziative referendarie e legislative, anche loro con azioni spettacolari sollecitano l’opinione pubblica sui problemi importanti, in ogni fronte: politico, economico e civile. Sono loro che grazie a quel fenomenale V-Day, riescono a far parlare di loro e di noi tutti, visto che i problemi che portano in luce riguardano tutti quanti noi. Domani, giornata dell’Anniversario della Liberazione, ci sarà il secondo V-Day, in tutte le maggiori città italiane. Ci sarà anche a Cagliari e io andrò a vederli dopo aver partecipato alla manifestazione del 25 Aprile.