Prima della Guerra, con l’Italia legata alla Triplice Alleanza, la Marina Militare prevede di dover compiere operazioni soprattutto contro i porti francesi e in difesa delle nostre coste tirreniche. Dopo l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa, il principale teatro bellico si sposta sul Mare Adriatico. Nel 1915 la nostra Marina è chiamata ad organizzare l’evacuazione dell’esercito serbo. Ma il compito che la nostra flotta deve assolvere è soprattutto quello di difendere i bastimenti da carico nazionali e alleati che trasportano uomini, materiali e viveri, insidiati dai sommergibili e dalle unità leggere austriache, che sbucano all’improvviso in mare aperto e colpiscono di sorpresa. Più che di battaglie navali, nell’Adriatico dobbiamo parlare di scorrerie rapide e micidiali, alle quali gli italiani rispondono in modo efficace e determinato, adattandosi alla guerra e inventando nuovi armamenti. Nel 1918, negli ultimi giorni di guerra, Raffaele Paolucci e Raffaele Rossetti forzano il porto di Pola con un “siluro a lenta corsa” (il maiale) e affondano la Corazzata Viribus Unitis. Ma la guerra in Adriatico è legata soprattutto alle Motosiluranti (MAS). La società veneziana automobili nautiche (SVAN) mette a punto un motoscafo veloce e ben armato, destinato alla caccia dei sommergibili nemici: è il MAS, una sigla che dall’origine di Motobarca Armata Svan, si adatterà di volta in volta ad essere letta come Motoscafo Anti Sommergibile, Motobarca Armata Silurante fino all’acrostico latino suggerito da Gabriele D’Annunzio MEMENTO AUDERE SEMPER. Le caratteristiche principali del Mas ideato da Attilio Bisio sono il basso pescaggio, la sagoma sfuggente, una chiglia ideata per evitare il “baffo d’acqua”, cioé le onde sollevate a destra e a sinistra dello scafo durante la navigazione veloce. Tra il 1916 e il 1918 entrano in servizio 244 Mas, in vari modelli, dislocati in nove basi navali: tre nella laguna di Venezia, una ad Ancona, una a Bari e quattro nel Canale d’Otranto (passaggio obbligato per i sommergibili austriaci per andare nel Mediterraneo). Dopo l’affondamento di due piroscafi nel porto di Durazzo (7 e 26 Giugno 1916), il 10 Dicembre 1917 il Comandante Luigi Rizzo forza il porto di Trieste e silura la Corazzata Wien. Ma il successo più famoso dei Mas resta quello ottenuto in Adriatico fra il 9 e il 10 Giugno 1918, al largo dell’Isola di Premuda. Due Mas comandati da Rizzo e da Giuseppe Aonzo si imbattono casualmente in una formazione austriaca. Si tratta di due Corazzate, la Szent Istvan (Santo Stefano) e la Teghetthoff, uscite da Pola con un caccia e sei Torpediniere di scorta per un’azione contro il nostro sbarramento antisommergibile che dall’inizio della guerra chiude il Canale di Otranto. Le due minuscole unità danno battaglia e ottengono un successo insperato: colpita da due siluri, la Szent Istvan, fiore all’occhiello della Marina austriaca, si inclina su un fianco e affonda dopo un’ora d’agonia. La vittoria ha un duplice risultato: scoraggiare ulteriori sortite austriache in Adriatico e dare un nuovo strumento alla propaganda in vista della prossima offensiva austriaca sul Piave. A quel giorno, a quell’impresa guidata dal Comandante Rizzo e dalla Guardiamarina Giuseppe Aonzo, l’Italia decide di dedicare il giorno più importante per la nostra Marina Militare: la Festa della Marina, conosciuta anche come il giorno di Santa Barbara, Santa protettrice dei marinai. Nonostante la festa religiosa viene onorata nel mese di Dicembre, il 10 Giugno viene ricordato come la festa della Marina Militare Italiana, dei suoi uomini e della sua straordinaria storia fatta di gloria e onore.
10 Giugno 1918: l’impresa di Premuda.
10 martedì giu 2008
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