Tag

, , ,

In Sardegna da non so quante settimane si sta girando le riprese di un film su Eleonora d’Arborea, una delle figure femminili della storia isolana più controvversa, ma anche per certi versi straordinaria. Eleonora nasce nel 1362, figlia di Mariano IV Giudice d’Arborea. La Sardegna nata come Regno Sardo intorno al 1200, fu suddiviso in quattro sottoregni, che venivano chiamati per l’appunto giudicati. In quel tempo, si faceva sempre più strada l’egemonia spagnola ed in particolare quella aragonese, ma nell’isola il predominio della Repubblica di Pisa era ancora troppo forte. Il Giudicato d’Arborea sarà l’ultimo sottoregno sardo che cadrà nelle dominio spagnolo. Eleonora era per l’appunto figlia del Giudice d’Arborea e in seguito moglie di Brancaleone Doria, Principe genovese. Trattandosi di una donna, in una terra matriarcale, venne spontaneo da parte degli storici più affermati, dipingerla come un personaggio straordinario, e addirittura baluardo, icona, dell’indipendenza del popolo sardo, al punto che in epoca molto recente, in Sardegna è persino nato un movimento politico indipendentista, che usa il simbolo del Giudicato degli Arborensi e che promuove la nascita di una Repubblica Indipendete Sarda (I.R.S.). Ma gli Arborensi non avevano assolutamente niente di sardo, era una stirpe toscana che facevano nell’isola gli interessi di Pisa, la repubblica marinara che più di qualsiasi altro straniero egemone portò il popolo sardo ad uno stato di servilismo, di oppressione e di miseria, che nemmeno le parentesi dei Vandali o degli stessi Saraceni, possono essere paragonate all’oppressione pisana. La Repubblica di Pisa non si degnò mai di costruire infrastrutture in Sardegna: nè strade, nè porti, nè acquedotti o ponti. Niente di niente; non permise ai sardi (autoctoni) di poter far carriera militare nell’Armata pisana; nè di studiare nelle università fuori dall’isola; nemmeno di contrarre matrimonio con pisani. L’unica cosa che contava per Pisa, era quella di sfruttare al massimo le risorse naturali della Sardegna, a partire da quelle minerarie, di controllare il Mar Mediterraneo con le loro flotte e naturalmente, quella di succhiare il possibile dal popolo sardo tramite i tributi e le tasse, fondamentali per alimentare le banche pisane che a loro volta andavano a finanziare le loro campagne militari. Agli Arborensi non importava assolutamente nulla dei sardi, ma solo rappresentare al meglio la repubblica pisana e contrastare quanto più potevano, qualunque straniero che potesse mettere in discussione tale egemonia nell’isola. Prima ci tentarono di Genovesi, e poi si affacciò la futura potenza spagnola, che faticò non poco a scacciare definitivamente dall’isola i pisani. Eleonora fu comunque una donna con un ingegno spiccato, con un carattere per nulla femminile, grazie ad una fermezza alquanto virile. Si trovava nella casa paterna quando ci fu un assalto popolare (molto probabilmente aizzato dagli aragonesi) durante il quale, perse la vita il fratello maggiore Ugone, colui che avrebbe dovuto prendere le redini del Giudicato dopo il padre Mariano. Così neanche ventenne Eleonora si ritrovò in lizza alla successione del Giudicato d’Arborea, senza mai averlo sognato o preteso. Assunse con coraggio tale eredità politica, visto che non vi era altro erede maschio tra gli Arborensi. Segnò il suo esordio con diversi massacri, la maggior parte gratuiti e insignificanti per gli esiti strategici del suo Giudicato, ma per pura rivalsa contro gli spagnoli, contro i sardi ribelli che decisero di patteggiare per gli spagnoli. Trascinò il suo Giudicato verso una guerra contro il Regno d’Aragona, e nonostante gli spagnoli finchè lei rimase in vita, si dovettero accontentare di pochi capisaldi nell’isola, quella guerra che portò soltanto sangue e lacrime a fiumi al popolo sardo, poi dovette comunque firmare il trattato di pace, perché quella che Eleonora considerava una vittoria, in realtà fu la più grande sconfitta civile per tutta la Sardegna. Di lei rimane anche un patrimonio giuridico di non poco conto, anche se su questo fronte non tutti sono così certi di assegnare la paternità ad Eleonora d’Arborea. Sta di fatto, che la “Carta de Logu” rimane uno degli esempi giuridici più straordinari della Sardegna rinascimentale. Un codice di leggi civili e penali monumentale, che ancora oggi rimane  come esempio di civiltà giuridica dell’antico regno sardo, emanata nel 1395 e poi inseguito adottata in ogni parte dell’isola. Eleonora d’Arborea morirà nel 1403 a soli 41 anni. Per suo volere e della sua famiglia, il corpo verrà sepolto in Toscana, sua terra patria, perché evidentemente la Sardegna era così indegna per gli Arborensi, che non poteva meritare nemmeno di custodire i resti di Eleonora. Dopo la sua morte, l’isola potrà finalmente trovare periodi di pace e di libertà grazie agli spagnoli. Ma di questo, né scriverò in futuro.