In Sardegna da non so quante settimane si sta girando le riprese di un film su Eleonora d’Arborea, una delle figure femminili della storia isolana più controvversa, ma anche per certi versi straordinaria. Eleonora nasce nel 1362, figlia di Mariano IV Giudice d’Arborea. La Sardegna nata come Regno Sardo intorno al 1200, fu suddiviso in quattro sottoregni, che venivano chiamati per l’appunto giudicati. In quel tempo, si faceva sempre più strada l’egemonia spagnola ed in particolare quella aragonese, ma nell’isola il predominio della Repubblica di Pisa era ancora troppo forte. Il Giudicato d’Arborea sarà l’ultimo sottoregno sardo che cadrà nelle dominio spagnolo. Eleonora era per l’appunto figlia del Giudice d’Arborea e in seguito moglie di Brancaleone Doria, Principe genovese. Trattandosi di una donna, in una terra matriarcale, venne spontaneo da parte degli storici più affermati, dipingerla come un personaggio straordinario, e addirittura baluardo, icona, dell’indipendenza del popolo sardo, al punto che in epoca molto recente, in Sardegna è persino nato un movimento politico indipendentista, che usa il simbolo del Giudicato degli Arborensi e che promuove la nascita di una Repubblica Indipendete Sarda (I.R.S.). Ma gli Arborensi non avevano assolutamente niente di sardo, era una stirpe toscana che facevano nell’isola gli interessi di Pisa, la repubblica marinara che più di qualsiasi altro straniero egemone portò il popolo sardo ad uno stato di servilismo, di oppressione e di miseria, che nemmeno le parentesi dei Vandali o degli stessi Saraceni, possono essere paragonate all’oppressione pisana. La Repubblica di Pisa non si degnò mai di costruire infrastrutture in Sardegna: nè strade, nè porti, nè acquedotti o ponti. Niente di niente; non permise ai sardi (autoctoni) di poter far carriera militare nell’Armata pisana; nè di studiare nelle università fuori dall’isola; nemmeno di contrarre matrimonio con pisani. L’unica cosa che contava per Pisa, era quella di sfruttare al massimo le risorse naturali della Sardegna, a partire da quelle minerarie, di controllare il Mar Mediterraneo con le loro flotte e naturalmente, quella di succhiare il possibile dal popolo sardo tramite i tributi e le tasse, fondamentali per alimentare le banche pisane che a loro volta andavano a finanziare le loro campagne militari. Agli Arborensi non importava assolutamente nulla dei sardi, ma solo rappresentare al meglio la repubblica pisana e contrastare quanto più potevano, qualunque straniero che potesse mettere in discussione tale egemonia nell’isola. Prima ci tentarono di Genovesi, e poi si affacciò la futura potenza spagnola, che faticò non poco a scacciare definitivamente dall’isola i pisani. Eleonora fu comunque una donna con un ingegno spiccato, con un carattere per nulla femminile, grazie ad una fermezza alquanto virile. Si trovava nella casa paterna quando ci fu un assalto popolare (molto probabilmente aizzato dagli aragonesi) durante il quale, perse la vita il fratello maggiore Ugone, colui che avrebbe dovuto prendere le redini del Giudicato dopo il padre Mariano. Così neanche ventenne Eleonora si ritrovò in lizza alla successione del Giudicato d’Arborea, senza mai averlo sognato o preteso. Assunse con coraggio tale eredità politica, visto che non vi era altro erede maschio tra gli Arborensi. Segnò il suo esordio con diversi massacri, la maggior parte gratuiti e insignificanti per gli esiti strategici del suo Giudicato, ma per pura rivalsa contro gli spagnoli, contro i sardi ribelli che decisero di patteggiare per gli spagnoli. Trascinò il suo Giudicato verso una guerra contro il Regno d’Aragona, e nonostante gli spagnoli finchè lei rimase in vita, si dovettero accontentare di pochi capisaldi nell’isola, quella guerra che portò soltanto sangue e lacrime a fiumi al popolo sardo, poi dovette comunque firmare il trattato di pace, perché quella che Eleonora considerava una vittoria, in realtà fu la più grande sconfitta civile per tutta la Sardegna. Di lei rimane anche un patrimonio giuridico di non poco conto, anche se su questo fronte non tutti sono così certi di assegnare la paternità ad Eleonora d’Arborea. Sta di fatto, che la “Carta de Logu” rimane uno degli esempi giuridici più straordinari della Sardegna rinascimentale. Un codice di leggi civili e penali monumentale, che ancora oggi rimane come esempio di civiltà giuridica dell’antico regno sardo, emanata nel 1395 e poi inseguito adottata in ogni parte dell’isola. Eleonora d’Arborea morirà nel 1403 a soli 41 anni. Per suo volere e della sua famiglia, il corpo verrà sepolto in Toscana, sua terra patria, perché evidentemente la Sardegna era così indegna per gli Arborensi, che non poteva meritare nemmeno di custodire i resti di Eleonora. Dopo la sua morte, l’isola potrà finalmente trovare periodi di pace e di libertà grazie agli spagnoli. Ma di questo, né scriverò in futuro.
Eleonora d’Arborea: l’eroina fasulla del popolo sardo.
29 martedì lug 2008
Posted in Storia
Incredibile!!!
E quand’è che i popoli dominati dagli spagnoli hanno conosciuto la pace e la libertà? Ma sa l’autore com’era ridotta la Sardegna sotto la dominazione aragonese? Una landa desolata…
e si è documentato sulla storia del Sud Italia o dell’America Centrale e Meridionale?
Ma cos’è! L’Ente per la Propaganda della Spagna?
Eleonora lasciò un corpo di leggi che è durato 450 anni, oltre che il sogno di una Sardegna libera e unita.
Le leggi degli spagnoli venivano cancellate il giorno dopo la partenza degli occupanti…e questo fa la differenza…o no?
E’ così pieno di falsità e di livore antisardo da sfiorare il ridicolo.
Lei non conosce nulla dell’argomento di cui scrive, ma è animato unicamente da un sordido odio per noi Sardi.
Gentile signor Leone, si abitui alla diversità: noi non siamo Italiani, se non politicamente, la nostra storia è diversa, così come la nostra identità.
Afferrato il concetto? Nel caso in cui faccia fatica, come immagino, si rimetta a studiare seriamente.
A proposito, dove è stata sepolta Eleonora, in Toscana? In quale città? ahahaha
E’ davvero ridicolo come taluni si ergono a storici pur non avendo la benchè minima capacità per poterlo fare. Mai letto tante idiozie in una volta sola! non solo riguardo all’origine degli arborensi (per nulla italica) ma anche riguardo alle riforme portate avanti dal casato e soprattutto dalla grandissima judikessa lianora. Certe capre non dovrebbero avere il diritto di potersi esprimere liberamente su certi argomenti, dato che li insozzano con la loro ignoranza gretta e misera.
ma per esprimere il proprio dissenso non occorre altretanto fare le “pecore” e seguire l’ esempio di chi si esprime in toni poco educati! Allorcè il vostro parere o le vostre conoscenze siano in discordanza con quelle espresse dal Sig. Leone, la cosa piu’ giusta da fare era quella di portare quì gli argomenti piu’ giusti e in maniera piu’ corretta possibile. Invece, ho letto solo insulti che nulla hanno portato a chiarimento del possibile errore del titolare di questo blog.
Antonella
Ringrazio Antonella, per la sua consueta schiettezza e moderazione, ma se non ho voluto fino ad oggi replicare ai commentatori di questo articolo, un motivo ci sarà pure stato. Incominciamo a fissare la premessa, che nel mio articolo non ci sono errori di sorta e sfido chiunque a dimostrare il contrario con qualcosa di concreto, di documentale. Ma vediamo di chiarirci punto su punto. Partiamo dal signor Carmine. Che si chiede se questo blog è un ente di propaganda spagnola. La risposta è no, ma chi amministra questo blog è di origine spagnola anche se sardo da una 15a di generazioni ed è forse per questo che posso ammettere il mio unico difetto, e cioè quello di essere forse prevenuto verso la Toscana, la storia pisana ed in particolare con la dinastia arborense, anche perché per motivi “genealogici” non posso e non potrò mai parlare a favore di loro. Per quanto riguarda il signor Alessandro, in realtà le risate me le faccio io e sono anche delle risate molto grasse. Perché lui trova divertente che io abbia scritto che Eleonora d’Arborea non è stata sepolta in Sardegna, perché forse (sbagliando clamorosamente) lui ritiene che Eleonora riposi in pace dentro la Chiesa di San Gavino a San Gavino Monreale. Niente di più sbagliato. L’omonima chiesa è stata eretta in un area che faceva parte dell’Antico Giudicato d’Arborea e che in diverse fasi successive ebbe un grande rilievo archeologico dove furono trovati dei resti, che alcuni studiosi ritennero appartenere a diversi sovrani di Arborea, ma questa tesi non fu mai confermata o accettata dalla comunità accademica e scientifica. Sta di fatto che comunque in onore della Dinastia arborense la chiesa di San Gavino fu trasformata al suo interno in una sorta di Pantheon in onore dei sovrani del Giudicato e troviamo all’interno diverse effige in onore di Eleonora ma anche di altri sovrani. Il signor Alessandro evidentemente ha poca dimestichezza con queste cose e quindi non conosce la differenza che passa tra un sarcofago e un cenotafio. Il primo è un sepolcro monumentale dove all’interno ci sono i resti di una persona, il secondo è un sepolcro monumentale tale e quale al sarcofago ma dentro è vuoto, completamente vuoto, ed infatti la parola cenotafio viene dal greco che significa per l’appunto “tomba vuota”. Molto probabilmente per Alessandro, anche nella Basilica di Santa Croce a Firenze dentro il sepolcro a lui dedicato ci sono veramente i resti del grande Dante Alighiere, ma non è cosi. Io credo che Alessandro non sia mai stato a San Gavino Monreale e tanto meno, ha mai messo piede dentro la chiesa di San Gavino. Passiamo ora a Jubanne, il quale forse un giorno ci spiegherà lui che è tanto conoscitore della storia da quale lingua viene la parola judikessa lianora, perché io non l’ho mai letta da nessuna parte. Lui trova il mio scritto ridicolo e idiota, mi considera una capra (animale che tra l’altro mi è sempre stato molto simpatico), ma l’unica idiozia la scrive proprio lui, quando dice che l’origine degli arborensi non è per nulla italica. La dinastia dei Giudici d’Arborea, che erano dei sovrani locali per l’appunto della Sardegna Occidentale durante il MedioEvo, vengono suddivisi in cinque dinastie (casate). La prima era quella dei Lacon Gunale, e fu rappresentata da ben sette sovrani dal 1015 al 1116: Gonario I, Barisone I, Mariano I, Orzocco I, Torbeno, Orzocco II e Comita I, di cui si ignora per loro non solo il luogo ma anche la data di nascita; la seconda fu quella dei Lacon Serra, dal 1116 al 1217 e compresero ben 10 Sovrani, da Gonario II a Barisone III, dove tra questi Re si conosce entrambe le date (di nascita e di morte) e si presume che siano nati in terra sarda; la terza fu quella di Bas (Baux) Serra, la dinastia precedente a quella di Eleonora, che andrà dal 1241 al 1383 e che comprenderà ben 11 Sovrani, da Mariano II a Ugone III. Tra questa dinastia e la precedente si denota un mutamento soprattutto nei nomi, che indicano una chiara analogia con i nomi che si usavano dare soprattutto in Toscana, nonostante questi sovrani siano nati in Sardegna; la quarta dinastia è quella della Casa Doria Bas (Baux), con soli tre sovrani: Federico dal 1383 al 1387, Eleonora dal 1383 al 1387 come reggente del figlio e dal 1387 al 1402 come reggente del secondo figlio e Mariano V dal 1387 al 1407; infine l’ultima dinastia, quella di Narbona con i due sovrani: Guglielmo III di Narbona dal 1407 al 1410, e Brancaleone Doria (de facto) dal 1408 al 1409. Nel 1420 il giudicato di Arborea viene venduto da Guglielmo di Narbona al Regno d’Aragona. Finisce così nel 1420 la dinastia degli Arborensi. Prima di dare dell’ignorante, del gretto, del miserabile ad una persona, bisognerebbe avere la certezza di quello che si dice. Al di là di questo, in Internet contrariamente a quanto succedde altrove, chi si mette a scrivere “minchiate” viene scoperto e la sua credibilità è finita e siccome io sono in Internet da diverso tempo, da diversi anni e quest blog viene letto ogni giorno da diverse centinaia di persone, se fossi uno che si inventa le cose, che si mette a scrivere “minchiate” avrebbe finito di scriverle, perché tanto nessuno andrebbe a leggere quello che scrive.
Io attendo, ma in toni clami e leggibili,la ripsota di chi precedentemente ha dissentito dallo scritto del signor Leone. Lo attendo al varco con gli argomenti che possano in qualche modo scalfire quanto affermato da l’autore del blog. Faccio una premessa, sono appassionata di storia, sarda, del mio paese Villasor, (tanto a lungo in mano agli spagnoli; Alagon fino al 1700 circa), e in generale di tutta la storia….e sfido, come ha fatto il sig. Leone, a dimostrare il contrario di quanto da lui affermato ma, con documenti e argomentazioni valide non con insulti…..
By Antonella
Sarò breve perchè non ho molto tempo, perciò tratterò più a fondo diversi punti la prossima volta. Se le risulta difficile comprendere la lingua Sarda, le consiglio le pubblicazioni del Wagner o di Blasco Ferrer, inoltre appare evidente che lei non abbia mai letto o almeno visionato i vari condaghes dove appare con chiarezza la parola “judike”, evidentemente le sue conoscenze inoppugnabili si basano sul sentito dire. Per tornare al discorso principe, lei ha citato diverse dinastie e appare ancora più ridicola la sua tesi sull’origine toscana degli arborensi. Sono stati vergati numerosi articoli da illustri docenti universitari, che fanno risalire proprio l’origine dei lacon de gunale ai famosi “duces barbaricinorum” di cui ne viene citato uno nella famosa Epistula ad Hospitonem di Gregorio Magno. Lei parla inoltre di questa presunta “toscanità” della dinastia de bas-serra, quando proprio questa era strettamente legata alla corona aragonese e vedeva in essa un alleato proprio contro le velleità pisane che ancora permanevano nel giudicato di Caralis all’epoca di Ugone II (Gli Arborea stessi hanno richiesto l’intervento degli aragonesi per gestire questa situazione). Il cambiamento dell’onomastica è dovuto all’avvicinamento culturale tra la nazione Sarda e quella Aragonese e se vuole le consiglio anche qui qualche pubblicazione sull’influenza culturale iberica nella Sardegna tardo giudicale. Per concludere, il titolo de Bas o Baux è un omaggio offerto dalla corona aragonese a Ugone II (Visconte di Bas) per cercare di spegnere le pretese regie degli Arborea in Sardegna, non è dunque presente alcun nesso con la casata storica. L’origine degli Arborea è indigena e affermare il contrario equivale a sputare sul lavoro compiuto da tantissimi medievalisti direttamente sulle fonti, è un insulto per tutti quelli che come me lavorano in ambito universitario e non per rendere alla storia il periodo di maggiore fioritura culturale e politica in Sardegna. Altresì, dovrebbe sapere che durante la dominazione “spagnola” l’economia Sarda ha subito un tracollo spaventoso e si sono insinuati quei germi tipici della cultura feudale, che hanno annichilito un’intero popolo e che lasciano pesanti tracce ancora oggi. Le consiglio infine di leggere il volume “storia della Sardegna” del Carta Raspi e di prestare molta attenzione alle figure dei PODATARI di età spagnola e di leggere magari gli articoli e i libri scritti dal Prof. Meloni. Ulteriori approfondimenti e pubblicazione la prossima volta. Ha detto bene, prima di scrivere bisogna avere la certezza di quello che si dice, ma la troppa certezza (come quella che la caratterizza) è fonte di ignoranza o superficilità.
la parola ignorare chiude in se il significato di “non conoscere”, qualora questa venga usata in toni che non si limitano a dire: “non conosci” ma, protragono il suo significato indirizzandolo al significato in senso dispreggiativo, io credo che chiunque la pronuncia in questa direzione “non conosce” l’ umiltà per dire: ” varie tesi, varie opinioni, tante storie”.
Qualcuno non le ha spiegato, gentile sig. jubane, che anche gli storici piu’ accreditati molte volte hanno dei punti che divergono l’ un con l’altro?
Gentile Antonella,
come lei ha ben fatto notare, io ho solo detto che il sign. Leone non conosce i seguenti argomenti o li conosce soltanto superficialmente, , diciamo che l’unica mia pecca è quella di avere un carattere molto sanguigno e di prendere molto a cuore le questioni, in particolare quando si tratta dei miei studi, perciò mi scuso per le parole veementi dei post precedenti. Tuttavia il Sign. Leone sostiene tesi che non stanno ne in cielo ne in terra! non hanno il benchè minimo supporto delle fonti e cozzano con tutto ciò che fino ad oggi è dato per certo. Qui non è una questione di pareri signora, qui si tratta di verità storica manipolata a piacimento e ritengo che l’unico che manca di umiltà è proprio il sign. Leone che pur senza un titolo e senza conoscenze adeguate si erge al rango di storico.
saluti
Il Sig. Leone pretende di dare un’origine toscana alla casata dei Bas Serra rifacendosi ai nomi dei Giudici (che tra l’altro toscani non sono), così pronunciati e scritti in Sardo: Lyanore, Marjane, Uchon o Ukone, Sinispelle, Federico, ecc.
Ora, cosa abbiano di toscano questi nomi lo sa solo lui…. Inoltre la Carta de Logu e tutti i carteggi del tempo, soprattutto di parte spagnola, non parlano più di casata d’Arborea (o Arvaree, Arva Rey= Acqua regale) ma di Nacion e Repubrica Sardesca, riconosciuta come propria ormai da tutti i Sardi, che nel 1409 combatterono in massa come volontari a Sanluri-Seddori per difenderla. Lo stesso Brancaleone Doria, che molti definiscono genovese, era Sardo da generazioni e lui stesso prima di tornare in libertà dichiara di combattere per la Nacion Sardesca e non per se stesso o gli Arborea. Una buona lettura per il Sig. Leone: Franciscu Sedda: La vera storia della bandiera dei Sardi, Ed. Condaghes….. Li trova tutte le prove che vuole.
io da buon sardo,ho sempre confidato nell’intelligenza delle persone.Pecio penso che tu non sia tanto tonto da credere alle scemenze che vai professando su queste eteree pagine ma che semplicemente voglia provocare i fieri sardi .
p.s. iscusdemi meda si appo iscrittu in sa limba de sos FRADILESE ISTIMMAOSO italianoso
prima di parlare bisognerebbe studiare e documentrsi sulla materia. I quattro giudicti sardi non erano dei sottoregni,besi veri e propri regni,con a capo il judiches,giudice appunto che spesso veniva anche chiamato rex,rè. Fra l’atro esistevano già molto prima che Bonifacio VIII creasse il regno di Sardegna e Corsica.Infatti sono nati dall’organizzazione del territori sardo, intorno al 900 quando l’isola si stacco dall’impero di Costantinopoli.Il giuicato d’Arbora è stato l’ultimo a cadere appunto all’inizio del ’400.
ma hai letto la storia dei giudicati su topolino?
è un cumulo di imprecisoni! fa spavento!
tra il grottesco e il ridicolo
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Francamente quanto ha scritto l’autore di questa discussione è imbarazzante. Dall’affermazione che Eleonora sarebbe stata toscana… a quella che si sarebbe fatta sepellire in Toscana (venne seppellita a San Gavino Monreale, in Sardegna).
Concordo invece sul fatto che i pisani fossero interessati solamente alle entrate fiscali e commerciali “sos ladros de Pisa”. Per quanto riguarda la storia dei giudicati, che parte nel IX secolo d.C. e finisce nel XV, occorre che l’autore si documenti un pò meglio. Forza Eleonora…
In marzo2010 uscirà negli Oscar Mondadri la versione aggiornata della mia biografia, VITA DI ELEONORA D’ARBOREA’ già edita da Camunia nel 1984. Le notizie contenute nel mio libro sono tutte basate su documenti controllabili, che smentiscono molte delle inesattezze affermate dal signor Leone.
1-I de Serra Bas (gli Arborea) si erano nel corso dei secoli sposati anche con qualche continentale, ma fondamentalmente restavano sardi. Il padre di Eleonora, Mariano, aveva moglie catalana, ma lui era figlio e nipote di sardi, e anche la moglie catalana subito si ‘sardizzò’prendendo a cuore l’interesse dei sardi per l’indipendenza.
2- Prima della ‘conquista’ catalana molti sardi si sposarono con pisani ed ebbero seconda casa a Pisa.Non fu solo sfruttamento.
3- Alla morte del fratello Ugone, Eleonora aveva già sposato Brancaleone Doria e non si trovava nella casa paterna, nè tantomeno in Sardegna.Era cittadina onoraria di Genova, che l’aveva esentata dalle tasse pur di averla come cittadina, stava per diventare consuocera del Doge e sarebbe potuta restare a vivere tranquilla in Liguria.Ma scelse di tornare in Sardegna.
4-Ebbe a cuore l’indipendenza della Sardegna dai catalani come già suo padre Mriano, che con le riforme agraria favorì non solo la situazione economica dell’isola ma liberò i contadini sardi dalla servitù della gleba.Eleonora accettò di lasciare il marito in prigione e sacrificò gli affetti familiari per rappresentare e difendere, cicondata dai majorales di tutta l’isola, l’indipendenza della naciòn sardesca.
Non ho spazio per confutare le molte altre inesattezze del signor Leone, ma più di trent’anni di studi, TUTTI BASATI SUI DOCUMENTI, mi fanno considerare il suo intervento come un cumulo di emotività, approssimazione e mancanza di serietà storiografica.
Aspetterò con ansia l’uscita del suo libro, lo comprerò, lo leggerò con l’adeguata attenzione e poi deciderò di pubblicare in questo blog la mia recensione, che sarà priva di “emotività, approssimazione e serietà” storiografica. Nel frattempo, nell’alto della sua sapienza, le chiedo cortesemente di farmi sapere la data e il luogo di nascita di Gonnario Comita de Lacon Serra, I Giudice d’Arborea. Non si è mai saputo dai documenti esistenti il luogo e la data di nascita. Si presume che fosse originario del Logudoro (madre terra della mia famiglia), ma il Logudoro faceva parte del Giudicato di Torres, che se non ricordo male, i suoi Sovrani erano di stirpe Carolingia ed ebbero un intenso rapporto con Pisa. Mi faccia sapere.
gentilissima D.SSA Pitzorno, desidero contattarla in merito ad un convegno, ma non so come fare dato che a Torino mi hanno rubato tutto: agende, pc. telefono ecc. ecc. le lascio la mia mail. marinatozzo@hotmail.it
Signora Tozzo, questo non è il blog della Pitzorno. La signora in questione, ha soltanto lasciato un commento a questo articolo per puro spirito polemico verso il sottoscritto.
Mi complimento cone lei signor leone per il coraggio di aver voluto scrivere la verità. Una verità che ovviamente i sardisti non accettano e lo dimostrano le reazioni irritate al suo post. Per un popolo da sempre dominato e succube di civiltà superiori non è facile accettare che quelli che vengono considerati i loro miti fossero in realtà tutt’altro che degli eroi come un certo romanticismo nazionalista sardo vuole dipingerli.
La signora Pitzorno poi, dice cose non vere quando afferma di aver studiato dai documenti: Quali documenti? Di storia sarda medievale c’è ne è ben poca negli archivi storici europei; in quelli sardi zero dal momento che furono distrutti durante i varie subbugli.
Ma a parte questo, credo che se i sardi continueranno ad ostinarsi di esaltare una storia fasulla e non accettare invece quella vera che li vede da sempre dominati, tarderanno a raggiungere il benessere e la serenità che meriterebbero. Invece, purtroppo, si assiste negli ultimi tempi ad un fiorire di fantarcheologia, mitizazzioni ridicole il tutto supportato da sedicenti movimenti indipendentisti che non fanno altro che creare disorientamento e inquietudine nella popolazione sarda che avrebbe bisogno di ben altro.
Finiamola di sognare dei fasti passati, ma utopia per utopia preferirei la Sardegan tornasse a essere governata da quella dinastia illuminata che portò progresso e civiltà nell’isola, i Savoia.
La ringrazio.
Capito per caso in questo blog cercando, guarda caso il luogo di sepoltura di Eleonora d’ Arborea. Ho letto quello che avete scritto e vorrei dire la mia. Non tanto sullo specifico caso ma per racontarvi quello che in tempi recenti un pastore sardo disse ad un giornalista che gli chiedeva come Lui interpretasse la storia della Sardegna. Il pastore era del Logudoro, la stessa terra di origine del Sig. Leone.
Si iniziò da lontano… i Cartaginesi occuparono alcune coste facevano commercio..e poi ? chiese il giornalista. Eppoi se ne andarono e arrivarono i Romani… si spinsero un po’ più all’ interno manon tanto da preoccuparci troppo..e rimasero molto ma se ne andarono anche loro… Poi un periodo strano con Pisa, Genova e altri..Npon fecer0 granchè e a un certo punto se andarono, complici certi sardi dell’ epoca. “il pastore tralascia il fecondo periodo dei Giudicati”. Eppoi? chiede ancora il giornalista, Beh!! arrivarono gli spagnoli che rimasero 400 anni che regalavano pezzetti della nostra Isola ai cavalieri per ricompensarli dei meriti di guerra. Conti e Marchesi si diffusero dapertutto…. ma la ruota gira e anche gli spagnoli andarono via…. eppoi dopo un breve periodo ci fu anche l’ Austria.. ma non si erano messi d’ accordo bene ed anche gli austriaci andarono via…Bene! disse il giornalista, e che cosa successe poi?. Arrivarono gli italiani e… e? chiese il giornalista. Ci sono ancora!! concluse candidamente il pastore.
p.s.: Caro Manuel. I tuoi amati Gran duchi di Savoia che diventarono Re perchè la Sardegna era un regno, per la nostra Isola fecero il “vuoto Torricelliano”. Tasse e distruzione. Pensate che erano stati mandati via ma poi quando Napoleone gli diede un calcio in c… dal Piemonte , Noi con l’ opitalità che ci contraddistinge gli ospitammo per una quindicina d’ anni… peggio per noi!!!
Vi segnalo il libro di Francesco Casula (la storia di Sardegna). Ho avuto l’ onore di averlo mio insegnante,ma Lui i Blog non li fa’ ahimè!!
La ringrazio per il suo commento. Non sono affatto d’accordo sul suo Post Scriptum; ci sono stati dei Re di Sardegna che hanno fatto molto per la Sardegna. Mi riferisco soprattutto a Carlo Alberto di Savoia. Sono certo che il Professor Casula si associerebbe al mio punto di vista. Cordiali saluti.
Da Illoraese, caro signor Leone, mi permetta di correggerla. Illorai ( presumo si riferisse proprio al nostro piccolo paesello come suo luogo d’origine ) si trova in Goceano ( o Costera) e non in Logudoro. Mi permetta anche di dissentire dal contenuto del suo articolo. La rovina della Sardegna è stata quella di aver interroto la strada dell’indipendenza.Gli Spagnoli, prima, e i Savoia in seguito e definitivamente, hanno impedito all’Isola di diventare uno stato indipendente, libero e sovrano come si sarebbe meritato. Cordiali saluti, Maria Francesca Lai
@Maria Francesca: se ho scritto Logudoro me ne dispiace, è stato certamente un errore. So bene che si chiama Goceano. Molto probabilmente per via della lingua (il logudorese) ho fatto confusione nello scrivere. Tutto qui.
Scusate se mi intrometto con una domanda “altra”
Non so molto della storia della Sardegna, sono di Bologna e stavo cercando informazioni su Eleonora e leggo: “Eleonora fu comunque una donna con un ingegno spiccato, con un carattere per nulla femminile, grazie ad una fermezza alquanto virile”
Cosa vuol dire? Che il morbo di Parkinson in Sardegna colpisce solo le donne che non hanno un ingegno spiccato unito a un carattere femminile?
E perchè se “Trattandosi di [una donna, in] una terra matriarcale, venne spontaneo da parte degli storici più affermati, dipingerla come un personaggio straordinario, e addirittura baluardo, icona, dell’indipendenza del popolo sardo” ma nessuno ha sottolineato il legger leggiadro sessimo della frase?
Bella domanda. Molto probabilmente per ignoranza Signora Luisa. Coloro che prendono Eleonora d’Arborea come baluardo del patriottismo sardo sono soltanto ignoranti.
mi piacciono le tesie e le antitesi. ma ancor di più il parlare amabilmente. credo sia nell’interesse comune e lo dico come sarda. anche perchè questo permetterebbe a tutti noi di fare una sintesi (composizione) di valore autentico.
e come sarda vorrei chiedere una cosa (dato che siamo nel campo “delle cento pertiche”). parlando, con un signore, dei fenici, mi sono sentita dire che non sono mai venuti in Sardegna. ora, io di certo so che non c’ero e che pertanto devo ascolto a tutte le teorie, ma il triangolo della dea tanit (verso l’alto vita, verso il basso morte), l’ho visto, l’ho immaginato o ha un’altro significato, diverso da quello che mi hanno insegnato? non sono polemica, cerco tutte le teorie e le opinioni. con serenità. poi l’amore per quella che Sini definisce “la terra che non ride”, beh, questo è un problema mio
Nella mia replica precedente, quando ho scritto “spirito polemico” non era rivolto a lei ma alla Pitzorno.
Signor Pisano (sempre che sia questo il suo vero cognome), non ho pubblicato il suo commento per due semplici motivi: il primo perché ha fornito un indirizzo Email falso e questo fa intendere che lei non è una persona onesta e quindi preferisce nascondersi perché non ha coraggio di sostenere le sue idee; il secondo perché è stato decisamente scortese nei confronti di mia moglie, la ringrazio l’apprezzamento di mia moglie, ma vede io non ho moglie e se l’avessi e le sue frasi fossero vere, significherebbe che mia moglie è decisamente una bella donna. Tolto questo, le ricordo che il titolo di studio non determina le capacità di una persona. In Italia abbiamo avuto un politico che con la Terza Media è riuscito a diventare Capo dello Stato e che uno dei saggisti e storici italiani più conosciuti come Sergio Romano, che è arrivato a ricoprire il ruolo di Ambasciatore non è laureato. Detto questo, concludo nel dirle che nonostante io non sappia chi lei sia, ho il suo IP, con il quale sarebbe per me alquanto facile, arrivare a sapere chi lei sia veramente. Questo vale per lei e per coloro che continueranno ad inviare messaggi per puro divertimento nell’offendere gratuitamente le persone. Io, nonostante quello che lei pensa, non ho offeso nessuno. Per quanto riguarda il contenuto del mio articolo su Eleonora d’Arborea, non sono io che devo dimostrare quello che ho scritto, ma chi non conviene con me, dimostrare l’opposto.
Pare che Eleonora morì di peste, per cui il suo corpo potrebbe essere stato arso come tanti altri in quel periodo, se così fosse potrebbe non esistere un luogo di sepoltura. Ci domandiamo se sono rimaste le sue ceneri, ma non abbiamo documentazione poichè l’archivio aragonese in Oristano è stato dato alle fiamme dagli stessi dopo la loro sconfitta.
Sig. leone non si offenda, però veramente lei ha delle lacune riguardo alla storia del medioevo sardo, i toscani erano i Massa, i Della Gherardesca e altri, ma non i de’ Serra Bas.
“Per suo volere e della sua famiglia, il corpo verrà sepolto in Toscana, sua terra patria, perché evidentemente la Sardegna era così indegna per gli Arborensi, che non poteva meritare nemmeno di custodire i resti di Eleonora. Dopo la sua morte, l’isola potrà finalmente trovare periodi di pace e di libertà grazie agli spagnoli. Ma di questo, né scriverò in futuro.”
Più volte ai vari commentatori son state richieste fonti e prove a supporto delle loro confutazioni. L’autore del blog sarebbe così gentile da fornire la bibliografia in base alla quale ha redatto questo articolo e soprattutto rivelare la fonte in base alla quale afferma che Eleonora è stata sepolta in Toscana? La ringrazio.
Da “La Spagna in Sardegna”
di Joaquin Arce
Dopo alcuni secoli di tenebre, dopo il 1000, la Sardegna ci si presenta divisa in quattro regni – Giudicati – aperta alle attività delle repubbliche marinare e con una lingua romanza già formata, che ricalca espressioni intere del latino parlato dai romani.
Governati da Giudici, istituzione che fa ricordare i leggendari giudici supremi della Castiglia del IX secolo, i giudicati di cagliari, Torres, Gallura e Arborea sono presto vittime delle ambizioni di Pisa e Genova.
Le prime relazioni con Pisa furono commerciai, ma nel XII secolo si convertirono in un dominio effettivo sull’Isola, sempre contrastato con la rivale repubblica di Genova.
Cagliari e la Gallura cadono in potere di Pisa, Torres in mano di forti famiglie genovesi, ad eccezione di Sassari che riuscì a diventare comune autonomo; soltanto Arborea conservò per più tempo la sua indipendenza.
Che il commercio fosse allora fiorente, pare indiscutibile, come pure l’agricoltura, grazie ad alcuni ordini monastici; e che i pisani abbiano lasciato una splendente tradizione di arte nell’architettura, è anche indubitabile.
Tuttavia l’Isola continua ad essere divisa ed assediata, vittima delle aspirazioni economiche delle due grandi repubbliche marinare e con l’ansia di liberarsi da coloro che considerava dominatori (1a).
Pisa riuscì ad imporre un forte tributo perfino alla stessa Arborea, i cui ostentavano un titolo catalano e si sentivano legati alla casa reale d’Aragona.
In effetti i giudici d’Arborea del sec. XIII erano di stirpe catalana, della casa dei Cervar-Bas, e portava annesso il titolo di Visconti di Bas.
Il Viscontado fu venduto prima del 1241 dal Giudice Pietro II al suo parente Simon de Palau,
Pertanto, già dalla prima metà del secolo XII, i Giudici arborensi portavano il citato, poichè avevano ereditato il Viscontado di Poncet de Cervera, cugino di Agalborsa, sposa del Giudice Barisone I. Il figlio di questo è Ugo di Bas, Giudice d’Arborea.
La relazione tra Arborea e la catalogna furono costanti, fino al punto che i giudici continuarono ad usare il titolo di Visconte di Bas fino all’estinzione della loro dinastia, alla fine del secolo XIV.
Due carte del 1248 e del 1286 del re d’Aragona e Mariano II d’Arborea e un altro documento del 1293 dimostrano la continuità di queste relazioni; e ciò può spiegare come Giacomo I, e Giacomo II, nel 1295, abbiano sollecitato dal Papa la iinfeudazione della Sardegna.
Continua……
Lei ha serie lacune persino sulla storia di Spagna, in quanto ignora che di Spagna si parla, in senso politico, a partire dal 1492. Quanto a toscani, pisani e dominatori vari, mi sembra strano che le doglianze giungano da una persona che si fregia dello stesso simbolo dei peggiori oppressori dei sardi e non solo: i famigerati Savoia.
Le ricordo inoltre due fatti che smentiscono la sua teoria in maniera categorica: Eleonora d’Arborea era nata nel regno d’Aragona e aveva sposato un Genovese (sarebbe curioso se Lei si spingesse a teorizzare un’alleanza inedita pisano-genovese) e ad una Genovese aveva promesso in sposo il figlio Federico. Cordialità
Cordialità a senso unico le sue, non sono contraccambiate. Forse io avrò lacune per quanto riguarda la storia di Spagna, lei invece ne ha (ed è una certezza questa) sulla storia della Sardegna e soprattutto della Sardegna sabauda. Soltanto uno stolto può dire che i Savoia sono stati i peggiori oppressori della Sardegna. Vorrei tanto capire come va definita oggi la Repubblica Italiana nei confronti dei sardi!!
Salve, leggendo questo blog sono rimasto particolarmente colpito da quanto afferma il sig. Leone. In particolare, quando si riferisce ai regnanti di Arborea come aventi origini toscane. Mi chiedo: le sue tesi, si basano su delle personali deduzioni, o sono suffragate da dei documenti e quindi verificabili? Io non ho mai letto documenti di prima mano, ma ho studiato su testi universitari e letto diversi libri di storia dove quanto dice lei non risulta…Mi piacerebbe approfondire l’argomento. Grazie.
secondo me il signore che si firma sopdet, ha ragione, signor Leone dovrebbe fornire la bibliografia in base alla quale ha redatto questo articolo e soprattutto rivelare la fonte in base alla quale afferma che Eleonora è stata sepolta in Toscana. E appunto dove? in quale citta’?
grazie
Non ha lacune, racconta una fanta storia, gli arborea non avevano rapporti con i pisani, e non erano pisani, tanto che eleonora nasce in catalunia e viene educata secondo le norme catalane, sul curare poi gli interessi pisani.. quando i catalani sbarcano nel golfo di palmasMariano (padre di Eleonora) li appoggia, sperando che poi lascino il regno a lui (come vassallo) infatti la prima città posta sotto assedio è Iglesias (la villa di chiesa pisana) e poi Cagliari (sempre pisana) e a lucocisterna (elmas) i pisani sono battuti dall’esercito catalano rinforzato dagli arborensi.
e per chiudere le ricordo che Eleonorà sposò Brancaleone Doria (del ramosardo dei Doria genovesi) non certo un nobile pisano.
su dove sia sepolta poi..si pensa che sia sepolta nel convento di santa chiara, cosi come il padre Mariano.
Sono onorato, che ancora oggi, dopo tutto questo tempo, riesca ad attirare tanta attenzione. Per l’ennesima volta, riporto che non ho mai detto che Eleonora non fosse sarda e tanto meno suo padre il Giudice Mariano IV, ma ho sostenuto come le dinastie dei Giudici di Arborea, sono colme di vuoti documentali. A partire dal capostipite che si insinua abbia origini del Goceano, il quale faceva parte del Giudicato di Torres e non di Arborea, per passare ai suoi successori, rimangono sconosciute le date e i luoghi di nascita e di morte. Si presume che siano nati in un certo periodo, ma non si sa con certezza la data. Non vi sono documenti (certificati di nascita, di matrimonio e di morte) che possono attestare tali riferimenti. A parte Eleonora, tutti i suoi antenati o predecessori, non si sa quando e dove sono nati. Infine, non vedo cosa ci sia di tanto vergognoso nel discendere da antenati provenienti da altre parti d’Italia.