Oggi, ricade l’anniversario del più grande crimine di guerra che sia stato compiuto dall’uomo. E non dobbiamo mai permettere di cancellarlo dalle nostre menti e dalle nostre coscienze.
Ricordare sempre.
06 mercoledì ago 2008
Posted in Internazionale
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Oggi, ricade l’anniversario del più grande crimine di guerra che sia stato compiuto dall’uomo. E non dobbiamo mai permettere di cancellarlo dalle nostre menti e dalle nostre coscienze.
06 mercoledì ago 2008
Posted in Difesa e Sicurezza, Storia
Sabato scorso, 2 Agosto, si è spento all’età di 97 anni l’Ammiraglio di Squadra Gino Birindelli, Medaglia d’Oro al Valore Militare e Medaglia d’Argento al Valore Militare. Birindelli era uno degli ultimi Patrioti viventi (perché solo così va definito). Classe 1911, originario di Pescia, l’Ammiraglio Birindelli fu uno dei componenti del leggendario gruppo d’assalto della Regia Marina Italiana, conosciuto come “i 7 dell’Orsa Maggiore”, sotto il comando dell’allora Tenente di Vascello Licio Visintini. Birindelli partecipò al primo tentativo contro Alessandria d’Egitto nell’agosto del 1940 e al primo tentativo contro Gibilterra nell’ottobre dello stesso anno, dove per un soffio, per cattivo funzionamento del “Maiale”, mancò una nave da guerra britannica. Riferendosi a quei uomini valori e straordinari, il Primo Ministro inglese W. Churchill disse:
Un gruppo di marinai italiani, stanno mettendo in seria difficoltà la Marina più potente del mondo, quella britannica.
Di fatto la vita di Birindelli, così come quella degli altri eroi del mare, non fu mai ordinaria, scontata e noiosa. Finita la guerra, Birindelli fu sempre preso a modello e considerato come era giusto fare. Ricoprì diversi ruoli, fino ad arrivare a Comandante della Squadra Navale italiana. Nel febbraio del 1970, ospitò a bordo della Nave Garibaldi i Parlamentari italiani, membri della Commissione Difesa. Dopo averli ricevuti con il dovuto rispetto li suddivise tra le varie navi che formavano la nostra Squadra Navale (alla fonda nel porto di Cagliari), ordinando ai rispettivi Comandanti delle navi di tenerli rigorosamente nei locali Macchine e Caldaie. I parlamentari dopo quattro ore di navigazione con mare forza 2-3 furono riportati sulla Garibaldi per la conferenza stampa. All’arrivo dell’Ammiraglio Birindelli si scatenarono le proteste dei parlamentari in modo alquanto acceso, per il trattamento ricevuto; Birindelli in tutta risposta disse loro, che quelle erano le migliori condizioni in cui i politici fanno vivere i militari italiani ed in particolare i marinai. Seguì un caso politico grave, che però portò ad aprire finalmente con serietà e responsabilità, la necessità di riformare l’intero sistema militare. Lo stesso Birindelli portò davanti alle sedi opportune quello che verrà ricordato come il “libro bianco” della Marina. Allo stesso Birindelli, sempre in quegl’anni, si deve la riforma del gruppo speciale degli incursori della Marina Militare, oggi denominato Comsubin. Ma a Birindelli spetta anche un altro merito (mai dimostrato e sempre da lui smentito): quello dell’affondamento della ex Corazzata italiana Giulio Cesare. Alla fine della II Guerra Mondiale, avendo perso il conflitto, le nostre Forze Armate dovettero pagare un prezzo molto alto, e la nostra Marina non fu da meno dell’Esercito. Mentre gli americani e gli inglesi si accontentavano di smantellare l’acciaio che componeva le nostre navi da guerra (in particolare le cannonniere), per poi destinarle a Bristol in Inghilterra e da lì fonderlo per poterlo riutilizzare, i Sovietici le nostre navi se li portavano via direttamente. Tra queste va ricordata la gemella della nave scuola Amerigo Vespucci, che si chiamava Cristoforo Colombo. Tra le tanti navi da guerra italiane, non risultava all’inventario postbellico la corazzata Giulio Cesare. Chi diceva che era stata affondata tra la Sardegna e la Corsica, chi diceva che l’avevano presa gli inglesi e gli americani, sta di fatto che il Giulio Cesare non si sapeva che fine aveva fatto. Negli anni Cinquanta un nostro diplomatico accreditato in Romania, si accorse che una delle navi sovietica ormeggiate nel porto, gli era tanto familiare. Fece fare delle fotografie e i microfilm furono mandati a Roma al Palazzo della Marina. Subito si accorsero che quella nave era la Giulio Cesare e sentito il Presidente del Consiglio, decisero di mandare degli ex incursori, tra cui Birindelli per minarla con i maiali e affondarla. Così fecero: trasportarono le mignate per ferrovia e la Giulio Cesare affondò per sempre. Negli anni Novanta uscì un dossier del settimanale Espresso, ma Birindelli negò sempre così come fece un altro grande eroe della nostra Marina che fu accusato di aver fatto parte della spedizione, e cioé Luigi Ferraro, anch’esso Medaglia d’Oro al Valore Militare e soprannominato “l’affondatore solitario” per le sue straordinarie azioni d’assalto in Turchia. Con Birindelli non se ne va soltanto l’ultimo grande eroe delle Forze Armate italiane, ma anche un pezzo di storia dell’Italia, che non dovrebbe mai essere dimenticata.
06 mercoledì ago 2008
La notizia è apparsa solo nei giornali locali, ma pare che l’idea di schierare le Forze Armate a fianco di quelle d’Ordine per contrastare la delinquenza comune e dare così maggior sicurezza preventiva ai cittadini italiani, non sia piaciuta molto a certi ambienti militari ed in particolare al Corpo della Brigata Sassari, una delle “Forze di Proiezione” più famose nel mondo del nostro Esercito. La notizia parla di oltre 100 militari del glorioso e leggendario corpo militare che hanno marcato visita presentando un certificato medico, per evitare così di essere assegnati al nuovo ruolo istituzionale di passeggiatori urbani, anche se l’Ufficio Stampa dei Sassarini parla soltanto di una decina di casi e che il tutto, come al solito è stato gonfiato dai Media. La Brigata Sassari nasce nel 1915, debuttando così nella Grande Guerra nei principali teatri del Nord Italia; è lì che conferirà la sua prima medaglia d’oro al valore militare, insieme al soprannome di “Dimonius” e cioé Diavoli. Tale nome gli fu dato dal nemico austriaco: pare (ma non è mai stato dimostrato) che i Sassarini dopo le battaglie avessero il vizio di staccare un orecchio di ogni nemico che avevano eliminato e che poi li portassero intorno al collo a mò di collana, inseriti su una catenina. Quando sfilarono davanti al Re alla fine della guerra, lo stesso notò come nel petto i soldati di quel reparto avessero la divisa rosso sangue, per via delle decine di orecchie che ancora colavano di sangue, da qui il termine “Diavoli Rossi”, ma ripeto è soltanto una leggenda metropolitana di fonte austriaca. Sta di fatto, che la Brigata Sassari divenne presto famosa per il suo coraggio, la sua temperanza e la sua forza, al punto da offuscare la nomea ancora più temibile del corpo degli Arditi. Oggi la Brigata Sassari è composta da due reggimenti di fanteria (151° e 152°), da un reggimento Genio Guastatori (5°) e da un Reparto Comando e Supporto Tattico. E’ composto da elementi in maggior parte sardi e l’attuale governo ha pensato bene di trasformarli in netturbini mandandoli a Napoli e in ronde, mandandoli per le strade delle città a passeggiare con i Vigili Urbani. E’ il segno dei tempi. Di questi tempi.