La tragedia che è calata sulla Georgia e sull’Ossezia del Sud, non è altro che l’epilogo più volte annunciato e che ha iniziato a maturare quattro anni or sono. Era il 2004, quando nel mese di gennaio Mikhail Saakashvili veniva eletto con un vero plebiscito e succedendo così a Eduard Shevardnadze, che aveva guidato lo Stato georgiano per dieci anni consecutivi. Si concludeva con quelle elezioni, un percorso politico partito l’anno precedente che fu ribattezzato “la rivoluzione delle rose”. La particolare attenzione del nuovo presidente georgiano verso gli Stati Uniti (con diversi Miliardi di Dollari che si sono diretti a Tbilisi); le modifiche costituzionali, tra le quali il ripristino del Primo Ministro, che viene nominato e rimosso, a totale discrezione del Presidente Saakashvili, hanno contribuito ad accendere la miccia che poi nei giorni scorsi ha fatto esplodere l’Ossezia e parte della stessa Georgia. Inoltre, c’è un terzo motivo, che non va dimenticato, di contrasto tra Mosca e Tbilisi ed è la Valle di Pankisi. Un area nel confine tra Georgia e Cecenia, abitata da ceceni “Kistintsy”, ma che da anni il Cremlino accusa il governo georgiano di permettere soprattutto nei mesi invernali di accogliere gruppi ceceni fondamentalisti, che usano la Valle come rifugio, come area di addestramento e per far transitare guerriglieri e terroristi ceceni, ma anche terroristi stranieri provenienti soprattutto dal mondo arabo, e che entrano nel territorio con i visti georgiani. Di contorno, ci sono certamente motivazioni strategiche ed economiche. La Georgia ha sempre detto di essere disponibile ad ospitare basi aeree americane, così come di entrare a pieno titolo nel diversicato telaio dei condotti petrolifici e di quelli del gas naturale. Insomma, dietro le immagini terrificanti dei civili ossezi e geogiani che scappano dai bombardamenti russi, c’è un pò di tutto: dalla guerra fredda agli interessi economici e a quelli geopolitici.
Ritorno al passato.
11 lunedì ago 2008
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