Il Governo del Centro-Destra, per voce del Presidente del Consiglio, torna alla carica come nella sua precedente esperienza di governo, sulla riforma della Giustizia e del sistema processuale. Vengono sfoderate per l’ennesima volta, parole di grande effetto come: il “processo giusto”, la “separazione delle carriere” ed altre ancora. Anche questa volta, questa maggioranza dovrà scontrarsi con il solito muro di gomma, che non sarà composto dagli automatici meccanismi di autodifesa dei vertici della Magistratura italiana, e nemmeno dalla reticente incapacità politica dell’opposizione di aprire un dialogo più onesto e serio, per realizzare una simile riforma, che comunque il Paese ha bisogno e che chiede oramai da troppo tempo. No, tale muro di gomma, come nel tentativo precedente, sarà rappresentato dalla Costituzione Italiana. Nella nostra Costituzione, la Magistratura trova posto nel Titolo IV, il quale composto da due Sezioni, viene suddiviso in tredici articoli: dall’Art. 101 all’Art. 113. Fu proprio il contenuto di tali articoli, che fecero naufragare in quanto “anticostituzionali” i vani tentativi dei Conservatori di modificare alcuni particolari del sistema processuale, quali la suddivisione delle carriere tra Giudice e Pubblico Ministero, ma soprattutto quello di modificare il carattere stesso (in senso tecnico) dell’Appello e cioé del Processo in II Grado. Al di là delle preferenze, tra un sistema processuale “inquisitorio” o quello moderno “accusatorio” conosciuto anche come “Processo Nord-Americano” è evidente che il primo passo da compiere è quello di modificare il Titolo IV della nostra Costituzione, che di certo non è una cosa facile. Inoltre, quando si parla di riformare un determinato campo delle nostre istituzioni, che si tratti della Giustizia, dell’Ordine Pubblico, della Scuola, dell’Università o della Sanità, per non parlare poi della Difesa, qualsiasi riforma può essere giusta, lodevole e nobile, ma se a tale riforma non viene affiancata un’adeguata copertura finanziaria, quella riforma pur buona e innovativa quanto vogliamo rimarrà soltanto carta straccia. Mi pare che le idee di riforma del sistema Giurisdizionale italiano, che dobbiamo ricordarci è uno dei tre poteri dello Stato, insieme a quello Legislativo e a quello Esecutivo, è come al solito molto confuso, fatto di richiami propagandistici di stampo populista e conservatore. Una maggioranza politica, che come il suo antagonista che sta all’opposizione, non ha mai avuto la vera volontà ma soprattutto capacità di riformare a dovere il nostro sistema giudiziario, processuale e carcerario. Non ci sono le capacità politiche e non c’è la volontà finanziaria per fare una riforma adeguata, pur rimanendo in piedi quel muro di gomma di ben 13 articoli costituzionali. Winston Churchill diceva:
Non c’è un modo di Destra o un modo di Sinistra per costruire una buona strada, ma soltanto un modo: quello giusto. Che non è né di Destra e né di Sinistra.
Questo per costruire una strada. Figuriamoci per costruire il nuovo sistema giudiziario.