L’arrivo di Mariastella Gelmini al Ministero dell’Educazione (Pubblica Istruzione, Ricerca e Università), non ha certo impressionato tutti coloro (me compreso) che pensano e continueranno a pensare ad una Scuola Pubblica migliore, meglio organizzata e certamente più competitiva di quella attuale. Di gradevole aspetto e con un voce suadente, la Gelmini non sembra la persona ideale per portare avanti una riforma scolastica “copernicana”, che la società italiana aspetta da molto tempo. Infatti, dai primi passi compiuti come Ministro, la Gelmini ha dimostrato inequivocabilmente di non avere la più pallida idea di come amministrare la Pubblica Istruzione. Nemmeno la Signora Moratti può essere paragonata al ministro attuale. La Moratti, perlomeno, aveva introdotto dei concetti nuovi nella scuola e nell’università; concetti, magari, demagogici, contro-natura a quella che fino a pochi anni fa era stata la filosofia politica nel campo dell’istruzione, magari non condivisibili e poco chiari negli ambienti accademici e non solo, ma almeno delle novità le aveva apportate. La Gelmini, invece, non ha assolutamente la minima consapevolezza dell’incarico che gli è stato dato, non la la minima conoscenza e competenza di tale incarico, ed è per questo che ha tirato fuori dei simboli vecchi e retrogradi, che persino una persona come mia Madre (Classe 1938) considera ridicoli e fuoritempo. La reintroduzione del “Maestro Unico”, del voto in condotta e del grembiule, sono chiare manifestazioni di chi non è capace di portare avanti delle novità nella Scuola Pubblica, e così si affida a dei simboli del passato, pensando (scioccamente) che possono fare presa su una parte della società italiana, fatta da generazioni di persone che hanno vissuto personalmente nella loro infanzia come scolari, o l’hanno vissuto tanto tempo fa come genitori. La società italiana, però, è completamente cambiata negli ultimi 30-40 anni e avrebbe bisogno di ben altro che riportare il maestro unico nelle scuole, affibbiare il 7 in condotta agli scolari più irrequieti o obbligare ai bambini di presentarsi a scuola con i grembiuli. La Scuola Italiana ha bisogno di ben altro, ma soprattutto ha bisogno di soldi, tanti soldi, perché senza quelli, qualsiasi riforma scolastica o universitaria rimarrà solo carta straccia. Investimenti nelle strutture scolastiche, investimenti nella retribuzione e nella formazione degli insegnanti, investimenti nella gestione interna delle singole scuole e investimenti nella didattica. Ma anche questo governo, non ha alcuna intenzione di investire nella Scuola Pubblica, ma piuttosto quella di tagliare ancora di più quel misero Bilancio che la scuola si ritrova ogni anno. Ma la Signora Gelmini, non vuole che si parli di taglio alla spesa scolastica; per lei, tutto questo si chiama: razionalizzare.
La squola italiana.
03 mercoledì set 2008
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