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Nella blasonatura, cioé nella descrizione di un blasone, le indicazioni “destra” e “sinistra” (dal latino dexter e sinister) vengono utilizzate con riferimento alla visuale del cavaliere che sta dietro lo scudo e risultano quindi invertite per l’osservatore. Gli “smalti”, cioè i colori dell’arma, comprendono due metalli (oro e argento), sette colori (rosso, blu, nero, verde, porpora, rosso cupo e fulvo) e varie pelliccie (come l’ermellino e lo scoiattolo). Nella blasonatura, il campo, foggiato a scudo, è diviso in nove zone. Le prime tre dall’alto sono chiamate (da sinistra verso destra per chi osserva) “cantone destro del capo”, “capo”, e “cantone sinistro del capo”; quelle centrali “fianco destro”, “cuore”, “fianco sinistro”; quelle della punta “cantone destro della punta”, “punta”, e “cantone sinistro della punta”.
Il Campo. Nella blasonatura d un’arma viene indicato, innanzitutto, lo smalto del campo (o sfondo). Gli scudi caratterizzati da più smalti sono suddivisi da linee (dette “partizioni”) di varie forme. In araldica, ogni partizione ha un suo termine specifico. Se lo scudo è diviso in due metà da una linea orizzontale, è detto “spaccato”, se è diviso in due metà da una linea verticale, è detto “partito”, diagonalmente da sinistra verso destra è detto “tagliato”. Le partizioni composte (dette “ripartizioni”), cioè formate da più linee non diritte, danno luogo a varianti quali l’ondato, il dentato, il decussato, il cannellato, lo scanalato, il merlato o la nebulosa. Uno scudo inquadrato è diviso in quattro parti uguali. Uno scudo diviso in otto spicchi rettangolari è detto invece “gheronato”, uno diviso in sei striscie orizzontali “fasciato”. Alcuni scudi sono caratterizzati da bande geometriche colorate dette “pezze ordinarie”, che hanno acquisito un significato convenzionale legato all’uso comune.
Lo Stemma. La blasonatura procede con la descrizione dello stemma. Questo può essere costituito da una qualsiasi figura colorata o di forma definita. Gli stemmi possono quindi essere costituiti da raffigurazioni zoomorfe, antropomorfe, oppure da mostri, divinità, oggetti naturali o fabbricati dall’uomo. Uno stemma viene spesso descritto con una sola parola. Ad esempio, un leone che poggia sulle zampe posteriori e con quelle anteriori sollevate è detto “rampante”, mentre un’aquila che scruta dalla spalla destra con le ali spiegate e gli artigli aperti è detta “spiegata”. Gli stemmi più diffusi sono quelli con leoni, rose e gigli. Ci sono poi le pezze onorevoli e subordinate. Le pezze consistono in bande geometriche di base colorata, sovrapposte allo sfondo. Le pezze onorevoli sono: la banda (un’ampia banda diagonale dalla destra del capo alla punta), lo scaglione o capriolo (una “V” rovesciata), il capo (una banda attraverso la cima), la croce, la fascia (una banda orizzontale attraverso il terzo centrale del campo), il palo (una banda verticale sul terzo centrale) e la croce di S. Andrea (una croce diagonale). Le pezze subordinate sono: il biglietto (un piccolo rettangolo), la bordatura (un bordo stretto), l’orlo (una bordura più stretta in corrispondenza del margine), il cantone (quadrato posto in uno degli angoli superiori dello scudo), la pila (un cuneo triangolare con la parte larga in alto), l’anelletto, il gherone (spicchio rettangolare in alto a sinistra), il cuore (al centro dello scudo), il lambello (pezza rettangolare con pendenti posta nel capo dello scudo), la losanga (di forma romboidale), la torta, il fuso e la punta. Il campo è diviso da linee di partizione che spesso seguono le linee delle pezze ordinarie e, in rapporto di tali linee, sono chiamate dentato, ondato, nebuloso, merlato, decussato, spinato, scanalato, e innestato ad incastro. Le pezze onorevoli e le partizioni venivano aggiunte allo scudo per renderlo più significativo. Nate come elemento decorativo, diventarono col tempo un componente fondamentale dello scudo e degli stemmi.
Colori, Metalli e Pellicce. Anche le sfumature di colore forniscono indizi sul titolare dello stemma. Gli smalti comprendono due metalli (oro e argento), sette colori e varie pelliccie. L’oro (o giallo) è simbolo di generosità, coraggio e perseveranza. L’argento (o bianco) è simbolo di serenità e nobiltà. I colori più comuni sono: rosso, verde, blu e porpora, cui si aggiungono, talora, il rosso cupo e il fulvo. Il rosso è simbolo di forza d’animo e di creatività, il verde di speranza, vitalità e abbondanza, il nero di pentimento o vendetta, il blu e il porpora di lealtà e splendore. Le pellicce più diffuse sugli stemmi sono l’ermellino e il vaio (o scoiattolo). L’ermellino è simbolo di onore e nobiltà, il vaio di dignità ecclesiastica, civile o militare. Meno utilizzati sono i colori rosso cupo (o sanguigno) e il fulvo, entrambi ritenuti simbolo nefasto poiché associati all’idea di disonore. Come le figure, anche i colori rivestivano un’importanza determinante sul campo di battaglia. La sintassi araldica vuole che non si sovrappongano mai un colore all’altro, né un metallo ad un altro metallo. Così, se il blu sull’oro è un abbinamento accettato, lo stesso non si può dire per il blu sul verde poiché, in tal caso, la figura non verrebbe messa in risalto e non sarebbe possibile distinguerla a colpo d’occhio. Le pellicce, invece, possono essere sovrapposte a qualsiasi smalto oppure supportarlo.