Proprio in questi giorni, a casa di amici, mi è capitato di vedere il film “Delitto Matteotti” di Florestano Vancini girato nel 1973. Sono stato sempre molto scettico sulla filmografia italiana del dopoguerra che trattava argomenti politici in epoca pre-repubblicana, per il semplice fatto che essendo i produttori ma soprattutto i registi di Sinistra, cercassero di ricostruire un determinato evento storico-politico con la solita dose di partigianeria propria, senza curarsi di dare un alto profilo alla storia in se che il film narrava, ed in particolare allo spaccato culturale e sociale stesso che esso conteneva, con grande imparzialità. Ma almeno nel caso di questo film, mi sono dovuto ricredere. Credo che sia stato in assoluto il più bel film del periodo monarchico (Regno d’Italia) che io abbia mai visto. Il regista, ancora vivente, emiliano ed expartigiano ha dimostrato tutta la sua straordinaria competenza artistica, ma soprattutto la sua eccezionale intelligenza nel trasmettere allo spettatore una fedele ricostruzione del sistema politico e istituzionale di quegli anni. Certamente un film drammatico che ha fatto vedere cosa fu realmente il fascismo, il suo avvento nella scena politica italiana, con indubbia e tragica violenza sotto ogni aspetto, che giustamente fa riflettere anche in riferimento alle recenti dichiarazioni di leader politici italiani e a quanto pare non hanno ancora fatto i conti sul loro passato ideologico. Ma la cosa più bella del film è il riflesso autentico del rigore morale e dell’intelligenza politica dei personaggi politici coinvolti. E’ stato come se con la macchina del tempo fossimo tornati indietro nel tempo, negli Anni Venti, e avessivo visto con i nostri occhi e vissuto sulla nostra pelle quel periodo storico. Il coraggio politico di Giacomo Matteoti, la statura morale di Filippo Turati, la compostezza di Giovanni Amendola, sono stati così rappresentati fedelmente fino a commuovermi. Ma senza dimenticare l’intelligenza di Antonio Gramsci, l’eleganza di Alcide De Gasperi e del suo compagno di partito Donati, per non parlare dell’emozionante e ferma presenza di Don Sturzo e dell’illuminante visione politica del grande e giovanissimo Piero Gobetti. Tutte persone di pensiero politico diverso tra loro, che però faccevano parte della stessa società politica e dirigente di un Italia straordinaria, che si vede investita dell’orrore fascista. Persino la figura del Re Vittorio Emmanule III, rappresentata senza luoghi comuni e le solite leggende metropoliticane, ha contribuito a rendere cosa era l’Italia prima dell’avvento della repubblica. Un paese con un rigore morale e con una visione etica che definire straordinaria è dir poco, e tutto questo non era dovuto all’educazione in se dei singoli personaggi politici, ma bensì di quella società italiana e quindi del sistema monarchico. E’ stato per me come un risveglio da un grande torpore, e quel film mi ha ricordato cose che avevo dimenticato, per esempio di come la Magistratura Italiana fosse davvero indipendente, e che ne il parlamento ne il governo e nemmeno il Re ( cioé il Capo dello Stato) poteva pretendere di poter mettere mano su un indagine in corso e soprattutto sugli atti di un’inchiesta, figuariamoci trasferirla da una Procura ad un’altra. Riscoprire come solo il Senato Reale poteva riunirsi in commissione giudicante e processare il Presidente del Consiglio oppure un Ministro del Regno se avesse commesso qualsiasi tipo di reato, altro che l’immunità che hanno oggi. Consiglio a tutti di vedere quel film e di ricredersi sulla Monarchia. Altro che la repubblica italiana.
Altro che la repubblica italiana.
11 giovedì set 2008
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