L’Ente Provincia, è l’ente pubblico territoriale locale intermedio fra il Comune e la Regione. E’ l’ente periferico dello Stato più inutile e quello che più è responsabile degli sprechi del denaro pubblico, e quello più inutile pei suoi poteri limitati, visto che gode soltanto di funzioni amministrative e non legislative (ad eccezione delle Provincie di Trento e Bolzano), proprio come il Comune. Ma la sua abolizione, deve comportare una sostituzione adeguata alla realtà d’oggi. Tale soluzione va vista nel “Distretto Amministrativo”.
1. Il Distretto Amministrativo. Il Distretto Amministrativo prenderà il posto dell’Ente Provincia. Sarà l’Ente pubblico territoriale locale, che curerà gli interessi e promuoverà lo sviluppo della comunià che esso rappresenterà. Si differenzierà dalla Provincia per i poteri che gli verranno attribuiti e per il territorio meno esteso che dovrà amministrare. Come il Comune avrà funzioni di carattere amministrativo, ma contrariamente alla Provincia, potrà disporre di quello legislativo. Il Distretto Amministrativo sarà caratterizzato da tre elementi: la Popolazione, formata dalle persone residenti sul suo territorio; il Territorio e il Potere d’Imperio, che gli deriverà dalla Regione di appartenenza. Il suo territorio, comprenderà più Comuni, e potrà subire variazioni con Legge Regionale, su iniziativa dei Comuni interessati, dietro parere favorevole del capoluogo di Distretto. Il Distretto Amministrativo, trova il suo fondamento nello Statuto Regionale e quindi, la determinazione dei suoi poteri è affidata alla legge statutaria. Come il Comune, il Distretto Amministrativo è titolare di funzioni proprie ed esercita inoltre le funzioni attribuite o delegate dalla Regione. Come il Comune, adotta il proprio Statuto e i propri Regolamenti. Con l’abolizione delle Provincie, le funzioni delle stesse vengono trasferite in parte alla Regione e per quanto riguarda il rimanente (che è la buona parte delle funzioni) viene trasferito ai Comuni , e quindi ai Distretti Amministrativi.
2. Funzioni del Distretto Amministrativo. Ai Distretti Amministrativi spetteranno le funzioni amministrative di interesse distrettuale che riguarderanno zone intercomunali o l’intero territorio distrettuale, nei seguenti settori:
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Difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente, prevenzione delle calamità naturali;
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Protezione della Flora e della Fauna, dei parchi e delle riserve naturali;
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Organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello distrettuale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle immissioni atmosferiche e sonore;
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Servizi Sanitari, di igiene e profilassi pubblica attribuiti dalla legislazione nazionale e regionale;
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Servizi Scolastici, connessi all’Istruzione Secondaria di Secondo Grado e alla Formazione Professionale;
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Servizi dell’Ordine Pubblico, connessi al controllo del territorio e alla prevenzione del crimine;
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Servizi Giudiziari, connessi ai Tribunali distrettuali e dei Centri Carcerari Regionali.
Il Distretto Amministrativo, in collaborazione con i Comuni e sulla base di Programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse distrettuale sia nel settore economico, produttivo, commerciale, turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo. Svolge compiti di programmazione economica, territoriale e ambientale della Regione. Predispone e adotta il Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) che, in attuazione dei programmi regionali, determina indirizzi generali di assetto del territorio.
3. Capoluogo del Distretto Amministrativo. Il Capoluogo del Distretto Amministrativo è rappresentato dal Centro Abitato (paese o città), all’interno del quale si troveranno le sedi istituzionali, economiche e sociali che rappresenteranno l’istituzione del Distretto, che sarà rappresentata dal Municipio del capoluogo. Al suo interno trova sede il Consiglio Distrettuale, la Giunta Distrettuale e l’Ufficio del Sindaco Distrettuale. Inoltre, nel capoluogo di Distretto troveremo la sede del Dipartimento della Polizia di Stato, il Tribunale (Procura distrettuale), la Caserma dei Vigili del Fuoco e il Compartimento della Protezione Civile, un Centro Sanitario-Ospedaliero pubblico e i principali Istituti Superiori di II Grado della Scuola Pubblica.
4. Organi del Distretto Amministrativo. Gli organi del Distretto Amministrativo sono il Sindaco, la Giunta e il Consiglio. Essi sono regolati, in linea di massima, dalle norme che disciplinano gli organi del Comune.
- Il Sindaco rappresenta il Distretto Amministrativo, convoca e presiede la Giunta, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici nonchè all’esecuzione degli atti.
Il Sindaco viene eletto direttamente dai cittadini dell’intero Distretto, con il sistema Maggioritario a Doppio Turno (Ballottaggio). Il Sindaco dopo essere eletto forma l’Amministrazione di Giunta, composta da vari Assessori Distrettuali, che si occuperanno di amministrare un settore specifico del Distretto. Il Sindaco deve essere cittadino italiano, aver compiuto il 21° anno d’età e residente nel Distretto da almeno 10 anni. La carica di Sindaco dura 6 anni. Il Sindaco potrà essere rieletto una seconda volta e la carica è incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica e/o privata.
- La Giunta è l’organo cui spettano compiti di gestione: essa compie tutti gli atti di amministrazione che non siano riservati dalla legge al Consiglio e che non rientrino nelle competenze, previste dalla legge o dallo Statuto Regionale, dal Sindaco Distrettuale, dal Vice Sindaco, dal Segretario Generale o dai Funzionari Dirigenti.
La Giunta Distrettuale attua gli indirizzi generali del Consiglio e svolge attività propositiva e d’impulso nei confronti dello stesso. Riferisce annualmente al Consiglio sulla propria attività. La Giunta è composta dal Sindaco che la presiede e da un certo numero di Assessori, stabilito dallo Statuto Regionale. la Giunta rimane in carica per sei anni. La carica di Assessore Distrettuale è incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica e/o privata.
- Il Consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo, competente a deliberare sugli atti fondamentali espressamente indicati dallo Statuto Regionale.
Il Consiglio è eletto ogni tre anni a suffragio diretto dei cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni che appartengono al Distretto e si compone di un numero di Consiglieri variabile, a secondo dell’entità della popolazione. Il Consiglio è formato da 2/3 di Consiglieri rappresentanti il Comune capoluogo del Distretto e da 1/3 di Consiglieri rappresentanti il resto dei Comuni del Distretto. La carica di Consigliere Distrettuale è incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica. Si trovano nel Distretto Amministrativo, oltre agli organi sopra menzionati, organi di carattere dirigenziale e impiegatizio, dove il più elevato è il Segretario Generale, il quale, diversamente dai Comuni, avrà la qualifica di “Funzionario Regionale”.
abolire l’inutile ente Provincia, si, creare al suo posto il Distretto Amministrativo, che per di più avrebbe potere legislativo, no. Oltretutto, quante leggi verrebbero emanate, fra Stato, Regioni, province autonome, e in più dal Distretto amministrativo? Un numero pressochè infinito. Ci sono stati studiosi liberali, e anche funzionari pubblici coscienti, ora spariti per disperazione, che addirittura propugnavano l’abolizione degli enti territoriali NON indispensabili: a rigore, non solo la Provincia, ma anche la Regione. Bastano e avanzano il Comune e lo Stato. Nessuno morirebbe ove mancasse la Provincia o il Distretto amm/vo, di troppe tasse invece si può morire… ro
I Distretti Amministrativi ricadrebbero sotto il Comune della città più importante del area territoriale e quindi, con l’abolizione delle Provincie rimarrebbero le Regioni e i Comuni. E comunque non vedo cosa centra in tutto questo il pagare troppe tasse.
ABOLIAMO LE PROVINCE!
Il tema dell’abolizione delle province non è nuovo e non può liquidarsi in poche righe (comunque la si pensi). Come ogni riforma istituzionale di rilievo che intacca posizioni di potere consolidate, questa è destinata in ogni caso a far discutere e a dividere tra sostenitori e denigratori.
Anche se ancora non in grado di assumere una posizione chiara e definitiva in merito (mancandomi sufficienti basi di giudizio), la mia idea è favorevole all’abolizione delle province.
Perché? Innanzitutto perché la Politica in Italia costa troppo ed occorre iniziare a fare i tagli mirati e le razionalizzazioni dovute. Ovviamente l’abolizione delle province dovrebbe essere solo il primo ed il più clamoroso dei tagli che la Politica si dovrebbe dare (dubito, però, che ciò accada, in quanto le province sono una riserva di poltrone e potere che fa comodo sia alla Destra che alla Sinistra, in specie a quella Sinistra radicale che -esiliata dal Parlamento- non vorrebbe perdere l’ennesima sede di rappresentanza politica!).
Perché eliminare proprio le province? Perché, dopo la costituzione delle regioni e la riforma del Titolo V della Costituzione, a livello locale le province sono l’ente con minori competenze (poche funzioni ed intermedie tra comuni e regioni) e più inefficiente nel rapporto costi-benefici. Del resto, deve far riflettere che l’Italia è l’unico Paese occidentale (ripeto, l’unico) in cui esistono ben tre livelli di governo territoriale sub-statale (comuni, province e regioni).
Perché è possibile eliminare le province? Perché, data la natura delle loro competenze, è ipotizzabile prevedere nuovi meccanismi istituzionali (in loro sostituzione) che garantiscano minori costi, maggiore efficienza decisionale e pari rappresentatività dei territori.
Fra le tante proposte configurabili, mi permetto di proporne una: perché non abolire le province e sostituirle a livello regionale con un nuovo organismo, che potrebbe chiamarsi “Consiglio Regione-Comuni”. Mi spiego meglio: delle competenze attualmente spettanti alle province:
- molte si potrebbero affidare ai Comuni o alle Regioni;
- le restanti (quelle per l’esercizio delle quali sarebbe insopprimibile un coordinamento specifico con i territori) potrebbero affidarsi ad un Consiglio Regione-Comuni.
Da chi dovrebbe essere composto tale organismo? Per non moltiplicare i costi istituendo nuove cariche, questo potrebbe essere:
- composto da due rappresentanti per ogni provincia: i sindaci degli attuali capoluoghi di provincia più un ulteriore sindaco per comprensorio provinciale eletto da un’assemblea dei sindaci della rispettiva provincia;
- e presieduto dall’assessore regionale agli enti locali (che vedrebbe aumentate le proprie funzioni, il proprio ruolo e -nel contempo- la propria responsabilità).
Un organo unico, quindi, in sostituzione della molteplicità delle province esistenti, dalla composizione snella, con maggiore capacità decisionale e comunque rappresentativo di tutte le istanze provenienti dal territorio.
Questa, ovviamente, è solo una delle possibile proposte realizzabili: quel che conta è comprendere che “è immaginabile un’Italia senza province!”.
Abolire le province è un progetto sensato, utile e che può migliore l’efficienza del governo territoriale. Perché si ottenga questo risultato, naturalmente, occorre che la Politica abbia la forza, il coraggio e la competenza di realizzare un progetto chiaro, efficiente e razionale di riforma istituzionale, anche contro i suoi stessi interessi particolari. E’ proprio questo, però, l’obiettivo più difficile da realizzare…
Gaspare Serra
(http://spaziolibero.blogattivo.com)
Cari amici,
attualmente in Italia vi sono 104 Province (e di altre 26 è stata formalmente richiesta l’istituzione).
Nel solo 2006, la spesa complessiva delle Province italiane è stata pari a “13 miliardi di euro”: le Province costano ad ogni cittadino circa “1.712 euro” all’anno (importo quasi pari all’intero prelievo delle imposte sui redditi!).
Dai dati della stessa Unione delle Province Italiane (UPI), risulta che dei bilanci provinciali:
- ben il “73%” se ne va in spese correnti (per il mantenimento delle Province stesse: personale, affitti, bollette, spese di rappresentanza, auto blu, ecc.)
- mentre soltanto il “27%” in investimenti (servizi forniti ai cittadini: manutenzione strade, scuole, ecc.).
Ciò vuol dire che ben “3/4” dei soldi spesi dalle Province servono al mantenimento dello stesso ente!
Così stando le cose, le province appaiono solo un bel “carrozzone” buono a distribuire posti di lavoro per gli amici degli amici (dei politici)!
Per questo (ed altri motivi), abbiamo fondato il gruppo-facebook “ABOLIAMO LE PROVINCE !!!”.
Se vuoi conoscere le nostre PROPOSTE E PROSPETTIVE CONTRO SPRECHI E INEFFICIENZE DELLA “CASTA” DELLA POLITICA, visiona anche tu il manifesto programmatico del gruppo su:
http://www.facebook.com/photo_search.php?oid=62981451472&view=all#/group.php?gid=62981451472&ref=mf.
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