Il Senato Federale americano ha approvato il piano di salvataggio del sistema finanziario statunitense, anche se il piano originario è stato modificato. Domani, venerdì 3 Ottobre, è il turno della Camera dei Rappresentanti, che nonostante la bocciatura dell’altro giorno, si avvia ad approvare il tutto. In Italia, intanto, il Presidente del Consiglio dichiara che non verrà mai toccato alcun centesimo di risparmio degli italiani, una scusa quella di Palazzo Chigi che non era stata chiesta. Eppure, si parla insistentemente del rischio dei depositi bancari, dei fondi pensione dei lavoratori, quando in America il crollo della Lehman & Brothers, la banca d’affari che ha generato tutto il casino di cui sono inondati i giornali e le televisioni di mezzo pianeta, nemmeno un solo cittadino americano ha perso un solo dollaro del suo conto corrente. Come mai, dovrebbe accadere in Italia? Perché mai dovrebbe succedere nel nostro Paese ciò che non è ancora accaduto in America e che forse non accadrà mai? La risposta potrebbe non essere più complicata di quanto si pensi! Prima di tutto, dobbiamo parlare del fatto che in Italia la struttura della nostra Banca Centrale è diversa dalla Federal Reserve: sappiamo per certo che Bankitalia, è di fatto una cassa di compensazione formata dalle principali istituzioni bancarie commerciali italiane e dalle società assicurative; sappiamo per certo, che nel nostro Paese le normative che regolano le banche d’affari sono completamente differenti dalle normative dei Paesi Anglossassoni, America compresa; che in Italia, a contrario di altri Paesi, c’è un’unica grande Banca d’Affari che si chiama MedioBanca, e che dalla fine della guerra ad oggi, ha gestito in pieno monopolio finanziario tutte le principali operazioni bancarie e finanziarie della maggior parte delle industrie italiane, pubbliche o private che fossero; dalla ex Montecatini e poi Montedison, alla Fiat anche in tempi recenti, Pirelli, privatizzazioni eccellenti come Telecom e così via, per oltre sessant’anni ha governato ogni tipo di intervento bancario e d’investimento. Dalla ricostruzione dei debiti, al salvataggio, a garanzie di ogni tipo, senza contare i servizi finanziari d’investimento. Mediobanca interviene per sorreggere un’azienda in fase calante, apporta l’ossigeno monetario che serve, entra nell’azionariato con una certa percentuale per poter vedere con i propri occhi che il management fa veramente quello che deve fare ed in cambio ha un ritorno. Ma questo ritorno, come lo ha investito in tutti questi anni la banca d’affari di Enrico Cuccia? Questo non è dato a sapere, almeno per noi poveri e piccoli mortali, ma certamente il fatto che tra i suoi azionisti e soprattutto in tempi recenti sia entrata la famiglia del Presidente del Consiglio con la figlia Marina nel Consiglio d’Amministrazione, che la stessa Mediobanca abbia deciso anni fa di lanciare una banca commerciale che ci ha tormentato con i suoi spot televisivi idioti per mesi, e che ora non se ne sa più nulla, che gli azionisti di Mediobanca sono le stesse aziende industriali e bancarie debitrici della stessa Mediobanca, che il governo attuale con Tremonti, abbia approvato la legge per la rinegoziazione dei mutui degli italiani che si sta dimostrando una vera fregatura a beneficio sempre delle banche, che si inizia a parlare di problemi per Unicredit e Intesa-San Paolo. Che queste banche nel portafoglio servizi finanziari mettono ancora a disposizione fondi d’investimento della Goldman Sachs, la banca d’affari che per non essere sfiorata dallo scandalo finanziario, si è dovuto salvare la A.I.G. , non ci fa star tranquilli per nulla, anzi diciamo pure che siamo esattamente dentro il ciclone, siamo nell’occhio del ciclone, che non ci resta altro da fare che rimanere immobili e aspettare che ciò che verrà sia il meno tragico possibile. Ma di fatto ci siamo dentro fino all’osso e certo non per colpa del capitalismo, ma per l’esatto opposto: perché il capitalismo non è mai entrato a far parte della nostra vita e della società italiana.
Mediobanca non la racconta giusta!
02 giovedì ott 2008
Posted in Economia e Finanza, Internazionale, Politica Italiana, U.S.A.