Circa 30.000 firme furono raccolte per richiedere il referendum regionale di ieri, 5 Ottobre. Oltre 300.000 elettori sardi si sono recati alle urne, per manifestare democraticamente la loro opinione sul Piano Paesaggistico Regionale, e sulla normativa per la gestione delle risorse idriche e sulla tariffa dell’acqua. Il 20,4% dei sardi sono andati a votare, ma non è bastato: servivano circa 200.000 voti in più. Il Centro-Sinistra, che governa l’Isola, aveva sostenuto a suo tempo, che in caso di raggiungimento del quorum e di vittoria dei SI’, non sarebbe stato tradotto in una sconfitta per la Giunta Soru; ma stranamente adesso parlano di una sconfitta del Centro-Destra, una sconfitta di Berlusconi. In realtà qui non ci sono vincitori e non ci sono perdenti. Bisognerà aspettare il mese di Aprile, per capire chi sarà lo sconfitto e chi il vincitore. Di certo, per l’ennesima volta, gli elettori sardi hanno dimostrato (se ce ne era ancora bisogno) di avere una scarsa attenzione verso i referendum regionali e locali. Lo spoglio delle schede si sta facendo lo stesso, e pare evidente oltre che scontato che saranno i SI’ a prevalere sui NO, e questo ci porta a ragionare sul fatto, che dal momento che un referendum viene autorizzato non dovrebbe essere imposto alcun quorum, come del resto avviene in tutti i Paesi “normali”. Bisognerebbe alzare il tetto minimo della raccolta delle firme (30.000 firme per un referendum regionale mi sembrano veramente pochine), ma dal momento che si va a votare non ci dovrebbe essere alcun Quorum (percentuale minima di votanti, per rendere valido il risultato referendario).
Referendum: vince l’astensione e perde la democrazia.
06 lunedì ott 2008
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