A Bretton Woods nel New Hampshire (Stati Uniti), si stipularono gli accordi fra i rappresentanti di Stati Uniti, Regno Unito e altri 42 Paesi nel 1944, per la creazione di un sistema monetario internazionale da rendere operativo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Gli obiettivi di tale sistema erano la promozione del libero commercio internazionale, la creazione dell’occupazione, e la stabilità dei prezzi. Quello di Bretton Woods, era un sistema del tipo Gold Exchange Standard, in cui ogni Paese si impegnava a mantenere fisso il cambio della propria valuta nei confronti del Dollaro statunitense; gli Stati Uniti, dall’altra parte, avevano il compito di mantenere costante il valore del Dollaro rispetto all’Oro, il cui prezzo venne fissato a 35 Dollari per Oncia. Per Ogni valuta fu stabilita una parità centrale nei confronti del Dollaro e un margine di oscillazione dell’1% in più o in meno rispeto a tale parità. Un Paese avrebbe dovuto utilizzare le proprie riserve per acquistare e/o vendere la propria valuta al fine di impedire che essa si deprezzasse e/o apprezzasse oltre l’1% rispetto alla parità centrale. Al fine di controllare che i Paesi rispettassero determinate regole di comportamento per quanto riguardava il commercio e la finanza internazionali e per prestare valuta ai Paesi che presentavano squilibri di bilancia dei pagamenti, fu costituito il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ogni Paese aderente al FMI apportava una determinata quota calcolata in Milioni di Dollari; il 25% di tale quota doveva essere versata in Oro o Dollari, il restante 75% nella propria valuta nazionale. I membri potevano, a determinate condizioni, prendere a prestito dal fondo nella misura della quota in Ora (o Dollari) da loro versata per finanziare deficit temporanei di bilancia dei pagamenti. In caso di “squilibrio fondamentale” di bilancia dei pagamenti, a un Paese poteva essere consentito di modificare la parità centrale della propria moneta. Il sistema di Bretton Woods funzionò senza grossi problemi fino alla fine degli anni Cinquanta, quando i deficit della bilancia dei pagamenti statunitense aumentarono drasticamente. Poiché tali deficit furono finanziati con Dollari, le riserve ufficiali in Dollari dei Paesi del FMI aumentarono enormemente, fino a diventare, nel 1970, più del quadruplo delle riserve auree degli Stati Uniti. Si generò così l’aspettativa di un aumento del prezzo dell’Oro in Dollari e si verificarono massicce vendite di Dollari a fronte di Oro e valute forti (in particolare il Marco tedesco, lo Yen giapponese e il Franco svizzero). Il 15 Agosto 1971 il presidente americano R. Nixon annunciò che gli Stati Uniti non avrebbero più convertito automaticamente i Dollari delle banche centrali in Oro, decretando di fatto la fine del sistema di Bretton Woods. Il regime di cambi fissi rimase in vita fino al Marzo del 1973, quando, dopo l’ennesima crisi del Dollaro, le autorità monetarie dei principali Paesi industrializzati decisero di lasciare le loro monete libere di fluttuare. Così la storia della prima (e per ora unica) Bretton Woods. Ma torniano ai tempi attuali, ed in particolare alle dichiarazione simpatiche che il Ministro Tremonti ci regala ogni volta che vede una telecamera e un microfono dei Media. Il Minitro italiano dell’Economia ha la passione delle paroline ad effetto, quasi si trattassero delle formule magiche da esibire ogni volta che il caso lo richiede. Ma oltre a sciaquarsi la bocca di frasi del tipo: “… ci vuole una seconda Bretton Woods …”, il Ministro dovrebbe essere anche così coscienzioso e chiaro, nel definire esattamente punto per punto cosa intende per una Bretton Woods II. Perché detto così, sembra una grande fesseria o forse, lo stesso Ministro Tremonti, non ha la più pallida idea di cosa siano stati gli accordi del 1944 e ancor di più non ha la più pallida idea di come traghettare fuori dalla crisi il nostro Paese.
Consiglio gratuito: lasci perdere la politica e torni a fare il fiscalista, che è meglio. Soprattutto per noi italiani.