La Signora Gelmini non ha trovato di meglio che dire quella frase stupida e ignobile, all’arrivo in Piemonte dove in un Liceo di Rivoli c’è stato un crollo del tetto, con uno studente morto di 17 anni e numerosi feriti. Il Ministro dell’Educazione non riesce a capacitarsi di come sia possibile che dentro una scuola possa arrivare la morte di un giovane, portando un profondo dolore familiare e una condivisa disperazione nell’intera comunità. Ma è possibile, perché non è la prima volta e non sarà purtroppo l’ultima. Almeno fino a quando la scuola pubblica sarà amministrata da gente come la Gelmini, fino a quando il Paese sarà governato da politici come quelli del governo attuale. Fino a quanto non cambieranno i nostri governanti e non cambierà così la politica in questo Paese, avvenimenti tragici come quelli del Liceo Darwin continueranno ad accompagnare la nostra vita e succederanno sempre dentro la scuola pubblica. Quella che è fatta di studenti bamboccioni, di insegnanti fannulloni e comunisti. Certamente non succederà mai nelle scuole private, nelle scuole confessionali; lì non ci sono bamboccioni, non ci sono fannulloni, non ci sono comunisti. Per quelle scuole i soldi pubblici si trovano sempre, perché è la scuola frequentata da i figli dei nostri governanti, e anche perché si deve sempre tenere buona la Chiesa, anche se quest’ultima non perde giorno per sputare sul piatto dove mangia, quando per i diritti civili delle coppie di fatto, quando per il matrimonio degli omosessuali, quando per la fecondazione medicalmente assistitita, così come per il testamento biologico e l’eutanasia. Andiamo a guardarci con attenzione le foto scattate dai giornali in quel liceo. Andiamo a vedere come sono vestiti i genitori tra le lacrime e la disperazione. Di certo non assisteremo alla stessa immagine che c’è ogni giorno davanti ad una scuola privata, dove vediamo le mercedes o i Suv parcheggiati in doppia fila, e i ragazzi che entrano nell’istituto firmati dalla testa ai piedi, sapendo che là dentro non li potrà succedere mai nulla di grave. Perché anche nella disgrazia, non siamo tutti uguali. Anche la morte, quando arriva, fa le sue distinzioni.
La scuola pubblica cade a pezzi con i suoi morti.
23 domenica nov 2008
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