
Siamo Còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni… E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio… Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né “ribelli” e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani… O non saremo nulla… O vinceremo con l’onore o moriremo con le armi in mano… La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l’Italia il sole della libertà. Pasquale de Paoli, Napoli 1750
La Corsica è la gemella della Sardegna, e la prima è sempre stata più italiana della seconda, sia per posizione geografica e sia per tradizioni storiche, ma da tempo è sotto il territorio francese. Di francese non ha nulla, di italiano a molto, forse troppo: il clima, i prodotti della terra, la lingua, la storia e la sua cultura. E’ la quarta isola del Mar Mediterraneo dopo la Sicilia, la Sardegna e Cipro. E’ separata da un niente dalla Sardegna dallo Stretto delle Bocche di Bonifacio ed è famosa soprattutto per aver dato i natali a Napoleone Bonaparte, che nacque ad Ajaccio nel 1769, ma stranamente, l’isola non ha mai dato peso al suo figlio illustre, se non per interesse turistico limitato propria alla sua città natale. Diversamente, ha trattato il suo figlio più amato Pasquale De Paoli, il grande patriota corso che più di altri portò avanti con concretezza lo spirito indipendentista dal Regno di Francia, che occupò l’isola per la prima volta nel 1768, un’anno prima della nascita del Generale Bonaparte. Come la Sardegna, la Corsica si porta dietro oltre 4000 anni di storia, di rotte mercantili e di vari popoli del mediterraneo che hanno influito in modo indelebile la sua entità culturale e paesaggistica. Molti furono i popoli che influenzarono la Corsica: i Sardi in primo luogo, i Fenici, i Greci, i Romani, i Vandali, i Bizantini, i Pisani, gli Aragonesi e i Genovesi. I popoli autoctoni della Corsica antica furono i seguenti: i Venacini, i Cilebensi, i Cervini, i Marchini, gli Opini, i Licinini, i Sumbri, i Cumanesi, i Tarabeni, i Subasani, i Belatoni e i Titiani (popolo che emigrerà nel Nord Sardegna e fonderà la città di Tatari (attuale Sassari). La Corsica conserva nel suo territorio dei simboli del suo antico passato: dai resti delle strade romane ai ponti di epoca bizantina, alle costruzioni civili e militari pisane, aragonesi e genovesi. E tale e quale alla Sardegna, e nonostante sia sotto la Repubblica Francese, non vi è alcun carattere che possiamo assoggettare alla cultura francese. Oggi, la Corsica che vanta poco più di 200.000 abitanti, è in pieno abbandono: il sistema ferroviario è totalmente inesistente, il sistema stradale è paragonabile alla vecchia Carlo Felice sarda, l’economia è quasi assente, se non quella turistica che regge quasi quanto quella sarda. La Corsica è dipendente totalmente nei provvigionamenti dell’Italia; il sud dell’Isola importa quasi tutto dalla Sardegna (dai generi alimentari a tutti gli altri prodotti), il nord della Corsica, con Bastia città più importante è legata alla Toscana ed in particolare a Pisa e Livorno. La lingua autoctona corsa è molto simile al sardo, così come i caratteri somatici e comportamentali sono individuabili ai sardi, ed in particolare a quelli del nord Sardegna con un chiaro riferimento alla comunità gallurese, ma anche dell’Anglona e del Goceano. La Francia, nonostante abbia avuto la Corsica grazie al trattato di Versailles dalla Repubblica di Genova, decise di conquistarla militarmente comunque ed è proprio per questo che soprattutto da parte di De Paoli ci fu la forza indipendentista per scacciare i francesi. Il De Paoli tra il 1755 e il 1769 riuscì a dare alla Corsica la Costituzione (Costituzione Paolina) portando la Corsica ad essere il primo Stato europeo dotato di una costituzione democratica e moderna. La scrisse in italiano, la lingua colta della Corsica, e il De Paoli fu influenzato da Rousseau, e dalle sue idee illuministe che il patriota corso acquisì formandosi all’Università di Napoli. Durante il percorso indipendentista, De Paoli si guadagnò la stima e il rispetto di grandi intellettuali, come lo stesso Rousseau, Voltaire e Boswell. Lo stesso Voltaire dedicò a De Paoli il fallimento della Battaglia di Ponte Nuovo del 1769, che segnò definitivamente il fallimento indipendentista del popolo corso. De Paoli abbandonerà definitivamente la sua Isola, per passare i suoi ultimi anni di vita a Londra, dove morirà nel 1807. I suoi resti furono sepolti all’Abbazzia di Westminster dove ancora oggi esiste una lapide in ricordo del grande patriota corso, ed in seguito le sua ossa furono translate in Corsica, nella tomba di famiglia presso la casa natale di Stretta di Morosaglia e la lapide fu trascritta in Italiano, così come era nei suoi desideri. Ma la Francia nei secoli a venire, compreso i primi decenni dell’Ottocento, non fu mai capace di infondere la cultura francese, la sua lingua ufficiale e la sua identità politica nell’isola. Neppure Napoleone III (nipote del Bonaparte) che si sacrificò tanto nell’investire nell’Isola con infrastrutture e opere di vario genere, forzando la mano sulla figura di suo Zio, incassando una certa appartenenza solo intorno ad Ajaccio, ma non nel resto dell’Isola. La Corsica ancora oggi vive una situazione assolutamente originale nei confronti dello Stato Francese, continua a rivendicare la sua natura indipendentista e il suo cordone obelicale con l’Italia. La Francia da canto suo, ha usato la forza militare per sopprimere tutto questo, e dove non era possibile usare i legionari ha usato la forza legislativa. Tra queste, ancora in vigore, quella che vieta ai corsi di denunciare la nascita di un proprio figlio dando loro il nome italiano, ma deve essere francese; un’altra (non so se ancora in vigore), che obbligava i corsi (ma anche il popolo del Nizzardo) di presentare una “denuncia fonetica” ovvero un atto con cui si attesta che la pronuncia del cognome è francese e non italiano, cioé va pronunciato facendo cadere l’accento sull’ultima vocale del cognome. L’Italia in tutto questo ha delle colpe? Certamente si. La prima colpa è stata certamente quella di non aver fatto partecipare il popolo corso al Risorgimento e quindi all’Unità d’Italia, a parte qualche partecipazione di pochi intellettuali corsi; nell’Italia unitaria, Re Vittorio Emanuele II non capì l’importanza di mettere sul banco delle trattative, il ritorno della Corsica e del Nizzardo, soprattutto dopo aver conquistato la città di Roma nel 1870. Ma la colpa più grande ce l’ha il Fascismo, quando occupò la Corsica per poco tempo e quel gesto fu usato dai francesi dopo la guerra, soprattutto da parte di De Gaulle, come una forza anti-italiana e a rimetterci furono molti corsi filo-italiani: Pietro (Petru) Giovacchini che dovette rifugiarsi in Italia per evitare la condanna a morte; Pietro Rocca, condannato a 15 anni di lavori forzati alla colonia penale francese della Caienna; il colonnello Simone Cristofini, fucilato ad Algeri nel 1944 e la moglie Marta Renucci (prima donna giornalista corsa), condannata a 15 anni di reclusione. La Corsica inclusa nella Repubblica Francese, perderà piano piano i suoi caratteri principali a partire dalla lingua, soprattutto dopo l’indipendenza dell’Algeria (1962), quando il governo francese deciderà di trasferire nell’Isola migliaia di francesi, che inizieranno ad alterare il quadro sociale e culturale della Corsica. Questa scelta di Parigi, associata ad eventi di scandali politici e finanziari portò alla nascita di movimenti autonomisti nei primi Anni Settanta, ed in seguito a dei movimenti di lotta armata, ancora oggi non del tutto estinti. Attentati dinamitardi, collaborazioni con movimenti indipendentisti sardi e persino ambienti non meglio precisati con il banditismo barbaricino, portarono i corsi a raggiungere dei successi politici di non poco conto, tra i quali quello di veder riaprire la vecchia università corsa nella città di Corte nel 1981, e che fino ad allora era stata soppressa dai francesi al momento del loro ingresso nell’Isola. L’anno dopo, l’Assemblea Nazionale di Parigi assegna alla Corsica uno statuto particolare, che poi verrà modificato dieci anni dopo, nel quale vengono trasferite al parlamentino corso competenze in materia culturale, economica e sociale. Un pagliattivo, che oggi ha comunque messo la Corsica in una situazione di depressione economica e sociale senza precedenti. E’, infatti, la regione più depressa e con più diseguaglianze sociali non solo della Francia ma di tutta l’Unione Europea. Un pezzo d’Italia, perso ma mai volutamente riconquistato, che viene lasciato completamente alla deriva sociale ed economica, dentro una nazione come quella francese che non ha mai fatto nulla per guadagnarsi il loro sentimento nazionale e che da anni ha persino deciso di far abbandonare le infrastrutture militari e lasciare giusto, quelle poche istituzioni amministrative pubbliche, che sono lì solo per ricordare che il popolo corso è proprietà della repubblica francese e lasciatemi concludere con un piccolo sfogo: mentre qualche italiana, vista la sua posizione privilegiata, si è permessa di dire “sono felice di essere francese”, io dico invece “ringrazio Dio per avermi fatto nascere italiano, per avermi fatto nascere sardo, ed essere così molto vicino ai nostri compatrioti e fratelli corsi”. Viva l’italia, Viva la Sardegna e Viva la Corsica e alla Francia poter dire una cosa sola: “MERDE!!”
Già m’immaginavo le vostre rivendicazioni. Hai proprio ragione, teoricamente la Corsica dovrebbe essere una regione a statuto speciale del Belpaese (se è per questo anche l’Istria, che abbiamo venduto ai Balcani, e la Nizza di Garibaldi).
e anche malta, dimenticavo…
Malta e Istria cele hanno strappate con la forza.
Nizza ci fu tolta con un referendum-farza, con la minaccia di vederci occupate, altrimenti, Modena e Cremona dalle truppe fancesi ancora di stazza in Lombardia, reduci della seconda guerra d’indipendenza
(leggi l’ultimo libro di Arrigo Petacco)
Interessante! Bisogna vedere pero’ cosa ne pensano i corsi di tutto cio’…
Tutto ciò è anche successo perchè l’Italia solo negli ultimi 50 anni sta avendo una qualche stabilità socilale ed economica. Infatti stati più potenti hanno , nei secoli, mutilato il nostro territorio originario. Non ci scordiamo che la sicilia dopo la seconda guerra mondiale se la stavano ” pappando ” gli americani.
Tutto ciò è successo perché siamo governati da teste d’asino.
Io sono molto patriottico, e dico che dovremo riprenderci la Corsica, Istria, Dalmazia, Tenda e Briga. w l’Italia
Confermo pienamente
e malta
Mi chiedo queste teste di c…o che ci governano se hanno mai pensato a cose del genere, l’Italia negli anni è stata deturpata, mutilata di territori che ci spettano di diritto, di città dove ancora oggi sono vive le nostre tradizioni. Alcuni territori ci sono stati portate via con la forza, altri per la nostra debolezza storica.
Io che sono Patriottico anche nel midollo, non posso non ricordare in questo frangente chi amava veramente il suo Paese, e per lui mori. Nazario Sauro fu ucciso per la sua Patria e mentre moriva gridava W l’Italia.
Gli uomini veri oggi in Italia dove sono?
Riprendiamoci quello che ci spetta di Diritto!
W l’ITALIA
Bisogna vedere cosa ne pensano i corsi…l’idea della regione a statuto speciale all’interno della Repubblica Italiana mi sembra intelligente, ma sono sopratutto i corsi che devono autodeterminarsi e decidere se rimanere francesi o tornare ad essere italiani. Credo che l’Italia, entusiasta per la riunificazione, farebbe tantissimi investimenti nell’isola, dotandola di quelle infrastrutture che la Francia le ha sempre negato e riconoscendole la sua particolarità linguistica e culturale. W la Corsica italiana
‘il clima, i prodotti della terra, la lingua, la storia e la sua cultura’ se queste sono le cose che fanno della Corsica Italia, allora prendiamoci anche la Provenza, già che ci siamo: stessi prodotti, il corso non è italiano come l’occitano non è francese, stessa storia. E restituiamo la valle d’aosta, l’alto adige, e in generale tutto ciò che porta toponimi stranieri.
La Corsica non ne voleva sapere di essere Genovese (ed infatti Genova si sbriga a sbarazzarsene), e difficilmente vorrà mai essere Italiana (del resto nemmeno i Sardi amano molto la penisola).
L’Italia non doterebbe mai la Corsica di infrastrutture così come non ne ha dotato la Sardegna e tutta la terra ferma a sud di Roma, quindi sta meglio con la Francia.
Soltanto geograficamente l’Italia può rivendicare questa isola, ma allora dovrebbe cedere Pantelleria, Lampedusa e il prepuzio della Venezia Giulia.
Ma come vi vengono questi ragionamenti?
Sei il tipico italiano autolesionista, che sente il bisogno di farsi accettare dagli stranieri.
Genova si “sbarazzò” della Corsica, perché aveva contratto dei debiti con la Francia, la quale la ricevette in garanzia. Passati vent’anni dal Trattato di Compiegne (1768), Genova non onorò gli impegni per via del suo forte debito pubblico e la Corsica divenne definitivamente francese, in virtù dello stesso trattato.
Il passaggio non fu niente affatto indolore.
I Corsi non sono italiani , hanno semplicemente cognomi italianizzati come i Siciliani in quanto il Toscano si diffuse molto presto nelle due isole…al contrario della Sardegna..
Che i Corsi discendano dai coloni genovesi e pisani del medioevo è una leggenda
I Corsi non hanno cognomi italianizzati. I Corsi discendono fondamentalmente dai Toscani. Più Italiani de così, se more.
Ma questo è matto! I corsi sono più italiani dei sardi, come testimonia chiaramente il loro dialetto!
Sarebbe una gran bella cosa che la Corsica tornasse ad essere italiana anche formalmente visto che sostanzialmente già lo è…sarebbe altrettanto bello se l’Italia si riappropriasse di tutte le terre irredente (Istria, Malta, etc)…il nazionalismo non è una cosa razionale, è un’idea, un’emozione..
Quanto alle infrastrutture, sono appena tornato dalla Sardegna e mi sono alquanto sorpreso nel constatare che le strade sono in ottime condizioni, probabilmente il merito sarà delle amministrazioni provinciali che spendono degnamente i tributi riscossi; in ogni caso alla Corsica italiana toccherebbe l’analogo destino della Sardegna.
I francesi hanno talmente paura delle velleità separatiste della Corsica che hanno pure proibito ai corsi di chiamarsi con nomi italiani, per non parlare della lingua corsa che non viene insegnata nelle scuole come avviene invece nel ns Alto Adige…mi piacerebbe sentire l’opinione delle genti corse sulla questione da me sollevata…
Il non potersi chiamare con nomi italiani da parte dei Corsi è una cosa che andrebbe denunciata alla corte dei diritti umani di Strasburgo(quando la città sarà però tornata alla Germania).
ora c’è la grande Europa Unita… e la corsica come l’umbria, come il tirolo del nord come san marino e la svizzera non ancora sono chiamate a prendere il loro posto e farne parte.
Siamo tutti chiamati a farene parte e ad abbattere ogni divisione e distinzione per il bene comune.
Magari un giorno esisterà anche un solo mondo unito come già ci anticipano internet e le responsabilità etiche ed ecologiche globali e magari tutte le informazioni e i documenti saranno in un unica lingua e gli uomini non si diranno più italiano, fracese, americano, cinese ma si diranno umani, saranno liberi di chiamarsi come gli pare perchè saremo tutti più liberi.
E allora speriamo che un giorno almeno l’Europa diventi uno stato unitario, così da aggirare questo problema.
Sarbbe un’interessante alternativa a velleità patriottiche, separatiste o nazionaliste. Corsi, Baschi, Nordirlandesi, Sudtirolesi, Bretoni, Alsaziani, ecc, potrebbero vivere pacificamente dentro l’Europa.
La corsica è francese purtroppo.Però non riesco a concepirla questa francia,perchè dalla Sardegna si vede la Corsica, dalla Toscana pure(Elba), dalla Liguria in certe occasioni (meteo favorevole)anche,ma non si vede da stà cazzo de francia, comunque sono stato 5 volte in Corsica e l’Italia si sente ovunque dalla cucina al clima ,alla lingua corsa simile al sardo, ma un se sente niente di francia a parte i cartelli stradali e publicitari puntualmente distrutti o evidenziati in lingua corsa ,simile se non uguale all’italiano.
Se i Corsi sono francesi, io sono tartaro
Garibaldi
Io penso che dovrebbero essere i corsi a decidere il destino della loro isola, se vogliono che sia indipendente, italiana, o una regione autonoma all’interno della Francia…è ovvio che la Corsica ha poco o niente di francese e tutto o quasi di italiano, ma vorrei ricordare che il movimento indipendentista corso ha come obiettivo non l’unione all’Italia, ma l’indipendenza totale della Corsica (d’altra parte i corsi fecero di tutto per liberarsi dalla dominazione genovese: Genova cedette la Corsica alla Francia perché non aveva il denaro per pagare i debiti contratti per aver ottenuto l’aiuto della Francia nella lotta contro la rivolta indipendentista corsa, che durò decenni). Inoltre non credo che la Corsica otterrebbe grandi vantaggi unendosi all’Italia: l’esperienza dell’Italia meridionale, della Sicilia e della Sardegna non è molto incoraggiante, in effetti.
Quindi, nonostante io sia in teoria favorevole all’unione della Corsica all’Italia per ragioni culturali, penso che la cosa più giusta sia lasciar scegliere ai corsi: per secoli altri Stati hanno deciso il loro destino al posto loro (prima la Repubblica di Pisa, poi quella di Genova e infine la Francia), e credo che sia ora che i corsi possano scegliere se far parte di un qualunque Stato (con tutta l’autonomia e le garanzie del caso, ovviamente) o se essere indipendenti.
Non credo che i francesi siano disposti a dare questa opportunità al popolo corso, così come gli italiani non hanno nessuna intenzione di dare stessa opportunità a noi sardi.
Un buon trattato di Storia, eccezionale lo sfogo.
Ho letto con grande partecipazione emotiva questo pezzo di storia italiana… mi unisco con lo stesso fervore al tuo sfogo finale!
Vania Pizzo
… e ti scrivo, caro Antonello, proprio oggi e non a caso, 11 maggio 2010 nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, quando i mille sbarcarono a Marsala… “Qui si fa l’Italia o si muore!”
Mostriamo la bandiera, il nostro amato tricolore…finchè apparirà libera nelle nostre strade, noi saremo liberi!
La Corsica è italiana, come l’Istria, la Dalmazia, Tenda e Briga. E uniamoci al tuo sfogo che è anche il nostro:
“Viva l’italia,Viva la Sardegna,Viva la Corsica e alla Francia poter dire una cosa sola: “MERDE!!”
Certamente, Briga e Tenda sono italiane. Lo scempio perpetrato in danno dell’Italia e dei suoi confini, sia ad est che ad ovest è stato immane. In un sol colpo ci hanno sottratto circa 9000 km quadrati di territorio.
Tutti i laghi alpini, ad ovest, sono stati asseganti alla Francia così come le vette e i valichi più importati (è possibile rendersene conto consultando Google map).Il tutto con la complicità e/o incapacità dei nostri politici di turno (il trattato di pace poteva non essere ratificato e non era necessario quello di Osimo). Il resto è storia moderna con il completo asservimento ai poteri forti.
Allo stato è impossibile modificare le cose stante
l’imperante globalizzazione peralto imposta senza il consenso popolare (Europa dei burocrati, delle banche e altri poteri).
Quando esci da una guerra e sei perdente, non puoi avanzare molte richieste.
Altre cose si sarebbero potute effettuare negli anni immediatamente successivi invece si è sempre abdicato agli altri. (vedasi osimo etc).
Il popolo Corso ha diritto di essere ciò che desidera essere,
senza bisogno di mettere nuovi accenti sull’ultima lettere del proprio nome, o di dover rinnegare i propri avi.
Non saranno mai francesi,….non li sono mai stati.
gli Italiani dovrebbero amarli ed aiutarli di più.
Parlo dei veri Italiani,…non della massa di maiali che pensa solo ad ingrassarsi, nascondendosi dietro grandi discorsi e sfruttando l’ignoranza.
w i Corsi Pino
Che la Corsica sia italiana per tradizioni storiche, geografiche, linguistiche, culturali e non ultime eno-gastronomiche è chiaro e lampante come il sole a mezzogiorno. Così come è patetico e vigliacco, da parte degli “occupanti” francesi, il divieto di chiamare con nomi italiani i propri figli, divieto che mostra tutta la loro debolezza e mancato rispetto dei più elementari diritti dei popoli all’autodeterminazione. La Corsica è italiana e deve tornare all’Italia, sarà la vuntenesima regione, basta con i furti ci hanno rubato fin troppo.
Quando fu fatta l’Italia, Cavour disse che era tempo di fare gli Italiani. A quei tempi nessuno si sentiva “italiano” nel senso di appartenente ad una nazione unica. Tuttalpiù ci si sentiva appartenenti ad una cultura comune, per quanto variegata. “Italici” più che “Italiani”.
Molto prima del nostro risorgimento Pasquale Paoli aveva già scritto (in lingua italiana) una costituzione in cui si dichiarava la Corsica indipendente, ma non parte di una Italia che non esisteva.
La Corsica non ha mai fatto parte dell’Italia e non credo che i Corsi ambiscano ad essere Italiani. Quei Corsi (molti ma non tutti) che oggi non si sentono Francesi non si sentono comunque nemmeno Italiani. Hanno avuto qualche concessione dai Francesi del tipo poter usare la loro lingua in casi limitati e si sono ben guardati dall’adottare l’Italiano. In questo senso la Corsica non è “Italiana”.
E’ però certamente Italica e non Francese perchè la loro lingua è in buona sostanza un dialetto molto simile all’Italiano (è molto più facile capire il Corso rispetto a quasi tutti i dialetti nostrani, soprattutto in Alta Corsica). Peccato solo che oramai solo una percentuale ridotta di Corsi lo usi; e soprattutto che l’uso del Francese abbia irrimediabilmente compromesso il modo in cui lo parlano: sembrano quasi sempre dei Francesi che parlano un dialetto simil-ciociaro, con una improbabile erre moscia e le vocali tutte sballate. Ascoltatevi i notiziari di radio France Bleu Corse (Frequenza Mora) e ditemi voi…. Per sentire il Corso si deve andare nell’entroterra , e magari fermarsi a chicchierare con qualche vecchio pastore.
Quanto al cibo (che è poi la “religione” che ci rende Italiani)… basta dare una occhiata ai loro prodotti tipici per capire che la tradizione è nostrana… anche se si nota la mancanza di quei prodotti che da noi hanno preso piede di recente. Ad es il caffè: nelle case dei corsi la moka è sconosciuta, e si fanno delle improbabili ciofeche “a filtro”, che per un italiano medio sono una bestemmia.
In conclusione…. credo che in quanto “Italici” noi dovremmo appoggiare le loro richieste di autonomia: ad es. diritto a chiamare i figli con nomi corsi, diritto a usare la lingua corsa negli atti pubblici, diritto ad essere processati nella loro lingua… tutti diritti per esempio che i nostri altoatesini – giustamente- hanno. Ma lasciamo stare l’idea che la Corsica diventi parte dell’Italia. Loro stessi non ci tengono. E temo che rischierebbero di cadere dalla padella alla brace….
Bye
Egregio Marco, l’Italia di oggi è troppo impegnata a festeggiare l’arrivo di un dittatore nordafricano che pensare alle sorti del popolo corso (che noi sardi conosciamo benissimo).
…appunto, la brace di cui parlavo
VeeVee, le tue opinioni di leghista-razzista tienile per te, e sappi che la Padania non esiste.
Ciao a tutti, volevo segnalarvi questa pagian (vedi link) che ho appena aperto su facebook giusto in tema. Credo che finalmente il “tema” dell’italianità (culturale quantomeno) di Corsica e Nizza (che aggiungo perchè è un altra situazione spesso sottovalutata, le informazioni circolano poco e non passano mai i confini) debba essere ripreso. Iniziamo ad informarci meglio (tutti quanti me compreso) su cosa è successo in passato che ha portato alla separazione di questi territori dall’unificazione d’Italia (es suffragio truccato a Nizza), sulla cultura di queste regioni (il corso è definito il più italiano dei dialetti d’Italia), su quanto i francesi abbiano fatto per creare “contrapposizioni” tra queste terre e l’Italia e su quanto noi non abbiamo fatto fino ad ora per mantenere e costruire un dialogo e un progetto di collaborazione culturale a tutti i livelli con queste genti, per far riscoprire a loro quanto siamo uguali e vicini e quanto siano lontani invece dai francesi.
Un saluto a tutti!
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Sono molto contento di aver trovato un sito dove vengono rivenicate le nostre terre !.
I francesini ( le ” checche ” ) come li chiamo io sono sempre stati dei codardi si sono sempre attaccati ad altri pantaloni per vincere le guerre ( l’ultima guerra docet ) dove occupata dagli italiani e dai tedeschi in pochi giorni ha avuto il coraggio di sedersi tra i vincitori senza aver fatto un bel nulla, come sempre.
Sin dai tempi dei Romani li abbiamo bastonati ( altro quelle cazzate di asterics, tatics etc ).
Unico che ha dato filo da torcere guarda caso è stato un italiano ( il Corso Napaoleone ) che come tutti gli italiani è stato il primo a sputare contro la propria patria fregandosi tutto e riempiendo indegnamente il Louvre di opere italiane senza le quali quel luogo potrebbe chiudere.
Adesso si dichiarano nazionalisti sulla scorta di una guerra mai vinta vogliono prendere decisioni in primis contro di noi ( ci odiano perchè hanno paura di noi italiani, si cagano sotto come sempre ) .
L’ assurdo attacco alla Libia insegna che vogliono fergarci il petrolio insieme a inglesi e americani ( altri popoli che ci amano !!!!).
Dobbiamo renderci conto che la guerra è finita da settanta anni e che abbiamo pagato più di quello che ci hanno fatto cerdere di averci dato.
Dobbiamo renderci conto che oggi siamo tra le maggiori potenze del mondo. Dobbiamo renderci conto che la Germania si è riunificata e che pertanto tutte gli obblighi cui ci hanno sottoposto con la fine della guerra sono finiti !!!!!!! anche per noi.
Siamo una potenza e pertanto ora abbiamo il sacrosanto diritto di sedere al tavolo di chi decide unitamente a americani inglesi e francesini !!!!.
Dobbiamo rivendicare le nostre terre tra cui in primis Corsica, Istria, Dalmazia, le nostre opere del Louvre ed altro.
Più comandiamo, come nostro diritto, più quei codardi ci rispetteranno.
Berluscono viene continuamente attaccato dalla stampa estera ( americana , inglese e francese ) in quanto pericoloso per loro atteso che ha stretto accordi con popoli ( libia e russia ) che a livello energetico ( eni ) fanno loro paura. L’Italia potrebbe diventare troppo forte !!!!!!!.
A loro va bene la sinistra al potere ( e i loro servizi segreti con scandali creati ad oc stanno cercando in tutti i modi di far cadere questo governo ) che con persone a dir poco mediocri non darebbe loro alcun fastidio !!!!!.
Chi la pensa come me si svegli !!!!!.
Uniamoci in un solo grido Viva l’ Italia.
Complimenti eccellente w l’italia,w la corsica !
Sono pienamente daccordo con te francesco I nostri politici anzichè farsi la gurra tra loro dovrebbero pensare alla nostra maglifica Italia. W l’Italia (TUTTA)
la Corsica è una regione italiana in tutto, non ha nulla di francese..
bisogna dire che la Corsica a differenza della Sardegna non è stata ancora deturpata, è più selvaggia e verde.
Se una Corsica italiana significa gestita da politici italiani ovvero cementificazione e distruzione del territorio (come moltissimi posti in Sardegna..) è meglio per loro rimanere sotto la Francia.
Awnche se resta il fatto che la Corsica sia completamente un’isola italiana.
Vado ogni estate alla Maddalena ad appena 12 miglia marine da Bonifaziu. Quest’anno ci sono stato per la prima volta e credetemi mi si è riempito il cuore nel vedere i còrsi che di francese non hanno proprio nulla. Sono un po’ diffidenti, forse come i miei amici sardi, ma ne hanno ben d’onde, giacché i francesi hanno sempre sfruttato i còrsi, li hanno usati come carne da cannone, li hanno vilipesi nel loro spirito fiero ed orgoglioso e dopo oltre duecento anni di dominazione i francesi non hanno ottenuto se non odio e antipatia. Concordo con VeeVee che i còrsi debbano decidere autonomamente del loro destino, però quando vado a Bonifaziu o a Porto Vecchio (conosco solo la parte meridionale della Corsica) sembra di essere in una città ligure o della costa toscana, dal clima alle belle donne. I francesi hanno purtroppo sempre la puzza al naso e una grandeur che spesso rasenta il ridicolo; le norme della legislazione francese direi che sono violente e non rispettano affatto la diversità: proprio inculcando certe idee si pongono le basi perché alla lunga esse non portino a nulla. Tanta damnatio memoriae e frutto della paura della diversità, il non rispettarla, lo svilirla e quindi i còrsi alla lunga giustamente non ne possono più. Noi italiani ci siamo fatti togliere l’Istria e la la c.d. zona B proprio grazie al ricordo che gli slavi avevano della becera fascistizzazione condotta con miopia e violenza; pensate a cosa sarebbe se l’Italia non rispettasse l’autonomia governativa delle regioni a statuto speciale! Perlomeno abbiamo avuto questa accortezza, mentre i francesi prevaricano i còrsi e li considerano solo schiavetti per accogliere i turisti francesi che costituiscono circa il 70% dei turisti che vanno in Corsica. I governanti italiani conoscono la storia solo per quwello che più fa loro comodo e dimenticano questo pezzo di Italia abbandonato a stesso; ecco perché un governo italiano stabile e forte potrebbe alla lunga intessere rapporti più stretti nel Mediterraneo con tutti i paesi rivieraschi, ma soprattutto con quelli che, come i còrsi, sono più vicini alla nostra cultura, basterebbe solo qualche accenno, qualche invito. Se parlate con i greci hanno tutti in testa l’espressione adusata:”una faccia una razza” per sottolineare questa vicinanza alla nostra cultura e finanche alla nostra razza italica mescolata con la loro da secoli; e allora perché non fare altrettanto e di più con i fratelli corsi che hanno tutti cognomi italiani!!! Comunque sono contento di aver trovato questo sito e che in un futuro in un modo o in un altro i fratelli còrsi si riuniscano all’Italia.
cari Fratelli Viva la Corsica! Viva l’Italia
Carlo Alberto 1955
Io sono di corsica ! se mi posso permettere, parlero in “lingua corsa” . la lingua corsa non he un “dialetto” come lo visto tante volte in questi commenti. Noi ùn vulemu micca esse francese, ghjè sicuru, ma ùn vulemu micca esse ‘taliani dino ! Noi simu corsi puntu e basta ! ùn simu sardi, ùn simu genovesi ! SIMU CORSI di l’isula di Corsica ! Avvemu una tarra, una cultura, una lingua, una bandera, un innu naziunale, e un populu corsu ! u populu corsu rinascerà sempre e vulemu l’indipendenza di a nostra patria da piu di 150 anni ! dopu 40 anni di cumbatti, quantu fratelli corsi so cascati per a patria ? francese o ‘taliana, seraghju e saremu sempre in lotta per a noscia tarra Corsa! a populu fatu, bisogna marchjà !
vi ringraziu !
Un corsu…
Ciao paesanu corsu, io sono un siciliano e ho capito tutto quello che hai scritto… (è incredibile quanto la Lingua corsa sembra un “misto tra toscano e siciliano”), cmq io sono d’accordo con “a viva voce”, il trimensile corso in lingua italiana. Se volete essere corsi, dovete appoggiarvi alla lingua “forte” più vicina a voi, vi piaccia o no questa è l’italiano, la vostra lingua colta di sempre. Io non dico che dovete per forza annettervi all’Italia, non in questo periodo almeno. Dovreste considerare di affiancare l’Italiano al corso, se non lo fate sarete fagocitati dal francese e scomparirete. Saluti italiani.
In val d’aosta la francia ha fatto di tutto affinche, accanto all’italiano ci fosse il francese come lingua ufficiale (nonostante si parli il patois un dialetto franco provenzale)il francese e’ usata alla pari dell’italiano in tutto e per tutto, mentre l’italia per la sua naturale debolezza nei confronti della francia si e’ resa complice della cancellazione non solo di qualsiasi traccia che ricordi l’italiano nel nizzardo e di riflesso anche nel principato di monaco, ma soprattutto in corsica non si e’ riusciti o meglio non si e’ voluto salvaguardare la lingua italiana, nonostante il corso sia il dialetto piu’ simile all’italiano tra tutti i dialetti italiani; ci credo ora che i corsi non vogliano piu’ sentir parlare ne’ di francia ne’ d’italia, ma considerano il corso una lingua.
il Corso è una lingua non un dialetto al pari del friulano o del siciliano o sardo.
la lingua corsa si è evoluta proprio come il sardo da notevoli e forti influenze provenienti dall’ Italia, che si riscontrano sulle abitudini, edifici, città e tratti somatici.
Prendete Bastia o Bonifacio in alcuni punti sembra di vedere La spezia o Lucca.
La Corsica dovrebbe essere una regione a statuto speciale come è permesso in Italia in Sicilia o in Trentino-Alto adige o la stessa Valle d Aosta, in modo da poter essere salvaguardati il dialetto e le tradizioni.
E’ triste che lo stato centralista francese non permetta tutto questo e stia letteralmente distruggendo secoli di vita corsa, è ancor più triste vedere gli stessi corsi che parlano con un accento francese che proprio non gli si addice (da italiano capisco quasi alla perfezione il corso,non penso un francese riesca a fare altrettanto) e che vogliano perdere quello che è il loro passato e che scorre nel proprio sangue, nel loro DNA.
E’ brutto vedere come i francesi considerino i corsi (ovvero da pseudo-italiani) e come vogliano imporre il proprio volere senza ragioni.
Ricordiamo a tutti il tributo di migliaia di corsi nella guerre mondiali (soprattutto la prima)
PAsquale PAoli considerava l’ italiano la lingua colta della Corsica, senza stupide strumentalizzazioni, penso che il corso e l’ italiano dovrebbero essere ri-insegnati nell scuole dell’obbligo non per intenti secessionisti ma per riappropriarsi della propria identità.
Cosa ne avrebbero da temere i francesi??
E i corsi hanno così tanta paura di essere se stessi??
io penso che la corsica era e sara sempre italiana per cultura e per geografia e che un giorno sara riunificata anche politicamente
forse i corsi sono effettivamente troppo divisi tra loro per sapere realmente cosa vogliono, Ho letto che a livello economico la Corsica è una delle regioni più povere d’Europa, allora cavolo dovrebbero darsi da fare, far valere e difendere le loro origini. Sono italiani e allora è meglio battersi per diventarlo, forse non lo diventeranno mai, ma sicuramente potrebbero ricevere più diritti, più benessere e soldi, proprio come i “crucchi” dell’alto adige che piangono sempre per il Tirolo perduto, ma poi quando incassano soldi dimenticano tutto e mungono, mungono sempre pù soldi a Roma….Al momento forse arriva più soldi a quei quattro gatti di Bolzano che a noi 5 milioni di campania, e non dite che non sia vero visto che ho vissuto in tutti e due i posti.
Dici il vero. La Corsica ha circa 210.000 abitanti con infrastrutture e tessuto economico sottosviluppato, proprio perché i francesi hanno voluto questo. La maggior parte della popolazione vive di sussidi del governo parigino, come del resto buona parte delle minoranze etniche nel resto della repubblica transalpina. Fa comodo ai francesi e fa comodo ai corsi. Anche perché quest’ultimi possono tirare la corda quanto vogliono ma non troppo, altrimenti i francesi rispondono con le maniere forti, come hanno sempre fatto in quell’isola.
Ciao, puoi linkare qualche fonte o documento, o comunque qualsiasi elemento utile, sulla questione del divieto dei nomi italiani ai bambini corsi? Nell’Europa del 2012 e con l’Italia che ha la Valle d’Aosta bilingue mi sembra qualcosa di inaccettibile e che se vera si dovrebbe trovare il modo di denundiare.
Non sono d’accordo che la Cosrisa dovrebbe essere una regione speciale. O come tutte le altre o niente, ci manca una sesta regione sanguisuga sul groppone.
da un po di giorni sono a calvi per lavoro,bè i calvesi non sognano l’Italia,non hanno nessuna voglia di essere governati da una manica di idioti,sono francesi e basta,come sono i bretoni ,gli alsaziani i baschi i catalani o i nizzardi,la francia è cosi, un grande paese con tante etnie anche in africa america e asia. l’italia ha perso la corsica ma cosa cambia?forse era meglio per noi se Napoleone fosse rimaso in Italia?allora dovremmo reclamare anche la dalmazia creta e il peloponneso che erano veneziane? riprendiamoci allora tutto l’ impero romano con l’etiopia e la somalia,coi faremo pagare l’ imu e il canone rai a tutta l’europa. le cose stanno cosi e basta,ciò chè stato è stato.
io intanto dovuto lasciare l’italia a causa della crisi e ringrazio i francesi per avermi accolto e dato un lavoro,almeno in francia il lavoro si trova senza raccomandazioni,i francesi sono cosi, testardi e anche un po acidi, ma onesti,anche loro hanno sempre fatto la guerra con tedeschi,inglesi e spagnoli e se non fossero stati cosi non esisterebbe nemmeno la francia ma solo una grande inghilterra,gli inglesi,loro si che sono imperialisti
prova a chiedere ad un corso se si sente francese?! i corsi non sono ne francesi ne italiani, il fatto è che, anche se ora è tardi, la corsica recidendo i propri legami con l italia sta perdendo tutto il proprio patrimonio culturale-linguistico, essendo il corso un dialetto italiano.
in italia l alto adige, la valle d aosta hanno uno statuto speciale, insegnao il francese e il tedesco a scuola, in corsica tutto questo non avviene perchè la centralissima repubblica fancese lo vieta severamente, pensa che esiste una legge in corsica che vieta di dare nomi italiani ai propri figli.
non si tratta di riprendere le colonie perdute italiane, a parte che la corsica non è mai stata una colonia italiana ma solo una regione pre-unitaria che ha da sempre fatto parte prima di Pisa poi di Genova, essendo poi stata venduta forzosamente alla francia per debiti.. ecc
ma il punto è un altro, se i corsi vogliono mantenere la propria identità culturale che di fatto è italiana da secoli (basta leggere i cognomi, sono tutti di origine toscano-liguri) devono per forza riallacciare contatti non politici ma culturali con l italia che da sempre non ha mai imposto nulla al contrario della francia che ha sempre represso nel sangue le spinte autonimiste dei corsi (leggiti al storia di Pasquale Paoli).
poi meglio per loro se rimangono francesi politicamente ma culturalmente (se volgiono continuare a sentirsi corsi) devono per loro interesse guardare più all’ Italia.
Qui non si tratta di annettere la Corsica all’Italia, ma semplicemente far rispettare certi principi’ nati in una certa repubblica cosidetta “democratica” cioe’, Egallite’ Fraternite’ Liberte’. ( altro che embargo in alcuni paesi) Basterebbe un semplice statuto speciale anche all’interno dello stato francese,ufficializzando le tre lingue d’appartenenza, corso italiano francese. Neanche l’Alto Adige ha mai fatto parte della Germania,parlano un dialetto tedesco,ma la lingua tedesca e’ ufficiale come l’italiano se non di piu’, cosi’ pure la Valle D’aosta. Se poi per loro non e’ solo questione di lingua,sarebbe giusto un referendum per la nascita di una nuova nazione ne’ francese ne’ italiana ma corsa, a loro la scelta.Detto da un sardo, chi piu’ di noi sardi puo’ capire il problema corso? In quasi 250 anni di appartenenza francese , nessuno italiano o straniero ha mai pensato o voluto aiutare in maniera seria e democratica questo popolo che soffre in silenzio alla ricerca sempre della propria identita’.Parlare di Corsica e’ sempre stato tabu’, chissa perche!
Se posso permettermi, io studio lettere è so per certo che il dialetto corso ( è badate bene intendo dire proprio dialetto) rientra nell’ambito dei dialetti italiani, vi sono vistosissime isoglosse di contatto con altri dialetti italiani. Io non voglio polemizzare, però i corsi hanno un bel dire che non si sentono italiani; lo sono è fuor di dubbio. Non è basandosi sulla la diversità linguistica del loro dialetto che posso negare di appartenere culturalmente all’Italia, perché a questo punto potrebbe farlo benissimo qualsiasi regione italia; infatti il nostro paese è un trionfo di idiomi diversi, ma tutti simili. Dovrebbe farci riflettere il fatto che fin dagli albori delle letterature romanze ogni letterato che ha vissuto in Italia e nelle isole, compresa la Corsica, abbia scelto come lingua comprensibile a tutti il toscano, divenuto poi lingua italiana prima che esistesse l’Italia, percui si può dire che l’Italia è da sempre unita culturalmente sotto questo aspetto. L’apparteneza cultura della Corsica all’Italia è innegabile.
Perdonate quelle “è”, sono degli errori dovuti al fatto che riscrivendo ciò che volevo esprimere non ho corretto lì dovo in realtà ci voleva la congiunzione.
@Sigfrido. Libero di avere questa opinione, ma le cose non stanno proprio così. Giusto per fare un apostrofo: il nonno di Napoleone era toscano e la famiglia Bonaparte (in origine Buonaparte) aveva origini lombarde. L’italianità del popolo corso dal punto di vista genetico e culturale non è mai stato in discussione; altro discorso è se la Corsica vuole far parte della repubblica italiana. In quanto, invece, al discorso linguistico, lei dice cose giuste e altre cose contraddittorie. Il sardo come il corso sono lingue (non dialetti) romanze (neolatine) indoeuropee. Questa è la classificazione ufficiale a livello internazionale ed in particolare, il sardo esiste prima della nascita dell’italiano e parte della sua grammatica persino prima dell’arrivo nell’isola dei Romani.
Ciò che rende una lingua tale è riconoscimento a livello ufficiale da parte della comunità parlante e dalle comunita straniere, un noto linguista di cui io malorosamente non ricordo più il nome ha definito in tal modo lingue e dialetti: le ligue sono dialetti con un esercito, mentre i dialetti sono lingue senza esercito, che cosa si vuole dire con ciò? Innanzitutto che la differenza tra lingua e diletto a livello pratico potrei dire non esiste, è logico che tutti i dialetti sono delle lingue con una grammatica come le altre riconosiute ufficialmente; poi vuole dire che un dialetto non è lingua se non è codificato, quindi scritto, insegnato ed in tal lingua sono redatti i documenti ufficiali e soprattutto gode di prestigio come lingua colta, se ciò non avviene l’idioma scade in dialetto. Ora anche il napoletano è riconosciuta come lingua romanza ed è stato ed è ancora oggetto di produzione letteraria, ma ciò non fa di essa una lingua in senso stretto, perchè non è riconosciuta dallo stato italiano come tale. Dubito fortemente che lo stato francese abbia riconosciuto tale dialetto come lingua, poi non lo so, tutto è possibile. Oltretutto il corso non nasce con i crismi di un lingua ufficiale, perché per la produzione letterraia dotta, colta che aspira evidentemente ad un pubblico più esteso di quello regionale ha utilizzato in passato, così come in tutta Italia dalle Alpi all’estrema punta dello stivale, il toscano; riconosciuta come lingua letteraria colta e di maggior prestigio per i meriti della propria letteratura. Inoltre so bene che il sardo è un tipo particolare di dialetto appartenete al ceppo italoromanzo e che per questo è riconosciuto quasi come lingua a tutti gli effetti, ma in ogni caso il corso risente degli in flussi degli idiomi continetali più del sardo( che oltretutto è isieme al rumeno la lingua che più si avvicina al latino,e si, è vero ha dei vistosi tratti arcaici vicinissimi al latino e alcuni che evidentemente risalgono al substrato linguistico precedente all’arrivo dei romani, ma questo lo sitrova in ogni dialetto italiano, anche se sul continete l’evoluzione linguistica ha reso meno riconoscibili questi tratti), tanto che è classificato dal mio libro di linguistica ( Nuovo manualetto di linguistica italiana, Maurizio Dardano) come un dialetto italoromanzo appartenete al gruppo dei dialetti centro-meridionali. In ogni caso detto questo, dico che la Corsica dovrebbe far parte della Repubblica italiana ed è sciocco e da persone incolte pensare che i corsi possano definirsi un etnia diversa da quella italiana ( oltretutto il discorso che mette in ballo termini come: etnia, la mia terra, la tua terra non è che sia così piacevole; trovo che sia un po’ pericoloso); è qualcosa che mi sa di lega nord, di profonda ignoranza. Viviamo un’ epoca in cui ormai siamo dimentichi del passato comune, delle nostre origini e delle nostre radici che risalgono a Roma, la madre che ha saputo generare tanti figli tutti diversi, ma tutti fratelli. Io credo che quello della popolazione corsa sia del risentimento nei confronti degli Italiani che non hanno saputo difendere un pezzo del loro territorio e per questo è venuto fuori questo bel guazzabuio.
Mi scuso sempre per i miei involontari errori di battitura che mi fanno sembrare un asino inetto a scrivere, purtroppo non sono molto pratico con la tastiera del pc.
Ho controllato e devo rettificara la mia supposizione, lo stato francese riconosce il corso come lingua, quindi mi sbagliavo e me ne scuso. E’ una lingua a tutti gli effetti.
Salve vorrei farle alcune domande: Conosce la pubblicazione trimestrale corsa in Lingua italiana “A viva voce”?… Se la risposta è no, le dirò che la stessa sta tentando di far capire al Popolo corso che per non far morire la Lingua corsa (come invece sembra che stia succedendo), bisogna appoggiarla alla Lingua “forte” più vicina ad essa, cioè l’Italiano. In pratica il corso potrebbe attingere vocaboli dalla Lingua italiana e non dalla francese che, viste le differenze fonetiche tra francese e corso alla fine quest’ultimo non può che soccombere.
Sul sito di “A viva voce” potrà scaricare gratuitamente le pubblicazioni in questione.
Mi piacerebbe sentire l’opinione di un linguista italiano.
Grazie.
Angelo.
Potrebbe lasciare il link?
http://www.wix.com/avivavoce/avv
Scusi il ritardo…
Angelo.
Salve! Ho dato uno sgurdo a questo sito, sono uno studente di lettere classiche prima di tutto, e devo dire che trovo veramente interessante questa iniziativa. Ho notato che vi sono molti articoli che potrebbero essere presi come spunto per degli studi e ritengo decisamente positiva la scelta di valorizzare la lingua italiana, intesa come appoggio per il Corso, tutti sappiamo che il Corso è un dialetto, o giustamente per loro una lingua, che somiglia terribilmente all’italiano, percui non posso che farmi i miei complimenti; spero possa riscuotere un grade interesse!! Per una rinascita dell’attenzione verso l’Italia e la sua lingua da parte dei Corsi nostri consanguinei! Viva la Corsica, viva la nostra grande Italia, regina delle arti, della cultura e madre di bellezza!!
Sono Corsu e tutto questo mi fa ridere. Non mi considero italiano. Siamo Corsi e basta. Voi siete i nostri cugini, nulla più. Sono autonomista e non voglio scegliere tra la Francia e l’Italia. Ma come si dice qui :
“Piuttosto Corso che Francese,
Piuttosto Francese che Italiano”
Distinti saluti dalla Corsica.
Lei si illude se ritiene gli Italiani dei semplici gucini, è una visione piuttosto francese che evidentemente le si deve essere insinuata nella mente per merito di qualche strana propaganda! E io sono spiacente che lei rida di tutto questo, mi rattrista molto! Perché, vede, offende se stesso e i sui antenati rinnegando il rapporto di sangue con l’Italia, ingiuria i sui morti, la sua cultura e la sua terra; dando ragione agli invasori. I suoi concittadini del passato non avevano forse scelto l’italiano come lingua delle lettere? Sì! Questo la dice ben lunga sulla vostra natura e sa perché? Perché l’italiano è stato scelto come lingua da tutti gli scrittori volontariamente nelle isole e nel resto della penisola, non c’è stata alcuna imposizione da parte di uno stato, che neppure esisteva e non avrebbe potuto farlo. Tutto ciò, come lei ben saprà, aggiunge più valore alla nostra lingua, perché ci fa capire che, benché ci fossero delle divisioni a livello politico, lo spirito era quello unitario, teso ad un’unica cultura manifestata in una sola lingua comprensibile a tutti e, lo ripeto, scelta non imposta. E se, come credo, è la lingua e gli usi comuni a fare di una massa di persone un popolo, tragga le sue conclusioni da quanto le ho appena detto! Non si può affermare che i Corsi non siano Italiani, sarebbe una profonda ammissione di ignoranza. L’ignoranza è la cosa più odiosa che si possa trovare su questo piccolo pianeta. La non conoscenza , sopratutto di se stessi, è il peggiore dei mali, bisogna fuggire da essa sempre; perché crea confusione,disorde e conflitti assolutamente inutili! Lo sapevano bene i Greci, che sul frontone del tempio dell’Oracolo di Delfi, consacrato ad Apollo pizio recava questo motto: “Γνῶθι σεαυτόν”, conosci te stesso, che ha un significato più profondo, mai voglio riproporlo in maniera diversa, come un monito a conoscere anche il proprio passato. Scavi più a fondo nel suo passato! Vorrei farle una domanda, lei che liceo ha fatto?
Il problema è saper distinguere tra sentirsi culturalmente italiano e voler fare parte dello stato italiano.
Purtroppo per qualche motivo che ignoro, sembra che i corsi preferiscano sentirsi più francesi che italiani.
Io non smetterò mai di sperare che i corsi seguano quello che il loro Padre della Partia corsa, ossia Pasquale Paoli ha voluto loro lasciare in eredità.
Detto ciò io non pretendo che i corsi improvvisamente vogliano diventare italiani, non ora almeno, capisco la loro diffidenza ma penso che dovrebbero almeno considerare le loro origini e la loro vera lingua madre… che non possono che essere italiani.
Concordo pienamente…
Ops! *CUGINI!Perdono!
@Angelo. Molto probabilmente per una serie di motivi, tanti! Uno dei tanti potrebbe essere dovuto al fatto che quando Vittorio Emanule II ha detto: “Noi non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di Noi”, forse si era tappato le orecchie e non aveva voluto ascoltare il grido che si levava dalle prossimità del suo regno, vicino la Sardegna! ma si sa che i Savoia non è che abbiano brillato nella storia per gesti eroici! Oltretutto erano di origine francese, filofrancesi ( tanto che i piemontesi non parlavano italiano, ma francese) e poi avrebbe mai potuto contrastare la Francia, della quale era necessario l’appoggio per la causa italiana? Il motivo sostanziale per me è la dimenticanza, la smemoratezza che si dimostrata nei suoi confronti, al quale hanno fatto da contorno tante altre situazioni sgradevoli.
Quello che non capisci voi Italiani è che si puo avere forti legami culturali, linguistici e storici con una nazione vicina, e mantenere la sua sovranità politica. Dopo tanti anni voi Italiani non avete ancora capito. NON VOGLIAMO ESSERE TALIANI. In définitiva siete come i francesi del sicolo XIX. Ma non si capisce che l’época del colonialismo è finita…? Almeno i francesi non vogliono più annettere paesi vicini tipo Belgica o Lussemburgo perchè si parla francese o c’è una tradizione francofona… Quando si capisce che cultura e nazione sono 2 cose diverse, può essere che possiamo vivere in armonia, da VICINI.
Caro Francesco (anche se ti firmi Francois), nessuno in Italia vuole che la Corsica faccia parte della Repubblica Italiana. In Italia, abbiamo ben altri problemi che preoccuparci della Corsica. Sono io che ho scritto questo articolo, perché sono sardo, perché conosco la Corsica e l’amo quanto la Sardegna e certamente più del resto dell’Italia. Se fosse per me, la Sardegna sarebbe già indipendente dall’Italia. Il mio articolo voleva segnalare un’altra cosa, se tu non l’hai afferrata non ci posso fare nulla.
P.S.: paragonare gli italiani ai francesi, per me sia come sardo che come italiano è una grande offesa. Noi sardi, contrariamente a voi corsi, siamo riusciti a prenderli a calci nel culo i francesi, quando nel 1794 tentarono di occupare il Nord Sardegna dall’isola della Maddalena. Puoi paragonarci agli inglesi, agli americani, a chi ti pare ma non ai francesi.
la differenza tra Italia e Francia consiste nel fatto che in Italia le minoranze linguistiche e culturali vengono tutelate. in Valle d aOsta si insegna il francese a scuola, in alto aDige il tedesco, mentre mi pare che ciò non avvenga in Francia con la Corsica.
la Francia ha da sempre cercato di cancellare non solo i legami che la Corsica ha con l’ Italia proibendo addirittura di poter dare nomi italiani (esiste ancora quela legge??) ai propri figli, cancellando l’ italiano come lingua ufficiale (fino al 1859 lo era, Pasquale Paoli ha scritto la costituzione corsa in italiano lingua ufficiale dell’ isola) ma anche cancellando la lingua corsa in tutti i modi possibili (nelle scuole corse erano affissi cartelli che recitavano: ‘Il est interdit de cracher par terre et de parler corse’ (è proibito sputare per terra e parlare corso)..
l’ italiano è un popolo molto molto tollerante.
Prendi ad esempio la Svizzera italiana, pur essendo Svizzera si parla italiano e si insegna a scuola l’ italiano e si mantengono legami culturali con l’ italiano.
perchè vedi che il corso senza l ‘ italiano muore, nel senso che la francesizzazione della lingua corsa è evidente (sei capace di pronunciare la R corsa? che è quella dura italiana oppura la pronunci alla francese moscia WW?).
se non hai legami con la cultura perdi l’ etimologia e il senso delle parole, pronunci una parola di origine italiana ma non sai perchè si dice così visto che in francese si dice in tutt’ altro modo, perdi l’ origine del senso delle parole quindi la lingua muore.
Francamente con la caduta degli stati nazionali non è importante che la COrsica sia in italia o in francia , è importante che mantenga la propria cultura e tradizioni (in tutto italiane) e che non muoia una lingua (di ceppo italico).
Siete sicuri che la Francia tuteli tutto questo vostro patrimonio??
se in Toscana da 240 ci fossero i francesi che imponessero l’uso forzato del francese, non riconoscessero le lauree italiane, dessero il 90% della terra agricola ai pied noir marocchini (ciò che stato in Corsica negli anni 60) che risultato penseresti di avere?? esattamente ciò che è avvenuto in Corsica, la francesizzazione totale di un territorio, e il fatto che tu e molti corsi difendano ancora ciò che la Francia ha fatto nei confronti dei vostri bisnonni, nonni e anche a voi ora dimostra che il processo di francesizzaione di un territorio è quasi arrivato al termine..
poi contenti voi, contenti tutti, di sicuro non siete più corsi veri ma franco-corsi, in attesa di diventare completamente francois..
a me pare che siete voi che state tradendo ciò che il babbu della patria Pasquale Paoli (non Pascal Paolì) disse e scrisse, prova a rileggere i suoi scritti come quelli di Nicola Tommaso o di molti altri intellettuali corsi veri..
almeno in Italia esistono tantissime vie dedicate a alla Corsica o a Pasquale Paoli, a Parigi quante via PAscal PAolì conosci?? e in altre città francesi quante via dedicate alla COrsica ci sono??
W la libertè…
@François. Ancora? Ma allora devo prorpio rietenerla profondamente incolto! Ma quale assurdità! Che bestialità che sta dicendo! Ma che scuola ha fatto? Da chi è stato educato? Sono profondamente scosso da una dichiarazione di tanta ignoranza! Io aborro! L’Idea che i Corsi hanno di essere politicamente indipendenti è assolutamente ridicola, è paragonabile solo alla fantomatica padania dei leghisti! Significa essere totalmente incosapevoli di quello che si è, del proprio passato! Che bestialità, che volgarità! Non volete essere italiani? Ma lo siete già! Mi stupisco sempre di quante persone incolte e senza passato ci siano sulla faccia della terra! E poi, se permette, CULTURA e nazione non sono cose così sconnesse come tenta di propinarmi lei, oh no! la cultura fa una nazione, la rende tale, su di essa si basa!I vincoli culturali sono più stabili e duraturi di quelli istituzionali! E poi mi dica quale vantaggio ne trarrebbe la Corsica dall’essere indipendete? Sarebbe capace di sviluppare una propria cultura totalmente diversa da quella Italiana? No, molto probabilmete svilupperebbe una cultura povera, basata su una tradizione di livello fortemente popoloare e sulla sua esaltazione tesa a dimostrare l’autenticità di questa fantomatica nazione corsa. Diciamolo chiaramente sarebbe una cultura poco raffinata, ristretta, da festa popolare; non potrebbe reggere il confronto con le altre culture europee pienamente sviluppate! Avete un ottica troppo provinciale, chiusa! Non capite che tutto ciò virende, a gli occhi di chi vi guarda, come semplici paesanotti? Sì, prorpio così, sembrate gli abitanti di un qualsiasi paesino isolato animati da una voglia di distinguersi dal paesello poco distante; in questo scadono i vostri discorsi, in ridicole diàtribe da piccolo bar da paese! Quanta volgarità!
@Antonello. Anche lei non scherza, eh? Cosa sarebbe quest’idea di una Sardegna indipendete? Cosa sono queste idee localiste da alta padana? MI spieghi, sono profondamente curioso di sentire le sue ragioni!
La padania non è mai esistita, la Sardegna si. Non scherzo affatto, ma evidentemente lei non è di questi luoghi e non sa cosa pensano i sardi dell’Italia. Ci riusciremo a diventare indipendenti, prima o poi e l’Italia non potrà proprio farci nulla.
Non sono convinto che all’interno dell’Italia tutte le regioni possano vantare un così alto livello di integrazione, e alcuni commenti nei confronti di sud-tirolesi e regioni a statuto speciale me ne danno conferma.
Soprattutto trovo ingiusto che qualcuno insista su quale debba essere il sentimento nazionale dei corsi, a dispetto di quanto sostenuto dai diretti interessati. Chi avesse davvero a cuore la loro questione a parer mio dovrebbe sostenerli nelle loro ragioni, senza rivendicazioni di nessun tipo.
Le rivendicazioni territoriali, nell’Europa Unita mi sembrano un pò anacronistiche, soprattutto perché ritengo che una delle grandi possibilità che offre l’UE, sia proprio l’opportunità di consentire la piena realizzazione di tutte le diversità al suo interno, senza creare nuovi conflitti tra stati.
La mia idea è che comunque la stessa Italia non avrebbe molto più riguardo nei confronti dei corsi, i quali allo stesso modo resterebbero un’esigua minoranza all’interno di un contesto nazionale ben più ampio, e quindi non sarebbero adeguatamente rappresentati.
Allora esistete davvero voi europeisti. Caspita, pensavo fosse un’invenzione del triumvirato Merkel-Draghi-Monti. In questo periodo, credo che non sia molto “intelligente” sostenere frasi come “Europa Unita”.
@Antonello. Ma certo! Ci maca solo che si metta a dire: “E allora le foibe!” e poi siamo a cavallo! SAPPIAMO TUTTI QUELLO CHE PENSANO I SARDI DELL’ITALIA, PERCHé è ESATTAMENTE QUELLO CHE PENSANO IL RESTO DEGLI ITALIANI, NON SI GIUDICHI DIVERSO DA QUELLO CHE è, SAREBBE STUPIDO!
@Giò. L’Europa esiste solo a livello economico, sì! Insomma! Tanto è vero che non c’è un debito pubblico unito, ma ognuno ha il prorprio debito! Gli stati europei oltretutto sono molto più rigidi e meno compatti di come me li descrive lei. Inoltre, perché non dovremmo avere rivendicazioni sulla popolazione corsa? i Corsi non sono un popolo diverso, sono una parte del popolo italiano, benché essi affermino il contrario. Dunque seguendo la logica di Giò non ci sarebbe stato alcun motivo per il quale Garibaldi sarebbe partito alla volta del Meridione per fare l’Italia; dato che era tutta frammentata e ognuno si sentiva parte integrante dello stato a cui apparteneva! Stiamo quindi impliciatamente affermado che l’Italia come Nazione e Stato non ha ragion d’essere, che l’unità di questo paese si è fondata su idee scorrette che non hanno tenuto conto di quelle persone che, ormai assuefatte al dominio straniero oppure ingessate nella loro visione locale, si trovavano bene così come stavano! E poi i Corsi non sono una minoranza etnica con una cultura estranea alla nostra che va tutelata, sono esattamente uguali a noi, quale rappresentanza speciale dovrebbero avere?
Non riesco bene ad afferrare l’accostamento con le foibe. Sarò pure stupido, ma credo che ne lei e ne la maggioranza degli italiani hanno la più pallida idea di cosa pensano i sardi.
MMMMh! E allora mi spieghi, cosa pensano i sardi dell’Italia? Avanti sono proprio curioso!
L’italia non è così tollerante. Io sono sardo, e da sardo posso affermare come anche in Sardegna fino a pochi decenni fa ‘sa limba’ fosse off limits nelle scuole e che ai sardi veniva insegnato a vergognarsi di quella parlata curiosa e incomprensibile, benché la lingua sarda sia lingua a tutti gli effetti, con tanto di tradizione letteraria. Non era solo questione di lingua veramente, ma non mi va di dilungarmi. Oggi va un pò meglio ed in effetti ci sono iniziative di tutela, e così pure per i friulani. Che io sappia in Corsica, almeno nelle scuole primarie, viene insegnato il corso, nelle sue due varianti (in Sardegna no), e dovrebbero esserci dei progetti anche in Bretagna.
La spinta alla valorizzazione della propria cultura comunque deve partire innanzi tutto dai corsi – così come dai sardi – e non si deve pretendere che lo stato centrale intervenga al posto loro.
Aggiungo inoltre, che austriaci e tedeschi hanno basi culturali molto prossime, ma gli uni e gli altri si sentono due entità nazionali a se stanti.
Quanto alla spedizione dei mille, penso che fosse un’idea nobile, in linea con gli ideali romantici dell’ottocento. L’italia forse però avrebbe fatto meglio a costituirsi come stato federale e non centralista; forse lo statuto albertino avrebbe meritato qualche revisione di fronte al nuovo assetto politico. Su questo però, Garibaldi non poteva fare nulla.
E poi sì, sono uno di quelli…quelli europeisti…ahaha. Ma è vero che dietro tutte quelle menate di facciata sull’unione delle culture ecc… l’unione europea di oggi sta in piedi solo a livello economico (o meglio, non sta in piedi visti i tempi). Però dal mio punto di vista l’idea è buona e la condivido, sperando che un domani diventi più concreta. E una forma di unione, mi sembra necessaria per poter competere in futuro – in tutti gli ambiti – con le superpotenze emergenti.
penso che tutta la discussione sia assai interessante,ricca di spunti storici ,e riflessioni cultural-linguistiche suggestive…ma il dato di partenza imprescindibile ci è stato fornito con franchezza dalle affermazioni degli amici corsi intervenuti: qual è l’idem sentire dei corsi oggi,attualmente sulla questione? semplicemente e brutalmente ciò che essi han riferito e rivendicato! ossia che i corsi si senton corsi e non italiani…anche perchè questo è il portato storico della loro identità,ad oggi! ogni identità si costituisce storicamente attraverso dinamiche di affinità e divergenze,somiglianze o contrapposizioni…l’insularità è un fattore determinante nel sentirsi “isolani e basta”…le ascendenze linguistiche corse certo sono affini all’area toscana,la loro lingua è italo-romanza,certamente..ma “a francisata”,la “francesizzazione” è in massima parte compiuta,ahimè! ed anche irreversibile..dopo che l’italiano come acroletto,lingua colta,è stata sradicata nel corso dell’800,resta solo il francese contro il corso…ma un corso che si tenta di “salvare” con grandi difficoltà…perchè ormai il francese ha preso il sopravvento alla grande…e come in irlanda,il gaelico,pur divenendo ufficiale,rischia di essere comunque poco adoperato…è del resto una situazione parallela,anche come dinamica storica,alla questione del “sardo”…come i sardi sono oramai italianizzati in tutto e per tutto,cosi è per i corsi…che son “francesi di fatto” sebbene recalcitranti…potranno magari acquistare l’indipendenza,ma non cesseranno di esser comunque ormai di cultura francese,che lo vogliano o no,che gli piaccia o no…un po’ come le ex-colonie francofone in africa occidentale!
LA CORSICA E’ E SEMPRE SARA’ UN’ISOLA ITALIANA PER LE SUE ORIGINI ETNICHE E CULTURALE,LA POSIZIONE GEOGRAFICA,PERCHE’ COSI’ HA DECISO IL PADRE DELLAPATRIA PASQUALE PAOLI.FUORI I FRANCESI ODIATI E COLONIALISTI,PARASSITI ED EGO CENTRISTI,AI CORSI CHE SI RICIRDINO DI ESSERE ITALIANI IL NOSTRO AMORE FRATERNO.
ai corsi che si ricordino di essere italiani .peccato che a loro sia stato imposto il francese come lingua ,peccato che ai politici italiani non interessi,peccato perche’ e’ un’isola italianissima ,peccato che pasquale paoli non sia riuscito ad evitareil colonialismo francese,peccato . . .
Caro sig. SIDONIO, vorrei dirgli,visto che e’ curioso, che quando in Sardegna si e’ iniziato a parlare di autonomia indipendenza federalismo, il nonno di Bossi non era nemmeno nato,altro che idee localiste di alta Padania.Per noi sardi e il mondo intero l’Italia si identifica con lo stivale, la Sardegna non e’ ne’ al nord ne’ al centro ne’ al sud dell’Italia, ma e’ a sud dell’Europa e a nord dell’Africa;Essa e’ distante e distinta geograficamente culturalmente etnicamente per lingua e tradizioni,non saranno i 150 a cancellare la nostra lingua o spostare i nostri confini geofrafici.Questa e’ una ragione le altre lascio a lei immaginare. ADIOS’U A TOTTUS ……ha dimenticavo mi scuso del mio italiano, mi sarei espresso meglio con la mia lingua.
La Corsica al contrario della Sardegna e’ stata sicuramente piu’ vicina culturalmente,linguisticamente ed etnicamente all’Italia ma questo non vuol dire anneterla di conseguenza,come vedo qui in alcuni commenti; I ticinesi mica vogliono essere annessi all’italia e viceversa parlano italiano ma nessuno ha mai pensato questo, e bene rivendicare questo non si fa altro che allontanare i corsi non solo politicamente ma anche culturalmente, invece di continuare a dire all’infinito la Corsica e’ un isola italiana, si dovrebbe cercare di riallacciare rapporti culturali, affinche’ la lingua italiana diventi ufficiale al pari del corso e del francese giusto per rientrare nell’orbita culturale italica, qualcosa cambierebbe; vedete se c’e’ una cosa che irrita e quindi produce effetto contrario, e’ sentirsi oggetto di scambio, il popolo corso questo non lo accetta,cos’e’ prima venduti ad una nazione straniera, ora anneterla ad un’altra di cui non hanno mai fatto parte. Quanto all’uso della lingua italiana in Corsica come lingua colta e’ verissimo che fu’ scelta e usata da sempre fino all’800, cosi’ come in tutti gli stati della penisola e in alcune zone e isole limitrofi,ma in Sardegna questo non avvene, infatti furono usate le lingue dapprima catalana e sarda, poi spagnola e sarda,solo nell’800 i piemontesi imposero l’italiano(e non scegliendo i sardi) faccendo scomparire per sempre il catalano e spagnolo come ufficiali e relegando il sardo ad un incomprensibile dialetto da far dimenticare al piu’ presto, da nobile lingua latina che era ed e’, per fortuna ancora viva . A questo punto leggendo i vari commenti precedenti , e datta la notevole vicinanza geografica linguistica etnica e culturale con la penisola iberica, mi viene da dire se i sardi sono catalani o italiani o sardi………..Bivat sa Sardinya sa Cossiga S’Italia et sa Catalunya.
Cari amici bloggisti
Ho già lasciato in precedenza un mio commento, poiché, pur non essendo sardo, amo la Sardegna e stimo i sardi, i quali forse sono molto più italiani di tanti altri, per la loro onestà, tenacia e dignità. Come ho già detto sono anche molto attratto dalla Corsica che, senza stare a ripetere chi mi ha preceduto, quando ci vado mi sembra davvero di essere in Italia. Ma a parte questo, ho notato che il tenore dei vari interventi in questo blog è molto legato al fattore linguistico, di certo elemento portante dell’identità di un popolo; ho anche notato una sorta di ricamo su concetti che alla fine diventano fumosi e sterili; se i còrsi vogliono esser còrsi facciano pure; anch’io vorrei tanto che la Corsica si riunisse all’Italia, ma i tempi sono cambiati ed eventuali referendum o annessioni o quello che sia è solo nel progresso storico che avvengono: è finito il tempo di appassionanti raduni di piazza con qualche capopopolo che arringhi ed infiammi le folle in mezzo ad un mare di bandiere: è un’immagine esaltante, ma alla fine la gente vuole qualcosa di concreto. La Corsica è sicuramente depressa economicamente, l’interno è bello, ben conservato, a differenza del suolo sardo e così via; c’è chi dice che ai corsi basta così, poiché impediscono che elementi estranei si insinuino nel loro tessuto sociale minandone l’identità; sarà anche così, però sta di fatto che un’isola con poco più di 300 mila abitanti in sostanza è trattata da colonia, dove i francesi vanno a fare le vacanze e poi se ne ritornano a casa e i còrsi rimangono sempre con un pugno di mosche, poiché non c’è reinvestimento di capitali nel turismo, finanche nella pesca; qui è il punctum dolens, poiché i còrsi per motivi storici, al pari dei sardi e finanche dei turchi, hanno sempre avuto un pessimo rapporto con il mare e con ciò che ne deriva, cosa comprensibile dato il fatto delle continue invasioni (per i turchi è diverso, poiché è sempre stato un popolo abituato alle steppe e alle grandi pianure dell’Asia centrale!). Cambiare la mentalità non si può fare in pochi anni; è chiaro che già il riconoscimento della piena dignità del dialetto o lingua còrsa che dir si voglia già sarebbe un intento di fondo che preluderebbe a molto altro; è chiaro che in questo i francesi vogliano lasciare tutto come sta, ma per Dio! non i còrsi!! Non possono andare avanti così con le castagne, la birra alla castagna, i pur ottimi formaggi, gli allevamenti ovini, la pesca che stenta a diffondersi, le strade che non ci sono, anche se il territorio è assai aspro, oppure le uova ed i polli che trovo nei supermarket in Gallura, e che compro sempre dando il mio piccolo contributo agli amici còrsi; insomma cose tanto insufficienti quanto umilianti per un popolo così fiero ed orgoglioso, in parte, come dicevo a causa dei francesi che considerano l’Ile de la Beauté il loro posto vacanze e niente altro, e in parte a causa degli stessi còrsi, che sembrano come paralizzati ed incapaci di fare un vero salto di qualità, sempre dipendendo dai francesi; ecco perché l’autonomia linguistica già sarebbe un timido passo. Ma per un reale rinnovamento ci vuole un buon wellfare, cioè un’economia stabile e abbastanza sviluppata e per fare questo ci vuole anche un’Italia che sappia fare proposte allettanti, nonché una lingua con cui non solo comunicare ma ritrovare anche un comune sentimento identitario. A tal proposito già da alcuni anni soprattutto la Gallura sta cercando con contatti e incontri uno scambio con gli amici còrsi meridionali, Bonifaziu e Portu Vecchio per intenderci, poiché solo attraverso un comune sentire, ma anche concrete proposte di sviluppo economico e sociale, oltre che culturale, la Corsica possa prediligere una partnership italiana. E’ chiaro che gli slogan patriottardi della serie “riunitevi a noi” non approdano a nulla e giustamente il Sig. François Pieri dice “non ci tengo affatto”, proprio perché anche un sentimento di comune identità culturale non può essere né imposto né suscitato gridando forte o resuscitando le sirene di una retorica ormai fuori luogo. Oggi i paesi si uniscono per sintonia economica e sociale, oltre che culturale. Per il mio lavoro ho avuto più volte modo di lavorare con amministratori pubblici della Repubblica di Malta: all’Italia di Malta non gliene è mai importato gran che, se non quando nel fascismo se ne rivendicava la fratellanza all’Italia, ma gli slogan politici non hanno sortito nulla, né la becera propaganda fascista; però Malta è vicina all’Italia, al punto che oggi molti giovani maltesi, oltre che in Inghilterra, vengono a studiare in Italia, e data la comunione di culture imparano la nostra lingua e dicono di sentirsi come a casa loro, anche per il fatto che sono, almeno per cultura, cattolicissimi. Ebbene lo stesso direi per la Corsica data la sua vicinanza sia geografica che storica che culturale all’Italia. Insomma bisogna intensificare i legami e soprattutto stringere maggiori rapporti economici, in specie di media e piccola impresa (turismo, piccolo allevamento, viticoltura, apicoltura, marina mercantile e da diporto ) e noi italiani saperci aprire anche alla Corsica proprio sviluppando le radici linguistiche, ma soprattutto del benessere diffuso: oggi un abitante di Porto Vecchio vuole vivere bene e tranquillamente, con buone opportunità e tenore di vita e di certo non è più come ai tempi di Pasquale Paoli (Dio l’abbia in gloria), così come lo vuole un abitante de La Maddalena, e allora intensifichiamo questi legami e poi forse sarà il sentimento di vicinanza a sapere se ne verrà fuori una bella amicizia o un matrimonio, ma senza alcuna forzatura. Gli appelli nostalgici muovono i sentimenti e sono belli perché danno emozioni, ma bisogno accompagnarli con proposte concrete. Vista la situazione attuale ci si può muovere come italiani, ma ancor più come sardi, per quello che dicevo prima, tenendo conto che la Sardegna, al di là del turismo, è senza dubbio più sviluppata economicamente della Corsica. Se visitate i musei etruschi sono stracolmi di vasi greci, sì proprio greci, poiché gli elleni erano talmente intraprendenti da giungere anche nell’attuale Toscana e persino in Sardegna, al pari dei bravissimi Fenici, e tutto questo per dire che poi molte tracce sono rimaste anche nella lingua; ancora oggi molti cognomi sardi sono di indubbia derivazione fenicia. Insomma la comunicazione è alla base dello sviluppo delle civiltà e l’attrazione di qualsiasi genere è quella che funge da cemento anche per un’ipotetico matrimonio con la Corsica. Chiedo scusa a tutti per il mio lungo intervento, ma è una cosa che mi appassiona.
un cordiale saluto anche agli amici còrsi
Carlo Alberto Anzuini
Roma
Salve a tutti, mi sono imbattuto in questo interessante blog e vorrei aggiungere la mia opinione, mi è sempre piaciuta la Corsica sia come luogo che come popolo, lingua e cultura, senza dubbio i Corsi non hanno niente di Francese e hanno tutto di Italiano, ma le vicissitudini della storia li hanno allontanati dall’Italia, ma sono un popolo fiero che non si è mai lasciato piegare e oggi vogliono essere semplicemente Corsi, ne Francesi e ne Italiani. Da buon Sardo posso aggiungere che andando fuori dalla Sardegna mai mi sono sentito a casa come in Corsica, i Corsi sono simili in tutto ai Sardi, dal carattere testardo, alla fierezza per la propria terra e la propria cultura, e mi ha rattristato molto vedere la Corsica trattata come una colonia, proprio come succede in Sardegna, che è tenuta dal governo centrale in uno stato di sussistenza. Mi fanno ridere i commenti di alcuni utenti che si stupiscono per le rivendicazioni indipendentiste dei Sardi, di sicuro come il 99% degli Italiani non hanno la minima idea di cosa sia la Sardegna la sua cultura e la sua storia, e non conoscono altro all’infuori delle sue coste.
Mentre l’Italia era preda di invasori barbari, arabi e normanni, la Sardegna per secoli si governava da sola continuando a seguire leggi e istituzioni di origine tardo imperiale romana, e scrivendo testi giuridici in lingua Sarda.
Di recente un sondaggio commissionato dall’Università di Edimburgo ha evidenziato che oltre il 70% dei Sardi si dichiara Sardo e non Italiano, i restanti 30% si dichiarano sia Sardi che Italiani, o Europei; e per chi avesse ancora dei dubbi sul fatto che il Sardo sia una lingua a parte, ora vi traduco questo testo, cosi potrete vedere coi vostri occhi che di Italiano non abbiamo proprio nulla.
Saludu a totu, happo intoppadu custu interessante blog e querìa aggiunghere s’opinione mia, m’est pìaghida sempre sa Corsica siat comente logu qui comente populu, limba e cultura, kena dubbiu sos Corsos no han nudda de Franzesu e han totu de Italianu, ma sos casos de s’historia los han allontanados dae s’Italia, ma sun unu populu fieru qui no s’est lassadu mai mujare e qui hoe queren essere semplicemente Corsos, ne Franzesos ne Italianos. Dae bonu Sardu poto aggiunghere qui andende fora ‘e Sardigna mai mi so intesu in domo que in Corsica, sos Corsos sun similes in totu a sos Sardos, dae su carattere tenajudu, a sa fieresa pro sa terra e sa cultura issòro, e m’hat intristidu meda bidere sa Corsica trattada que una colonia, propriu comente suzzedit in Sardigna, qui est tenta dae su guvernu centrale in d’un istadu de sussistenzia. Mi faghen a riere sos cummentos de calchi utente qui est transìdu pro sas rivendicaziones indipendentistas de sos Sardos, de seguru comente su 99% de sos Italianos, no han sa minima idea de itt’est sa Sardigna, sa cultura e s’historia sua, e no connoschen ateru fora de sas costas.
Mentre s’Italia fit preda de invasores barbaros, arabos e normannos, sa Sardigna pro seculos si guvernaìat a sa sola sighende legges e istituziones de origine tardu imperiale romana, e iscriende testos giuridicos in limba Sarda.
Dae pagu unu sondaggiu commissionadu dae s’Universidade de Edimburgo hat evidenziadu qui piùs de su 70% de sos Sardos si declarat Sardu e no Italianu, su 30% qui restat si declarat siat Sardu que Italianu, o Europeu; e pro quie ancora dìat haere dubbios de su fattu qui su Sardu siet una limba a parte, como bos traduo custu testu, gai podides bidere cun sos ojos bostros qui de Italianu no hamus propriu nudda.
Saludos dae Sardigna
salve,
io sono corso e independentista,sono passionato di storia corsa e anche di storia italiana.
LE MIE LINGUE SONO la LINGUA CORSA e la LINGUA ITALIANA che non è stata imposta da i genovesi ma scelta da i corsi colti DOPO L’ANNO 1000 ,come la piu affine alla nostra lingua che fa parte ,è incontestabile delle lingue ITALO-ROMANZE(linea LA SPEZIA -RIMINI che segna la divisione tra le lingue GALLO -ITALICHE-ligure,piemontese;……..- e le lingue ITALO ROMANZE(toscano,umbro .,siciliano,gallurese…….e..corso).
NO IL corso NON è COME IL FRIULIANO,non è nemmeno come IL SARDO LOGODURESE che sono lingue che non appartengono al lgruppo italo -romanzo.
NO per un CORSU un italiano,un TALIANU,non puo essere come un francese perchè con il primo abbiamo tanto in comune con l’altro pochissimo eppoi un italiano è prima di tutto toscano ,ligure ,napoletano…MA SIAMO UNA NAZIONE non vogliamo essere una regione a statuto speciale italiana e d’altronde anche la Sardegna è una nazione e dovrebbe essere riconosciua come tale forse avvicinandosi dalla Corsica in una federazione come nell’ antichità.
Vogliamo ritrovare delle relazioni economiche e culturali strette nel ambito europeo perChè eravate la nostra TERRA FERMA PER CIRCA 1000anni DAL 900 AL 1918 DC!
una ultima cosa dove avete trovato il brano di uno scritto del nostro PASQUALE PAOLI che innegia a l’unità d”Italia, non mi risulta che si trovi nella raccolta di NICCOLO TOMMASEO(1846) e nemmeno nelle altre raccolte delle lettere del” padre della patria” ,quella odierna che esce regolarmente a cura di A M GRAZIANI e CARLO BITOSSI (5 volumi pubblicati) è esauriente e copre gia tutto il periodo napoletano,
non porta traccia di questo bellissimo scritto pero’ un po’ troppo bello!
un salutu di un CORSU memore della sua iITALICITA MATTEU
Ciao Matteu, vedere scrivere un italiano cosi’ corretto, da un non italiano ” forse lo sei piu’ di me che son sardo”,fa’ veramente piacere,ma questo credo che sia dovuto non solo alla tua passione verso la storia corsa e italiana,ma credo sia legato anche alla vicinanza che c’e’ tra voi corsi e i toscani, sotto tutti i punti di vista,tanto che secondo me,piu’ che italiani voi siete toscani isolani,cosa che invece non esiste in alcune regioni d’Italia,come puo’ essere la Sardegna o il Friuli,il Trentino o la Val d’Aosta rispetto la Toscana.Ecco perche’ qualunque italiano,che ha oggi la possibilita’ di vedere e sentire anche attraverso internet la vostra lingua,rimane sorpreso affascinato sbalordito della somiglianza che c’e’ tra il corso e l’italiano,al punto da definirvi da subito degli italiani, perche’ nemmeno loro sono cosi’ simili quando parlano con i loro dialetti e lingue alla lingua italiana,ma non solo la lingua,si puo’ capire anche dai cognmi (casate),dai modi di dire , di fare, certe usanze e costumi,che ricalcano la tradizione sia corsa che toscana che e’ poi divenuta italiana,estranee ad esempio elle tradizioni sarde.Mi ha colpito molto vedere ,da qualche parte in internet, come anche nella tradizione corsa,per i festeggiamenti dell’ epifania, ci sia la figura della befana, mentre questo non fa’ parte ad esempio della tradizione sarda, che e’ entratrato a far parte solo di recente,probabilmente ora e’ divenuta una tradizione diffusa su tutto il territorio italiano ,ma sicuramente,e’ originaria della toscana e dell’Italia centrale in genere e quindi anche della Corsica,e cosi’ tante altre cose.Scusa se mi permetto ma forse insieme alla Toscana il Lazio l’umbria ecc. siete la culla della lingua, delle tradizioni ,dei costumi e usanze ecc. dell’Italia anche se in realta’, non ne’ avete mai fatto parte,il destino o forse gli uomini hanno voluto questo. Per il resto concordo con te, quando dici, che sarebbe auspicabile tornare, come nel passato, in ambito europeo ad una federazione, con la Sardegna ,avvicinandoci, non solo culturalmente ma anche economicamente, perche’ entrambe ne’ traeremo dei benefici. Adios’u….Baj cun deus amigu corsu.
Sono gallurese, e vedo in lontananza la Corsica quasi ogni giorno. Uno dei sardi più famosi, l’archeologo Giovanni Lilliu, ha insegnato a tutti i sardi che nell’antichità la nostra Isola era abitata da tre grandi gruppi di pastori-guerrieri e agricoltori: i Balari, gli Iolei, i Còrsi . Questi ultimi abitavano la mia Gallura e la Corsica, e lo stretto di Bonifacio non ci divideva affatto, anzi ci univa. Già durante la Cultura di Ozieri (IV – III millennio a.C.) le genti di Sardegna e di Corsica era unite, ma lo furono ancora di più alla fine del II e nel I millennio quando la Civiltà nuragica eresse nelle le due isole migliaia di torri, dopo aver disseminato dolmen e menhir ovunque. Nella mia Gallura queste torri esistono ancora ed anche in Corsica, e testimoniano alla grande questo nostro passato comune. Siamo stati una grande Civiltà, unica, potente, conosciuta e rispettata in tutto il bacino del Mediterraneo, temuta dagli Egizi, adulata da Micenei e Fenici. I Romani ci provarono a renderci schiavi, ma non ci riuscirono nonostante il genocidio. Vennero altri invasori, ma non ci piegarono. Siamo sopravvissuti come popolo libero fino ai nostri giorni, nonostante le nostre terre politicamente sono amministrate da italiani e francesi. I sardi hanno aiutato gli italiani a riunire la Penisola, e di questo ce ne sono stati grati e all’interno di quello Stato godiamo di tanta autonomia, nonostante la coperta sia sempre troppo corta. I nostri fratelli còrsi hanno salvato la Rivoluzione del 1789 con Napoleone che andò a combattere per tutta Europa, ma di questo i francesi non ne hanno mai tenuto conto. Stiamo un pò meglio noi, perchè più numerosi e la nostra lingua, baluardo delle nostre radici, nelle sue tante varianti, la parliamo comunque; i fratelli còrsi invece subiscono da tanto tempo una scandalosa francesizzazione forzata, un vero e proprio ”genocidio culturale”, degno dei peggiori regimi totalitari. E tutto questo davanti ai nostri occhi. Resistete, fratelli còrsi, resistete, resistete. resistete. Ci saranno lacrime ancora da versare, ma non è troppo lontano il giorno in cui saremo nuovamente uniti.
Isula
Eri
comu sunniata notti
chi cu li stelli incendi
l’umbri soi
e lu ‘ultulà di ‘enti polta
a risciarassi l’aria
e lu rispiru.
Eri
comu la coppa in gjiru
a lu brasgieri
chi middi steddi ha accoltu
in celti seri
a ascultà li conti e li maii
e chiddu nuscu dulci
dilicatu
d’un cucchjarinu di zuccaru
lampatu illu calboni ‘iu
ancora accesu.
Eri
com’una sèmita noa
chi nétita illa silva
t’accumpagna
e in campu abbaltu
ti polta
undi lu soli scioddi
a li so rai
dugna lisiata duda
e li pauri.
Eri la dea
chi pinta lu distinu
e lu caminu ingjitta
a la so’ gjenti
eri comu suprana menti
chi d’esistenzia
ni dissigna un traggju
eri lu me’ rigori
lu curaggju
la mamma chi ni suffri
e più t’allea
lu me’ spamentu
e poi la me’ chimera
solti bramata
d’una ‘ita intrea.
(Gianfranco Garrucciu 1°Premio Sezione B – Poesia in versi liberi o sciolti al Premio biennale di Poesia in Lingua sarda di Bortigali – 2011)
non so se il corso è una lingua visto che il corso scritto esiste solo dalla meta del 1800 e non esiste una grammatica. ovviamente mi sembra logico che i corsi vogliano la loro indipendenza e purtroppo con l´Italia non vogliono aver che tradendo il loro eroe nazione Pasquale Paoli che disse nel 1750 che sono corsi ma soprattutto italiani….
quello che i corsi non devono dimenticarsi….la loro storia…cultura…e lingua/dialetto…è Italica….