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 Siamo Còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, costumi e tradizioni… E tutti gli italiani sono fratelli e solidali davanti alla Storia e davanti a Dio… Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né “ribelli” e come italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri italiani… O non saremo nulla… O vinceremo con l’onore o moriremo con le armi in mano… La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l’Italia il sole della libertà. Pasquale de Paoli, Napoli 1750

La Corsica è la gemella della Sardegna, e la prima è sempre stata più italiana della seconda, sia per posizione geografica e sia per tradizioni storiche, ma da tempo è sotto il territorio francese. Di francese non ha nulla, di italiano a molto, forse troppo: il clima, i prodotti della terra, la lingua, la storia e la sua cultura. E’ la quarta isola del Mar Mediterraneo dopo la Sicilia, la Sardegna e Cipro. E’ separata da un niente dalla Sardegna dallo Stretto delle Bocche di Bonifacio ed è famosa soprattutto per aver dato i natali a Napoleone Bonaparte, che nacque ad Ajaccio nel 1769, ma stranamente, l’isola non ha mai dato peso al suo figlio illustre, se non per interesse turistico limitato propria alla sua città natale. Diversamente, ha trattato il suo figlio più amato Pasquale De Paoli, il grande patriota corso che più di altri portò avanti con concretezza lo spirito indipendentista dal Regno di Francia, che occupò l’isola per la prima volta nel 1768, un’anno prima della nascita del Generale Bonaparte. Come la Sardegna, la Corsica si porta dietro oltre 4000 anni di storia, di rotte mercantili e di vari popoli del mediterraneo che hanno influito in modo indelebile la sua entità culturale e paesaggistica. Molti furono i popoli che influenzarono la Corsica: i Sardi in primo luogo, i Fenici, i Greci, i Romani, i Vandali, i Bizantini, i Pisani, gli Aragonesi e i Genovesi. I popoli autoctoni della Corsica antica furono i seguenti: i Venacini, i Cilebensi, i Cervini, i Marchini, gli Opini, i Licinini, i Sumbri, i Cumanesi, i Tarabeni, i Subasani, i Belatoni e i Titiani (popolo che emigrerà nel Nord Sardegna e fonderà la città di Tatari (attuale Sassari). La Corsica conserva nel suo territorio dei simboli del suo antico passato: dai resti delle strade romane ai ponti di epoca bizantina, alle costruzioni civili e militari pisane, aragonesi e genovesi. E tale e quale alla Sardegna, e nonostante sia sotto la Repubblica Francese, non vi è alcun carattere che possiamo assoggettare alla cultura francese. Oggi, la Corsica che vanta poco più di 200.000 abitanti, è in pieno abbandono: il sistema ferroviario è totalmente inesistente, il sistema stradale è paragonabile alla vecchia Carlo Felice sarda, l’economia è quasi assente, se non quella turistica che regge quasi quanto quella sarda. La Corsica è dipendente totalmente nei provvigionamenti dell’Italia; il sud dell’Isola importa quasi tutto dalla Sardegna (dai generi alimentari a tutti gli altri prodotti), il nord della Corsica, con Bastia città più importante è legata alla Toscana ed in particolare a Pisa e Livorno. La lingua autoctona corsa è molto simile al sardo, così come i caratteri somatici e comportamentali sono individuabili ai sardi, ed in particolare a quelli del nord Sardegna con un chiaro riferimento alla comunità gallurese, ma anche dell’Anglona e del Goceano. La Francia, nonostante abbia avuto la Corsica grazie al trattato di Versailles dalla Repubblica di Genova, decise di conquistarla militarmente comunque ed è proprio per questo che soprattutto da parte di De Paoli ci fu la forza indipendentista per scacciare i francesi. Il De Paoli tra il 1755 e il 1769 riuscì a dare alla Corsica la Costituzione (Costituzione Paolina) portando la Corsica ad essere il primo Stato europeo dotato di una costituzione democratica e moderna. La scrisse in italiano, la lingua colta della Corsica, e il De Paoli fu influenzato da Rousseau, e dalle sue idee illuministe che il patriota corso acquisì formandosi all’Università di Napoli. Durante il percorso indipendentista, De Paoli si guadagnò la stima e il rispetto di grandi intellettuali, come lo stesso Rousseau, Voltaire e Boswell. Lo stesso Voltaire dedicò a De Paoli il fallimento della Battaglia di Ponte Nuovo del 1769, che segnò definitivamente il fallimento indipendentista del popolo corso. De Paoli abbandonerà definitivamente la sua Isola, per passare i suoi ultimi anni di vita a Londra, dove morirà nel 1807. I suoi resti furono sepolti all’Abbazzia di Westminster dove ancora oggi esiste una lapide in ricordo del grande patriota corso, ed in seguito le sua ossa furono translate in Corsica, nella tomba di famiglia presso la casa natale di Stretta di Morosaglia e la lapide fu trascritta in Italiano, così come era nei suoi desideri. Ma la Francia nei secoli a venire, compreso i primi decenni dell’Ottocento, non fu mai capace di infondere la cultura francese, la sua lingua ufficiale e la sua identità politica nell’isola. Neppure Napoleone III (nipote del Bonaparte) che si sacrificò tanto nell’investire nell’Isola con infrastrutture e opere di vario genere, forzando la mano sulla figura di suo Zio, incassando una certa appartenenza solo intorno ad Ajaccio, ma non nel resto dell’Isola. La Corsica ancora oggi vive una situazione assolutamente originale nei confronti dello Stato Francese, continua a rivendicare la sua natura indipendentista e il suo cordone obelicale con l’Italia. La Francia da canto suo, ha usato la forza militare per sopprimere tutto questo, e dove non era possibile usare i legionari ha usato la forza legislativa. Tra queste, ancora in vigore, quella che vieta ai corsi di denunciare la nascita di un proprio figlio dando loro il nome italiano, ma deve essere francese; un’altra (non so se ancora in vigore), che obbligava i corsi (ma anche il popolo del Nizzardo) di presentare una “denuncia fonetica” ovvero un atto con cui si attesta che la pronuncia del cognome è francese e non italiano, cioé va pronunciato facendo cadere l’accento sull’ultima vocale del cognome. L’Italia in tutto questo ha delle colpe? Certamente si. La prima colpa è stata certamente quella di non aver fatto partecipare il popolo corso al Risorgimento e quindi all’Unità d’Italia, a parte qualche partecipazione di pochi intellettuali corsi; nell’Italia unitaria, Re Vittorio Emanuele II non capì l’importanza di mettere sul banco delle trattative, il ritorno della Corsica e del Nizzardo, soprattutto dopo aver conquistato la città di Roma nel 1870. Ma la colpa più grande ce l’ha il Fascismo, quando occupò la Corsica per poco tempo e quel gesto fu usato dai francesi dopo la guerra, soprattutto da parte di De Gaulle, come una forza anti-italiana e a rimetterci furono molti corsi filo-italiani: Pietro (Petru) Giovacchini che dovette rifugiarsi in Italia per evitare la condanna a morte; Pietro Rocca, condannato a 15 anni di lavori forzati alla colonia penale francese della Caienna; il colonnello Simone Cristofini, fucilato ad Algeri nel 1944 e la moglie Marta Renucci (prima donna giornalista corsa), condannata a 15 anni di reclusione.  La Corsica inclusa nella Repubblica Francese, perderà piano piano i suoi caratteri principali a partire dalla lingua, soprattutto dopo l’indipendenza dell’Algeria (1962), quando il governo francese deciderà di trasferire nell’Isola migliaia di francesi, che inizieranno ad alterare il quadro sociale e culturale della Corsica.  Questa scelta di Parigi, associata ad eventi di scandali politici e finanziari portò alla nascita di movimenti autonomisti nei primi Anni Settanta, ed in seguito a dei movimenti di lotta armata, ancora oggi non del tutto estinti. Attentati dinamitardi, collaborazioni con movimenti indipendentisti sardi e persino ambienti non meglio precisati con il banditismo barbaricino, portarono i corsi a raggiungere dei successi politici di non poco conto, tra i quali quello di veder riaprire la vecchia università corsa nella città di Corte nel 1981, e che fino ad allora era stata soppressa dai francesi al momento del loro ingresso nell’Isola. L’anno dopo, l’Assemblea Nazionale di Parigi assegna alla Corsica uno statuto particolare, che poi verrà modificato dieci anni dopo, nel quale vengono trasferite al parlamentino corso competenze in materia culturale, economica e sociale. Un pagliattivo, che oggi ha comunque messo la Corsica in una situazione di depressione economica e sociale senza precedenti. E’, infatti, la regione più depressa e con più diseguaglianze sociali non solo della Francia ma di tutta l’Unione Europea. Un pezzo d’Italia, perso ma mai volutamente riconquistato, che viene lasciato completamente alla deriva sociale ed economica, dentro una nazione come quella francese che non ha mai fatto nulla per guadagnarsi il loro sentimento nazionale e che da anni ha persino deciso di far abbandonare le infrastrutture militari e lasciare giusto, quelle poche istituzioni amministrative pubbliche, che sono lì solo per ricordare che il popolo corso è proprietà della repubblica francese e lasciatemi concludere con un piccolo sfogo: mentre qualche italiana, vista la sua posizione privilegiata, si è permessa di dire “sono felice di essere francese”, io dico invece “ringrazio Dio per avermi fatto nascere italiano, per avermi fatto nascere sardo, ed essere così molto vicino ai nostri compatrioti e fratelli corsi”. Viva l’italia, Viva la Sardegna e Viva la Corsica e alla Francia poter dire una cosa sola: MERDE!!”