La Corsica è la gemella della Sardegna, e la prima è sempre stata più italiana della seconda, sia per posizione geografica e sia per tradizioni storiche, ma da tempo è sotto il territorio francese. Di francese non ha nulla, di italiano a molto, forse troppo: il clima, i prodotti della terra, la lingua, la storia e la sua cultura. E’ la quarta isola del Mar Mediterraneo dopo la Sicilia, la Sardegna e Cipro. E’ separata da un niente dalla Sardegna dallo Stretto delle Bocche di Bonifacio ed è famosa soprattutto per aver dato i natali a Napoleone Bonaparte, che nacque ad Ajaccio nel 1769, ma stranamente, l’isola non ha mai dato peso al suo figlio illustre, se non per interesse turistico limitato propria alla sua città natale. Diversamente, ha trattato il suo figlio più amato Pasquale De Paoli, il grande patriota corso che più di altri portò avanti con concretezza lo spirito indipendentista dal Regno di Francia, che occupò l’isola per la prima volta nel 1768, un’anno prima della nascita del Generale Bonaparte. Come la Sardegna, la Corsica si porta dietro oltre 4000 anni di storia, di rotte mercantili e di vari popoli del mediterraneo che hanno influito in modo indelebile la sua entità culturale e paesaggistica. Molti furono i popoli che influenzarono la Corsica: i Sardi in primo luogo, i Fenici, i Greci, i Romani, i Vandali, i Bizantini, i Pisani, gli Aragonesi e i Genovesi. I popoli autoctoni della Corsica antica furono i seguenti: i Venacini, i Cilebensi, i Cervini, i Marchini, gli Opini, i Licinini, i Sumbri, i Cumanesi, i Tarabeni, i Subasani, i Belatoni e i Titiani (popolo che emigrerà nel Nord Sardegna e fonderà la città di Tatari (attuale Sassari). La Corsica conserva nel suo territorio dei simboli del suo antico passato: dai resti delle strade romane ai ponti di epoca bizantina, alle costruzioni civili e militari pisane, aragonesi e genovesi. E tale e quale alla Sardegna, e nonostante sia sotto la Repubblica Francese, non vi è alcun carattere che possiamo assoggettare alla cultura francese. Oggi, la Corsica che vanta poco più di 200.000 abitanti, è in pieno abbandono: il sistema ferroviario è totalmente inesistente, il sistema stradale è paragonabile alla vecchia Carlo Felice sarda, l’economia è quasi assente, se non quella turistica che regge quasi quanto quella sarda. La Corsica è dipendente totalmente nei provvigionamenti dell’Italia; il sud dell’Isola importa quasi tutto dalla Sardegna (dai generi alimentari a tutti gli altri prodotti), il nord della Corsica, con Bastia città più importante è legata alla Toscana ed in particolare a Pisa e Livorno. La lingua autoctona corsa è molto simile al sardo, così come i caratteri somatici e comportamentali sono individuabili ai sardi, ed in particolare a quelli del nord Sardegna con un chiaro riferimento alla comunità gallurese, ma anche dell’Anglona e del Goceano. La Francia, nonostante abbia avuto la Corsica grazie al trattato di Versailles dalla Repubblica di Genova, decise di conquistarla militarmente comunque ed è proprio per questo che soprattutto da parte di De Paoli ci fu la forza indipendentista per scacciare i francesi. Il De Paoli tra il 1755 e il 1769 riuscì a dare alla Corsica la Costituzione (Costituzione Paolina) portando la Corsica ad essere il primo Stato europeo dotato di una costituzione democratica e moderna. La scrisse in italiano, la lingua colta della Corsica, e il De Paoli fu influenzato da Rousseau, e dalle sue idee illuministe che il patriota corso acquisì formandosi all’Università di Napoli. Durante il percorso indipendentista, De Paoli si guadagnò la stima e il rispetto di grandi intellettuali, come lo stesso Rousseau, Voltaire e Boswell. Lo stesso Voltaire dedicò a De Paoli il fallimento della Battaglia di Ponte Nuovo del 1769, che segnò definitivamente il fallimento indipendentista del popolo corso. De Paoli abbandonerà definitivamente la sua Isola, per passare i suoi ultimi anni di vita a Londra, dove morirà nel 1807. I suoi resti furono sepolti all’Abbazzia di Westminster dove ancora oggi esiste una lapide in ricordo del grande patriota corso, ed in seguito le sua ossa furono translate in Corsica, nella tomba di famiglia presso la casa natale di Stretta di Morosaglia e la lapide fu trascritta in Italiano, così come era nei suoi desideri. Ma la Francia nei secoli a venire, compreso i primi decenni dell’Ottocento, non fu mai capace di infondere la cultura francese, la sua lingua ufficiale e la sua identità politica nell’isola. Neppure Napoleone III (nipote del Bonaparte) che si sacrificò tanto nell’investire nell’Isola con infrastrutture e opere di vario genere, forzando la mano sulla figura di suo Zio, incassando una certa appartenenza solo intorno ad Ajaccio, ma non nel resto dell’Isola. La Corsica ancora oggi vive una situazione assolutamente originale nei confronti dello Stato Francese, continua a rivendicare la sua natura indipendentista e il suo cordone obelicale con l’Italia. La Francia da canto suo, ha usato la forza militare per sopprimere tutto questo, e dove non era possibile usare i legionari ha usato la forza legislativa. Tra queste, ancora in vigore, quella che vieta ai corsi di denunciare la nascita di un proprio figlio dando loro il nome italiano, ma deve essere francese; un’altra (non so se ancora in vigore), che obbligava i corsi (ma anche il popolo del Nizzardo) di presentare una “denuncia fonetica” ovvero un atto con cui si attesta che la pronuncia del cognome è francese e non italiano, cioé va pronunciato facendo cadere l’accento sull’ultima vocale del cognome. L’Italia in tutto questo ha delle colpe? Certamente si. La prima colpa è stata certamente quella di non aver fatto partecipare il popolo corso al Risorgimento e quindi all’Unità d’Italia, a parte qualche partecipazione di pochi intellettuali corsi; nell’Italia unitaria, Re Vittorio Emanuele II non capì l’importanza di mettere sul banco delle trattative, il ritorno della Corsica e del Nizzardo, soprattutto dopo aver conquistato la città di Roma nel 1870. Ma la colpa più grande ce l’ha il Fascismo, quando occupò la Corsica per poco tempo e quel gesto fu usato dai francesi dopo la guerra, soprattutto da parte di De Gaulle, come una forza anti-italiana e a rimetterci furono molti corsi filo-italiani: Pietro (Petru) Giovacchini che dovette rifugiarsi in Italia per evitare la condanna a morte; Pietro Rocca, condannato a 15 anni di lavori forzati alla colonia penale francese della Caienna; il colonnello Simone Cristofini, fucilato ad Algeri nel 1944 e la moglie Marta Renucci (prima donna giornalista corsa), condannata a 15 anni di reclusione. La Corsica inclusa nella Repubblica Francese, perderà piano piano i suoi caratteri principali a partire dalla lingua, soprattutto dopo l’indipendenza dell’Algeria (1962), quando il governo francese deciderà di trasferire nell’Isola migliaia di francesi, che inizieranno ad alterare il quadro sociale e culturale della Corsica. Questa scelta di Parigi, associata ad eventi di scandali politici e finanziari portò alla nascita di movimenti autonomisti nei primi Anni Settanta, ed in seguito a dei movimenti di lotta armata, ancora oggi non del tutto estinti. Attentati dinamitardi, collaborazioni con movimenti indipendentisti sardi e persino ambienti non meglio precisati con il banditismo barbaricino, portarono i corsi a raggiungere dei successi politici di non poco conto, tra i quali quello di veder riaprire la vecchia università corsa nella città di Corte nel 1981, e che fino ad allora era stata soppressa dai francesi al momento del loro ingresso nell’Isola. L’anno dopo, l’Assemblea Nazionale di Parigi assegna alla Corsica uno statuto particolare, che poi verrà modificato dieci anni dopo, nel quale vengono trasferite al parlamentino corso competenze in materia culturale, economica e sociale. Un pagliattivo, che oggi ha comunque messo la Corsica in una situazione di depressione economica e sociale senza precedenti. E’, infatti, la regione più depressa e con più diseguaglianze sociali non solo della Francia ma di tutta l’Unione Europea. Un pezzo d’Italia, perso ma mai volutamente riconquistato, che viene lasciato completamente alla deriva sociale ed economica, dentro una nazione come quella francese che non ha mai fatto nulla per guadagnarsi il loro sentimento nazionale e che da anni ha persino deciso di far abbandonare le infrastrutture militari e lasciare giusto, quelle poche istituzioni amministrative pubbliche, che sono lì solo per ricordare che il popolo corso è proprietà della repubblica francese e lasciatemi concludere con un piccolo sfogo: mentre qualche italiana, vista la sua posizione privilegiata, si è permessa di dire “sono felice di essere francese”, io dico invece “ringrazio Dio per avermi fatto nascere italiano, per avermi fatto nascere sardo, ed essere così molto vicino ai nostri compatrioti e fratelli corsi”. Viva l’italia, Viva la Sardegna e Viva la Corsica e alla Francia poter dire una cosa sola: “MERDE!!”
La Corsica: l’Italia perduta e dimenticata.
28 venerdì nov 2008
Posted in Storia
Già m’immaginavo le vostre rivendicazioni. Hai proprio ragione, teoricamente la Corsica dovrebbe essere una regione a statuto speciale del Belpaese (se è per questo anche l’Istria, che abbiamo venduto ai Balcani, e la Nizza di Garibaldi).
e anche malta, dimenticavo…
Malta e Istria cele hanno strappate con la forza.
Nizza ci fu tolta con un referendum-farza, con la minaccia di vederci occupate, altrimenti, Modena e Cremona dalle truppe fancesi ancora di stazza in Lombardia, reduci della seconda guerra d’indipendenza
(leggi l’ultimo libro di Arrigo Petacco)
Interessante! Bisogna vedere pero’ cosa ne pensano i corsi di tutto cio’…
Tutto ciò è anche successo perchè l’Italia solo negli ultimi 50 anni sta avendo una qualche stabilità socilale ed economica. Infatti stati più potenti hanno , nei secoli, mutilato il nostro territorio originario. Non ci scordiamo che la sicilia dopo la seconda guerra mondiale se la stavano ” pappando ” gli americani.
Tutto ciò è successo perché siamo governati da teste d’asino.
Io sono molto patriottico, e dico che dovremo riprenderci la Corsica, Istria, Dalmazia, Tenda e Briga. w l’Italia
Confermo pienamente
e malta
Mi chiedo queste teste di c…o che ci governano se hanno mai pensato a cose del genere, l’Italia negli anni è stata deturpata, mutilata di territori che ci spettano di diritto, di città dove ancora oggi sono vive le nostre tradizioni. Alcuni territori ci sono stati portate via con la forza, altri per la nostra debolezza storica.
Io che sono Patriottico anche nel midollo, non posso non ricordare in questo frangente chi amava veramente il suo Paese, e per lui mori. Nazario Sauro fu ucciso per la sua Patria e mentre moriva gridava W l’Italia.
Gli uomini veri oggi in Italia dove sono?
Riprendiamoci quello che ci spetta di Diritto!
W l’ITALIA
Bisogna vedere cosa ne pensano i corsi…l’idea della regione a statuto speciale all’interno della Repubblica Italiana mi sembra intelligente, ma sono sopratutto i corsi che devono autodeterminarsi e decidere se rimanere francesi o tornare ad essere italiani. Credo che l’Italia, entusiasta per la riunificazione, farebbe tantissimi investimenti nell’isola, dotandola di quelle infrastrutture che la Francia le ha sempre negato e riconoscendole la sua particolarità linguistica e culturale. W la Corsica italiana
‘il clima, i prodotti della terra, la lingua, la storia e la sua cultura’ se queste sono le cose che fanno della Corsica Italia, allora prendiamoci anche la Provenza, già che ci siamo: stessi prodotti, il corso non è italiano come l’occitano non è francese, stessa storia. E restituiamo la valle d’aosta, l’alto adige, e in generale tutto ciò che porta toponimi stranieri.
La Corsica non ne voleva sapere di essere Genovese (ed infatti Genova si sbriga a sbarazzarsene), e difficilmente vorrà mai essere Italiana (del resto nemmeno i Sardi amano molto la penisola).
L’Italia non doterebbe mai la Corsica di infrastrutture così come non ne ha dotato la Sardegna e tutta la terra ferma a sud di Roma, quindi sta meglio con la Francia.
Soltanto geograficamente l’Italia può rivendicare questa isola, ma allora dovrebbe cedere Pantelleria, Lampedusa e il prepuzio della Venezia Giulia.
Ma come vi vengono questi ragionamenti?
Sei il tipico italiano autolesionista, che sente il bisogno di farsi accettare dagli stranieri.
Genova si “sbarazzò” della Corsica, perché aveva contratto dei debiti con la Francia, la quale la ricevette in garanzia. Passati vent’anni dal Trattato di Compiegne (1768), Genova non onorò gli impegni per via del suo forte debito pubblico e la Corsica divenne definitivamente francese, in virtù dello stesso trattato.
Il passaggio non fu niente affatto indolore.
I Corsi non sono italiani , hanno semplicemente cognomi italianizzati come i Siciliani in quanto il Toscano si diffuse molto presto nelle due isole…al contrario della Sardegna..
Che i Corsi discendano dai coloni genovesi e pisani del medioevo è una leggenda
I Corsi non hanno cognomi italianizzati. I Corsi discendono fondamentalmente dai Toscani. Più Italiani de così, se more.
Ma questo è matto! I corsi sono più italiani dei sardi, come testimonia chiaramente il loro dialetto!
Sarebbe una gran bella cosa che la Corsica tornasse ad essere italiana anche formalmente visto che sostanzialmente già lo è…sarebbe altrettanto bello se l’Italia si riappropriasse di tutte le terre irredente (Istria, Malta, etc)…il nazionalismo non è una cosa razionale, è un’idea, un’emozione..
Quanto alle infrastrutture, sono appena tornato dalla Sardegna e mi sono alquanto sorpreso nel constatare che le strade sono in ottime condizioni, probabilmente il merito sarà delle amministrazioni provinciali che spendono degnamente i tributi riscossi; in ogni caso alla Corsica italiana toccherebbe l’analogo destino della Sardegna.
I francesi hanno talmente paura delle velleità separatiste della Corsica che hanno pure proibito ai corsi di chiamarsi con nomi italiani, per non parlare della lingua corsa che non viene insegnata nelle scuole come avviene invece nel ns Alto Adige…mi piacerebbe sentire l’opinione delle genti corse sulla questione da me sollevata…
Il non potersi chiamare con nomi italiani da parte dei Corsi è una cosa che andrebbe denunciata alla corte dei diritti umani di Strasburgo(quando la città sarà però tornata alla Germania).
ora c’è la grande Europa Unita… e la corsica come l’umbria, come il tirolo del nord come san marino e la svizzera non ancora sono chiamate a prendere il loro posto e farne parte.
Siamo tutti chiamati a farene parte e ad abbattere ogni divisione e distinzione per il bene comune.
Magari un giorno esisterà anche un solo mondo unito come già ci anticipano internet e le responsabilità etiche ed ecologiche globali e magari tutte le informazioni e i documenti saranno in un unica lingua e gli uomini non si diranno più italiano, fracese, americano, cinese ma si diranno umani, saranno liberi di chiamarsi come gli pare perchè saremo tutti più liberi.
E allora speriamo che un giorno almeno l’Europa diventi uno stato unitario, così da aggirare questo problema.
Sarbbe un’interessante alternativa a velleità patriottiche, separatiste o nazionaliste. Corsi, Baschi, Nordirlandesi, Sudtirolesi, Bretoni, Alsaziani, ecc, potrebbero vivere pacificamente dentro l’Europa.
La corsica è francese purtroppo.Però non riesco a concepirla questa francia,perchè dalla Sardegna si vede la Corsica, dalla Toscana pure(Elba), dalla Liguria in certe occasioni (meteo favorevole)anche,ma non si vede da stà cazzo de francia, comunque sono stato 5 volte in Corsica e l’Italia si sente ovunque dalla cucina al clima ,alla lingua corsa simile al sardo, ma un se sente niente di francia a parte i cartelli stradali e publicitari puntualmente distrutti o evidenziati in lingua corsa ,simile se non uguale all’italiano.
Se i Corsi sono francesi, io sono tartaro
Garibaldi
Io penso che dovrebbero essere i corsi a decidere il destino della loro isola, se vogliono che sia indipendente, italiana, o una regione autonoma all’interno della Francia…è ovvio che la Corsica ha poco o niente di francese e tutto o quasi di italiano, ma vorrei ricordare che il movimento indipendentista corso ha come obiettivo non l’unione all’Italia, ma l’indipendenza totale della Corsica (d’altra parte i corsi fecero di tutto per liberarsi dalla dominazione genovese: Genova cedette la Corsica alla Francia perché non aveva il denaro per pagare i debiti contratti per aver ottenuto l’aiuto della Francia nella lotta contro la rivolta indipendentista corsa, che durò decenni). Inoltre non credo che la Corsica otterrebbe grandi vantaggi unendosi all’Italia: l’esperienza dell’Italia meridionale, della Sicilia e della Sardegna non è molto incoraggiante, in effetti.
Quindi, nonostante io sia in teoria favorevole all’unione della Corsica all’Italia per ragioni culturali, penso che la cosa più giusta sia lasciar scegliere ai corsi: per secoli altri Stati hanno deciso il loro destino al posto loro (prima la Repubblica di Pisa, poi quella di Genova e infine la Francia), e credo che sia ora che i corsi possano scegliere se far parte di un qualunque Stato (con tutta l’autonomia e le garanzie del caso, ovviamente) o se essere indipendenti.
Non credo che i francesi siano disposti a dare questa opportunità al popolo corso, così come gli italiani non hanno nessuna intenzione di dare stessa opportunità a noi sardi.
Un buon trattato di Storia, eccezionale lo sfogo.
Ho letto con grande partecipazione emotiva questo pezzo di storia italiana… mi unisco con lo stesso fervore al tuo sfogo finale!
Vania Pizzo
… e ti scrivo, caro Antonello, proprio oggi e non a caso, 11 maggio 2010 nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, quando i mille sbarcarono a Marsala… “Qui si fa l’Italia o si muore!”
Mostriamo la bandiera, il nostro amato tricolore…finchè apparirà libera nelle nostre strade, noi saremo liberi!
La Corsica è italiana, come l’Istria, la Dalmazia, Tenda e Briga. E uniamoci al tuo sfogo che è anche il nostro:
“Viva l’italia,Viva la Sardegna,Viva la Corsica e alla Francia poter dire una cosa sola: “MERDE!!”
Certamente, Briga e Tenda sono italiane. Lo scempio perpetrato in danno dell’Italia e dei suoi confini, sia ad est che ad ovest è stato immane. In un sol colpo ci hanno sottratto circa 9000 km quadrati di territorio.
Tutti i laghi alpini, ad ovest, sono stati asseganti alla Francia così come le vette e i valichi più importati (è possibile rendersene conto consultando Google map).Il tutto con la complicità e/o incapacità dei nostri politici di turno (il trattato di pace poteva non essere ratificato e non era necessario quello di Osimo). Il resto è storia moderna con il completo asservimento ai poteri forti.
Allo stato è impossibile modificare le cose stante
l’imperante globalizzazione peralto imposta senza il consenso popolare (Europa dei burocrati, delle banche e altri poteri).
Quando esci da una guerra e sei perdente, non puoi avanzare molte richieste.
Altre cose si sarebbero potute effettuare negli anni immediatamente successivi invece si è sempre abdicato agli altri. (vedasi osimo etc).
Il popolo Corso ha diritto di essere ciò che desidera essere,
senza bisogno di mettere nuovi accenti sull’ultima lettere del proprio nome, o di dover rinnegare i propri avi.
Non saranno mai francesi,….non li sono mai stati.
gli Italiani dovrebbero amarli ed aiutarli di più.
Parlo dei veri Italiani,…non della massa di maiali che pensa solo ad ingrassarsi, nascondendosi dietro grandi discorsi e sfruttando l’ignoranza.
w i Corsi Pino
Che la Corsica sia italiana per tradizioni storiche, geografiche, linguistiche, culturali e non ultime eno-gastronomiche è chiaro e lampante come il sole a mezzogiorno. Così come è patetico e vigliacco, da parte degli “occupanti” francesi, il divieto di chiamare con nomi italiani i propri figli, divieto che mostra tutta la loro debolezza e mancato rispetto dei più elementari diritti dei popoli all’autodeterminazione. La Corsica è italiana e deve tornare all’Italia, sarà la vuntenesima regione, basta con i furti ci hanno rubato fin troppo.
Quando fu fatta l’Italia, Cavour disse che era tempo di fare gli Italiani. A quei tempi nessuno si sentiva “italiano” nel senso di appartenente ad una nazione unica. Tuttalpiù ci si sentiva appartenenti ad una cultura comune, per quanto variegata. “Italici” più che “Italiani”.
Molto prima del nostro risorgimento Pasquale Paoli aveva già scritto (in lingua italiana) una costituzione in cui si dichiarava la Corsica indipendente, ma non parte di una Italia che non esisteva.
La Corsica non ha mai fatto parte dell’Italia e non credo che i Corsi ambiscano ad essere Italiani. Quei Corsi (molti ma non tutti) che oggi non si sentono Francesi non si sentono comunque nemmeno Italiani. Hanno avuto qualche concessione dai Francesi del tipo poter usare la loro lingua in casi limitati e si sono ben guardati dall’adottare l’Italiano. In questo senso la Corsica non è “Italiana”.
E’ però certamente Italica e non Francese perchè la loro lingua è in buona sostanza un dialetto molto simile all’Italiano (è molto più facile capire il Corso rispetto a quasi tutti i dialetti nostrani, soprattutto in Alta Corsica). Peccato solo che oramai solo una percentuale ridotta di Corsi lo usi; e soprattutto che l’uso del Francese abbia irrimediabilmente compromesso il modo in cui lo parlano: sembrano quasi sempre dei Francesi che parlano un dialetto simil-ciociaro, con una improbabile erre moscia e le vocali tutte sballate. Ascoltatevi i notiziari di radio France Bleu Corse (Frequenza Mora) e ditemi voi…. Per sentire il Corso si deve andare nell’entroterra , e magari fermarsi a chicchierare con qualche vecchio pastore.
Quanto al cibo (che è poi la “religione” che ci rende Italiani)… basta dare una occhiata ai loro prodotti tipici per capire che la tradizione è nostrana… anche se si nota la mancanza di quei prodotti che da noi hanno preso piede di recente. Ad es il caffè: nelle case dei corsi la moka è sconosciuta, e si fanno delle improbabili ciofeche “a filtro”, che per un italiano medio sono una bestemmia.
In conclusione…. credo che in quanto “Italici” noi dovremmo appoggiare le loro richieste di autonomia: ad es. diritto a chiamare i figli con nomi corsi, diritto a usare la lingua corsa negli atti pubblici, diritto ad essere processati nella loro lingua… tutti diritti per esempio che i nostri altoatesini – giustamente- hanno. Ma lasciamo stare l’idea che la Corsica diventi parte dell’Italia. Loro stessi non ci tengono. E temo che rischierebbero di cadere dalla padella alla brace….
Bye
Egregio Marco, l’Italia di oggi è troppo impegnata a festeggiare l’arrivo di un dittatore nordafricano che pensare alle sorti del popolo corso (che noi sardi conosciamo benissimo).
…appunto, la brace di cui parlavo
VeeVee, le tue opinioni di leghista-razzista tienile per te, e sappi che la Padania non esiste.
Ciao a tutti, volevo segnalarvi questa pagian (vedi link) che ho appena aperto su facebook giusto in tema. Credo che finalmente il “tema” dell’italianità (culturale quantomeno) di Corsica e Nizza (che aggiungo perchè è un altra situazione spesso sottovalutata, le informazioni circolano poco e non passano mai i confini) debba essere ripreso. Iniziamo ad informarci meglio (tutti quanti me compreso) su cosa è successo in passato che ha portato alla separazione di questi territori dall’unificazione d’Italia (es suffragio truccato a Nizza), sulla cultura di queste regioni (il corso è definito il più italiano dei dialetti d’Italia), su quanto i francesi abbiano fatto per creare “contrapposizioni” tra queste terre e l’Italia e su quanto noi non abbiamo fatto fino ad ora per mantenere e costruire un dialogo e un progetto di collaborazione culturale a tutti i livelli con queste genti, per far riscoprire a loro quanto siamo uguali e vicini e quanto siano lontani invece dai francesi.
Un saluto a tutti!
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Sono molto contento di aver trovato un sito dove vengono rivenicate le nostre terre !.
I francesini ( le ” checche ” ) come li chiamo io sono sempre stati dei codardi si sono sempre attaccati ad altri pantaloni per vincere le guerre ( l’ultima guerra docet ) dove occupata dagli italiani e dai tedeschi in pochi giorni ha avuto il coraggio di sedersi tra i vincitori senza aver fatto un bel nulla, come sempre.
Sin dai tempi dei Romani li abbiamo bastonati ( altro quelle cazzate di asterics, tatics etc ).
Unico che ha dato filo da torcere guarda caso è stato un italiano ( il Corso Napaoleone ) che come tutti gli italiani è stato il primo a sputare contro la propria patria fregandosi tutto e riempiendo indegnamente il Louvre di opere italiane senza le quali quel luogo potrebbe chiudere.
Adesso si dichiarano nazionalisti sulla scorta di una guerra mai vinta vogliono prendere decisioni in primis contro di noi ( ci odiano perchè hanno paura di noi italiani, si cagano sotto come sempre ) .
L’ assurdo attacco alla Libia insegna che vogliono fergarci il petrolio insieme a inglesi e americani ( altri popoli che ci amano !!!!).
Dobbiamo renderci conto che la guerra è finita da settanta anni e che abbiamo pagato più di quello che ci hanno fatto cerdere di averci dato.
Dobbiamo renderci conto che oggi siamo tra le maggiori potenze del mondo. Dobbiamo renderci conto che la Germania si è riunificata e che pertanto tutte gli obblighi cui ci hanno sottoposto con la fine della guerra sono finiti !!!!!!! anche per noi.
Siamo una potenza e pertanto ora abbiamo il sacrosanto diritto di sedere al tavolo di chi decide unitamente a americani inglesi e francesini !!!!.
Dobbiamo rivendicare le nostre terre tra cui in primis Corsica, Istria, Dalmazia, le nostre opere del Louvre ed altro.
Più comandiamo, come nostro diritto, più quei codardi ci rispetteranno.
Berluscono viene continuamente attaccato dalla stampa estera ( americana , inglese e francese ) in quanto pericoloso per loro atteso che ha stretto accordi con popoli ( libia e russia ) che a livello energetico ( eni ) fanno loro paura. L’Italia potrebbe diventare troppo forte !!!!!!!.
A loro va bene la sinistra al potere ( e i loro servizi segreti con scandali creati ad oc stanno cercando in tutti i modi di far cadere questo governo ) che con persone a dir poco mediocri non darebbe loro alcun fastidio !!!!!.
Chi la pensa come me si svegli !!!!!.
Uniamoci in un solo grido Viva l’ Italia.
Complimenti eccellente w l’italia,w la corsica !
Sono pienamente daccordo con te francesco I nostri politici anzichè farsi la gurra tra loro dovrebbero pensare alla nostra maglifica Italia. W l’Italia (TUTTA)
la Corsica è una regione italiana in tutto, non ha nulla di francese..
bisogna dire che la Corsica a differenza della Sardegna non è stata ancora deturpata, è più selvaggia e verde.
Se una Corsica italiana significa gestita da politici italiani ovvero cementificazione e distruzione del territorio (come moltissimi posti in Sardegna..) è meglio per loro rimanere sotto la Francia.
Awnche se resta il fatto che la Corsica sia completamente un’isola italiana.
Vado ogni estate alla Maddalena ad appena 12 miglia marine da Bonifaziu. Quest’anno ci sono stato per la prima volta e credetemi mi si è riempito il cuore nel vedere i còrsi che di francese non hanno proprio nulla. Sono un po’ diffidenti, forse come i miei amici sardi, ma ne hanno ben d’onde, giacché i francesi hanno sempre sfruttato i còrsi, li hanno usati come carne da cannone, li hanno vilipesi nel loro spirito fiero ed orgoglioso e dopo oltre duecento anni di dominazione i francesi non hanno ottenuto se non odio e antipatia. Concordo con VeeVee che i còrsi debbano decidere autonomamente del loro destino, però quando vado a Bonifaziu o a Porto Vecchio (conosco solo la parte meridionale della Corsica) sembra di essere in una città ligure o della costa toscana, dal clima alle belle donne. I francesi hanno purtroppo sempre la puzza al naso e una grandeur che spesso rasenta il ridicolo; le norme della legislazione francese direi che sono violente e non rispettano affatto la diversità: proprio inculcando certe idee si pongono le basi perché alla lunga esse non portino a nulla. Tanta damnatio memoriae e frutto della paura della diversità, il non rispettarla, lo svilirla e quindi i còrsi alla lunga giustamente non ne possono più. Noi italiani ci siamo fatti togliere l’Istria e la la c.d. zona B proprio grazie al ricordo che gli slavi avevano della becera fascistizzazione condotta con miopia e violenza; pensate a cosa sarebbe se l’Italia non rispettasse l’autonomia governativa delle regioni a statuto speciale! Perlomeno abbiamo avuto questa accortezza, mentre i francesi prevaricano i còrsi e li considerano solo schiavetti per accogliere i turisti francesi che costituiscono circa il 70% dei turisti che vanno in Corsica. I governanti italiani conoscono la storia solo per quwello che più fa loro comodo e dimenticano questo pezzo di Italia abbandonato a stesso; ecco perché un governo italiano stabile e forte potrebbe alla lunga intessere rapporti più stretti nel Mediterraneo con tutti i paesi rivieraschi, ma soprattutto con quelli che, come i còrsi, sono più vicini alla nostra cultura, basterebbe solo qualche accenno, qualche invito. Se parlate con i greci hanno tutti in testa l’espressione adusata:”una faccia una razza” per sottolineare questa vicinanza alla nostra cultura e finanche alla nostra razza italica mescolata con la loro da secoli; e allora perché non fare altrettanto e di più con i fratelli corsi che hanno tutti cognomi italiani!!! Comunque sono contento di aver trovato questo sito e che in un futuro in un modo o in un altro i fratelli còrsi si riuniscano all’Italia.
cari Fratelli Viva la Corsica! Viva l’Italia
Carlo Alberto 1955
Io sono di corsica ! se mi posso permettere, parlero in “lingua corsa” . la lingua corsa non he un “dialetto” come lo visto tante volte in questi commenti. Noi ùn vulemu micca esse francese, ghjè sicuru, ma ùn vulemu micca esse ‘taliani dino ! Noi simu corsi puntu e basta ! ùn simu sardi, ùn simu genovesi ! SIMU CORSI di l’isula di Corsica ! Avvemu una tarra, una cultura, una lingua, una bandera, un innu naziunale, e un populu corsu ! u populu corsu rinascerà sempre e vulemu l’indipendenza di a nostra patria da piu di 150 anni ! dopu 40 anni di cumbatti, quantu fratelli corsi so cascati per a patria ? francese o ‘taliana, seraghju e saremu sempre in lotta per a noscia tarra Corsa! a populu fatu, bisogna marchjà !
vi ringraziu !
Un corsu…
In val d’aosta la francia ha fatto di tutto affinche, accanto all’italiano ci fosse il francese come lingua ufficiale (nonostante si parli il patois un dialetto franco provenzale)il francese e’ usata alla pari dell’italiano in tutto e per tutto, mentre l’italia per la sua naturale debolezza nei confronti della francia si e’ resa complice della cancellazione non solo di qualsiasi traccia che ricordi l’italiano nel nizzardo e di riflesso anche nel principato di monaco, ma soprattutto in corsica non si e’ riusciti o meglio non si e’ voluto salvaguardare la lingua italiana, nonostante il corso sia il dialetto piu’ simile all’italiano tra tutti i dialetti italiani; ci credo ora che i corsi non vogliano piu’ sentir parlare ne’ di francia ne’ d’italia, ma considerano il corso una lingua.
il Corso è una lingua non un dialetto al pari del friulano o del siciliano o sardo.
la lingua corsa si è evoluta proprio come il sardo da notevoli e forti influenze provenienti dall’ Italia, che si riscontrano sulle abitudini, edifici, città e tratti somatici.
Prendete Bastia o Bonifacio in alcuni punti sembra di vedere La spezia o Lucca.
La Corsica dovrebbe essere una regione a statuto speciale come è permesso in Italia in Sicilia o in Trentino-Alto adige o la stessa Valle d Aosta, in modo da poter essere salvaguardati il dialetto e le tradizioni.
E’ triste che lo stato centralista francese non permetta tutto questo e stia letteralmente distruggendo secoli di vita corsa, è ancor più triste vedere gli stessi corsi che parlano con un accento francese che proprio non gli si addice (da italiano capisco quasi alla perfezione il corso,non penso un francese riesca a fare altrettanto) e che vogliano perdere quello che è il loro passato e che scorre nel proprio sangue, nel loro DNA.
E’ brutto vedere come i francesi considerino i corsi (ovvero da pseudo-italiani) e come vogliano imporre il proprio volere senza ragioni.
Ricordiamo a tutti il tributo di migliaia di corsi nella guerre mondiali (soprattutto la prima)
PAsquale PAoli considerava l’ italiano la lingua colta della Corsica, senza stupide strumentalizzazioni, penso che il corso e l’ italiano dovrebbero essere ri-insegnati nell scuole dell’obbligo non per intenti secessionisti ma per riappropriarsi della propria identità.
Cosa ne avrebbero da temere i francesi??
E i corsi hanno così tanta paura di essere se stessi??
io penso che la corsica era e sara sempre italiana per cultura e per geografia e che un giorno sara riunificata anche politicamente
forse i corsi sono effettivamente troppo divisi tra loro per sapere realmente cosa vogliono, Ho letto che a livello economico la Corsica è una delle regioni più povere d’Europa, allora cavolo dovrebbero darsi da fare, far valere e difendere le loro origini. Sono italiani e allora è meglio battersi per diventarlo, forse non lo diventeranno mai, ma sicuramente potrebbero ricevere più diritti, più benessere e soldi, proprio come i “crucchi” dell’alto adige che piangono sempre per il Tirolo perduto, ma poi quando incassano soldi dimenticano tutto e mungono, mungono sempre pù soldi a Roma….Al momento forse arriva più soldi a quei quattro gatti di Bolzano che a noi 5 milioni di campania, e non dite che non sia vero visto che ho vissuto in tutti e due i posti.
Dici il vero. La Corsica ha circa 210.000 abitanti con infrastrutture e tessuto economico sottosviluppato, proprio perché i francesi hanno voluto questo. La maggior parte della popolazione vive di sussidi del governo parigino, come del resto buona parte delle minoranze etniche nel resto della repubblica transalpina. Fa comodo ai francesi e fa comodo ai corsi. Anche perché quest’ultimi possono tirare la corda quanto vogliono ma non troppo, altrimenti i francesi rispondono con le maniere forti, come hanno sempre fatto in quell’isola.