Quando i giornali non sanno cosa fare e soprattutto non sanno cosa scrivere, e questo capita spesso almeno in Italia, allora salgono in soffitta e tirano fuori vecchie storie, senza capo e nè coda. Questa volta è toccato ad Antonio Gramsci, il padre del comunismo italiano e prima ancora del socialismo moderno. E’ saltato fuori, che durante gli ultimi periodi di vita (poi non è chiaro se si riferiscono quando era carcerato a Turi oppure durante il suo ricovero a Formia e a Roma), Gramsci si fosse avvicinato alla fede cristiana e che prima di morire abbia ricevuto pure i sacramenti. Vecchia storia, anzi vecchia storiella che non fu mai documentata. Ma cerchiamo di fare un pò d’ordine. Quando Gramsci tornò in Italia (1924), dove resse la segreteria del Partito per tre anni, quando nel 1927 fu arrestato e condannato a 20 anni di reclusione. Scontò la pena solo fino al 1933 nel carcere di Turi, per poi essere trasferito, ormai molto malato, prima in una clinica di Formia e poi in una della capitale. Ma il suo lavoro, incessante, lo portò avanti durante la carcerazione, in quei 7 anni passati a Turi, dove lavorò strenuamente alla elaborazione critica su vari temi di storia, di politica e di cultura, che riuscì a concentrare in ben 32 quaderni. In questi quaderni fissò il suo pensiero su molti aspetti: sul fascismo, per esempio, che definì come l’esasperazione dei contrasti accumulatisi nella società italiana dal Risorgimento in poi; la “Questione Meridionale” e la “Questione Vaticana”, che secondo lui furono interpretate come forme particolari della “Questione Contadina”; l’unità della classe operaia del Nord e, intorno ad essa, dei contadini del Sud, che secondo Gramsci furono viste come strumento essenziale per la costruzione dello stato socialista. Il Gramsci pensava che il marxismo avesse subito deformazioni nel corso dell’Ottocento e nel primo Novecento, e che esso fosse risorto e si fosse sviluppato in leninismo; Gramsci studiò il “revisionismo” e lo “storicismo idealista” di Benedetto Croce e fissò quelli che a suo parere erano i limiti della riforma da Croce operata nella cultura italiana (ed è proprio in questa parte, che bisognerebbe andare a guardare eventuali cenni di conversione alla fede del Gramsci, ma io sono abbastanza scettico). Dopo la caduta del fascismo, oltre alla pubblicazione delle Lettere dal Carcere (1947), abbiamo ereditato i suo quaderni in 6 volumi: Il Materialismo storico e la Filosofia di Benedetto Croce (1948), Gli Intellettuali e l’organizzazione della cultura (1949), Il Risorgimento (1949), Note su Machiavelli, sulla politica e sullo stato moderno (1949), Letteratura e vita nazionale (1950), Passato e presente (1951). In seguito è stato prodotta una raccolta degli scritti giornalistici di Gramsci, a partire dal 1954, che riprendeva tutto il suo lavoro dai tempi del giornale Ordine Nuovo. Non avendo letto tutto di Gramsci, mi limito a prendere per buono ciò che è sempre stato dichiarato da coloro che hanno studiato a fondo la vita e il pensiero del filosofo sardo, che stanno naturalmente tutti a Sinistra. Mi permetto solamente, di soffermarmi su una citazione di Benedetto Croce:
Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e pensare in guisa incancellabile; e la diversità profonda che c’è fra noi e gli antichi [...] è proprio dovuta a questo gran fatto, il maggior fatto senza dubbio della storia universale, cioé il verbo cristiano.
Chissà cosa ne pensava Gramsci di questo passaggio straordinario di Benedetto Croce, tratto da “Storia dell’idea d’Europa”.