Liberalblog si concede una pausa per le festività natalizie e coglie l’occasione per mandare un sincero augurio per un felice Natale e un prosperoso anno nuovo.
Si riprenderà regolarmente con la pubblicazione dei nuovi articoli, dal 12 gennaio 2009.
24 mercoledì dic 2008
Posted in Personale
Liberalblog si concede una pausa per le festività natalizie e coglie l’occasione per mandare un sincero augurio per un felice Natale e un prosperoso anno nuovo.
Si riprenderà regolarmente con la pubblicazione dei nuovi articoli, dal 12 gennaio 2009.
22 lunedì dic 2008
Questo Blog è stato insignito del premio “Dardos”. Tale riconoscimento, arrivato grazie a Bastian Cuntrari, viene conferito ai blogs che
hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali
Obbligo di coloro che vengono insigniti di tale premio, è quello di pubblicare il regolamento del premio “Dardos”:
I quindici blogs meritevoli di tale riconoscimento, secondo Liberalblog sono:
22 lunedì dic 2008
Posted in III Repubblica, Politica Italiana, Riforme
Silvio Berlusconi torna alla carica. Riprende un suo vecchio ritornello propagandistico, che in passato gli ha creato non pochi problemi, ma tante magre figure. Vuole tornare a tambur battente sulla riforma della Giustizia, cavalcando l’indignazione popolare sulle squallide cronache che hanno visto al centro di tutto le procure di Salerno e di Catanzaro. Non pago di come andò a finire la volta precedente, quando il suo governo volendo portare avanti la riforma sulla separazione delle carriere dei giudici e la riforma dell’Appello, dovette fermarsi davanti al muro del Titolo IV – Sezione I e II che regolano il sistema giurisdizionale con ben tredici articoli, dal 101 al 113. Non solo, spolvera una vecchia battaglia della destra italiana, introduzione del sistema presidenziale. Dove però non spiega, esattamente che tipo di presidenzialismo lui pensa di introdurre in Italia. Un presidenzialismo all’americana dove il presidente oltre ad essere Capo dello Stato e anche a capo del governo nazionale e soprattutto quali funzioni e limiti avrebbe in questo caso il presidente eletto direttamente dagli italiani, o se prevede che non sia il caso che siano gli italiani ad eleggerlo, del resto gli italiani oramai non eleggono più nemmeno i propri deputati e senatori. Oppure sta pensando ad un presidenzialismo francese, detto semipresidenzialismo, dove gli italiani voterebbero il Capo dello Stato che avrebbe determinate funzioni (quali??) e in più nominerebbe il capo del governo (su quali presupposti??). Ma il nocciolo della questione è un’altra: può una maggioranza politica stabilire di mettere mano alla costituzione per modificare radicalmente uno dei tre poteri dello stato (Magistratura) e per modificare sensibilmente l’architettura istituzionale, portando l’Italia da una repubblica parlamentare ad una repubblica presidenziale? Può un governo nazionale eletto da una parte del Paese, modificare la struttura costituzionale che è stata impiantata oltre mezzo secolo fa, tramite un’Assemblea Costituente e quindi un’assemblea direttamente eletta dagli italiani apposta per fare quello e quello soltanto? E le regioni d’Italia, una per una che ruolo avranno in tutto questo? Potranno dire la loro, oppure è una scelta e una responsabilità esclusiva del parlamento nazionale? Anche se la nostra costituzione prevede la revisione della costituzione secondo un iter specifico, è chiara e indubbia che tale prerogativa spetti di diritto ad un parlamento di legislatura ordinaria, che in realtà è stato eletto per adempiere al suo ruolo legislativo? Perché mai, una costituzione approvata da un’assemblea costituente debba essere modificata dalla maggioranza di un parlamento? Durante il percorso risorgimentale, quando si conquistavano le regioni italiane liberandole dall’occupazione straniera, veniva chiesto ad un’assemblea fatta di deputati di quella regione, di esprimere in seno a quella assemblea la volontà di voler essere annessa all’Italia unita che si stava creando, estendendo così in quel territorio le leggi, la lingua, i codici, la costituzione di quella piccola nazione che portava avanti l’indipendenza (Regno di Sardegna). Tutte le regioni, con le loro assemblee costituenti votarono favorevolmente all’annessione. Persino il Veneto, nonostante la sconfitta della Terza Guerra d’Indipendenza, si dovette esprimere in quel modo. Invece, con l’avvento del sistema repubblicano, grazie a quello scempio referendario del 1946, la costituzione che fu partorita non fu riproposta alle assemblee delle singole regioni, che furono completamente estraniate dalla partecipazione di tale evento. Persino in seno alla stessa assemblea costituente, non vi fu la ragionevole convinzione che la composizione della stessa dovesse tener conto di ogni comunità regionale, anziché tenendo conto solo dell’appartenenza politica dei suoi membri, privilegiando in questo modo le regioni più forti e più popolose, e discriminando quelle più deboli, più indifese e meno popolate. L’attuale costituzione, così si porta dietro un “peccato originale” ed è per questo motivo, che è fin troppo facile per qualsiasi maggioranza politica che governa l’Italia in un dato momento, tirarla per la giacchetta anche quando non c’è un motivo valido. Giusto per divertimento, o per disprezzo verso coloro che invece, nonostante i difetti che essa può contenere, continuano a credere e a ritenere che sia la cosa più importante che una nazione ed il suo popolo possegano.
20 sabato dic 2008
Posted in Diritti Civili, Personale
Meglio la morte che una vita amara, il riposo eterno che una malattia cronica.
17 mercoledì dic 2008
Posted in Etica Politica, Politica Italiana
La scena squallida e penosa che si sta verificando nella politica italiana, è qualcosa di allucinante. Il caso napoletano è il fenomeno da baraccone principale. Una città straordinaria, con un passato straordinario, che si ritrova da anni amministrato in un modo osceno. Un sindaco (donna) che non è stato capace di amministrare la città partenopea neanche in modo mediocre, ma pessimo. In qualunque altro posto (italiano o non), quel sindaco si sarebbe già dimesso e quella città sarebbe stata commissariata per poi essere accompagnata a nuove elezioni. Una città trasformata in un letamaio a cielo aperto, con un’amministrazione comunale composta da persone (assessori) che non hanno avuto alcun ritegno nel sostenere il loro potere e la loro avidità personale e politica. Eppure, nonostante questa realtà imbarazzante, il sindaco (donna) ritiene non di dimettersi, ma che è tempo di riflettere. Barricati tutti quanti dietro le loro imponendi mura difensive, nei loro bastioni fortificati, continuano a difendere la poltrona dove hanno incollato a dovere il loro fondoschiena. Si intravedono nuovamente al di fuori del loro regno, le truppe sgangherate dei magistrati-vandali, nella speranza che a contrario del 1991, questa volta vadano fino in fondo, espugnino le mura e liberino gli italiani di tutta questa “monnezza” che è la classe politica italiana. Fino in fondo, costi quel che costi, che alla fine muoia sansone con tutti i filistei.