Il Consigliere della regione Lazio Francesco Saponaro (Gruppo Misto), ha partecipato nella giornata di ieri ad un convegno nella capitale, dove ha pronunciato una frase importante; importante per il momento particolarmente sofferente della nostra economia, ma importante anche perchè il suo contenuto va nella direzione opposta del governo nazionale. La frase importante è la seguente:
bisogna avviare una deregulation complessiva e a 360° nel commercio interno
Per deregulation (deregolamentazione in Italiano) si intende la rimozione di norme imposte per controllare il prezzo o per disciplinare il comportamento delle imprese all’interno di un determinato mercato. La deregolamentazione, quindi, è un chiaro esempio “particolare” di liberalizzazione, e cioé l’atto con il quale si eliminano tutti i principali vincoli istituzionali che limitano la libera concorrenza. Tali vincoli sono costituiti in genere dal divieto di fare entrare oltre un certo numero determinate imprese (numero imposto per legge) o da tanti altri vincoli (coattivi), come per esempio di imporre gli orari di apertura e chiusura, di imporre la chiusura in determinati giorni (feste, oppure il giorno di chiusura settimanale), di imporre determinate date per l’apertura e la chiusura dei “Saldi”, per non parlare di tutte quelle tasse locali che non fanno che contribuire a ingigantire quella enorme matassa di lacci e lacciuoli, che determinano in buona parte il freno principale ai consumi della gente e quindi un incremento notevole della mortalità commerciale, non dovuta dalla naturale concorrenza tra aziende, ma per il fatto che non avendo un’entrata sufficiente per poter pareggiare le uscite (costi fissi soprattutto), l’impresa è destinata alla chiusura. In Italia il commercio non è mai stato libero e non lo è nemmeno oggi; vengono fissate numericamente il numero delle licenze commerciali, in alcuni casi (Taxi, Bar, Edicole) abbiamo una realtà che sfiora il ridicolo; vengono imposte localmente (legge regionale) le date nelle quali i commercianti non possono tenere aperti i propri esercizi commerciali – un caso eclattante in Sardegna, quando il Presidente Soru vietò l’apertura di bar e esercizi similari per il 15 agosto (Ferragosto) in una regione in cui l’economia turistica in estate ha il suo maggiore potenziale – per non parlare della questione spinosa dei saldi, che vengono imposti di volta in volta dal governo centrale. In uno stato liberale, il commercio è libero, e gli esercizi rimangono in piedi se i consumatori ritengono che quell’attività è seria, competitiva e professionale; in uno stato liberale, gli esercizi commerciali falliscono e quindi chiudono perché i consumatori decidono di punirli andando a spendere da un concorrente. Questo, in Italia, non è ancora possibile e una eventuale deregulation commerciale non può che passare anche su una recente diatriba politica “l’aumento dell’IVA”. Portare avanti una deregulation nel commercio italiano, e continuare a conservare la cultura dell’Iva alta, è come mandare un ersercito in guerra, ordinandogli di sparare soltanto dopo che l’avrà fatto per primo il nemico.