Se una nazione vuole portare la sua democrazia ad un livello superiore, deve migliorare la propria costituzione, pilastro principale di quella nazione e del popolo che quella nazione rappresenta. Strumento obbligato per migliorare la costituzione è l’assemblea costituente (la seconda a distanza di 62 anni), se parliamo naturalmente dell’Italia. La costituente, mettendo mano ad una riforma costituzionale, non può esimersi nell’accettare senza eccezioni, che la colonna portante che regge buona parte del peso di una democrazia è il potere legislativo, cioé il parlamento, organo più rappresentativo (dei tre) del popolo italiano. Tutte le democrazie sono in quanto tali “parlamentari”, poco conta se sono all’interno di uno stato unitario o federalista; poco conta se sono all’interno di un sistema presidenziale, semi-presidenziale oppure qualcosa di ancora diverso; poco conta se il capo del governo viene eletto direttamente dai cittadini, dai delegati dei cittadini (grandi elettori o membri del parlamento); tutte le varianti qui sopra poste, hanno tutte (nessuna esclusa) i pro e i contro, e i loro vizi e loro virtù sono più basate su delle basi etiche, che su posizioni ideologiche. Tutto ci riconduce al sistema parlamentare: la democrazia di una nazione si basa sul suo sistema parlamentare e la grandezza (morale, etica e politica) di un parlamento è data dal sistema elettorale che determina la composizione dei suoi membri. In Italia, c’è bisogno di una fase costituente che possa mettere mano finalmente alla nostra costituzione e in questa azione, rafforzare il sistema parlamentare, portando l’Italia (finalmente) ad un livello superiore, un livello che gli italiani in primis aspettano da tempo. Ma quale riforma parlamentare può essere introdotta in Italia, per riuscire a portare gli italiani ad un grado di democrazia pari a quelle delle principali nazioni europee ed occidentali? In primo luogo, assegnare la funzione originale ed esclusiva del parlamento: nel senso, che la funzione legislativa deve essere separata da quella governativa; chi ricopre il ruolo di parlamentare (deputato o senatore che sia) non può ricoprire altro incarico pubblico e/o privato; inoltre, deve essere abbandonato il sistema bicamerale perfetto; ed infine, al parlamento deve essere assegnato l’esclusiva dell’iter legislativo, togliendolo definitivamente al potere esecutivo; ma deve cambiare anche l’organizzazione interna del parlamento italiano: c’è bisogno di una nuova sede del parlamento italiano, che possa ospitare sia la camera dei deputati e sia quella del senato, con gli uffici di rappresentanza di ogni parlamentare e le aule delle commissioni parlamentari, e a questo proposito rivedere il concetto stesso di commissione parlamentare: non più commissione gemelle sia per la camera bassa e per quella alta. Suddividere le commissioni in permanenti, speciali e d’inchiesta: le commissioni permanenti dovranno essere formate per 2/3 dai deputati e per 1/3 dai senatori; le commissioni speciali dovranno essere formate per metà da deputati e per metà da senatori; infine le commissioni d’inchiesta dovranno essere formate soltanto da senatori. Le commissioni parlamentari dovranno assumere anche le funzioni che attualmente vengono ricoperte dalle Authority, che in Italia sono diverse e che costano alle casse dello Stato troppi soldi e che spesso, vengono assegnate a persone vicine al governo di turno, e che spesso non rendono appieno le esigenze per le quali sono state pensate e concepite, basta pensare all’Authority sulle telecomunicazioni. Ma nel nuovo sistema parlamentare deve essere predisposto un buon sistema di nomina nelle commissioni, che evitano di poter assistere in un futuro prossimo la vergognosa querele del caso Villari. Ma il sistema parlamentare deve pensare alla sua vera spina dorsale, la legge elettorale nazionale. La migliore scelta per un nuovo sistema parlamentare è certamente quello maggioritario, che in Italia ha permesso la durata naturale di una legislatura (5 anni) dal 2001 al 2006, e che tornando al sistema proporzionale, ha generato il fallimento del II Governo Prodi, e all’attuale IV Governo Berlusconi, dove è scontato ritenere che una maggioranza del genere non potrà durare fino al 2013. Il sistema maggioritario è l’unica risposta per il caso italiano, sconfiggerebbe quello che oggi ha solamente messo in un angolo, porterebbe lentamente all’abbandono della cosiddetta “disciplina di partito” e i parlamentari prenderebbero più seriamente la loro carica, perché non risponderebbero più al proprio partito ma ai propri elettori. Il sistema maggioritario dovrà ovviamente avere una piccola correzione proporzionalistica, ma all’interno dell’impianto maggioritario e non esternamente come era di fatto il “Mattarellum”. Questo significa, che le circoscrizioni elettori vengono individuate con la regione, quindi ogni regione avrà una circoscrizione elettorale, la quale sarà suddivisa in collegi elettorali uninominali pari a 2/3 del numero dei deputati che quella regione porta al parlamento nazionale. Supponiamo che una regione porta alla camera bassa 30 deputati: la circoscrizione elettorale di quella regione verrà suddivisa in 20 collegi uninominali, dove verrà eletto il candidato che prenderà più voti dei suoi avversari (maggioranza relativa). I 10 deputati rimanenti, verranno estratti dai “primi non eletti” su base regionale. Questo per la camera dei deputati, per il senato invece ogni regione porterà lo stesso numero di senatori (3 per ogni regione). I collegi senatoriali saranno sempre uninominali ma prevederanno il “doppio turno” e quindi per aggiudicarsi il seggio al senato, uno dei candidati dovrà raggiungere la maggioranza assoluta (51% di voti). Il senato sarà composto così da 60 senatori eletti e non ci saranno più senatori a vita. La camera dei deputati, invece, sarà composta da 390 deputati, applicando così una delle teorie più condivise e cioè quella che sostiene che per avere una giusta rappresentatività popolare, la camera parlamentare che ha la maggior responsabilità legislativa (montecitorio per noi italiani) deve essere composta da un numero di seggi pari alla radice cubica dell’intera popolazione. Avendo l’Italia circa 59 Milioni di abitanti, la radice cubica si posiziona per l’appunto a 390. Avremmo così, un parlamento formato da 450 membri (eletti direttamente dagli italiani) contro gli attuali 945. Il senato rimarrebbe in carica per 6 anni (alla pari del Primo Ministro), mentre la camera dei deputati si rinnoverebbe ogni 3 anni.
La rivoluzione parlamentare.
09 martedì dic 2008
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