Le vicende recenti che hanno circondato il PLI e l’imminente modifica della legge elettorale per le Europee, ha animato la comunità liberale italiana. Questi due argomenti, hanno anche dato modo una discussione all’interno della comunità “liberal” italiana. Per liberal si intende, la sinistra liberale, ovvero quel gruppo di liberali che anziché aver poggiato la propria attenzione verso il Centro-Destra italiano, hanno deciso invece di orientarsi verso il Centro-Sinistra. Da questa parte, ovvero dei liberali che in tutti questi anni sono stati vicini al PLI, ogni volta che si citavano i liberal, lo si faceva con toni sprezzanti e con frasi dispreggiative, del tipo: ” Aahh, ma quelli sono liberal, sono i liberali di Sinistra!!”. Bene, anzi male; mi è capitato così di partecipare ad una discussione tra diversi esponenti liberal via posta elettronica, di cui non cito i nomi per riservatezza, ma che ritengo valga la pena menzionare il senso del contenuto perché è lo stesso che io da anni sostengo, nonostante io non possa certo essere etichettato come un liberal, e cioé che all’indomani del congresso nazionale del PLI di fine mese, e visto che oramai è certa la modifica della legge elettorale per le Europee con l’introduzione dello sbarramento al 4%, è fondamentale che il nuovo corso dirigenziale del PLI decida di aprirsi nuovamente verso tutte le organizzazioni liberali che sono presenti nel territorio italiano, partiti o gruppi politici, associazioni culturali, Think Tank vari, devono riprendere a comunicare tra loro, a partire dalla imminente scadenza elettorale per il rinnovo del parlamento europeo. All’interno del PLI, da molte settimane circola la voce che se si presentasse da solo alle elezioni europee di giugno, prenderebbe qualcosa come 250.000 voti. Questo valore di voti, equivarebbe più o meno ad una percentuale oscillante tra lo 0,7 e lo 0,8 %; quindi, da solo non arriverebbe nemmeno all’1% di consenso elettorale. Per arrivare quindi alla fatidica soglia del 4%, dovrebbe per forza cercare di formare un cartello elettorale che dei movimenti politici che permetterebbe di arrivare finalmente a quella soglia, la quale permetterebbe a tale soggetto elettorale di piazzare ad occhio e croce 3 Eurodeputati. Ora, prima di riflettere da quali movimenti o partiti politici dovrebbe essere composto questo soggetto elettorale, bisogna disquisire su alcuni concetti fondamentali: il primo concetto riguarda la collocazione che dovrebbero avere i candidati elettorali dentro il parlamento di Strasburgo. A questo primo concetto, si può rispondere subito e con estrema facilità: gli Eurodeputati dovranno far parte dell’ELDR. Il secondo concetto importante, è quello che fissa i due caratteri fondamentali che devono essere comuni a tutti i movimenti politici che rappresenteranno il soggetto elettorale; i due caratteri fondamentali dovranno essere quello laico e quello (naturalmente) liberale. Quindi, questo soggetto elettorale dovrà essere formato da partiti politici italiani che si rispecchiano nel gruppo dei liberali europei, e che si riconoscono nei valori laici e liberali. In virtù di tutto questo, intravvedo un soggetto elettorale formato da PLI – PRI – Federazione dei Liberali. Vorrei, infine, ricordare che in passato il PLI intrapprese una strada eguale a questa con il partito repubblicano alle elezioni europee: era il 1984 ed insieme conseguirono il 6,09% di consenso elettorale, portando a Strasburgo ben cinque eurodeputati. Certamente erano altri tempi, erano lontani i tempi di Tangentopoli e della fine della cosiddetta Prima Repubblica, ma direi che valga la pena riprendere un certo discorso comune, e possibilmente anche con la Federazione dei Liberali. Non resta che aspettare l’esito del congresso nazionale di Roma e soprattutto aspettare di analizzare la nuova legge elettorale per le elezioni europee, che il Parlamento italiano sta per partorire.
E’ arrivato il momento dell’unità liberale anche in Italia?
03 martedì feb 2009
Posted in Internazionale, Politica Italiana, Unione Europea