Certe cose pensavo che capitassero soltanto in America Latina.
R.S.I. (Repubblica Sudamericana d’Italia).
06 venerdì feb 2009
06 venerdì feb 2009
Certe cose pensavo che capitassero soltanto in America Latina.
06 venerdì feb 2009
Posted in Cultura Politica, Diritti Civili, Politica Interna
Una regione del Nord Italia, di soli 7845 Km², con 1 milione d 200 mila abitanti, suddivisi in 218 Comuni di ben 4 Provincie, e con una densità di popolazione pari a 156 abitanti per Km², si sta trasformando nell’ultimo e pare unico baluardo della laicità dello Stato Italiano. Sto parlando della bellissima e straordinaria regione del Friuli, che in questi giorni è stata messa sotto un bombardamento mediatico e politico per via della questione complessa e sofferta della ragazza in stato vegetativo da molti anni e della battaglia del padre, che non sa più cosa fare per far valere il proprio diritto di far cessare questa sofferenza della propria figlia. Una clinica friulana ha finalmente accettato il corpo della ragazza e si sta adoperando per interrompere l’alimentazione forzata tramite un sondino. Ma la politica italiana, il governo in particolare, si sta opponendo con tutti i mezzi per respingere una tale azione da parte dei medici friulani. Un governo che in giornata ha convocato un Consiglio dei Ministri, per prendere una decisione lampo, nonostante le proteste fuori da Palazzo Chigi di vari esponenti parlamentari a partire da Benedetto della Vedova (PDL), nonostante le agenzie stampe che hanno diramato la notizia che il Capo dello Stato non è intenzionato ha firmare il decreto sul caso Englaro e nonostante la magistratura friulana che ha ricordato come ci sia una sentenza che va tutta a favore dei familiari di Eluana. Oggi tutti i liberali e coloro che credono fermamente nella laicità della politica, debbono sentirsi tutti quanti friulani. Noi siamo friulani, perché noi tutti siamo per la laicità del nostro sistema politico e per l’intera società civile nazionale.
06 venerdì feb 2009
Posted in Politica Italiana
Ieri sera c’è stato l’incontro-dibattito tra la coppia Diaconale-Taradash e De Luca-Guzzanti, per poter esporre davanti ai propri iscritti e simpatizzanti le loro opinioni in vista del congresso nazionale di fine mese. Stefano De Luca segretario nazionale in carica e Paolo Guzzanti deputato exPDL ed ora PLI, rappresentano la continuazione della linea politica che il PLI ha tenuto in questi anni: un partito liberale autonomo e sovrano, libero di adeguare le proprie scelte programmatiche a secondo degli eventi elettorali che si manifestano di volta in volta con gli equilibri partoriti dalle varie scadenze elettorali, ma sottolineando la propria indole storica e culturale che deve rimanere fortemente liberale e laica. Dall’altra parte, il ticket Arturo Diaconale e Marco Taradash, il primo è direttore responsabile del quotidiano L’Opinione, che è stato fino a poco tempo fa l’organo del PLI, e il secondo exradicale, exantiproibizionista ed ora dentro il PDL con i Riformatori Liberali di Benedetto della Vedova. La loro linea è in teoria la giusta alternativa alla vecchia guardia del partito: indiscuttibilmente liberali, decisamente più giovani degli avversari, propongono il cambio di segreteria e di presidenza del partito nell’insegna del rinnovamento, del nuovo, ma evidenziando nettamente che il PLI guidato da loro sarà comunque un PLI autonomo e indipendente ma comunicante con il PDL (anche se loro hanno parlato di Centro-Destra). Una linea rispettabilissima se non ci fosse in mezzo centinaia di nuovi iscritti, iscritti per la prima volta e per di più a ridosso del congresso nazionale che dovrà eleggere per l’appunto il nuovo segretario e il nuovo presidente d’onore. Il dibattito di ieri, che ho seguito online grazie a Ustream TV dentro il Sito Web dei Neolib, che appoggiano senza troppi fronzoli il duo Diaconale-Taradash, si è svolto dentro la sede del giornale guidato da Diaconale in Via del Corso a Roma. E’ iniziato alle 16:00 ed è durato per oltre tre ore. L’incontro si è svolto con due giri di interventi, dando circa dieci minuti a testa, seguendo questo ordine: Diaconale, De Luca, Taradash, Guzzanti. Per poi fare un giro per le eventuali repliche e passare poi con gli interventi del pubblico e le domande di simpatizzanti che sono state pubblicate in formato video su Youtube. Arturo Diaconale mi è sembrato abbastanza composto ma attezzoso, evidenziando il suo trascorso liberale, la sua professione di giornalista, le sue origini abbruzzesi etc…; Stefano De Luca è stato come al solito, o perlomeno come lo ricordavo io, demagogico, con punte di dietrologia bassa che poteva evitare, è stato anche alquanto vago e ambiguo, in ogni suo passaggio; Marco Taradash è stato invece apatico, quando parlava è come se dicesse sottointeso: “si sono venuto qui, ma non è che mi freghi molto di queste cose”, ha tirato fuori la storiella del suo passato nella Gioventù Liberale durante la I Repubblica e così via; Paolo Guzzanti ha dimostrato di essere il vero politico, nel parlare, nel comunicare con i presenti e nel portare avanti il suo pensiero, si notava che è l’unico parlamentare del gruppo. Direi che i suoi interventi sono quelli che sono piaciuti di più e applauditi di più, insieme a quelli di De Luca, e questo per evidenziare come la platea di ieri sera era decisamente ostile a Diaconale e Taradash, al punto che si sono evidenziati diveri battibecchi tra Diaconale ed una signora seduta in prima fila e con un ex generale che poi è intervenuto nella fase finale dell’incontro. Anche io stavo apprezzando Paolo Guzzanti fino a quando non ha sbroccato alla grande con un atteggiamento anti-berlusconiano talmente radicale che mi sembrava di assistere ad una riunione in una sezione di Rifondazione Comunista. E’ arrivato a parlare di Putin, della Georgia, del caso Mitrokhin, e persino ad imitare la voce di Berlusconi, dove ad un certo punto mi sono chiesto se quello che stava facendo glielo avesse scritto uno dei due figli che fanno i comici satirici. Direi assolutamente deludente, e imbarazzante vedere che il segretario De Luca sia stato a questo gioco volgare e demenziale nel trasformare l’incontro-dibattito in tutto tranne che in quell’occasione che molti volevano per parlare del futuro del partito liberale e del congresso nazionale. La mia opinione è che il contenuto di questo incontro sia stato decisamente mediocre e deludente, che non si è parlato del PLI del futuro, non ho sentito alcun riferimento su un’eventuale fase riformatrice del partito, sia in termini organizzativi e sia in termini di azione politica, che adesso capisco come mai non sia stato invitato ufficialmente nessuno della nostra associazione, la quale è stata la prima ha promuovere una mozione programmatica in vista del congresso nazionale. Di tutto quello che è contenuto nella nostra mozione, non è stato fatto cenno alcuno. Questo mi porta a credere che chi vincerà al congresso, lo farà solo perché sarà riuscito ad assicurare a coloro che porteranno i voti necessari dalla sua parte, determinati posti di responsabilità dentro il partito, come per esempio: tot posti nella direzione nazionale o tot posti nel consiglio nazionale; oppure, perché assicurerà determinate candidature alle scadenze elettorali locali tra quest’anno e l’anno prossimo. Insomma, questo è il PLI, quello come lo conosciamo dal 2004 e come continueremo a vederlo nei prossimi anni, fino a quando non decideranno di metterci una pietra sopra definitivamente, perché un partito in queste condizioni non può andare da nessuna parte ed è giusto così, è giusto che non vada più da nessun’altra parte, che muoia definitivamente, perché la morte celebrale c’è già, non ci resta che aspettare quella definitiva e cioé l’arresto cardiaco, che se Dio vorrà, avverrà fra due settimane presso l’Hotel Aran Mantegna.