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Ieri sera c’è stato l’incontro-dibattito tra la coppia Diaconale-Taradash e De Luca-Guzzanti, per poter esporre davanti ai propri iscritti e simpatizzanti le loro opinioni in vista del congresso nazionale di fine mese. Stefano De Luca segretario nazionale in carica e Paolo Guzzanti deputato exPDL ed ora PLI, rappresentano la continuazione della linea politica che il PLI ha tenuto in questi anni: un partito liberale autonomo e sovrano, libero di adeguare le proprie scelte programmatiche a secondo degli eventi elettorali che si manifestano di volta in volta con gli equilibri partoriti dalle varie scadenze elettorali, ma sottolineando la propria indole storica e culturale che deve rimanere fortemente liberale e laica. Dall’altra parte, il ticket Arturo Diaconale e Marco Taradash, il primo è direttore responsabile del quotidiano L’Opinione, che è stato fino a poco tempo fa l’organo del PLI, e il secondo exradicale, exantiproibizionista ed ora dentro il PDL con i Riformatori Liberali di Benedetto della Vedova. La loro linea è in teoria la giusta alternativa alla vecchia guardia del partito: indiscuttibilmente liberali, decisamente più giovani degli avversari, propongono il cambio di segreteria e di presidenza del partito nell’insegna del rinnovamento, del nuovo, ma evidenziando nettamente che il PLI guidato da loro sarà comunque un PLI autonomo e indipendente ma comunicante con il PDL (anche se loro hanno parlato di Centro-Destra). Una linea rispettabilissima se non ci fosse in mezzo centinaia di nuovi iscritti, iscritti per la prima volta e per di più a ridosso del congresso nazionale che dovrà eleggere per l’appunto il nuovo segretario e il nuovo presidente d’onore. Il dibattito di ieri, che ho seguito online grazie a Ustream TV dentro il Sito Web dei Neolib, che appoggiano senza troppi fronzoli il duo Diaconale-Taradash, si è svolto dentro la sede del giornale guidato da Diaconale in Via del Corso a Roma. E’ iniziato alle 16:00 ed è durato per oltre tre ore. L’incontro si è svolto con due giri di interventi, dando circa dieci minuti a testa, seguendo questo ordine: Diaconale, De Luca, Taradash, Guzzanti. Per poi fare un giro per le eventuali repliche e passare poi con gli interventi del pubblico e le domande di simpatizzanti che sono state pubblicate in formato video su Youtube. Arturo Diaconale mi è sembrato abbastanza composto ma attezzoso, evidenziando il suo trascorso liberale, la sua professione di giornalista, le sue origini abbruzzesi etc…; Stefano De Luca è stato come al solito, o perlomeno come lo ricordavo io, demagogico, con punte di dietrologia bassa che poteva evitare, è stato anche alquanto vago e ambiguo, in ogni suo passaggio; Marco Taradash è stato invece apatico, quando parlava è come se dicesse sottointeso: “si sono venuto qui, ma non è che mi freghi molto di queste cose”, ha tirato fuori la storiella del suo passato nella Gioventù Liberale durante la I Repubblica e così via; Paolo Guzzanti ha dimostrato di essere il vero politico, nel parlare, nel comunicare con i presenti e nel portare avanti il suo pensiero, si notava che è l’unico parlamentare del gruppo. Direi che i suoi interventi sono quelli che sono piaciuti di più e applauditi di più, insieme a quelli di De Luca, e questo per evidenziare come la platea di ieri sera era decisamente ostile a Diaconale e Taradash, al punto che si sono evidenziati diveri battibecchi tra Diaconale ed una signora seduta in prima fila e con un ex generale che poi è intervenuto nella fase finale dell’incontro. Anche io stavo apprezzando Paolo Guzzanti fino a quando non ha sbroccato alla grande con un atteggiamento anti-berlusconiano talmente radicale che mi sembrava di assistere ad una riunione in una sezione di Rifondazione Comunista. E’ arrivato a parlare di Putin, della Georgia, del caso Mitrokhin, e persino ad imitare la voce di Berlusconi, dove ad un certo punto mi sono chiesto se quello che stava facendo glielo avesse scritto uno dei due figli che fanno i comici satirici. Direi assolutamente deludente, e imbarazzante vedere che il segretario De Luca sia stato a questo gioco volgare e demenziale nel trasformare l’incontro-dibattito in tutto tranne che in quell’occasione che molti volevano per parlare del futuro del partito liberale e del congresso nazionale. La mia opinione è che il contenuto di questo incontro sia stato decisamente mediocre e deludente, che non si è parlato del PLI del futuro, non ho sentito alcun riferimento su un’eventuale fase riformatrice del partito, sia in termini organizzativi e sia in termini di azione politica, che adesso capisco come mai non sia stato invitato ufficialmente nessuno della nostra associazione, la quale è stata la prima ha promuovere una mozione programmatica in vista del congresso nazionale. Di tutto quello che è contenuto nella nostra mozione, non è stato fatto cenno alcuno. Questo mi porta a credere che chi vincerà al congresso, lo farà solo perché sarà riuscito ad assicurare a coloro che porteranno i voti necessari dalla sua parte, determinati posti di responsabilità dentro il partito, come per esempio: tot posti nella direzione nazionale o tot posti nel consiglio nazionale; oppure, perché assicurerà determinate candidature alle scadenze elettorali locali tra quest’anno e l’anno prossimo. Insomma, questo è il PLI, quello come lo conosciamo dal 2004 e come continueremo a vederlo nei prossimi anni, fino a quando non decideranno di metterci una pietra sopra definitivamente, perché un partito in queste condizioni non può andare da nessuna parte ed è giusto così, è giusto che non vada più da nessun’altra parte, che muoia definitivamente, perché la morte celebrale c’è già, non ci resta che aspettare quella definitiva e cioé l’arresto cardiaco, che se Dio vorrà, avverrà fra due settimane presso l’Hotel Aran Mantegna.