Questo Blog, negli anni passati, aveva sostenuto in più riprese l’esigenza di una riforma costituzionale del nostro Paese. Aveva sostenuto, altresì, che il percorso più idoneo e meno traumatico fosse una fase costituente e di questo ne sono ancora totalmente convinto. Partendo dal concetto che l’attuale costituzione è stata prodotta nel 1946 da un’Assemblea Costituente, è corretto quindi che sia una seconda Assemblea Costituente a metterci le mani, per modificarla, per migliorarla, per rafforzarla. Penso anche, che ogni Costituzione debba servire in primo luogo a garantire le libertà e i diritti dei cittadini, e in questo senso, ogni Costituzione deve permettere di limitare il potere del Governo e non ampliarlo e ingigantirlo. Chiunque decide (o pensa) di mettere le mani sulla Costituzione perché la considera filo-sovietica, lo fa (o pensa di farlo) esclusivamente per ridurre ai minimi termini la libertà e i diritti dei cittadini. Con questo, non insinuo ma affermo che se un’Assemblea Costituente un domani dovesse mettere le mani sulla Costituzione, dovrebbe soprattutto metterle sulla prima parte e cioé su quella parte dove vengono enunciati i “Principi Fondamentali”.

¹La libertà non può essere concessa da nessuno, ma semmai riconosciuta. La massima forma di libertà consiste nello sviluppare iniziative, nella possibilità di organizzarsi.

I fatti recenti, hanno dimostrato come in Italia non ci sia soltanto una emergenza delle libertà individuali, ma anche una emergenza istituzionale, intesa sia come organizzazione dei singoli poteri dello Stato, ma anche come i limiti che i singoli poteri devono avere.

²Per limitare  la coercizione dello Stato bisogna separare i poteri organizzati (legislativo, esecutivo e giudiziario). Inoltre, bisogna limitare le loro funzioni a quelle sole azioni che possegano caratteri di ordine generale. Il liberalismo chiede che lo Stato, nel determinare le condizioni entro cui gli individui agiscono, fissi  le medesime norme formali per tutti. In relazione a quest’ultima definizione sorge il problema del rapporto (e delle interferenze) tra la sfera della libertà e il settore dei diritto. Le norme legislative tendono a limitare, nella loro rilevanza precettiva, il carattere  di assolutezza  della libertà. Esiste una categoria di norme, chiamate minimo etico, indispensabile per regolamentare gli interessi individuali e quelli di rango generale. Il diritto inoltre attribuisce allo Stato dei poteri per garantire a tutti la civile convivenza nella pace e nella sicurezza (minimo del minimo etico). D’altra parte il concetto di libertà non può essere  identificato unicamente con quello di liceità giuridica fissandone i confini con tutti i  comportamenti umani che non siano contra legem. Sarebbe infatti troppo comodo limitarsi a rispettare le leggi per poi fare tutto quello che non è espressamente proibito.

La reazione avuta dall’Opposizione del Centro-Sinistra è stata la più sbagliata. Si è voluto organizzare una manifestazione stupida all’insegna del “giù le mani dalla Costituzione”, quando invece si doveva aprire all’eventualità di una fase “costituente”, senza nascondersi sulla demagogia conservatrice, che invece abbiamo visto uscire dalla bocca di diversi personaggi politici, tra i quali anche degli ex Presidenti della Repubblica. Il Centro-Sinistra avrebbe dovuto aprire nei confronti del Governo una via di dialogo, sulle eventuali riforme da apportare alla Carta Costituzionale, sapendo che tali riforme avrebbero riforzato l’intero sistema istituzionale, invece hanno dato vita alla solita bagarre ideologica, come se il Centro-Destra dovesse governare l’Italia per i prosssimi cinquant’anni. Questa apertura il Centro-Sinistra avrebbe dovuto farlo, fissando però dei paletti, dei punti programmatici da imporre alla Maggioranza di governo, per poter “insieme” percorrere finalmente una nuova fase riformatrice e portare l’Italia ad un secondo periodo costituzionale. I paletti che l’Opposizione dovrebbe imporre alla Maggioranza, li ho individuati nel numero di sei richieste che considero fondamentali per poter arrivare alla riforma costituzionale:

  1. L’organo preposto per la riforma della Costituzione deve essere un’Assemblea Costituente, la quale sarà formata da dei membri eletti direttamente dal popolo italiano, proprio come avvenne nel 1946;
  2. Al popolo italiano, il giorno delle elezioni per l’Assemblea Costituente, verrà proposto un referendum nel quale dovranno confermare la loro adesione all’istituto repubblicano (voto SI), oppure al ripudio del sistema repubblicano (voto NO) e quindi ripristino del sistema monarchico;
  3. Il sistema elettorale che verrà attribuito alle elezioni per la Costituente, dovrà essere diverso da quello vigente per le elezioni politiche: non potrà avere alcun livello di sbarramento, dovrà essere a suffragio universale e diretto (con preferenza);
  4. Il Governo e l’intera Maggioranza si impegnano ad interrompere qualsiasi iter legislativo di riforma in tutti quei settori che prevedono indirizzi di principio generale all’interno della stessa Costituzione (Giustizia, Federalismo, etc…);
  5. Il Parlamento e l’Esecutivo, s’impegnano di accettare qualsiasi formula costituzionale che uscirà dall’Assemblea Costituente e di approvarla così come verrà presentata alla sua stesura finale davanti al Parlamento Italiano riunito con le due Camere in seduta comune;
  6. All’approvazione della nuova Carta Costituzionale, il Capo dello Stato sentito le presidenze delle due Camere, e lasciato passare il tempo necessario per attuare le modifiche costituzionali (tale periodo non dovrà superare il tempo massimo di 24 mesi), dovrà sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni con il nuovo sistema costituzionale.

¹ Don Luigi Sturzo – ² Friedrich von Hayek