Ne avevo parlato lo scorso dicembre, quando il parlamento lussemburghese aveva approvato la legge sull’Eutanasia, e il capo di stato Gran Duca Enrico di Lussemburgo aveva dichiarato, in quanto cattolico praticante, che non avrebbe firmato quella legge e quindi l’avrebbe rimandata in parlamento e sarebbe stata la prima volta nella storia del Gran Ducato. Botta e risposta del Primo Ministro Jean-Claude Junker, leader del Partito Popolare Cristiani Sociali che aveva comunicato al parlamento di prendere in considerazione la modifica della costituzione per ridurre ancora di più i poteri del loro capo di stato. E così il parlamento lussemburghese ha fatto. Ha ridotto il potere del Gran Duca, il quale adesso deve promulgare le leggi del parlamento, anche se non le condivide moralmente. In questo modo, oggi in Lussemburgo è stata promulgata la legge sull’Eutanasia, la quale considera lecita l’azione di eutanasia o di suicidio assistito e che i medici e/o infermieri non potranno essere perseguiti penalmente o civilmente. Il Lussemburgo diventa così il terzo Stato-Membro dell’Unione Europea ad adottare l’eutanasia, dopo l’Olanda e il Belgio.
Uno Stato Liberale puro.
17 martedì mar 2009
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Nel calendario romano il 15 marzo era considerato un giorno particolare, un giorno di buon auspicio e veniva chiamato il giorno delle “Idi di Marzo”. Alla storia tale giorno è stato relegato alla morte di Giulio Cesare, che venne assassinato ai piedi della statua di Pompeo. Secondo la tradizione romana, l’omicidio di Cesare fu preceduto da diversi presagi che il grande Console romano non prese mai in considerazione: degli uccelli che sorvolavano da giorni il Foro, strani rumori notturni vicino al Senato. Sempre secondo la tradizione, quando si faceva un sacrificio umano e non veniva trovato il cuore della vittima sacrificata era un segnale di grande malaugurio e a Cesare capitò un paio di giorni prima del fattaccio. Un indovino gli predesse la sua morte, ma lui non volle dargli retta e volle schermirlo proprio il 15 marzo, ridendo gli disse: “indovino, le idi di marzo sono arrivate” e l’indovino rispose: ” sii Cesare, sono arrivate ma non sono ancora terminate”. Giulio Cesare, dopo aver trionfato nella guerra civile contro Pompeo Magno era oramai sicuro che nulla poteva ostacolarlo e quindi fargli paura, è per questo decise di concedare la sua scorta personale. Il 15 marzo uscì di casa per avviarsi al Senato, dove sarebbe stato incoronato Re. Ogni volta che andava per strada c’era sempre una folla che lo acclamava e l’indovino Artemidoro gli allungò una pergamena, ma lui non ebbe modo di leggerlo. Entrò al Senato, si sedette e fu subito accerchiato dai suoi assassini. Ricevete una prima accoltellata che lo colpì al collo senza ucciderlo, poi ne seguirono ben 23, lui si coprì il volto con la sua stessa tunica e poi spirò. Tra i congiurati c’era anche il figlio Bruto, e i principali storici romani come Svetonio riportano che le ultime frasi furono rivolte proprio a Bruto. A Roma si decise che da quel momento il 15 di ogni Marzo il Senato Romano sarebbe rimasto chiuso, che la Curia dove fu ucciso venisse murata e che il 15 marzo venisse chiamato Parricidio.