La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali: attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento. (Art. 5 Costituzione Italiana)
Il Senato della Repubblica ha approvato l’ennesima porcata legislativa, firmata come al solito da Calderoli; dopo la porcata della Legge Elettorale Nazionale, arriva quella del Federalismo Fiscale. In realtà, con l’approvazione di Palazzo Madama, non cambia molto, perché ci vorranno molti anni (circa 6) per vedere realizzato un tale scempio amministrativo, che con il Federalismo ed in particolare con quello fiscale hanno poco da spartire. In realtà, un certo federalismo fiscale o autonomia di decentramento finanziario (io preferisco chiamarlo così) esiste già e la troviamo in Trentino Alto-Adige. Sarebbe bastato applicare come impianto-campione quello e forse ci saremo risparmiati tutto questo volgare teatrino politico e soprattutto non staremo ancora a parlare della Lega Nord e dei suoi mentecatti programmi idioti di secessione, padania, parlamento del Nord e via via di seguito tutto il resto. Ma invece no, dobbiamo sopportare sempre questi scempi legislativi inutili, che non daranno più autonomia alle regioni italiane, che non diminuiranno i costi dei servizi pubblici e quindi, non è vero che col tempo si abbasseranno le tasse dei cittadini, ma soprattutto non è vero che tutto questo porcile finanziario-politico servirà a risollevare le sorti economiche e sociali del Meridione, ma anzi gli metteranno definitivamente il cappio al collo. Il Federalismo, quello vero e tout-court (non solo quello fiscale) è una cosa seria, una questione che fu trattata ampiamente all’alba dell’Unità d’Italia da persone di una certa intelligenza e cultura politica, come Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo. Ma le cose andarono diversamente, l’Unità d’Italia la fece Vittorio Emanuele II, Cavour e Garibaldi, e con loro l’Italia nacque Unitaria, adottando la Costituzione e le leggi che provenivano dall’Ordinamento piemontese del Regno di Sardegna. Il Federalismo e l’istituzione repubblicana non potevano in alcun modo attecchire in quell’Italia che per secoli fu invasa, colonizzata e schiavizzata in lungo e in largo da potenze straniere, ed in particolare dai Borbone al Sud, dagli Austriaci al Nord e dallo Stato Pontificio al Centro Italia. C’era da armonizzare troppe cose: dai codici di commercio ai tributi, da una moneta comune al Diritto Privato e lo Stato Unitario era l’unica strada da percorrere. Certo i buontemponi dell’Italia di oggi, ovvero gli storici e i costituzionalisti della domenica, non fanno altro che raccontare le loro divertenti teorie federaliste ed in particolare quelle fiscali, ma ripeto sono solo dei buontemponi, abituati a fare ragionamenti da osteria e i conti della serva. Certo, con il senno di poi pure io potrei dire che in realtà sotto la monarchia sabauda post-risorgimentale poteva svilupparsi un sistema confederale (quello che Gianfranco Miglio chiamava le macro regioni), ma come sappiamo i sistemi confederali non esistono più, sono solo una fase embrionale di uno stato federale, dove non è detto che risolva il problema genetico dello Stato Parassita, dello Stato Oppressore, dello Stato Etico e Sociale. Gli Stati Uniti d’America non sono più uno Stato Confederale, lo furono in principio e per poco tempo; la Svizzera è conosciuta come la Confederazione Elvetica, ma dal 1848 è uno Stato Federale a tutti gli effetti; la Germania lo stesso, dal 1866 smise di essere una confederazione ed è oggi una Repubblica Federale come lo è l’Austria e il Belgio. Per farla breve, la confederazione di Stati non è altro che un unione di Stati indipendenti, i quali per provvedere meglio ai propri interessi, si associano tramite un Trattato, creando un organo collegiale comune, che è formato da delegati dei singoli stati, e contrariamente agli Stati federali, non danno vita ad uno Stato superiore agli Stati membri: ciascuno degli Stati che fanno parte della confederazione conserva la propria personalità internazionale. Si può dire che sotto certi aspetti, l’unica confederazione di Stati indipendenti è proprio l’Unione Europea, anche se una confederazione alquanto disorganizzata. Ma ritornando all’Unità d’Italia, possiamo persino prevedere che i nostri patriotti potevano tentare la strada dell’Unione Monarchica, cioé delle Unioni di Stati i quali hanno in comune la persona del Re. Ora le Unioni Monarchiche possono essere di due tipi: quelle Personali, o quelle Reali. Le prime sono delle Unioni di Stati monarchici che hanno in comune la sola persona del Re: pensiamo all’Unione tra Inghilterra e Hannover (1714-1837) che si sciolse quando alla morte di Re Guglielmo IV, la Regina Vittoria non poté assumere che il trono d’Inghilterra, a causa della legge salica vigente nell’Hannover; le Unioni Reali, invece, sono Unioni di Stati i quali, in conseguenza di un Trattato, hanno in comune la persona del Re ed alcuni degli altri organi più importanti, come ad esempio il Ministro degli Esteri, quello della Difesa e quello delle Finanze. Fra questo tipo di Unione Reale, ricordiamo quello tra l’Italia e l’Albania (1939-1943); quello dell’Impero Austo-Ungarico che si sciolse nel 1918, in seguito alla sconfitta bellica del 1915-18; a quello tra la Danimarca e l’Islanda, venuta meno dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’Italia poteva nel 1861 tentare questa strada, l’Unione Reale tra il Regno Di Sardegna, l’Impero Austro-Ungarico e il Regno delle Due Sicilie. Ma naturalmente stiamo parlando di fantapolitica, e poi oggi credo che queste considerazioni siano a dir poco fuori luogo. Tornando a ragionamenti pratici e reali (cioè pratici), un’altro passo verso l’unitarismo centralista arriva con il Fascismo, e poi viene ereditato dall’avvento della Repubblica Italiana nel 1948. Nonostante l’introduzione delle Regioni e nonostante la nuova normativa riservate alle Provincie, ci ritroviamo in Italia un decentramento chiuso su se stesso, che non ha fatto altro che ingigantire gli aspetti più negativi della società repubblicana: la corruzione, il clientelismo e il parassitismo. Cardini queste della società italiana post bellica, e che in realtà, con l’introduzione di un sistema federale moderno e responsabile, difficilmente riusciremo a toglierci come per incanto per sempre. In Europa e nel resto dell’Occidente democratico non vi sono solo Stati federali, non vi sono soltanto nazioni che applicano un federalismo fiscale, eppure in queste nazioni non c’è alcuna traccia dei problemi che vi sono in Italia, e questo significa che non è soltanto un problema di federalismo si o federalismo no. Il problema siamo noi italiani.
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