Tag

, , , , , ,

Nemmeno ieri è uscito il 6 al Superenalotto, che avrebbe regalato ben 113 Milioni di Euro, al possessore della schedina vincente. Se mai, il futuro supermilionario italiano dovesse passare da queste parti (nel mio blog intendo), mi permetto di dargli un piccolo consiglio gratuito, su cosa fare di tutti quei soldi. Prima di tutto, dovrà rivolgersi ad un Notaio e che sia uno dei migliori della sua città, e quindi abituato a trattare somme particolarmente elevate. Consegnare la schedina originale e farsi fare qualche copia autentica da tenere a casa. Incassata la vincita, tolto il 3% che si terrà il Notaio, il 2% da far avere in forma anonima (sempre tramite il Notaio) ai proprietari della ricevitoria dove si è giocata la schedina vincente e tolto naturalmente una cifra da tenere nel proprio conto corrente bancari personale (non serve avere chissà quanti Milioni di Euro in liquidità), ci si deve chiedere cosa fare di tutto il resto, ovvero un centinaio di Milioni. Consiglio a questo proposito di fare un Trust (sempre tramite il Notaio). Il Trust, come tutte le cose intelligenti che abbiamo in Diritto, proviene dall’ordinamento anglosassone e nonostante i principi su cui si basa tale istituto giuridico, in Inghilterra ha dei significati diversi da quelli che vengono assegnati dal Diritto italiano, il nostro Paese aderendo nel 1985 alla Convenzione dell’Aja, ha dovuto assimilare tale tipologia di contratto “fiduciario”, che è ancora poco conosciuta tra gli italiani, perché è poco conosciuta e/o apprezzata dalla comunità giuridico-legale italiana. Il Trust, in sintesi, è un contratto che fa un “beneficiario”, nei confronti di un “amministratore”, il quale non dovrà amministrare il patrimonio in questione come se fosse il legittimo possessore e i redditi conseguenti a tale amministrazione, determineranno il suo compenso, ma bensì amministrare tale patrimonio per il bene del “beneficiario” sulla “fiducia” del rapporto tra le due parti; nei paesi anglosassoni tale rapporto prende il nome di “Equity”, che per l’appunto in Italia ha un significato un pò diverso e quindi è inutile tradurre letteralmente tale termine. Perché mai il prossimo vincitore del Superenalotto dovrebbe seguire il mio consiglio e fare un Trust con tale vincita milionaria? Perché il Trust presenta molti pregi. Primo fra tutti che tale strumento permette un certo anonimato per il beneficiario; secondo, tutti i beni inclusi nel Trust (patrimonio immobiliare o mobiliare) saranno vincolati da delle difese che nessun’altro contratto vigente permette: il patrimonio incluso nel Trust non potrà essere soggetto di pignoramento, e nemmeno di cambio di possesso in caso di separazione matrimoniale; inoltre ha dei vincoli ben precisi per quanto riguarda il diritto testamentario, in caso di decesso del beneficiario, così come aspetti di carattere fiscale e tributario da non sottovalutare. Infatti, il Trust, può addirittura aggirare l’ostacolo del diritto testamentario nazionale che non si può certo dire sia stato concepito su principi tipicamente liberali; mi spiego meglio, se il vincitore della schedina, supponiamo non sia sposato ma conviva con la sua compagna, al momento della sua morte, che abbia fatto testamento oppure no, tutti i suoi bene e averi (stiamo supponendo l’inesistenza del Trust) verranno ereditati dai suoi familiari (ascendenti, exmoglie, figli etc…) ma non dalla sua compagna e convivente. Nel caso invece tutti i suoi beni (proprietà terriere, ville al mare o in montagna, partecipazione azionarie, etc…) siano tutti integrati nel Trust, la cosa cambia e il futuro beneficiario o i futuri beneficiari del Trust dopo la sua morte, diventerebbero coloro che lui stesso ha deciso di includere al momento della costituzione del Trust. In America, uno dei contratti Trust più recenti e famosi è stato quello dell’attore comico Jim Carrey che ha sottoscritto un Trust, in modo tale che se li dovesse succedere qualcosa, l’unico beneficiario diventerebbe la sua fidanzata. Quando si parla di Trust, subito si pensa ai grandi patrimoni, ma niente di più falso, perché un Trust lo può fare benissimo un grande industriale, così come un operaio della Fiat. Il Trust dovrebbe essere tutelato e pubblicizzato maggiormente in Italia, e sostenuto dalle autorità governative competenti, anche perché coloro che costituiscono un Trust in Italia sono cittadini modello che non hanno nulla da nascondere e che anzi, come principale “Mission” del Trust mettono le donazioni benefiche. Chi invece, è un soggetto poco raccomandabile, uno che vive in una costante e sostenuta “Evasione Fiscale” o addirittura compie il “riciclaggio di denaro” da fonti criminale, continueranno ad indirizzarsi verso le società fittizzie (Off-Shore) nei vari paradisi fiscali in giro per il mondo. Per una lettura esaustiva, cliccate qui.