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Il Partito Liberale di De Luca non ha perso tempo nel riportare dentro il proprio sito il successo elettorale dei liberali tedeschi. Tempistica perfetta per un partito che di liberale ormai ha solo il nome. Lo stesso De Luca ha voluto firmare la nota diffusa dal PLI sulla straordinaria vittoria che ha riportato il FDP. Ma anziché congratularsi a debita distanza con i “cugini” tedeschi, forse in questi mesi avrebbe dovuto fare qualcosa (di concreto) per riportare il partito liberale a delle dimensioni più concrete. Dopo il Congresso Nazionale del Febbraio scorso, dove è stato riconfermato segretario nazionale anche grazie ai voti di Impégnàti e  dove aveva speso parole interessanti, come “rinnovamento” e “largo ai giovani”, il partito è rimasto tale e quale. Sono passati 7 mesi e non vi è stato alcun mutamento sostanziale. Non c’è stata la volontà di modificare lo Statuto per rendere il partito più moderno e aperto alle esigenze politiche attuali e ai desideri di tutti quei liberali (vecchi e giovani) che intendono riavvicinarsi al PLI; non c’è stata la minima volontà interna di istituire un Codice Etico del partito, che possa mettere tutti quei paletti così fondamentali per non ripetere errori del passato e dare così un’immagine nuova e onesta di un partito che c’è sempre stato in Italia sin dall’Unità d’Italia e che ha il sacrosanto diritto di continuare ad esistere; non è stata nemmeno accennata l’idea di introdurre un regolamento delle Primarie, per stabilire nel modo più democratico possibile, il percorso pre-elezioni che deve essere compiuto per la scelta dei candidati PLI alle varie competizioni elettorali. Niente ma proprio niente è stato fatto, nel partito che continua ad essere il giocattolo personale di un Segretario Nazionale ultrasettantenne, il quale tra l’altro è stato condannato per mobbing in I Grado e non ha pensato minimamente di dimettersi dalla carica per salvaguardare l’immagine del partito e la credibilità di tutti coloro che ancora credono in quel partito, siano essi dirigenti, semplici iscritti, simpatizzanti ed elettori. C’è molto bisogno di una formazione politica liberale in questo Paese; lo chiede una parte degli italiani, lo chiede il Paese, lo chiede l’Europa. Che si chiami Partito Liberale Italiano, o Federazione Liberali Italiani, o ancora Unione Democratici Liberali, ha poca importanza. L’importante è che nasca la consapevolezza nel Paese, che la cultura liberale non è affatto morto, non è in agonia, non appartiene soltanto al passato, visto che in ogni stato-membro dell’UE esiste una forza politica liberale o liberaldemocratica, visto che a Strasburgo i liberali sono la terza formazione politica dopo i Popolari e i Socialisti. E’ necessario quindi, che una forza liberale coesa possa affacciarsi sulla scena politica italiana interrompendo così il duopolio detenuto dal PDL e PD. Ma per ottenere questo risultato, bisogna prendere coscienza che non si può più trincerarsi nei vari partitini politici liberali; bisogna uscire allo scoperto, avere coraggio di aprire un dibattito serio e onesto con tutta la comunità liberale italiana e poter avviare così un vero “Manifesto” della Rinascita Liberale. Un manifesto che non può essere partorito dai politici, a cui spetta l’azione politica ma non il “Pensiero politico”. A quest’ultimo ci devono pensare tutti quegli intellettuali che si sentono vicino alla dottrina liberale. Senza di loro, non ci potrà mai essere un grande partito liberale italiano. Prima di desiderare un nuovo partito liberale in Italia, bisogna desiderare un nuovo Benedetto Croce. Tutti i partiti hanno bisogno di filosofi, economisti, storici, accademici, che possano indicare la strada di quel partito, dopo di che spetterà ai politici percorrerla. Quel giorno, almeno per me, è ancora molto lontano.

P.S.: domani sera un’altra conferenza audio su Skype per Impégnàti, visto che Mario conosce molto bene la Germania e il FDP sarà una serata decisamente a tema sulle elezioni tedesche e sul futuro del PLI.