E’ un’Italia che cade a pezzi da Nord a Sud, dall’Adriatico al Tirreno, dalle Alpi alla Sicilia. Questa volta è toccato a Messina, città che dovrebbe ospitare il ponte dello stretto omonimo. Una città devastata 101 anni fa da un terremoto terribile e negli ultimi anni da diversi episodi di alluvioni, che non sono state prese con la dovuta serietà. Questa volta i morti sono 18, 35 i dispersi, 84 i feriti e centinaia di sfollati, ma si continua a scavare e le vittime potrebbero aumentare di parecchio. Quello che vediamo è un’Italia degli abusi edilizi, del dissesto idrogeologico, della cattiva amministrazione pubblica soprattutto a livello locale, della incompetenza istituzionale nel gestire dei programmi adeguati di prevenzione, ma anche la totale indifferenza nel gestire un adeguato sistema di intervento immediato quando capitano tali tragedie. Soltanto pochi giorni fa, c’era stata una manifestazione nazionale dei Vigili del Fuoco, che portavano alla ribalta televisiva lo stato comatoso di un corpo importante come questo: senza mezzi, con organici al di sotto del livello minimo che è utile per prestare un servizio idoneo, retribuzioni inadeguate; tutti problemi che sono legati soltanto alla malapolitica. Mentre Messina affonda nel fango e con essa un intero sistema di fare Stato, le persone preposte sono capaci soltanto di scaricare la colpa tra di loro, così come è stato fatto per il terremoto abruzzese, così come è stato fatto ogni volta che è capitata una tragedia simile. Di tutto questo si determina una cosa su tutte: che a Messina, come in tutte le altre parti d’Italia offese dalla natura, il vero assente è stato lo Stato. Ciò che è mancato a Messina è lo Stato. Per questo città intere vengono distrutte da un terremoto di forza non eccessiva, per questo crollano scuole, tribunali, ospedali, università, come se fossero fatte di marzapane. Lo Stato è assente e quando è presente è come se non ci fosse. L’Italia continuerà a crollare e lo Stato a latitare, perché questa è la concezione di nazione che incarna la Repubblica Italiana.