In uno Stato moderno, basato sul principio della pluralità degli organi costituzionali e su quello della divisione dei poteri, è sempre stato necessario affidare ad un organo preciso il compito di riassumere “l’unità dello Stato e dir rappresentarne la continuità”. Tale organo nelle democrazie monarchiche è affidato al Sovrano (Re o Regina), nelle democrazie repubblicane al Presidente della Repubblica. Il quale coincide con l’organo di governo se stiamo parlando di repubbliche presidenziali (Stati Uniti, repubbliche sudamericane); che non coincide con l’organo di governo, ma ne segna i ritmi in modo sostanziale nelle repubbliche semipresidenziali (Francia, Russia); non coincide con l’organo di governo e non ne segna i ritmi se non in casi rari nelle repubbliche parlamentari (Italia, Austria, Germania). L’Italia è sotto forma repubblicana dal 1948 e nelle convinzioni del periodo si voleva determinare un organo che a contrario del Re nell’esperienza monarchica, non partecipasse ad alcuno dei tre poteri dello Stato; per questo motivo, viene comunemente indicato come Superpartes, ma in realtà questi presupposti non sono stati mantenuti, perché se è vero che il presidente della repubblica non partecipa effettivamente a nessuno dei tre poteri dello Stato, la sua figura non può essere assimilata alla definizione di Superpartes, ma piuttosto di un organo che “coordina i tre poteri dello Stato” e che agisce da “elemento equilibratore” nei confronti di tutti gli altri organi costituzionali. Coordinando ed equilibrando l’intero sistema costituzionale, il Capo dello Stato essendo espressione di una parte politica, contrariamente a quanto avviene nei sistemi monarchici, determina degli angoli bui ed è su questi angoli bui che bisognerebbe lavorare all’interno di un discorso di revisione costituzionale di questo organo dello Stato, che nella Costituzione vigente è trattato nella seconda parte, al titolo II dall’articolo 83 all’articolo 91. Continua a leggere »
La nuova Presidenza della Repubblica.
31 sabato ott 2009
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