Il Governo e la sua maggioranza sono tornati alla carica, attaccando nuovamente la Magistratura e la Corte Costituzionale e anche la Presidenza della Repubblica. L’attacco è sempre il solito: si vuole screditare alcune istituzioni nazionali riducendo il tutto ad una mera questione ideologica e di appartenenza politica. La Magistratura va cambiata non tanto perché così com’è non va bene, ma perché è in mano ai comunisti. La Consulta così com’è non va bene perché è un organo che è nato con gravi lacune di struttura e di organizzazione interna, ma perché sono nominati dalla Sinistra. La ragione che va data al Centro-Destra è soltanto quella che in Italia devono essere fatte delle riforme adeguate alle istituzioni cardine dello Stato, ma ha torto quando pretendere di essere proprio la maggioranza a farle e per le motivazioni che dichiara.
La Corte Costituzionale è un organo dello Stato che è stato introdotto con l’avvento della repubblica. E’ disciplinato nella Sezione I del Titolo VI nella seconda parte della costituzione. E’ un organo che dovrebbe “garantire l’osservanza della Costituzione da parte dei supremi organi dello Stato e da parte delle Regioni”. Alla Consulta vengono attribuite dall’articolo costituzionale n° 134 le seguenti prerogative:
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giudicare in merito alle controvversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
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giudicare sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, e su quello tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;
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giudicare sulle accuse promosse, contro il Presidente della Repubblica;
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giudicare sull’ammissibilità del referendum abrogativo.
Attualmente possono ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale, il Governo (dal Presidente del Consiglio) in opposizione ad una legge regionale, prima che questa entri in vigore, e da parte di una Regione contro una legge nazionale o di un’altra Regione. La Corte è costituita da 15 Giudici che compongono il Collegio: 5 sono eletti dalle Magistrature Superiori (Ordinarie e Amministrative); 5 sono eletti dal Parlamento in seduta comune; 5 sono eletti dal Presidente della Repubblica. Rimangono in carica 9 anni a partire dalla data del giuramento e non possono essere rinominati una seconda volta. La Consulta elegge un suo Presidente a maggioranza assoluta che rimarrà in carica per 3 anni, il quale designerà colui che sarà destinato a sostituirlo in caso di impedimento. La carica dei membri della Corte è incompatibile con quella di membro del Parlamento o di un Consiglio Regionale, con l’attività di Avvocato o di ogni carica di impiego pubblico e privato. E’ vietata naturalmente qualsiasi appartenenza ad associazioni o partiti politici.
Detto così, sembrerebbe che la Consulta sia un organo “Super Partes” e assolutamente idoneo ad assolvere al suo ruolo istituzionale. In realtà non è così. In regime repubblicano, sorge il dubbio sulla sua attendibilità quando la maggioranza politica che governa il Paese sia opposta a quella più o meno dichiarata del Capo dello Stato. Nella cosiddetta Prima Repubblica, che avuto quasi esclusivamente governi e inquilini del Quirinale di fede democristiana, il problema non si poneva, quando invece si incominciava ad avere questa differenza ideologica tra le due istituzioni i problemi sono sorti e anche in modo alquanto preoccupante, non solo nella normale gestione dell’attività politica, ma anche nelle attività in materia giudiziaria e dell’ordine pubblico. La maggiore imputazione a questa anomalia va rivolta quindi alla Presidenza della Repubblica, che è una figura “di parte”, che rappresenta una parte politica pur assolvendo al suo incarico con la massima serietà e imparzialità. Dovendo riformare, quindi, la Corte Costituzionale si dovrà incidere il cambiamento in primo luogo su chi deve essere responsabile della nomina dei giudici costituzionali. Anziché stabilire tre diverse istituzioni autorizzate a tale attribuzione, identificarne una soltanto. Il Parlamento tramite una Commissione bicamerale apposita, dovrà stilare la lista delle figure che hanno i requisiti per la nomina di giudice costituzionale e tale lista dovrà essere tenuta aggiornata ogni anno. Tale lista poi andrà comunicata al Presidente della Repubblica, il quale basandosi sui Curriculum professionali e morali dei candidati presenti nella lista, e anche dell’orientamento politico che si è verificato nel Paese con le Elezioni Politiche, dovrà nominare i nuovi giudici della Consulta. Ciò significa che se in un dato periodo l’Italia è governata dal Centro-Destra è giusto che il Capo dello Stato tenda a nominare dei giudici che nella loro attività precedente si sono contraddistinti per una visione giuridica vicina all’idea del Centro-Destra (Conservatori-Liberali), se invece c’è un governo e una maggioranza di Centro-Sinistra è giusto che tenda a portare alla Consulta dei giudici “progressisti”. Inoltre, visto che la Consulta ha come attribuzione quella di giudicare controvversie tra Stato e Regioni o tra Regioni, è giusto che sia composta da Giudici che provengono dalle Regioni Italiane e quindi la Corte Costituzionale dovrebbe essere composta da 20 (e non da 15) membri rappresentanti delle Regioni d’Italia. Infine, la Consulta dovrebbe rimanere in carica per la stessa durata del Capo dello Stato.