Potevo intitolarlo “chi è artefice del proprio male, pianga se stesso”, ma la sostanza non sarebbe cambiata di molto. E’ arrivata la prima pugnalata da parte della magistratura amministrativa (e non quella penale) al partito di Silvio Berlusconi. Per ora, i candidati azzurri per le regionali laziali e lombarde sono fuori dai giochi, insieme ai loro candidati Consiglieri. Per il Lazio poco male, ma per la Lombardia, una delle due regioni governate dal PdL che andavano difese con le unghie, è certamente una grande sconfitta. Perdere la Lombardia significa dare in mano alla Sinistra il malloppo che orbita attorno all’Expo 2015, e non è poca cosa. Ma il PdL, per certi versi, questo se lo merita, visto che è stato lui ad introdurre la legge elettorale vigente a livello nazionale, ed è stato lui che non si è preoccupato a modificare certi aspetti della normativa elettorale, proprio riferita ai requisiti per presentare le liste. Il PdL non è stato l’unico escluso a queste elezioni: in ben 11 regioni su 13 ci sono state esclusioni per motivi diversi; a farla da padrone le liste Bonino-Pannella, seguite da quelle di Forza Nuova, ma anche Io Sud in Basilicata che appoggiava la candidatura di Magdi Allam (nella sola provincia di Matera); a Foggia (Puglia) la lista Io Sud-MPA che appoggia la Poli Bortone; le liste Partito Comunista dei Lavoratori in Calabria ed Emilia-Romagna; la lista Venetie per l’Autogoverno in Veneto e le liste Cota e PdL in Piemonte. Insomma, chi più e chi meno ha avuto problemi nel raccogliere le firme o a presentare in tempo la documentazione. Sia grandi che piccoli. E parliamo pure di questa famigerata raccolta delle firme. Negli Stati Uniti per esempio, che esiste un sistema maggioritario, la raccolta delle firme deve essere attuata solamente per quelle liste dei partiti politici che non sono presenti in parlamento, oppure quelli che sono presenti ma non raggiungono il 2% dei seggi totali, oppure le liste dei candidati indipendenti. Ora c’è da domandarsi, come mai un partito come il PdL che governa e amministra la regione Lombardia da 15 anni, debba presentare la raccolta di firme. Un’altra cosa: per evitare la frantumazione delle liste presenti alle elezioni, e quindi per noi elettori ritrovarci come scheda elettorale una lenzuolata, forse è il caso di aumentare e non di poco il numero delle firme da presentare, magari pari al 5% del corpo elettorale di quella circoscrizione elettorale; altra cosa ancora (e ho finito), attenuare la rigidità per la raccolta delle firme: per esempio permettere alla gente di depositare la firma in più liste e non in una sola, e inoltre permettere che ciò avvenga in luoghi in cui la gente è più propensa a recarsi, per esempio nelle sedi circoscrizionali e nei municipi. Che il PdL ragioni su questo, e ragioni bene sia se verrà riammesso e sia se verranno confermate dal Tar e dal Consigli di Stato le esclusioni alle elezioni della Lombardia e del Lazio.
Dura lex, sed lex.
04 giovedì mar 2010
Posted in III Repubblica, Regionali 2010, Riforme
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