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Con il crollo della I Repubblica, il Partito Liberale Italiano decise di tirare i remi in barca e ritirarsi dall’azione politica. Una fetta della sua dirigenza e buona parte del suo elettorato confluirono nel nuovo partito moderato che si chiamava Forza Italia. Negli ultimi 15 anni, i liberali italiani hanno così votato il nuovo agglomerato politico del Centro-Destra perché non vi era più nelle schede elettorali il loro partito preferito. Quest’anno alle elezioni regionali della Lombardia e del Lazio potrebbero essere esclusi i candidati di questo grande agglomerato politico, e i suoi elettori che poi sarebbero in realtà i nostri (nostri di noi liberali) sarebbero di fronte alla possibilità (non tanto remota) di disertare le elezioni e far vincere così, i sinostroidi pseudodemocratici. Certo, che se in Lombardia e il Lazio ci fossero anche i candidati governatori e i candidati consiglieri del Partito Liberale Italiano, forse gli elettori del Centro-Destra avrebbero un motivo per presentarsi a fine marzo dentro una cabina elettorale e non far vincere la Sinistra italiana. Peccato che questo, in Via Ignazio Guidi non l’abbiano previsto. Del resto, avevano altre cose a cui pensare: appoggiare la lista Bonino e uscirne perché il PD non gli aveva garantito nemmeno una poltrona nella futura giunta regionale, oppure appoggiare in Liguria una coalizione PLI-DC. Pazienza, sarà per la prossima volta. Se mai ci sarà una prossima volta.