L’Italia innanzitutto.
18 giovedì mar 2010
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18 giovedì mar 2010
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18 giovedì mar 2010
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Il 18 Marzo 1983 si spegneva in esilio, in una clinica di Ginevra, S.M. il Re Umberto II, quarto Re d’Italia. Le celebrazioni che si terranno tra qualche giorno presso l’Abbazia di Hautecombe sono l’occasione giusta per cercare di riflettere su una grande figura che fatica ancora a sfilarsi dall’attualità per essere consegnato alla valutazione degli storici. Umberto II è un Re ancora vivo: non solo perché il suo ricordo è ancora preservato da chi lo conobbe ed ebbe modo di avvicinarlo, ma poiché il suo esempio di lealtà istituzionale e di grande rispetto per gli orientamenti politici, è oggi un modello quanto mai attuale per un’Italia dilaniata da conflitti di varia natura. Per questo, parlando di Umberto II, è inevitabile parlare di un’eredità morale di grande portata, un insegnamento che sin dai giorni del referendum istituzionale del 1946, alla decisione di lasciare l’Italia per scongiurare i rischi di una guerra civile, fece onore al motto del Re: “L’Italia innanzitutto”. L’Italia, con le sue istituzioni, le sue donne, i suoi uomini, la sua storia, prima di ogni interesse di parte. Quanta attualità!
Federico Pizzi.
18 giovedì mar 2010
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Sono trascorsi ventisette anni da quando mio padre, S.M. il Re Umberto II, spirò presso l’Ospedale Cantonale di Ginevra, concludendo così il suo transito terreno, assommando alle sofferenze di un interminabile esilio, quelle di una dolorosa malattia. L’affetto che molti italiani dimostrarono in quella triste circostanza nei confronti della mia Casa, è la traduzione di quella stessa riconoscenza che ci spinge oggi a commemorare la figura del mio Augusto genitore, con la tradizionale cerimonia presso l’Abbazia di Altacomba. Nella ricorrenza dell’anniversario, vorrei sinceramente che il motto “L’Italia innanzitutto”, realizzato e compiuto nella stessa vita del Re, fosse attentamente raccolto e meditato da tutti i rappresentanti delle Istituzioni, di quanti operano quotidianamente nell’interesse della Nazione e dalle giovani generazioni che si apprestano ad entrare a far parte della società italiana. La figura di Umberto II sia d’esempio per tutti gli italiani impegnati al servizio delle Istituzioni e di stimolo per una riflessione a partire da quanto scritto nel messaggio agli italiani il 13 Giugno 1946, al momento della partenza per l’esilio: “Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli”.
S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia, Principe di Napoli.