L’eredità morale di Re Umberto II.


Il 18 Marzo 1983 si spegneva in esilio, in una clinica di Ginevra, S.M. il Re Umberto II, quarto Re d’Italia. Le celebrazioni che si terranno tra qualche giorno presso l’Abbazia di Hautecombe sono l’occasione giusta per cercare di riflettere su una grande figura che fatica ancora a sfilarsi dall’attualità per essere consegnato alla valutazione degli storici. Umberto II è un Re ancora vivo: non solo perché il suo ricordo è ancora preservato da chi lo conobbe ed ebbe modo di avvicinarlo, ma poiché il suo esempio di lealtà istituzionale e di grande rispetto per gli orientamenti politici, è oggi un modello quanto mai attuale per un’Italia dilaniata da conflitti di varia natura. Per questo, parlando di Umberto II, è inevitabile parlare di un’eredità morale di grande portata, un insegnamento che sin dai giorni del referendum istituzionale del 1946, alla decisione di lasciare l’Italia per scongiurare i rischi di una guerra civile, fece onore al motto del Re: “L’Italia innanzitutto”. L’Italia, con le sue istituzioni, le sue donne, i suoi uomini, la sua storia, prima di ogni interesse di parte. Quanta attualità!

Federico Pizzi.

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