La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° Gennaio 1948, per mano dell’assemblea costituente, è stata eretta su tre caratteri fondamentali: il carattere repubblicano, il carattere unitario e il carattere parlamentare. Tralasciando il primo, che non è stato mai messo in discussione in questi 62 anni di vita della Repubblica Italiana, soffermiamoci sugli altri due, perché da quasi 15 anni si discute di rimetterli in discussione, e con la vittoria elettorale del Centro-Destra alle amministrative appena concluse, sembra che si voglia finalmente fare il salto nel fosso e sostituire il carattere unitario con quello federale, e il carattere parlamentare con quello presidenziale (o in alternativa con quello semi-presidenziale).
Carattere Unitario. Il dubbio se apportare in Italia un sistema federale oppure no, risale a prima dell’Unità d’Italia. Fu Carlo Alberto di Savoia uno dei primi a pensare ad una confederazione di Stati italiani, insieme a Vincenzo Gioberti, Massimo d’Azeglio, per poi passare a Cesare Balbo, Carlo Cattaneo e in tempi più recenti Gianfranco Miglio e Bruno Trentin. Ma la storia dell’Unità d’Italia sappiamo come è andata a finire e così si optò per uno Stato Unitario, che avrebbe dato molte più garanzie di uno Stato Confederato e successivamente uno Stato Federale. Così i costituenti vollero assicurare una continuità al pensiero unitario.
Carattere Parlamentare. L’Italia non è soltanto uno Stato Unitario repubblicano, ma anche di tipo parlamentare. Ciò significa che il Capo dello Stato non viene eletto direttamente dai cittadini, ma dal Parlamento e che la funzione del Presidente della Repubblica è piuttosto quella di un misuratore dei tre poteri dello Stato, e quindi per certi versi si allinea quasi totalmente alla figura del Re sotto il Regno d’Italia, con la differenza che la sua nomina è elettiva e non ereditaria come avviene nelle Monarchie. In questo modo, si è introdotto un nuovo sistema istituzionale (la Repubblica Italiana) senza sminuire eccessivamente quello stile nazionale che era perdurato per oltre Ottant’anni, tralasciando alcuni simboli monarchici che oramai erano radicati nella cultura nazionale degli italiani: il Quirinale, sede del Capo dello Stato, i Corazzieri, i Senatori a vita, le Onorificenze e altro ancora. Introdurre invece un sistema come il Presidenzialismo (che non ha mai attecchito in Europa) o il Semi-Presidenzialismo che troviamo solo in due realtà europee (Francia e Finlandia), pone dinanzi a noi un ventaglio di domande e perplessità che svincolano totalmente dalle nostre opinioni politiche in senso stretto e quindi la nostra collocazione partitica.
Direi semplicemente questo: che la Costituzione Italiana si può tranquillamente modificare e mi riferisco in particolar modo alla seconda parte (Ordinamento dello Stato), ma senza mettere in discussione i tre caratteri fondanti della Repubblica Italiana. Se, invece, si ritiene che anche uno solo dei tre caratteri possa essere ribaltato, è giusto che si percorra la stessa strada che fu percorsa per dar vita alla nostra Costituzione, ovvero una fase costituente, con un Assemblea Costituente formata da membri eletti direttamente dagli italiani, appositamente per fare quello e soltanto quello: dare una nuova Costituzione al Paese e quindi traghettare l’Italia in una nuova democrazia.