Dal 1993, in Sardegna il 28 Aprile è “Sa Die De Sa Sardigna”, il giorno della Sardegna, la Festa del popolo sardo. Una legge regionale, istituì questa ricorrenza. Capire le ragioni di questo avvenimento è impresa ardua, perché bisognerebbe entrare nella testa dei politici sardi (Dio ce ne scampi e liberi), bisognerebbe ragionare a modo loro (nemmeno dopo un’ora di elettroshock ci riuscirei). Questa giornata, ricorda un avvenimento che ai giorni nostri non alcun significato. Non c’è ragione che esista, visto che viene anticipata come il giorno in cui il popolo sardo scacciò i piemontesi dall’isola, ma così non fu. Dopo quei fatti (1794), i Piemontesi rimasero nell’isola fino al 1860 (Regno di Sardegna)e dal 1861 al 1946 (Regno d’Italia). Quel giorno fu soltanto il giorno in cui andò via il Viceré Vincenzo Balbiano di Chieri, che fu un pessimo Viceré e che un grand’uomo, un grande sardo come il Barone Giuseppe Manno, membro del Senato Reale, nonché Presidente del Senato dal 1849 al 1855, illustrò con grande intelligenza politica e senso morale le sue critiche nei riguardi di quel Viceré. Ma in Sardegna, grazie ai nostri politici locali, la maggior parte dei sardi non sanno molto della nostra storia, una storia condivisa con una terra importante come il Piemonte, con i suoi lati d’ombra, ma anche con le sue innumerevoli fasci di luce. Ecco perché, questa festa non è altro che il simbolo dell’ignoranza, della patetica presunzione che sia un giorno importante per la Sardegna e per i suoi abitanti, ma invece è la bandiera di chi si ostina di vedere la propria terra e i propri conterranei per quello che non sono più, per fortuna non sono più. Bisognerebbe invece capire di più la storia dell’isola, conoscere tutti quei sardi che con la loro cultura, la loro intelligenza, il loro amor patrio hanno onorato la terra d’origine nell’isola e fuori di essa. Ma questo forse è chiedere troppo ai nostri politici.